“A un certo punto evidentemente ci siamo distratti”. Lo pensavo verso la fine del concerto di Max Pezzali di ieri, giovedì 5 maggio, al Forum di Assago. “Ci siamo” è riferito a noialtri che dovremmo, per ragioni di lavoro, avere il polso dei gusti e del gradimento del pubblico della musica. Perché, diciamocelo: a Max Pezzali non è che abbiamo riservato troppe attenzioni, negli ultimi, mmmh, quindici anni. Distratti da personaggi più trendy, più canzonedautorali, più rockalternativi, non ci siamo accorti, e colpevolmente, che Max stava continuando a costruirsi un seguito di pubblico magari meno cool, meno fighetto, ma certamente più ampio, fedele e appassionato di quello che possano vantare altri artisti ben più incensati di lui.
Quel pubblico che ieri sera ha riempito il Forum e che, in particolare in due occasioni, ha incontrovertibilmente dimostrato che Pezzali ha ragione, e abbiamo torto noi.
Ma cominciamo, come si fa, dal principio. Forum bello pieno, e di gente “normale”: nessun presenzialista obbligato, nemmeno nella tribuna stampa/VIP, nessun abbigliamento sopra le righe, nessun comportamento sguaiato. Solo gente contenta di esserci, e desiderosa che lo spettacolo abbia inizio. E lo spettacolo si apre con un gesto di coraggio: le prime cinque canzoni sono tutte tratte da “Terraferma”, l’album uscito subito dopo la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo con “Il mio secondo tempo”. L’accoglienza è affettuosa, la canzone sanremese scalda la platea, “Credi” ha un bel tiro e riesce a trovare un suono accettabile, dopo l’inizio di serata penalizzato dalla fetida acustica del Forum – evidentemente non tutti possono permettersi di fare come Roger Waters (http://www.rockol.it/news-229426/Concerti,-Roger-Waters–il-primo-show-di-Milano-) – ma il buon risultato va perduto quasi subito: già di “Tu come il sole” ridiventa difficile distinguere le parole.
La band, divisa in due sul palco, lo è anche nell’attitudine: elettronica, ritmica e ordinata la sezione a destra di Max (guidata dal synth di Megahertz), più rock quella di sinistra; e non sempre le due inclinazioni sono armonizzate. Come non sempre, anzi quasi mai, i brani seguono fluidamente uno nell’altro: anzi, certe pause appaiono decisamente troppo lunghe e smorzano l’efficacia delle sequenze.
I primi cori del pubblico arrivano per “Il mondo insieme a te” (2004) e per “Sei fantastica” (2007); “Lo strano percorso” (2004), benché non se ne capisca una parola, scatena i primi entusiasmi veri, con il pubblico in platea che salta a tempo (c’era qualcosa nell’arrangiamento live che mi ronzava nella memoria, e l’ho afferrato adesso: una citazione di “What is life” di George Harrison – 1970, “All things must pass”); ma già l’attacco di “Rotta per casa di Dio” manda il pubblico in tripudio, e chiude in gloria la prima parte della serata.
Che riprende con quella che mi sembrava una forzatura: Max annuncia che i due chitarristi accompagneranno, per le canzoni seguenti, la voce del pubblico e non la sua. Con la scaletta sott’occhio, l’iniziativa mi pareva rischiosa, dato che non ci leggevo titoli strafamosi. E invece, cari miei, migliaia di persone cantano parola per parola i testi di “Io ci sarò” (1997), “Se tornerai” (1997), “Come deve andare” (2001), “Me la caverò” (2005): canzoni melodiche nemmeno facilissime, e che certamente non sono state hit in classifica. Da qui, appunto, la riflessione che vi ho riferito all’inizio: evidentemente Max gode di un seguito non solo ampio, ma anche appassionato e attento, perché scene così, prima d’ora – nel pop italiano, intendo – le ricordavo solo ai concerti dei Pooh dei vecchi tempi e di Renato Zero.
