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Live Report: Smashing Pumpkins @ Forum, Assago (Mi) 28/11/11

Novembre 29th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Andare ad un concerto con aspettative basse è un’arma a doppio taglio. Perché certi gruppi toccano il fondo, ma possono sempre iniziare a scavare (terribile); o possono deluderle comunque, le aspettative, ma in un modo che non ti aspetti.

Lo ammetto, sono andato al concerto degli Smashing Pumpkins per affetto e per dovere di cronaca, con motivazione bassissima.  Gli Smashing Pumpkins sono stati uno dei gruppi rock più importanti degli anni ‘90. Ma anche nel loro periodo d’oro avevano qualcosa che non funzionava, dal vivo: li ho visti in tutte le diverse incarnazioni – la formazione originale, quella senza Jimmy Chamberlin alla batteria, e quella finale con Melissa Auf Der Maur al basso – e non ho mai visto concerti memorabili. Forse solo quello al Porto Antico di Genova, fine anni ‘90, il tour di “Ava Adore”, quando suonarono su un barcone attacato al molo – ma lì fece molto la scenografia.

Poi arrivò la fine, e i percorsi tortuosi di Billy Corgan, prima con gli Zwan, poi solista. Poi il ritorno con gli SP, con un disco come “Zeitgeist” – discutibile – e il progetto “Teagarden by kaleidoscope” che ha prodotto qualche buona canzone, ma insomma. Vedremo con “Oceania”. Riassumendo: il rischio era di trovarsi di fronte ad una brutta cover band dei vecchi Smashing Pumpkins, con il solo Billy Corgan attorniato da figuranti.
Invece.
L’arrivo al Forum rivela un palazzetto pieno, ma non pienissimo (il terzo anello è praticamente chiuso, qualche buco nel secondo), ma questo è un problema più di Milano, che non ha posti che siano una via di mezzo tra i 2000 e rotti dell’Alcatraz e i 10.000 abbondanti del Forum pieno. Un minaccioso cartello all’entrata avvisa che non si possono introdurre catene, borchie e oggetti contudenti. Bah.
Il pubblico è vario, e quando arriva sul palco la band esplode nell’inevitabile acclamazione. Gli Smashing Pumpkins versione 2011 attaccano duro con una nuova canzone, “Quasar”. E lì iniziano le sorprese perché 1)capisci immediatamente che non sarà un concerto nostalgico e consolatorio 2)che la nuova formazione ha un bel sound, tosto e compatto. Sono tutti giovani: la bassista Nicole Fiorentino è bella e scenografica, come da tradizione del gruppo. Ma anche gli altri se la cavano bene.
Man mano che il concerto va avanti, la band si diverte e si perde in lunghe divagazioni elettriche, in lunghe schitarrate, su canzoni nuove o secondarie dal vecchio repertorio. Per dire: da “Siamese dreams” arrivano “Soma” e “Geek USA”. Insomma, praticamente nessuno dei brani più famosi. Un piccolo rallentamento con “Muzzle”, per poi riprendere con le lunghe cavalcate elettriche, eseguite benissimo.
Ed è a quel punto che mi ricordo perché non mi hanno mai convinto dal vivo, gli Smashing Pumpkins: Corgan ha sempre avuto la tendenza a esagerare con queste lunghe divagazioni musicali, dal vivo. Corgan ha spesso scritto grandi canzoni, ma dal vivo la sue band hanno sempre avuto la tendenza a lasciarsi andare, a dimenticarsi di quelle canzoni. Gli Smashing Pumpkins 2011 non fanno eccezione: pur con un ottimo sound, e con un atteggiamento che non è per niente autocelebrativo – e questo fa loro grandissimo onore.
Le (poche) hit arrivano solo in finale di concerto, dopo quasi 2 ore di queste lunghe jam: “Cherub rock”, seguita da “Tonight, tonight”. Poi “Zero” e “Bullet with butterfly wings” nei bis, tutte accolte da boati.
Insomma: non hanno deluso gli Smashing Pumpkins, o forse hanno deluso ma in un modo un po’ diverso da quello che ci si poteva aspettare. Perché la scelta di essere poco consolatori, di fare una scaletta di questo genere – lo ripetiamo – è da ammirare. E perché la nuova formazione suona davvero bene. Però forse qualcosa di più potevano concedere. La sensazione è che per sembrare nuovi, gli Smashing Pumpkins di oggi siano già diventati vecchi, ispirandosi ad un suono che è il loro, ma che sembra sembra più adatto ad un club degli anni ‘90 che ad un palazzetto del 2011.
(Gianni Sibilla)
SETLIST:
Quasar
Panopticon
Starla
Geek U.S.A.
Muzzle
Lightning Strikes
Soma
Siva
Oceania
Frail and Bedazzled
Silverfuck
Pinwheels
Pale Horse
Thru the Eyes of Ruby
Cherub Rock
Tonight, Tonight
Encore:
For Martha
Zero
Bullet With Butterfly Wings

