Blog

Live Report: Soap & Skin + Apparat & Band @ Sexto ‘Nplugged, 21/07/12

Luglio 22nd, 2012 in Reports by Redazione Rockol

Il SEXTO’NPLUGGED è un festival che si svolge a Sesto al Reghena (PN) che giunge con quella di quest’anno alla sua settima edizione. E’ strutturato sui weekend di luglio, ogni sabato presenta sul palco una coppia di artisti in qualche modo correlati tra loro. La data di sabato 21 luglio vedeva uno degli accoppiamenti più arditi di questa edizione con Soap&Skin e Apparat&Band. Per quanto siano delle proposte musicali apparentemente diverse, presentano invece non pochi punti in comune, oltre ad una vera e propria collaborazione per una traccia centrale del disco di Apparat (The Devil’s Walk, uscito per la Mute) dal titolo Goodbye.

La prima a salire sul palco è Anja Plaschg, in arte Soap&Skin. Artista ventiduenne che negli ultimi due anni ha fatto molto parlare di sè. La musicista austriaca si presenta sul palco appena cala il sole accompagnata da Deathmental, terza traccia del secondo disco (Narrow) connotata da forti caratteristiche techno-industrial. Quella sul palco è un’ artista che non si comporta in maniera canonica,  del “difetto” di sembrare timida e quasi dissociata nel comportamento, ne ha fatto ormai consapevolmente un’ arma a doppio taglio. Quando canta da in piedi, spesso barcolla e incespica, rimane a testa bassa e tira rare occhiate al pubblico solo in particolari momenti. Il tutto contribuisce a creare un’ atmosfera di tensione. Quando Anja si siede al pianoforte a coda, accompagnata da un Mac, esegue canzoni a volte particolarmente delicate, a volte decisamente frastornanti; solo raramente si concede il lusso di ringraziare il pubblico con voce flebile, il quale invece superato l’impatto iniziale, applaude sempre più con convinzione. L’ emotività nell’ interpretazione è notevole, l’uso della voce è altalenante tra melodie intonate, cantilene dissonanti, e vere e proprie urla. La setlist vede alternarsi brani del primo e del secondo album, con la presenza di quattro cover ricercate; viene proposta in chiave drammatica Voyage Voyage, la hit anni 80 di Desireless (già comunque pubblicata sul disco Narrow) e Danja(An Angel) della The Kelly Family, Meltdown di Chris Mansell e la chiusura con Pale Blue Eyes dei Velvet Underground. Su tre canzoni la seconda voce è affidata alla sorella, timidamente salita sul palco e presentata ufficialmente dall’artista durante il concerto.
L’esibizione procede con una sua teatralità,  tra lo spontaneo e il premeditato. Piccoli colpi di scena e decisi cambi di tono sembrerebbero caratteristiche innate della personalità della performer.Per esempio durante l’esibizione di Spiracle, brano dal tema forte del primo disco, le luci della platea si accendono e quelle del palco si spengono. Il pubblico rimane abbagliato dai fari ed in principio si pensa ad un problema tecnico; ma sarà chiaro di lì a poco trattarsi invece di un gesto voluto per accompagnare e spostare l’attenzione degli spettatori principalmente sulle parole di questa particolare canzone. Su Marche Funèbre invece, brano anche questo di derivazione industrial in stile Neubauten, l’artista austriaca si alza e si dimena sotto luci stroboscopiche, in movimenti meccanici e violenti perfettamente in linea con i tempi ritmici dei suoni campionati. Il concerto si conclude dopo circa un’ora e venti ed il pubblico è assolutamente soddisfatto.
E’ la volta di Sascha Ring e del suo progetto Apparat&Band. Forse è definitivamente lontano quel periodo in cui le persone andavano a sentire Apparat&Band aspettandosi il vecchio Apparat delle produzione techno-minimal. La platea di Sesto al Reghena sembra ormai assolutamente preparata al nuovo corso intrapreso da questo artista verso aperture melodiche e suoni più raffinati che con il clubbing centrano poco.  La cosa che si nota subito rispetto ai concerti italiani dell’anno scorso è la cresciuta sicurezza dei musicisti nell’esecuzione. La resa live dei brani ora dà molte più certezze sulla totalità di questo progetto musicale, rende più evidente la ricchezza sonora e la cura dei particolari del lavoro fatto per l’album The Devil’s Walk. Viene eseguito praticamente tutto il disco, più qualche piccolo accenno delle produzioni precedenti come Rusty Nails dei Moderat, il progetto coi Modeselektor del 2009 (primo EP 2002).
Dal vivo ogni brano si allunga in code trascinanti e galoppate che a volte ricordano alcune tracce del lavoro solista di Jónsi. Non tutto è perfetto, Sascha Ring non è un cantante fatto e finito e i musicisti non sono i Radiohead ma la proposta è così ricca  ed innovativa che i difetti risultano poco sensibili. Live di circa un’ora e mezza che convince, aiutato da un ottimo impianto, caratteristica spesso sottovalutata per questo genere di musica. Peccato solo che Soap&Skin e Apparat non abbiano colto l’occasione per eseguire dal vivo il brano che vede la loro collaborazione.
(Marco Danelli)

Dal Vivo
I concerti recensiti da Rockol