La band (e il Pezzali cantante) rientrano con “Quello che capita”, che introduce l’imprescindibile “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, ormai più un inno che una canzone, e come tutti gli inni un po’ invecchiata. Segue “La dura legge del gol”, vivacizzata da un’astuta proiezione di filmati che rievocano non solo i Mondiali di calcio perduti ai rigori dall’Italia (1994), ma anche quelli vinto ai rigori dall’Italia nel 2006 (e al penalty insaccato da Grosso il Forum esplode in un urlo, seguito persino dal po po-po po-po-po-po dei White Stripes).
Ecco, appunto: i filmati. Per la maggior parte della serata, sullo schermo alle spalle di Max sono comparsi spezzoni di videoclip, inquadrature del pubblico (espediente sempre valido) e giochi grafici che, francamente, parevano salvaschermo standard per Windows. Sembrerò incontentabile, visto che riferendo del concerto di Jovanotti a Rimini (http://www.rockol.it/news-235488/Concerti,-il-debutto-di-Jovanotti-a-Rimini-%282%29) avevo criticato l’eccesso di arredo/corredo visuale, e qui lamento l’eccesso opposto. Ma, insomma, le situazioni sono ben diverse: non solo perché Jovanotti è una pallina elastica che rimbalza dovunque, mentre Max sul palco è tutto meno che esagitato – anzi, e lo dico con affetto: complice anche l’abbigliamento, a tratti sembra un pescatore d’acqua dolce che non si muove troppo nel timore di disturbare i pesci e di non farli abboccare – ma anche perché scenicamente il concerto di Pezzali è decisamente scarno, e un po’ di smoke and mirrors non guasterebbe.
Per “Come mai”, altro grande momento corale, scattano gli accendini, mentre per il trittico successivo l’intero Forum, comprese le tribune e anche, timidamente, qualche ospite della tribunetta VIP, è in piedi a saltare con le braccia tese verso l’alto: “Tieni il tempo” si fonde con “Nord Sud Ovest Est” (che gran pezzo, a risentirlo oggi!) e “La regola dell’amico” chiude le danze prima che Max annunci un altro momento di canto del pubblico. Ecco, magari due volte in una stessa serata sono un po’ troppe; è vero che la prima era con accompagnamento di due chitarre e questa con accompagnamento del solo pianoforte, ma insomma… Tuttavia, Pezzali vince la scommessa: anzi, per ampi squarci del medley – “Nient’altro che noi”, 1999; “Ti sento vivere”, 1995; “Eccoti”, 2005; e “Una canzone d’amore”, 1995 – il pubblico canta addirittura a cappella, senza accompagnamento. Una dimostrazione di potenza, davvero.
“Nessun rimpianto”, altra canzone di grande qualità, vede il rientro della voce di Max e della band; la riproposta di “Con un deca” (a quasi vent’anni dall’uscita) è rinvigorita dai suoni di Megahertz; e “Gli anni” (un pezzo enorme, certo una delle migliori canzoni italiane moderne) chiude solennemente la serata su un tono nostalgico ma non malinconico.
Per una volta, i bis (benché previsti) sono richiesti e non appiccicati al finale “ufficiale”: “La regina del Celebrità” e “Quello che comunemente noi chiamiamo amore” somministrano una piccola doccia scozzese d’atmosfere sonore prima dell’inevitabile, ma assolutamente simbolica, conclusione sulle note di “Sei un mito”, che manda a casa il pubblico sazio e soddisfatto.
Si replica venerdì 6 maggio a Brescia, sabato 7 maggio a Firenze (altre date nella sezione Concerti di Rockol).
(fz)
La scaletta:
“Terraferma”
“Il mio secondo tempo”
“Credi”
“Ogni estate c’è”
“Tu come il sole (risorgi ogni giorno)”
“Il mondo insieme a te”
“Sei fantastica”
“Lo strano percorso”
“Rotta per casa di Dio”
“Io ci sarò”
“Se tornerai”
“Come deve andare”
“Me la caverò”
“Quello che capita”
“Hanno ucciso l’Uomo Ragno”
“La dura legge del gol”
“Come mai”
“Tieni il tempo”
“Nord Sud Ovest Est”
“La regola dell’amico”
“Nient’altro che noi”
“Ti sento vivere”
“Eccoti”
“Una canzone d’amore”
“Nessun rimpianto”
“Con un deca”
“Gli anni”
“La regina del Celebrità”
“Quello che comunemente noi chiamiamo amore”
“Sei un mito”