Live Report: Modà @ Forum, Assago (Mi) 03/10/11

Ottobre 4th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Non si capisce se la tensione sul volto di Kekko sia perché da lì a poco salirà sul palco di un Forum di Assago tutto esaurito, o perché ancora non ci crede e non sa che cosa sta per accadergli. Forse non c’entra la tensione, forse starà leggendo queste parole e dirà “Ma chi, io?”, forse è solo così, serio di suo, concentrato, tutto qui.
Di fatto c’è che lunedì sera a Milano i Modà hanno cantato e suonato davanti a undici mila e passa persone completamente in delirio per loro. Davanti, come di regola, le ragazzine con mille cose da lanciare sul palco ai loro beniamini; dietro, coppie giovani e meno giovani, famiglie con papà che tenevano sulle spalle le figlie di sette anni, signore non proprio di primo pelo, e una miriade di ragazzi sui trenta-trentacinque anni. Qualcuno dice che il pubblico dei Modà non è abituato ad andare ai concerti, come se per andare a sentire musica dal vivo aspettasse solo una data del gruppo milanese. Sta di fatto che tra i fan ce ne è di ogni tipo, e alcune persone che ho attraversato con lo sguardo lunedì sera potevano essere al concerto dei Modà come a un concerto dei Subsonica o dei Muse. Giuro.
Tant’è. Il concerto comincia, la band sa come ammaliare i fan e sui cinque mega schermi montati sullo sfondo appare un video con Kekko e compagnia bella che camminano, uno accanto all’altro. Una presentazione con colpi di pistola, fotografia e musiche westerniane e atmosfere in stlile “Il buono, il brutto, il cattivo”. Quando tocca alla faccia di Kekko prendere il primo piano degli schermi, con il sottotitolo di “The voice”, il Forum esplode letteralmente e la band sale sul palco. Il concerto parte con “Vittima” tratto dall’ultimo album di inediti “Viva i Romantici”, seguita da “Meschina”, presa da “Sala d’attesa” del 2008: la voce di Kekko c’è eccome, ma i suoni inizialmente sono un po’ troppo alti per permettere un’esecuzione pulita dei brani. Il cantante si gode fin da subito i suoi fan, correndo in avanti a braccia aperte come per prendersi tutti quegli undici mila presenti. “Ti amo veramente” spiazza tutti e dimostra la sua potenza da brano pop melodico, mentre su “Come un pittore” il pubblico non si perde una parola e quasi canta sopra la voce del cantante. Si ha come l’impressione che la gente non sia lì tanto per le le canzoni che cantano e che i Modà hanno scritto, quanto perché quelle canzoni e quelle parole vengono pronunciate da Kekko.
“Ciao Milanooooooo”, urla il leader della band, “Non sapete da quanto tempo volevo dirlo”, dice, quasi commosso, intervallando ogni singola parola da un respiro profondo.
Come un treno arrivano le canzoni successive, “Urlo e non mi senti” portata al successo da Alessandra Amoroso (“L’ho scritta per un’altra cantante, ma ci piace così tanto che vogliamo cantarla anche noi”), “Malinconico a metà” e “Nuvole di rock”, uno dei primi successi della band: “Volevo dirvi di continuare a credere nei vostri sogni, qualunque essi siano”, dice Kekko inginocchiandosi in solitaria tra una decina di peluche.
Il live è ancora lungo, e tra brani che fanno saltare tutti come “La notte”, e altri che fanno cantare come “Tutto e niente”, c’è spazio anche per un momento di raccoglimento durante il quale Kekko dedica il brano inedito “Anche stasera” ad un amico scomparso di recente (con tanto di fotografie giganti del ragazzo apparse sui cinque schermi dietro la band: che nessuno me ne voglia, non è mia intenzione mancare di rispetto a nessuno, ma ho trovato personalmente eccessivo la proiezione delle fotografie dell’amico morto, fotografie che, ovviamente, hanno fatto commuovere tutto il pubblico).
Il madley rock incendia la folla, specie su brani più datati come “Uomo diverso”, mentre “Salvami”, nuovo singolo estratto da “Viva i Romantici”, fa cantare tutto il pubblico insieme ad “Arriverà”, canzone arrivata seconda al Festival di Sanremo dove i Modà si sono presentati accompagnati da Emma Marrone (accoppiata perfetta come il brano, potente e melodico al punto giusto). Su “Tappeto di fragole” Kekko prende per mano una bellissima ragazza dal pubblico e la fa sdraiare accanto a lui, la testa appoggiata ad un cuscino, con il cameraman che li riprende dall’altro e proietta le immagini sui maxi schermi: la ragazza, visibilmente incredula, inebetita ed emozionata, fa mangiare unghie, mani e gomiti a la maggior parte delle teen ager (ma non solo, credetemi) presenti in sala.
C’è ancora il tempo per qualche canzone tratta da “Viva i Romantici” e dall’album “Quello che non ti ho detto” del 2006 (suggestiva “Mia”, fatta prima di abbandonare il palco: la prima volta che la sentii risale a dieci anni fa, in macchia, per via di un conoscente che aveva la musicassetta di questo suo amico, tale Kekko…) e un ultimo madley, questa volta acustico.
La band torna sul palco del Forum per due ultime canzoni: “La notte” (già eseguita a metà concerto) e il brano che dà il titolo al loro ultimo disco, “Viva i Romantici”. I Modà salutano il loro il pubblico e tornano dietro le quinte.
Si possono dire soddisfatti i cinque ragazzi che lunedì hanno affrontato il palazzetto di Assago: l’esecuzione dei brani, tra assoli di chitarra riservati prima a Diego Arrigoni poi ad Enrico Zapparoli, è ben riuscita e la voce di Kekko, che a tratti, rosso in volto, sembrava al punto di scoppiare, a retto bene note alte e cambi di tonalità.
Non so ancora, sinceramente, cosa pensare dei Modà: Kekko sembra dare l’impressione di crederci veramente tanto, e dopo anni di gavetta, cinque album pubblicati e repentini cambi di casa discografica (New Music, Carosello…) sembra aver trovato quasi la serenità artistica per poter fare bene e sembra totalmente intenzionato a non fare passi falsi. Staremo a vedere come reggerà la giostra della musica, che prima sale, poi scende, poi risale e così via…

(Daniela Calvi)

