Aprile 29th, 2007 in Archivio by Redazione Rockol

In perfetto orario, come annunciato nel programma, alle ore 21.00, le luci del Datch Forum di Assago si spengono. Nel buio salgono alte le voci eccitate dei seimila presenti. Dopo alcuni squilli di tromba una voce fuori campo introduce lo spettacolo di Bob Dylan. Le luci sul palco si accendono e Bob, chitarra a tracolla, giacca e cappello calato in testa, inizia il concerto. Trascorsa una mezz’ora lascerà la sei corde per portarsi, dando il fianco al pubblico, dietro un organo: da quella postazione non si muoverà più e da lì porterà a termine lo show. Ben spalleggiato da una band di cinque elementi: basso, batteria, tre chitarre. Ma anche, alla bisogna: banjo, violino, contrabbasso e armonica.
Ogni concerto è figlio delle canzoni incise nell’ultimo disco e dalla loro bontà dipendono le sue fortune. “Modern Times” è un cd di grande valore che ha riportato Bob Dylan a frequentare la cima delle classifiche di vendita a trent’anni di distanza da “Desire”. Il concerto, quindi, sillogisticamente, è di grande valore.
Un concerto nel quale trovano posto molte delle sfumature musicali della storia di Dylan: il blues come il rock, accenni country mescolati alle atmosfere “fifties” dell’ultimo lavoro.
La serata si apre con “Cats in the well”e si chiude con “All along the watchtower”. Tra l’inizio e la fine trovano dimora classici come “It ain’t me, babe”, “To Ramona”, “Highway 61 revisited”, “Desolation row”, “It’s alright, ma” e “Like a rolling stone” a fianco delle nuove “Nettie Moore”, “Thunder on the mountain”, “Spirit on the water” e “When the deal goes down”.
Dylan, in buona forma vocale, al solito, offre versioni arrangiate nei modi più diversi dei suoi brani più famosi, come a voler esplorare completamente le potenzialità delle canzoni e a voler regalare al pubblico emozioni sempre uniche in questo “NeverEnding Tour”, iniziato una ventina di anni orsono, che lo porta ad esibirsi dal vivo non meno di un centinaio di volte l’anno
Alle 23.00 le luci del palco si spengono per qualche secondo, al loro riaccendersi Bob Dylan e i suoi cinque compagni sono uniti a centro palco per salutare, ringraziare e ricevere il giusto tributo da un pubblico che ha gradito quanto visto e, soprattutto, ascoltato.
(Paolo Panzeri)
Tags: bob dylan, datchforum, milano
Ottobre 16th, 2006 in Archivio by Redazione Rockol

Sul megaschermo del Forum di Assago compare una bandiera tricolore, che sovrasta il palco. I riflettori sfumano i colori, che diventano poco distinguibili: potrebbero essere quelli della bandiera italiana, oppure il rosso-giallo-verde della bandiera etiope assurta a simbolo del reggae. A confermare questa ipotesi, dal palco partono le note di “Get up, stand up”. Chiudendo gli occhi, sembra di fare un salto nel tempo, a quello storico concerto di Bob Marley a San Siro nel 1980, uno degli ultimi del re del reggae.
Solo pochi minuti prima, sembrava di essere in una chiesa di Harlem: il megaschermo raffigurava una vetrata sacra, la band suonava un brano dalle venature gospel, e il cantante ad un certo punto si staccava dal microfono, intonando la canzone senza amplificazione e con la sola potenza della voce, zittendo il Forum.
Il cantante è, ovviamente, Ben Harper. Uno capace di frequentare diversi generi: il reggae, con cui apre la serata del Forum (“With my own two hands”), il cantautorato acustico, il rock torrido ed elettrico di “Faded”, il blues. E uno in grado di portare il pubblico per mano in tutti questi luoghi, facendolo ballare, cantare, commuovere.
