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Live Report: Nine Inch Nails @ Idroscalo Milano 26/06/09

Giugno 29th, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Il cielo è cupo, la pioggia scende a tratti: Milano sembra adeguarsi alla musica, per il concerto dei Nine Inch Nails.
La band di Trent Reznor arriva per la prima delle due date italiane del Wave Goodbye Tour, il tour d’addio. E’ l’headliner di un minifestival che vede anche Mars Volta e Korn, i più sfortunati della giornata con un set colpito, quello sì, violentemente dall’acqua e con conseguenti problemi d’impianto.
I NIN arrivano quasi puntuali alle 9 e 40: la pioggia scenderà per tutto il set di due ore, ma mai così violentemente da rendere difficoltosa la performance a band e pubblico. Semplicemente dà un tono tutt’altro che estivo alla serata all’Idroscalo.
I NIN si presentano, come sempre capita in tour, come una band vera e propria, non come la creatura di Trent Reznor. Sono in quattro e, oltre al leader che si alterna tra voce, chitarre, tastiere e computer, ci sono Robin Finck alla chitarra, Justin Meldal-Johnsen al basso e Ilan Rubin alla batteria. Reznor parla poco, difatto spiccica parola solo verso alla fine, per incitare a comprare dischi e magliette per supportare le band, ma quelle ufficiali, lasciando perdere i “fottuti contrabbandieri lì fuori”, riferendosi alle ormai classiche bancarelle di magliette farlocche che assiepano ogni evento musicale.
Insomma, poche parole e molta musica. E la prima cosa che colpisce è proprio l’impasto sonoro, la quantità e la qualità dei suoni che riescono a portare sul palco. Insomma, l’ennesima dimostrazione che i NIN non sono (solo) una studio-band.
In due ore di concerto Reznor e soci riescono a evocare l’elettronica e la techno, il metal, il punk (bellissima “Mr. Self distruct”), il rock puro e semplice. Riescono persino a commuovere con momenti più lenti come “The Fragile” e la conclusiva “Hurt”. Certo, la scaletta non è delle più equilibrate, ma i fan sapevano che in questo tour d’addio i NIN avrebbero scelto anche canzoni inconsuete, mixate a qualche hit (“Head like a hole”, per esempio), ma lasciando fuori capolavori come “Closer”.
C’è ancora una possibilità di vederli, tra un mese, il 22 luglio a Roma. Poi i NIN andranno in letargo a tempo indeterminato.

(Gianni Sibilla)

setlist:
1.000.000
Last
Terrible lie
Discipline
March of the pigs
Piggy
Reptile
The becoming
Burn
Gave up
La mer
The fragile
Non entity
Gone, still
The way out is through
Wish
Survivalism
Mr Selfdestruct
Suck
The hand that feeds
Head like a hole

Echoplex
The good soldier
Hurt

Live Report: Daniele Silvestri @ Idroscalo Milano 26/06/2007

Giugno 27th, 2007 in Archivio by Redazione Rockol


Eccolo, il vincitore morale dell’ultimo Sanremo, venuto a reclamare il posto che gli spetta. Che, per inciso, non è soltanto quello di dominatore dell’airplay radiofonico con l’onnipresente “La paranza”. No, il vero posto di Daniele Silvestri dovrebbe essere, adesso più che mai, un palco. Gli anni di lontananza dalle scene vanno buttati alle spalle , e va ricordato al pubblico che Silvestri non è solo quello dei tormentoni (prima c’era stata “Salirò”), ma un musicista vero, capace di passare in rassegna diversi generi musicali, non solo il pop di qualità.
Ecco quindi “Il latitante tour 2007” che approda a Milano in una strana sera estiva, molto fresca ma comunque funestata dalle zanzare che solitamente infestano il lido della metropoli lombarda, l’Idroscalo: “Sono il vero pubblico”, scherza Daniele, “Sono più di noi, e stasera il concerto è per loro”. E dire che di gente ce n’è eccome: una buona parte è li per “La paranza” e Daniele la mette ad inizio concerto, quasi per levarsi il fastidio e far scaldare la gente. Presentandola, ammette di averla trovata troppo appiccicosa da subito dopo averla scritta, fino a che il suo produttore Enzo Miceli non ha trovato un po’ di musicisti latini che l’hanno rivitalizzata: i musicisti, gli stessi con cui Silvestri si è esibito al Festival sono gli ospiti speciali della serata, e si fermano per un paio di brani oltre a “La paranza”, che ovviamente fa ballare tutti.
Per il resto, il concerto conferma quanto già sa chi segue il cantautore romano tormentoni a parte. Daniele ha una capacità di scrittura e di performance come pochi altri in Italia: il concerto alterna il rock di “Seguimi” alla polemica sociale (l’1-2 di “Il mio nemico” e “Che bella faccia”) a divertissment scatologici come “Sogno-b”. Daniele parla molto prima delle canzoni, intrattiene il pubblico, ma più che le zanzare o le troppe parole il concerto sembra patire un po’ la scaletta altalenante tra i generi, che fa fatica a coinvolgere tutto il pubblico, sopratutto quello che conosce solo le canzoni più famose.