Live Report: Avril Lavigne @ Forum, Assago 11/09/11

Settembre 12th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Il Forum di Assago non è mai stato variopinto come stasera. Un arcobaleno di tonalità fluo, tutte dedicate a lei: Avril Lavigne. E’ bastato un tocco di pianoforte, un ticchettìo appena accennato che la folla, composta per lo più da ragazzine e da qualche volto noto (come il batterista dei Finley che si aggira discreto tra il pubblico) sia impazzita completamente. Un rombo assordante di urla, grida e di piedi picchiati a terra. Poi esce lei, la regina della serata e tutto si colora si verde: le ragazzine quasi si pentono di aver dato fiato alle trombe troppo presto. Ma la voce delle colorate e neo-punk teenager ritorna in un sol momento quando la bella canadese saluta Milano e attacca, con una stellina in mano, il primo singolo, estratto dal nuovo album “Goodbye lullaby”, intitolato “Black star”.  Sembra in ottima forma Avril: abbigliamento poco ricercato, passeggiate qua e là sul palco, saltelli, saluti al pubblico e un’intonazione niente male. La band alle sue spalle esegue perfettamente tutti i brani, come un compito in classe. “Italyyyyyyy?” Chiama Avril, e il Forum risponde. Si sentono più le urla che la chitarra di “Sk8ater boy” e forse e’ meglio così: i volumi troppo alti e i troppi effetti non rendono giustizia all’intro del brano, mentre sul ritornello la canzone riprende melodia e tiro. Avril non è di molte parole: a parte qualche “grazie” e alcuni “vi amo”, si relaziona poco col pubblico, se non abbassandosi a cantare, ogni tanto, rivolta ai fan nelle prime file ed incitando, talvolta, i ragazzi degli spalti. La punkette bionda imbraccia la chitarra quando e’ il momento di “He wasn’t”, cantata davvero bene, ma velocissima ed il ‘nanananan’ raccoglie tutti i fan in un solo e grande coro. Seduta sul pianoforte, dopo aver cantato “Alice”, omaggio ad “Alice in wonderland”, Avril intona la cover di “Fix you” dei Coldplay, non adatta al pubblico della serata, inizialmente ammutolito (ce li immaginiamo, i meno navigati, che si chiedono come abbiano fatto a perdersi un inedito della Lavigne di tale intensità musicale). Notevole l’esecuzione di una delle sue hit più famose, “When you’re gone”, sulla stessa scia di “Fix you”: sul finale, visto il testo e le sonorità malinconiche del brano, sarebbe stato piacevole se Avril, anziché ridere nervosamente e urlare “Milano”, si fosse preparata in maniera più raccolta per il brano successivo. Ma questa sembra essere a tutti gli effetti una festa, e forse, va benissimo così. “Wish you were here”, Il nuovo singolo, lo conoscono proprio tutti, ma è “Nobody’s home”, cantata in acustico, a colpire dritto al cuore i ragazzi del pubblico. Si arriva presto all’ultima parte del concerto, introdotta da una jam session dei musicisti che accompagnano Avril in tour: sono davvero bravi ma fin troppo professionali. Con “Girlfriend”, un medley di “Airlpanes” di B.O.B ed Hayley Williams, mischiata ad “Happy ending”, ed “I’m with you”, durante la quale la cantante indica affettuosamente il pubblico, si volge al termine. Il bis viene concluso con la super hit “Complicated”, pezzo che ha donato “fortune & fame” alla bella interprete. I fan presenti lasciano il palazzetto soddisfatti, di certo hanno passato una bella serata, da ricordare durante il lungo inverno tra lezioni, compiti ed interrogazioni. Per molti di loro, infatti, domani sarà il primo giorno di scuola.
(Daniela Calvi & Rossella Romano)
Setlist:
Black star
WTH
Smile
He wasn’t
I always get what i want
Alice
Fix you
When you’re gone
Wish you were here
Nobody’s home
(Unwanted musical piece)
Girlfriend
Airplanes/My happy ending
Don’t tell me
I’m with you
I love you
Hot
Complicated

Live Report: Max Pezzali @ Forum, Assago 05/05/11

Maggio 6th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

“A un certo punto evidentemente ci siamo distratti”. Lo pensavo verso la fine del concerto di Max Pezzali di ieri, giovedì 5 maggio, al Forum di Assago. “Ci siamo” è riferito a noialtri che dovremmo, per ragioni di lavoro, avere il polso dei gusti e del gradimento del pubblico della musica. Perché, diciamocelo: a Max Pezzali non è che abbiamo riservato troppe attenzioni, negli ultimi, mmmh, quindici anni. Distratti da personaggi più trendy, più canzonedautorali, più rockalternativi, non ci siamo accorti, e colpevolmente, che Max stava continuando a costruirsi un seguito di pubblico magari meno cool, meno fighetto, ma certamente più ampio, fedele e appassionato di quello che possano vantare altri artisti ben più incensati di lui.
Quel pubblico che ieri sera ha riempito il Forum e che, in particolare in due occasioni, ha incontrovertibilmente dimostrato che Pezzali ha ragione, e abbiamo torto noi.
Ma cominciamo, come si fa, dal principio. Forum bello pieno, e di gente “normale”: nessun presenzialista obbligato, nemmeno nella tribuna stampa/VIP, nessun abbigliamento sopra le righe, nessun comportamento sguaiato. Solo gente contenta di esserci, e desiderosa che lo spettacolo abbia inizio. E lo spettacolo si apre con un gesto di coraggio: le prime cinque canzoni sono tutte tratte da “Terraferma”, l’album uscito subito dopo la partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo con “Il mio secondo tempo”. L’accoglienza è affettuosa, la canzone sanremese scalda la platea, “Credi” ha un bel tiro e riesce a trovare un suono accettabile, dopo l’inizio di serata penalizzato dalla fetida acustica del Forum – evidentemente non tutti possono permettersi di fare come Roger Waters (http://www.rockol.it/news-229426/Concerti,-Roger-Waters–il-primo-show-di-Milano-) – ma il buon risultato va perduto quasi subito: già di “Tu come il sole” ridiventa difficile distinguere le parole.
La band, divisa in due sul palco, lo è anche nell’attitudine: elettronica, ritmica e ordinata la sezione a destra di Max (guidata dal synth di Megahertz), più rock quella di sinistra; e non sempre le due inclinazioni sono armonizzate. Come non sempre, anzi quasi mai, i brani seguono fluidamente uno nell’altro: anzi, certe pause appaiono decisamente troppo lunghe e smorzano l’efficacia delle sequenze.
I primi cori del pubblico arrivano per “Il mondo insieme a te” (2004) e per “Sei fantastica” (2007); “Lo strano percorso” (2004), benché non se ne capisca una parola, scatena i primi entusiasmi veri, con il pubblico in platea che salta a tempo (c’era qualcosa nell’arrangiamento live che mi ronzava nella memoria, e l’ho afferrato adesso: una citazione di “What is life” di George Harrison – 1970, “All things must pass”); ma già l’attacco di “Rotta per casa di Dio” manda il pubblico in tripudio, e chiude in gloria la prima parte della serata.
Che riprende con quella che mi sembrava una forzatura: Max annuncia che i due chitarristi accompagneranno, per le canzoni seguenti, la voce del pubblico e non la sua. Con la scaletta sott’occhio, l’iniziativa mi pareva rischiosa, dato che non ci leggevo titoli strafamosi. E invece, cari miei, migliaia di persone cantano parola per parola i testi di “Io ci sarò” (1997), “Se tornerai” (1997), “Come deve andare” (2001), “Me la caverò” (2005): canzoni melodiche nemmeno facilissime, e che certamente non sono state hit in classifica. Da qui, appunto, la riflessione che vi ho riferito all’inizio: evidentemente Max gode di un seguito non solo ampio, ma anche appassionato e attento, perché scene così, prima d’ora – nel pop italiano, intendo – le ricordavo solo ai concerti dei Pooh dei vecchi tempi e di Renato Zero.
La band (e il Pezzali cantante) rientrano con “Quello che capita”, che introduce l’imprescindibile “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, ormai più un inno che una canzone, e come tutti gli inni un po’ invecchiata. Segue “La dura legge del gol”, vivacizzata da un’astuta proiezione di filmati che rievocano non solo i Mondiali di calcio perduti ai rigori dall’Italia (1994), ma anche quelli vinto ai rigori dall’Italia nel 2006 (e al penalty insaccato da Grosso il Forum esplode in un urlo, seguito persino dal po po-po po-po-po-po dei White Stripes).
Ecco, appunto: i filmati. Per la maggior parte della serata, sullo schermo alle spalle di Max sono comparsi spezzoni di videoclip, inquadrature del pubblico (espediente sempre valido) e giochi grafici che, francamente, parevano salvaschermo standard per Windows. Sembrerò incontentabile, visto che riferendo del concerto di Jovanotti a Rimini (http://www.rockol.it/news-235488/Concerti,-il-debutto-di-Jovanotti-a-Rimini-%282%29) avevo criticato l’eccesso di arredo/corredo visuale, e qui lamento l’eccesso opposto. Ma, insomma, le situazioni sono ben diverse: non solo perché Jovanotti è una pallina elastica che rimbalza dovunque, mentre Max sul palco è tutto meno che esagitato – anzi, e lo dico con affetto: complice anche l’abbigliamento, a tratti sembra un pescatore d’acqua dolce che non si muove troppo nel timore di disturbare i pesci e di non farli abboccare – ma anche perché scenicamente il concerto di Pezzali è decisamente scarno, e un po’ di smoke and mirrors non guasterebbe.
Per “Come mai”, altro grande momento corale, scattano gli accendini, mentre per il trittico successivo l’intero Forum, comprese le tribune e anche, timidamente, qualche ospite della tribunetta VIP, è in piedi a saltare con le braccia tese verso l’alto: “Tieni il tempo” si fonde con “Nord Sud Ovest Est” (che gran pezzo, a risentirlo oggi!) e “La regola dell’amico” chiude le danze prima che Max annunci un altro momento di canto del pubblico. Ecco, magari due volte in una stessa serata sono un po’ troppe; è vero che la prima era con accompagnamento di due chitarre e questa con accompagnamento del solo pianoforte, ma insomma… Tuttavia, Pezzali vince la scommessa: anzi, per ampi squarci del medley – “Nient’altro che noi”, 1999; “Ti sento vivere”, 1995; “Eccoti”, 2005; e “Una canzone d’amore”, 1995 – il pubblico canta addirittura a cappella, senza accompagnamento. Una dimostrazione di potenza, davvero.
“Nessun rimpianto”, altra canzone di grande qualità, vede il rientro della voce di Max e della band; la riproposta di “Con un deca” (a quasi vent’anni dall’uscita) è rinvigorita dai suoni di Megahertz; e “Gli anni” (un pezzo enorme, certo una delle migliori canzoni italiane moderne) chiude solennemente la serata su un tono nostalgico ma non malinconico.
Per una volta, i bis (benché previsti) sono richiesti e non appiccicati al finale “ufficiale”: “La regina del Celebrità” e “Quello che comunemente noi chiamiamo amore” somministrano una piccola doccia scozzese d’atmosfere sonore prima dell’inevitabile, ma assolutamente simbolica, conclusione sulle note di “Sei un mito”, che manda a casa il pubblico sazio e soddisfatto.
Si replica venerdì 6 maggio a Brescia, sabato 7 maggio a Firenze (altre date nella sezione Concerti di Rockol).
(fz)