Il rapporto di Harper con l’Italia è speciale: qua, qualche anno fa, ha avuto il suo primo numero 1 in classifica con “Diamonds on the inside”. E qua, come in Francia (altro paese che lo ama moltissimo), torna spesso a suonare. Tanto che non stupisce che il Forum pieno ma non esaurito, perché Ben ha già fatto qualche concerto questa estate, dopo la pubblicazione del doppio “Both sides of the gun”.
Nella bancarella del merchandising in fondo alla sala svetta una chitarra, ben illuminata da una lampada anche durante il concerto: “Ben Harper’s guitar. Limited edition. 2.500€”. Dubitiamo che qualcuno vada al concerto con tanti soldi in tasca. Sicuramente Ben la chitarra la sa usare bene, sul palco, e a qualcuno deve venire la tentazione di portarsela a casa: è vero che in alcuni momenti, soprattutto durante il bis acustico di 4 canzoni, il concerto ha qualche momento di stanca. Ma pochi musicisti oggi sono in grado di coinvolgere così il proprio pubblico. E rimane un mistero il fatto che nei natii Stati Uniti Ben sia ancora un fenomeno di nicchia. Per il momento ce lo godiamo noi; poi, per una volta, gli americani ci seguiranno.
(Gianni Sibilla)
Tags: ben harper, datchforum, milano
Ottobre 9th, 2006 in Archivio by Redazione Rockol

15 anni di assenza dai palcoscenici internazionali e ben 19 da quelli italiani bastavano da soli a garantire il botto all’insperato ritorno di George Michael sulla scena live. La mobilitazione di massa è infatti scattata puntuale (doppio sold-out consecutivo a Milano, unica città italiana toccata dal “25 Live Tour”), nonostante la cattiva pubblicità che il nostro va guadagnando da diverso tempo a questa parte, grazie agli scandali, quasi sempre tragicomici e autolesionistici (pane per paparazzi e gossipari di tutto il mondo), che funestano la sua vita privata. Diviso fra la devozione incondizionata, non scevra della nostalgia per quegli anni Ottanta dei quali George Michael resta una delle massime icone inglesi, e un (bel) po’ di sana diffidenza nei confronti dell’attuale stato psico-fisico della popstar 43enne, il pubblico che ha affollato il Forum si è inizialmente imbattuto in un enigmatico telo nero, grande abbastanza da nascondere le reali fattezze del palco. E mentre gli altoparlanti diffondevano stucchevoli musiche orchestrali, l’attesa si nutriva di occhiate ai vip assiepati in tribuna centrale, Paolo Maldini e consorte su tutti. Quando le luci si spengono e il sipario scuro viene giù, gonfia di simbolismo parte “Waiting” (…non c’è motivo di andare avanti finché non sai dove…) con George Michael che ancora non si vede. Al suo posto, un imponente schermo verticale piazzato a centropalco, traduce in diagrammi le frequenze della sua voce cristallina. E’ il preambolo alla regale entrata in scena, l’incipit di uno spettacolo che al cliché dei più comuni concerti pop preferisce quello degli sfarzosi show di Las Vegas. Con la star e il suo abbagliante contorno tecnologico in prima linea (wide screen che s’illuminano di tramonti da cartolina, divi scomparsi, donne impossibili e animazioni d’ogni sorta), e i musicisti (otto + sei coristi di colore) in retroguardia, disposti su balconi metallici, come l’orchestra di certe coreografie sanremesi. Abito nero e lenti fumé, George Michael si materializza con “Flawless” e va avanti per due ore (divise da un break centrale di venti minuti), fra sintetiche effervescenze disco-funk e patinate parentesi acustiche. Sfoggia un’inappuntabile padronanza vocale e l’elegante gestualità di un entertainer d’altri tempi, cavalcando una scaletta che mostra sì qualche calo di tensione (vedi alcune e soporifere ballad minori) ma che, nonostante l’esclusione di successi come “I want your sex” o “Freeek!”, non tradisce l’idea di greatest hits (un quarto di secolo da celebrare) alla base dello show: con “Everything she wants”, “I’m your man” e “Careless whisper” a pagare il doveroso tributo agli Wham!, “Shoot the dog” a forzare ulteriormente i limiti della censura (con tanto di pupazzo gigante di George Bush e un Blair-bulldog che “emula la Lewinski”), e “Faith” e “Amazing” a segnare gli estremi ideali di una carriera solistica avara di pubblicazioni (solo 4 album di inediti in quasi 20 anni) eppure commercialmente assai redditizia (85 milioni di dischi venduti). La festa si chiude con “Freedom” nella riaggiornata versione ‘90, in un vortice di slogan e videoanimazioni che inghiotte e trascina tutto il Forum: è il massimo momento di gloria di Dottor Jekyll. La sofferta sonante rivincita su Mr. Hyde.
