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Live Report: Kings Of Leon @ Futurshow Station, Bologna 03/12/2010

Dicembre 4th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Per iniziare una nota di colore, un brutto colore, il parcheggio auto del FuturShow Station di Bologna ha un costo di nove euro, sì diciottomila delle vecchie lire. Ogni ulteriore commento è superfluo. La serata è aperta dai Whigs, un terzetto di ragazzi provenienti dallo stato della Georgia, che non sono e saranno il futuro del rock’n’roll, ma profondono un discreto e confusionario impegno sulle assi di un palco sovradimensionato per il loro talento. Il palazzetto di Casalecchio di Reno è colmo per tre/quarti per l’unico passaggio italiano dei Kings of Leon, la band trefratellieuncugino che sta strapazzando ogni classifica di vendita nei paesi di lingua anglosassone e, loro sì, sono già il presente del rock. La stessa coltre di fumo che dalle nostre parti è diventata il marchio di fabbrica dei Pooh anticipa l’entrata in scena del quartetto. Sin dalle prime battute i Kings of Leon mostrano una compattezza e solidità incredibili, una vera macchina da musica e ritmo oliata e coesa, in due parole: una band con i fiocchi. La voce di Caleb è tonica al punto giusto con tutte le profondità e le intonazioni del caso, dietro le pelli Nathan è instancabile e i bicipiti tatuati guizzano che è un piacere, cugino Matthew alla chitarra solista conosce il mestiere e si permette di usare anche i denti per far godere il suo strumento, il giovane Jared al basso tiene bordone senza sbavature. Granitici, precisi, i Kings of Leon hanno di fronte a loro dei fans veramente fantastici – era da tempo che non mi accadeva di essere testimone di un affetto così puro, diretto e a prescindere – che hanno fatto tutt’uno con le canzoni proposte dal gruppo, cantando, ballando e sostituendosi ad esso quando nel bel mezzo di “Mary” è saltata l’amplificazione e il set è diventato improvvisamente acustico. Un’ora e mezza e una ventina di canzoni più tardi dei simil fuochi artificiali hanno chiuso lo show. Alzati i tacchi per lasciare il concerto la sensazione di avere assistito allo show di una band che “possiede” la musica e la antepone a qualsiasi cosa, di avere assistito allo show di una band – forse l’unica…forse la migliore – che ha raccolto l’eredità di tutte quelle correnti musicali che messe insieme formano la american way of rock dando l’impressione di proporre sempre la solita vecchia canzone, ma in realtà portando il confine un pochino più in là, con naturalezza, proprio come fanno i grandi o i predestinati. A voler fare le pulci in casa Kol e a voler criticare, si può sostenere che una maggiore varietà di registro nella proposta musicale avrebbe giovato allo spettacolo così come un maggiore calore nella gestione del palco, ma questa è una questione di carattere.

(Paolo Panzeri)

SETLIST

1.Crawl

2.Molly’s Chambers

3.Radioactive

4.Fans

5.Revelry

6.Mary

7.The Immortals

8.The Bucket

9.The End

10.No Money

11.Four Kicks

12.Notion

13.Pyro

14.On Call

15.Back Down South

16.Manhattan

17.Knocked Up

18.Use Somebody

Bis:

19.Closer

20.Sex on Fire

21.Black Thumbnail

Live Report: Kings Of Leon @ Hyde Park London 30/06/10

Luglio 1st, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Londra, Hyde Park, ore 20.30:  I Kings Of Leon coronano una stagione senza precedenti suonando come headliner di fronte a più’ di  65.000 persone, testimoniando che se il rock ’n'  roll ha ancora qualcosa da dire, di sicuro può parlare attraverso la loro musica. Kings Of Leon, con l’ultimo album  ”Only by the night”  non solo hanno venduto più’ di 7 milioni di dischi in tutto il mondo, ma si sono definitivamente imposti come “the big r ’n ’r sensation”, la band da cui aspettarsi nuova linfa per la musica rock, nuove idee, una nuova attitudine.  E se il backstage può renderne in parte testimonianza, ieri sera l’area VIP accoglieva tra gli altri Chris Martin, Gwyneth Paltrow e Orlando Bloom, tutti ‘in fila’ per la vera superstar della serata , Caleb Followill,  un frontman all’insegna dell’understatement.

Il live set dei KOL  è asciutto, essenziale, non regala altro che grandi riff, ispirazione intensa e costante per tutto lo spettacolo.  Non “gigioneggiano”, semplicemente snocciolano tutte le loro canzoni migliori eseguendole con grande solidità  e soprattutto con la massima dinamica, con l’intento di trasportare il pubblico esattamente dove le canzoni vogliono. I KOL sono uno spledido esempio di sintesi compositiva e di quel  magnetismo che nasce dalla  semplicità e dell’autenticità: sono cool proprio perche’ sono diversi, riconoscibili ed estremamente diretti. Ogni canzone un’idea che “gira” benissimo, un testo coinvolgente, una voce sempre affascinante e “presente” dall’inizio alla fine. ‘Crawl’ apre il concerto, ed è perfetta per quella sensazione di crescendo che pare restare sempre sospeso, incompiuto, mentre è inevitabilmente ‘Sex on fire’ a scatenare la folla. La setlist è un trittico: grande spazio all’ultimo disco, pari dignità ai vecchi classici della band come ‘Molly’s chamber’ e ‘The bucket’ e, senza preavviso, qualche assaggio del futuro: due pezzi dal prossimo album che, sono parole di Caleb Followill, il gruppo aveva suonato solo una volta alla loro casa discografica, la Sony Music. E la chiusura, come a pagare un tributo alle proprie influenze, è una grande scelta: la cover di ‘Where is my mind’ dei Pixies.

Quando “di meno” diventa “di più’”, una delle  più esemplari lezioni del  rock.

(John Steed )

Dal Vivo
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