La scaletta:
“Terraferma”
“Il mio secondo tempo”
“Credi”
“Ogni estate c’è”
“Tu come il sole (risorgi ogni giorno)”
“Il mondo insieme a te”
“Sei fantastica”
“Lo strano percorso”
“Rotta per casa di Dio”
“Io ci sarò”
“Se tornerai”
“Come deve andare”
“Me la caverò”
“Quello che capita”
“Hanno ucciso l’Uomo Ragno”
“La dura legge del gol”
“Come mai”
“Tieni il tempo”
“Nord Sud Ovest Est”
“La regola dell’amico”
“Nient’altro che noi”
“Ti sento vivere”
“Eccoti”
“Una canzone d’amore”
“Nessun rimpianto”
“Con un deca”
“Gli anni”
“La regina del Celebrità”
“Quello che comunemente noi chiamiamo amore”
“Sei un mito”

Live Report: Shakira @ Forum, Assago (Mi) 03/05/11

Maggio 4th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Basta vedere il trionfo di bagarini che stasera stazionano davanti al MediolanumForum, continuando a chiedere biglietti in giro, per capire l’attesa che c’è intorno al concerto di Shakira. Dopo la tappa di Bologna, quella al MediolanumForum di Assago è la sua seconda data italiana a supporto dell’ultimo album “Sale el sol”. Ed ecco che entrando nel palazzetto, oltre a veder confermata questa sensazione, si notano subito un paio di cose: il pubblico è principalmente femminile ed è costituito dalle classiche coppie madre/figlia teenager. E quello che colpisce è che, sin dalle prime canzoni, in entrambi i casi sono spesso le prime a ballare più delle seconde. Stesso dicasi per le coppie di fidanzatini composti, dove piano piano sono gli uomini a diventare i più scatenati. Merito della ragazza che è sul palco. Si, perché Shakira Isabel Mebarak Ripoll è ormai una sicurezza, un Blockbuster del latin pop che sforna ritornelli da classifica senza sosta e piace ad un pubblico ormai molto eterogeneo.
Sono passate da poco le nove quando la cantante colombiana di origini libanesi fa il suo ingresso sul palco, avvolta in un vestito rosa: l’inizio è soft, con la ballata “Pienso en ti”. Ma poi già dalla seconda traccia Shakira sfodera un top dorato e un paio di pantaloni neri attillatissimi per “Why wait”. Il ritmo si alza e la giostra latina può avere inizio. L’artista dimostra da subito un paio di cose: che, come era lecito aspettarsi, balla davvero bene e sa sfruttare la sua forte sensualità, ma senza diventare mai troppo volgare. E poi stupisce un po’ come veste gli arrangiamenti delle canzoni, virando spesso verso il rock come in “Te dejo Madrid” o nella versione aggressiva di “Whenever, wherever”. E poi non mancano momenti da ballo di gruppo come “La tortura” e del singolone “Loca”, uno dei punti di forza dell’ultimo disco “Sale el sol”.
Come detto, l’artista gioca molto sulle sue doti di ballerina sanguigna: il suo è un vero e proprio karaoke etnico di musica e di cambi d’abito. Si passa con disinvoltura da un flamenco ad una danza del ventre, con grande apprezzamento del pubblico che sembra davvero divertirsi. Shakira dimostra di saper tenere la scena: chiama qualche giovane fan sul palco per ballare con loro due passi, sfodera un discreto italiano e sprigiona un sorriso contagioso. Tra una canzone e l’altra riesce perfino ad annunciare il gol del Barcellona (la squadra del suo fidanzato Gerard Piqué) contro il Real Madrid. “Gol del Barça” si lascia scappare con una risata la biondissima cantante. Chissà se avrà apprezzato Ivan Ramiro Cordoba, il difensore dell’Inter suo connazionale avvistato in tribuna con la famiglia.
Il concerto prosegue, non senza qualche piccola caduta di stile. Le due più evidenti si hanno quando Shakira abbassa il ritmo e sfodera armonica e chitarra acustica: la cover di “Nothing else matters” dei Metallica ad esempio non riesce nel suo intento di diventare una ballata flamenco-pop e si dimostra una scelta forse troppo azzardata. Stesso dicasi per la scanzonata “Gipsy”, che non va mai a segno. Dopo la fine della setlist regolare con la sintetica e (ancora una volta) sensuale “She wolf” e l’arabeggiante “Ojos asì” l’artista colombiana concede un paio di bis. Ecco così la romantica “Hips don’t lie”, tratta da “Oral fixation vol.2″. E poi, dulcis in fundo, regala il gran finale che tutti aspettavano con il tormentone “Waka waka”, una canzone che non ha bisogno di presentazioni. Il pubblico se ne va sorridendo e dà l’impressione di essersi davvero divertito. Passata la tappa di Milano, il Blockbuster latino ora può ripartire in giro per il mondo.