(Gianni Sibilla)

Live Report: White Stripes @ Idroscalo Milano 07/06/2007

Giugno 8th, 2007 in Archivio by Redazione Rockol

Un ringraziamento speciale va inviato a Giove Pluvio che ha graziato i tanti che non hanno voluto perdersi la data milanese degli White Stripes e sono convenuti nel pratone a fianco dell’Idroscalo, il mare di Milano. Le piogge dei giorni precedenti, però, non hanno mancato di rendere il fondo del prato di fronte al palco molto più che fangoso e una pozzanghera di grosse dimensioni, che per profondità aveva poco da invidiare al vicino Idroscalo, ha costretto il pubblico a disporsi ai lati di questo inopportuno laghetto in una insolita formazione a ciambella.
I due ex coniugi White, in bilico tra Stendhal e Galliani – maglia e pantaloni rigorosamente rossi Jack, identico completo ma di un elegante nero Meg – verso le 22 si presentano sul palco e danno inizio alle danze con “Dead leaves and dirty ground”, un brano che risale a “White blood cells”, e “Black math” lasciando intendere che non ci saranno sconti di sorta e l’immersione nella loro musica sarà totale.
Il palco è minimale nell’allestimento: la batteria alla sinistra di chi guarda, tre microfoni posti lungo il fronte per permettere a Jack di cantare senza impicci da qualsiasi posizione, uno sfondo rosso e una solitaria mirror ball appesa sul lato destro.
Il pubblico, sorprendentemente, non si lascia andare a sbracati “Popopopopopo” ma è totalmente assorbito dal set tirato e senza fronzoli di Jack e Meg. Quest’ultima, smentendo chi la vorrebbe senza i minimi requisiti tecnici, si difende più che bene dietro piatti e tamburi, dai quali si separa per raggiungere il centro del palco in un’unica occasione, per regalare una bella versione di “In the cold cold night”. Jack, alla chitarra, è di rara bravura nel vestire i panni del frontman e gestisce lo spettacolo con scoraggiante maestria camminando senza rete a mille metri di altezza sul filo del blues, del rock, del country e di tutta la musica americana degli ultimi quarant’anni. Ogni singola nota che esce dalla sua chitarra è di disarmante semplicità e funzionalità, talenti che solo i grandi possiedono.
Nonostante le due date italiane (l’altra si è tenuta la sera prima al Teatro Tendastrisce di Roma) anticipino di una manciata di giorni l’uscita del loro sesto album “Icky thump”, il concerto non gravita attorno alle nuove canzoni. Anteponendo l’equilibrio e la riuscita del concerto alla promozione del nuovo cd, di quest’ultimo vengono presentati solo tre/quattro brani. Se i vecchi adagi hanno ragione di essere e, quindi, “il buongiorno si vede dal mattino”, la nuova uscita discografica sarà una presenza fissa nelle top ten che tutte le testate giornalistiche usano compilare a fine anno per riassumere quanto di buono ascoltato.
Una versione semplicemente perfetta di “I just don’t know what to do with myself” di Burt Bacharach, fa correre i brividi lungo la schiena di tutti i presenti che intonano entusiasti il ritornello. Al novantesimo minuto del concerto – e non poteva essere altrimenti – il commiato con il pubblico di Milano è affidato a “Seven nation army”, la canzone che, di questi tempi un anno fa, era colonna sonora della tifoseria italiana nella spedizione tedesca della nazionale ai mondiali di calcio. Il concerto milanese conferma come gli White Stripes siano una delle poche “cose” eccitanti presenti nell’attuale panorama rock.

(Paolo Panzeri)

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