(Leo Mansueto)
Tags: assago, datchforum, george michael
Ffebbraio 19th, 2006 in Archivio by Redazione Rockol

Undici mila i fan accorsi da tutta Italia per la prima delle due date milanesi (entrambe sold out da mesi: 22mila biglietti volatilizzati a tempo di record) del “Touring the angel”, il tour dei ritrovati Depeche Mode che, partito lo scorso autunno dagli States, quest’anno scandaglierà l’Europa fino ad agosto. In un Forum gremito di pubblico festante e devoto, Dave Gahan, Andy Fletcher e Martin Gore (con i turnisti Peter Gordeno alle tastiere e Christian Eigner alla batteria) hanno dato vita a una performance ineccepibile, con una scaletta in riuscito equilibrio fra il repertorio più recente (una manciata di estratti dall’ultimo album “Playing the angel”) e quello passato (grandi assenti solo “Master and Servant”, “Strangelove” e “Dream on”). Due le ore di spettacolo, enfatizzate da una scenografia ipertecnologica sovrastata da un elegante impianto luci e dominata da un’improbabile astronave sferica che sottolinea la sequenza dei brani secondo i 4 temi-base del concerto (Sex, Pain, Angel, Love). Sullo sfondo, un sofisticato sistema di 6 schermi semoventi replica in diretta le immagini del concerto alternandole a suggestivi filmati preregistrati. Il movimento dei wide screen, orchestrati da una regia avveniristica, frammenta e incrocia le inquadrature creando un ubriacante e continuo effetto caleidoscopico. All’altezza della cornice anche la prestazione e la presenza scenica del gruppo, con Gahan particolarmente tonico e istrione (puntualmente a torso nudo da metà show in poi), Fletcher imperturbabile dietro la sua consolle spaziale, e Martin Gore (poco convincente quando intona “Damaged people” ma applauditissimo dopo l’esecuzione di “Home”) che sfoggia un paio di ali nere e un surreale cappuccio crestato. ”Walking in my shoes”, “I feel you”, “Behind the wheel”, “Personal Jesus”, “Enjoy the silence” e “Just can’t get enough”, i passaggi più incandescenti della serata che si chiude, come da programma, sulle languide note di “Goodnight lovers”. Accompagnati da una pioggia di applausi i DM ringraziano e spariscono nel backstage, chiudendo un concerto che li riconferma dotati di grande capacità comunicativa e solidità live, peculiarità spesso estranee alle band elettroniche. Ma lo show ha soprattutto ribadito –e l’enorme affluenza di pubblico lo testimonia- la straordinaria immunità dei DM tanto dall’anacronismo quanto dal declino fisiologico: traguardo clamoroso se si considera che hanno 25 anni di carriera sulle spalle. Per chi ha mancato la doppia occasione del Forum i prossimi appuntamenti italiani scatteranno in estate: a Imola per il Jammin’ Festival (16 giugno) e all’Olimpico di Roma (17 luglio). A meno che non vogliate accontentarvi dell’annunciato dvd che dovrebbe documentare i fortunati show milanesi.
(Leo Mansueto)
Tags: assago, datchforum, depeche mode