(Giovanni Ansaldo)

SETLIST:

1.Pienso en Ti
2.Why Wait
3.Te Dejo Madrid
4.Whenever, Wherever
5.Inevitable
6.Nothing Else Matters (cover dei Metallica)
7.Despedida
8.Gypsy
9.La Tortura
10.Ciega, Sordomuda
11.Sale el Sol
12.Las de la Intuición
13.Loca
14.She Wolf
15.Ojos Así

Encore:
16.Hips Don’t Lie
17.Waka Waka (This Time for Africa)

Live Report: Gianna Nannini @ Forum, Assago (Mi) 29/04/11

Aprile 30th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Sono passate da svariati minuti le 21.00, al Forum di Assago:  il concerto si apre in perfetto ritardo. E’  la prima tappa dell’ “Io e te tour 2011″,  e lo show inizia a luci spente, con il battito di mani dei fan che si confondono con il battito del cuore di Penelope: gli ultimi suoni che chiudono il nuovo disco sono i primi a dare il benvenuto al pubblico. Ed ecco Gianna che, con un grido acuto saluta il suo pubblico, dando inizio alle danze. Un ingresso decisamente rock, in tutti i sensi dal momento che la prima canzone è proprio “Rock 2″. Al Forum di Assago c’è un’atmosfera da festa, fin dalla scritta sulla maglietta della rock star senese che spunta da sotto il “chiodo”: “rock party”. La Nannini corre da una parte all’altra, cercando di coinvolgere tutto il palazzetto. Lo sprint iniziale non si esaurisce man mano che il concerto procede, ma si affievolisce assumendo toni più calmi con l’apertura del sipario e il conseguente ingresso dell’orchestra. A questo punto tutto cambia: dalla scenografia alla giacca della Nannini, tutto concorre a conferire un’atmosfera romantica alla scena. Il contesto si fa più delicato grazie a un luminoso cielo stellato che avvolge la cantante mentre pronuncia quattro parole all’apparenza semplici e banali,  urlate a gran voce: “ti voglio tanto bene”.
Si chiude il sipario e tutto cambia un’altra volta: inizia la terza parte dello show, quella acustica, introdotta da qualche giro di chitarra dal gusto vagamente gitano per permettere un ulteriore cambio d’abito alla star, che sbuca con  giacca blu dotata di code. A far ripartire le danze è la canzone “Io”. L’unico momento in cui Gianna smette di cantare è per introdurre la cover di Domenico Modugno, “Volare”, che chiudeva l’ultimo disco: “Questa è una canzone che tutti conoscono sin dall’infanzia. Ma come la si fa noi, non la fa nessuno”, afferma con sicurezza. Così sul palco salgono in perfetta sincronia le due differenti parti di Gianna Nannini, ovvero quella più legata alla tradizione del suo paese e quella più amante del rock puro. Inesorabili passano i brani poi, quando tutto ormai sembra aver preso un certo assetto, un’altro cambiamento: la cantante scende dal palcoscenico e sparisce tra la folla; corre – mentre le fanno da scudo gli uomini della sorveglianza – fino al mixer  dove già da tempo -e chi se n’era accorto?- la attende un pianoforte. Gianna si siede e, sola col suo piano,  intona “Notti senza cuore”. Si avvicina il termine dello spettacolo e molti dei pezzi forti non si sono ancora sentiti. I desideri dei fan vengono salvati in corner con un concentrato delle maggiori hit dell’artista. I suoi grossi successi in pillole. Due medley  che accompagnano verso la fine, coronata da un’immancabile “Meravigliosa creatura”.

(Valeria Mazzuca)

Setlist

“Rock2″

“Miami”

“Dimmi dimmelo”

“Ogni tanto”

“I wanna die 4 u”

“Perché”

“Dimentica”

“Ti voglio tanto bene”

“Io e te”

“Io”

“Profumo”

“Io e Bobbie Mc Gee”

“Volare” (cover)

“Possiamo sempre”

“Perfetto”

“Amandoti”

“Sei nell’anima”

“Notti senza cuore/ Una luce/ Donne in amore” (1° medley)

“Volo/ Scandalo/ Latin Lover/ Fotoromanza/ Bello e impossibile” (2° medley)

“I maschi”

“America”

“Meravigliosa creatura”

Live Report: Roger Waters @ Forum, Assago (Mi) 01/04/11

Aprile 2nd, 2011 in Reports by Redazione Rockol

“Ti piacerebbe rispedire a casa i nostri cugini di colore, amico mio?” canta Roger Waters verso la fine dello show, mentre nei panni di Pink intona “Waiting for the worms” circondato da proiezioni di enormi vermi rossi. C’è bisogno d’altro, nei giorni delle tensioni razziali al calor bianco e degli esodi forzati da Lampedusa, per giustificare il revival di “The wall” e ribadirne l’assoluta attualità? L’ex mr. Floyd ci ha visto giusto: il suo è un “concept” per tutte le stagioni,  cui gli orrori del mondo e le contraddizioni insite nella natura umana hanno impedito di invecchiare. Così lo spettacolo che il sessantasettenne rocker inglese ha presentato poche ore fa nella sua “prima” milanese è un mix di vecchio e nuovo, di cimeli recuperati dall’allestimento originale dell’80-’81 e di nuove intuizioni e magie tecnologiche: i mostruosi pupazzi e le animazioni inquietanti di Gerald Scarfe e un muro di mattoni che è diventato uno stupefacente schermo tridimensionale; filmati entrati nell’immaginario collettivo e un suono surround allo stato dell’arte percepibile in ogni punto della sala. Tutto perfettamente sincronizzato e in  altissima definizione, a cominciare da un suono limpido e preciso, finalmente all’altezza della situazione (e del costo del biglietto) anche in una sala, quella del Mediolanum Forum, solitamente poco indulgente con chi non presta abbastanza cura ai soundcheck e all’equalizzazione. Eccole qui, finalmente davanti agli occhi, le icone su cui abbiamo tanto fantasticato. Lo Stuka che esplode tra le fiamme dopo essersi infranto contro il muro, il maiale volante che volteggia sulla platea, i giganteschi e grotteschi pupazzi che simboleggiano l’oppressione (l’insegnante, la madre), i proiettori cercapersone che evocano tristi ricordi di guerra e campi di concentramento. Appena entrato in scena Waters, nerovestito e magrissimo, si rivolge al pubblico (con qualche parola in italiano) per ricordare la prima voltà che “The wall” andò in scena a Los Angeles (“time flies”, “il tempo vola”). Poi, annichilente, parte il riff metallaro di “In the flesh?” e  la gigantesca macchina produttiva da 37 milioni di sterline si mette in moto senza intoppi. “Another brick in the wall pt.2”, dilatata da assoli di chitarra e di organo (alle tastiere, accanto al fedele Jon Carin, c’è il figlio di Roger, Harry)  fa ballare anche le giovani hostess del Forum: a centro palco il frontman è raggiunto da sedici ragazzini che mimano il celebre coro, mentre i mattoni posizionati dalla crew cominciano a oscurare la visuale. In “Mother”, applauditissima, Roger doppia se stesso: chitarra acustica a tracolla, dialoga con la sua versione in bianco e nero e a pieno schermo  filmata nel 1980 alla Earls Court di Londra, mentre il Big Brother che ci tiene d’occhio diventa una Big Mother dagli occhi di bragia e un boato accoglie le scritte che commentano la retorica domanda del testo: “Mother should I trust the government”? La risposta è scritta alle estremità del muro: “no fucking way”, “col cazzo”. E’ un j’accuse appassionato e compassionevole, quello di Waters, contro tutte le guerre di ieri e di oggi. Durante “The thin ice”, e poi ancora nel corso l’intervallo, sullo schermo circolare e sul muro appaiono fotografie e carte di identità di tante vittime di guerra da non dimenticare: il padre del musicista ucciso durante lo sbarco ad Anzio,  i morti dell’Iraq, quelli dell’11 settembre e quelli degli attentati alla metropolitana di Londra del 2005 (è un contributo toccante e interattivo: è il pubblico, su richiesta di Waters, a fornire le immagini dei propri cari scomparsi).  Il filmato di “Goodbye blue sky”, che aveva suscitato l’indignazione di un’associazione ebraica, è stato forse riveduto e corretto, ma non ha perso mordente: le colombe che si levano in volo diventano uno stormo minaccioso di bombardieri dal cui ventre piovono croci, dollari e mezzelune, Stelle di David e falci e martello, il marchio della Shell e quello della Mercedes (alla faccia del “branding” e dei concerti sponsorizzati…). La musica che commenta le immagini è un meccanismo ad orologeria, anche se per fare le veci di David Gilmour ci si mettono in quattro: i tre chitarristi Dave Kilminster (il più pirotecnico e rocker di tutti, con la chioma selvaggia scossa dal vento), Snowy White (il più rodato: era nella “surrogate band” dei concerti dell’80) e il dylaniano G.E. Smith, più il cantante Robbie Wyckoff che lo sostituisce nelle parti vocali. Quando lui e Kilminster salgono in cima al muro per cantare e suonare “Comfortably numb” mentre Waters giù in basso incita la folla a cantare e lancia in aria le braccia, qualche fan puro e duro non trattiene un piccolo moto di delusione: in giornata qualcuno aveva avvistato al Forum Phil Taylor, il tecnico del suono dell’altro mr. Floyd, accendendo speranze irrazionali di un duetto che  con tutta probabilità si materializzerà più avanti alla O2 Arena di Londra, teatro prescelto per le riprese di un Dvd a questo punto assolutamente inevitabile. Con il suo solo fiammeggiante, comunque, Kilminster si ritaglia il momento musicalmente più esaltante dello show, mentre il quartetto vocale tutto al maschile (con Wyckof sono della partita i tre cugini Mark, Michael e Kipp Lennon) spinge “The show must go on” dalle parti del doo wop e del vocalese d’antan. Dopo l’intervallo e una “Hey you” eseguita totalmente al riparo dal muro, grandi applausi accolgono “Nobody home”, che Roger canta dalla sua “camera di albergo” completa di poltrona, abat-jour e televisore. Su “Vera” il leit motiv del “We would meet again” è accompagnato da struggenti filmati di ricongiungimenti familiari, mentre “Bring the boys back home” è l’occasione solenne per lanciare un altro accorato messaggio pacifista e ricordare le parole sagge di Dwight Eisenhower (ogni guerra provoca carestie e sofferenze ai più deboli). Il finale è muscoloso e minaccioso: tenute militari, bandiere sventolanti e minacciose, mentre Waters riprende vecchi slogan (“c’è qualche paranoico tra il pubblico, stasera a Milano”? chiede prima di lanciare il riff schiacciasassi di “Run like hell”),  urla nel megafono e finge di sparare alla folla con un mitragliatore. “The trial” è animazione grottesca e ultracolorata, e viene da pensare che la versione live di “The wall”, in certi momenti, sia proprio questo: un rutilante musical per teste pensanti. Subito dopo, preceduto da un tremore impressionante che scuote le sedie nella arena, il crollo del muro è emozionante, spettacolare e assolutamente catartico. E con il folk da strada di “Outside the wall” sono finalmente gli uomini, i musicisti, a prendere il sopravvento sull’apparato, sulla messa in scena e sugli effetti speciali: il messaggio di speranza e il senso di calore umano sono affidati a un’orchestrina acustica con chitarre, banjo, tromba e fisarmonica e all’immagine di una bimba che libera palloncini in volo. Non tutto è perduto, ci suggerisce Waters: “Uniti stiamo in piedi, divisi cadiamo”. Ringrazia ancora i presenti  per il calore e la partecipazione, ed è il primo a riconoscere l’ironia della cosa: “The wall” nacque dal suo senso di alienazione e distacco da un pubblico che col tempo aveva preso a temere e disprezzare.  Ma era tanto tempo fa  “e oggi sono cambiato”, spiega prima di andarsene con un sorriso dipinto in volto che il suo tormentato alter ego del 1980 non si sarebbe mai concesso.

(Alfredo Marziano)

SETLIST

“In the Flesh?”

“The thin ice”

“Another brick in the wall pt. 1”

“The happiest days of our lives”

“Another brick in the wall pt. 2”

“Mother”

“Goodbye blue sky”

“Empty spaces”

“What shall we do now?”

“Young lust”

“One of my turns”

“Don’t leave me now”

“Another brick in the wall pt.3”

“The last few bricks”

“Goodbye cruel world”

(intervallo)

“Hey you”

“Is there anybody out there?”

“Nobody home”

“Vera”

“Bring the boys back home”

“Comfortably numb”

“The show must go on”

“In the flesh”

“Run like hell”

“Waiting for the worms”

“Stop”

“The trial”

“Outside the wall”

Live Report: James Blunt @ Forum, Assago (Mi) 14/03/11

Marzo 15th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Capisci che James Blunt è un cantautore quando lo senti suonare dal vivo e, ieri sera, sul palco del Medionalnum Forum di Assago lo ha davvero dimostrato. Il palazzetto è gremito fino all’orlo, sedie in platea comprese. L’atmosfera rilassata e la gente presente preannunciavano un’ora e mezza di piacevoli note, suonate magistralmente da Blunt e dal suo gruppo di musicisti vestiti da lord inglesi. Le origini non tradiscono, anche se James vive ormai da tempo a Ibiza con la sua compagna. Nessun gruppo spalla, le luci si spengono e i led sul palco si accendono. Arriva la band, semi-illuminata. Un momento di silenzio, poi un riflettore inquadra le scalinate più alte del forum. James Blunt fa il suo ingresso correndo tra i fan che, in delirio, cercano di toccarlo. Raggiunto il palco, il cantante intona “So far gone”, che riscalda subito gli animi. Senza interruzione arriva la nuovissima “Dangerous”, intonata a gran voce. James è davvero carico: intonassimo, saltella e si muove sul palco, senza mai staccarsi dalla sua fedele chitarra. ” Buonasera”, dice al pubblico in un italiano quasi perfetto. “Come stai?”, tentenna. Si scusa per non parlare la nostra lingua, è contento di essere a Milano ma è sorpreso di vedere delle sedie anche nella zona in cui di solito il pubblico si accalca sotto il paco per fare casino. “Ho capito il perchè delle sedie-prosegue- è che io sono diventato anziano e a voi spettano 4 ore di noiosissima musica. Ma vedrete, verso la fine farò di tutto per farvi alzare e ballare” promette Blunt. Le canzoni si susseguono veloci, con pochissime pause le une tra le altre. Pezzi che hanno segnato la carriera del “soldato di sua Maestà” come “Carry you home”, la bellissima “Goodbye my lover”, che fa scendere una lacrima sui volti dei presenti, “High”, “The same mistake” e la celeberrima “You are beautiful”, (della quale tutti conoscono le parole), sono di certo i brani più apprezzati della serata. Non mancano gli episodi del nuovo disco disco di Blunt, “Some kind of trouble”, uscito lo scorso settembre e intitolato così perchè, a detta dello stesso James: ” E’ un album scanzonato, felice, inneggia alla vita, al divertimento, al mettersi nei guai, senza però fare troppi danni”. Ci sono “Superstar”, “I’ll be your man”, il primo singolo “Stay the night” e “Turn me on”, cantatissimi dalle fan più giovani. Blunt è davvero sorprendente, passa con disinvoltura dal piano alla chitarra, balla, si avvicina ai musicisti, i quali compiono egregiamente la loro parte. Verso fine concerto, James mantiene la promessa ed incita il pubblico ad alzarsi. La platea e gli spalti accolgono l’invito e finalmente si da’ libero sfogo alla voglia di muoversi a ritmo. Blunt sale sul piano, mima delle mosse di surf e accenna dei passi di danza. La musica termina e il cantante insieme al gruppo si ritira dietro le quinte. Passano pochi minuti e James ricompare. “Siete splendidi, amo l’Italia, torno presto”. Il live si conclude con “1973″ e un “Simona” cantato da tutti i presenti. Blunt è felice e commosso, ringrazia ancora, su tutti i lati del palco, come di rito, ma questa volta sparisce nel backstage e le luci si accendono. Un concerto a dir poco romantico: tantissime coppie, tantissime effusioni, ma anche tante adolescenti, che incitavano i propri padri a posizionarsi sotto il palco e sfidare la sicurezza per una foto da vicino del loro beniamino. Altro che invecchiato, il buon James ha ancora parecchi colpi in canna…

(Rossella Romano)

Setlist

So far gone

Dangerous

Billy

Wisemen

Carry you home

These are the words

I’ll take everything

Out of my mind

Goodbye my lover

No tears

High

Superstar

Same mistake

If time is all i have

You are beautiful

so long jimmy

I’ll Be Your Man

Into the Dark

Stay the Night

Turn Me On

1973

Live Report: Kylie Minogue @ Forum, Assago (Mi) 08/03/11

Marzo 9th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Otto marzo, gran tripudio di mimose per festeggiare la festa della donna. Donna che è bellezza e sensualità nel più banale dei luoghi comuni. Donna che diventa la metà savia, buona ed evoluta dell’universo nei momenti in cui il maschio vuole ruffianeggiare. Donna che è identificabile con Venere e, per quanti hanno un background ancora più classico alle spalle, con Afrodite. Coincidenza vuole che l’otto marzo al Mediolanum Forum di Assago transiti la data italiana dell’Aphrodite Tour di Kylie Minogue. Il colpo d’occhio è di quelli indimenticabili nella sua magnificenza: un colonnato modello Partenone per tutto il fronte del palco e una passerella a semicerchio che si spinge fin quasi a metà parterre. Una delle produzioni più imponenti e dispendiose della storia. E il bello deve ancora venire: decine di costumi che si rifanno alla mitologia firmati da Dolce & Gabbana (che vengono ricordati più di una volta dalla ragazza australiana “per loro sono Minnie la principessa piccolina”), ballerine e ballerini dai fisici straripanti, acrobati che vengono fatti volteggiare con ali d’angelo al di sopra del pubblico, giochi d’acqua sul palco e lungo la pedana, fontane, una biga trainata da schiavi in onore della Dea Minogue, botole che tolgono e introducono. Proprio da una di queste botole compare Kylie accoccolata all’interno di una conchiglia d’oro sulle note di “Aphrodite”, attorno a lei i ballerini volteggiano, alle sue spalle un megaschermo proietta immagini di corpi maschili e femminili dai fisici scolpiti: tutto molto kitsch, sempre sul filo dell’esagerazione. Del resto parliamo di uno spettacolo che è costato 25 milioni di dollari. Dopo il primo pezzo ecco “The one”, estratta dall’album “X”, così come la seguente “Wow”. La prima parte del concerto stenta un po’ però, a dir la verità. L’imponente scenografia è talmente sfarzosa che sembra inghiottire la piccola cantante australiana: la struttura stessa del palco, con la lunghissima pedana circolare, la tiene un po’ lontana dal pubblico del parterre. Ma con il passare del tempo l’Afrodite del pop prende confidenza, si scioglie un po’ e si allarga nei primi sorrisi, riuscendo finalmente a scaldare il pubblico come si deve.

Mentre sale a bordo di una biga romana trascinata dai suoi ballerini cantando “I believe in you” Kylie si avvicina per la prima volta al fondo della pedana raggiungendo il cuore del pubblico: ecco allora una manciata di hit che scuotono la serata come “Cupid boy”, la sempre divertente “Spinning around” e una sorprendente “Can’t get you out of my head”, proposta in una versione molto rockettara.

Canzoni a parte, spesso sono le luci e gli effetti speciali a monopolizzare la scena: durante “Looking for an angel”, cover degli Eurythmics di Annie Lennox e Dave Stewart, Kylie sale letteralmente sulle spalle di un uomo-angelo e, issata su una corda, vola sopra il pubblico. Insomma, le sorprese non mancano mai. Dopo un paio di momenti intimi, dove la Minogue si concede due brani a cappella – “I should be so lucky” e “Your disco needs you” – si va verso il gran finale: il palco si trasforma in una gigantesca fontana e tra i flutti, le luci e i colori il Forum si gode “On a night like this” e il recente singolone “All the lovers”, arricchito da una coreografia che ricorda quella del videoclip.

Seguono rinnovati ringraziamenti a Dolce & Gabbana, dichiarazioni d’amore all’Italia e tanti, tanti applausi. E poi, così come è apparsa, la dea del pop scompare sotto il palcoscenico, lasciando il pubblico a fissare il tempio romano e a guadagnare la via di casa.

(Giovanni Ansaldo-Paolo Panzeri)

Setlist

Aphrodite

The One

Wow

Illusion

I Believe in You

Cupid Boy

Spinning Around

Get Outta My Way

What Do I Have to Do?

Everything Is Beautiful

Slow

Confide in Me

Can’t Get You Out of My Head

In My Arms

Looking for an Angel

Closer

There Must Be an Angel (Playing with My Heart) (cover Eurythmics)

Love at First Sight

If You Don’t Love Me

Better the Devil You Know

I Should Be So Lucky (A cappella)

Your Disco Needs You (A cappella)

Put Your Hands Up (If You Feel Love)

Encore:

On a Night Like This

All the Lovers

Live Report: Skunk Anansie @ Forum Assago, Milano 12/02/11

Ffebbraio 13th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Ci sono quei concerti che vorresti non finissero mai. Non ne hai mai abbastanza di quelle canzoni, di quei riff di chitarra, della potenza della batteria e delle note gravi del basso. Staresti ad ascoltarli per ore ed ore facendoti investire dalle vibrazioni emanate dalle note. E al concerto degli Skunk Anansie è avvenuta proprio questa magia. Il Mediolanum Forum di Assago è gremito fino all’osso: numerosissimi rocker si mescolano a insospettabili fan, a mamme con un passato “hard&heavy” accompagnate dai pargoli, e ai soliti presenzialisti/curiosi/capitati lì per caso. Si spengono le luci e sul telone davanti al palco compare un’immagine che ricorda la copertina del loro ultimo “Wonderlustre”, album del 2010 che ha sancito la reunion di Skin, Ace, Cass e Mark Richardson. L’immagine scompare e appaiono, con in sottofondo le prime note di “Yes it’s fucking political”, delle ombre: il telo si alza e e la voce caldissima e potente di Skin, che indossa delle ali nere, infiamma il palazzetto. L’energia prosegue con “Charlie big potato” e “Beacuse of you”. Il pubblico canta a squarciagola, balla, si dimena incitato dalla “pantera dalla voce di velluto”. Tanti pezzi del passato come “I can dream”, l’energica e bellissima “Weak”, canzone tra le più note del gruppo, “Brazen” e “Twisted”. Molto spazio viene dedicato anche a brani recentissimi come “Talk to much”, “Over the love”, “The sweetest thing”, “My ugly boy” e “Feeling the itch”. Skin salta come un grillo, si arrampica sulla batteria come un ragno e non risparmia contatti face to face con i ragazzi delle prime file. La sua voce riesce a toccare note incredibilmente alte ed è davvero in gran forma, bellissima, androgina e sensuale come al solito. I suoi compagni di avventura non sono da meno, gli anni non sembrano passati e la pausa presa anni fa per seguire i propri progetti personali sembra non esserci mai stata. L’alchimia tra i quattro c’è e si vede, i suoni sono limpidi, la batteria è carichissima, la chitarra è potente e il basso ti scava dentro. Tocca le corde più profonde la versione acustica di “Follow me down” e le due ore di concerto terminano con le adrenaliniche “On my hotel TV”, “.Tear the place up” e “The skank heads”, rock che più rock non si può. Per il bis vengono scelte “Hedonism”, “You saved me”, singolo ora in rotazione e “Little baby swastikkka”. Ma il pubblico non ci sta ad andare a casa, vuole altra musica. I nostri eroi escono una seconda volta, Skin esclama: ”Siete fottutamente meravigliosi” e intona “Squander”. Ringraziamenti al nostro Paese, in cui i quattro sono praticamente di casa, saluti ed inchino di rito. Il concerto è veramente finito ma si fa davvero fatica ad andare via. Per parafrasare le parole di Skin: gli Skunk Anansie sono “fottutamente fantastici” dal vivo e lo hanno dimostrato.

(Rossella Romano)

Setlist

1.Yes It’s Fucking Political

2.Charlie Big Potato

3.Because of You

4.God Loves Only You

5.100 Ways To Be A Good Girl

6.Talk Too Much

7.Over the Love

8.I Can Dream

9.The Sweetest Thing

10.Intellectualise My Blackness

11.My Ugly Boy

12.Weak

13.Brazen

14.My Love Will Fall

15.Twisted

16.Feeling the Itch

17.Follow me down

18.On My Hotel TV

19.Tear the Place Up

20.The Skank Heads

Bis:

21.Hedonism (Just Because You Feel Good)

22.You Saved Me

23.Little Baby Swastikkka

Bis 2:

24.Squander

Non presente sulla setlist, ma eseguito: “Secretly”

Dal Vivo
I concerti recensiti da Rockol