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Live Report: Litfiba @ Alcatraz, Milano 30/01/13

Ggennaio 31st, 2013 in Reports by Redazione Rockol

L’escursione termica tra le strade di Milano e l’interno dell’Alcatraz è nell’ordine dei 30 gradi, forse più. Fuori siamo attorno allo zero, forse meno; dentro fa un caldo quasi soffocante. Ma entrando nella discoteca milanese le facce sono felici, prima ancora che cominci il concerto: si capisce subito che la serata è attesa come un evento.

“Se il mio gruppo preferito facesse una cosa come questa, impazzirei di gioia”, mi dirà un’amica a fine serata.
La “cosa come questa” è un tour dedicato ai primi tre album. In questo caso, la cosiddetta “Trilogia del potere” dei Litfiba: “Desaparecido” (’85), “17 re” (’86) “Litifiba 3” (’88). Per l’occasione, sono tornati in formazione Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, membri della formazione originale. Al banco della regia sonora c’è persino Giorgio Canali, ora musicista di suo, ma che iniziò come fonico proprio dei Litfiba negli anni ’80.
Insomma: operazione nostalgia? Si e no. Perché il pubblico non è composto solo dai 40enni come il sottoscritto, gente cresciuta con quei dischi. Ci sono (e tanti) fan più giovani che hanno scoperto dopo i Litfiba: quegli album li hanno consumati in differita, e non vedevano l’ora di risentirli così.
Lo si capisce fin dalle prime note: il riff di “Eroi nel vento” viene accolto da un boato e immediatamente la platea inizia a cantare a memoria le parole, come farà per tutta la serata. Se possibile, la temperatura si alza ancora. Pelù è in grande forma: pizzetto, gilet d’ordinanza sul petto nudo (che rivelerà solo a fine concerto). Ghigo è nascosto sotto un cappellino. Maroccolo ha il basso sulle ginocchia e un microfono sopra la testa. Aiazzi è in alto, dietro le tastiere. Alla batteria c’è la new entry Luca Martelli.
Il sound è potente, frutto di una ricerca quasi filologica: è un sound che oggi appare fuori moda, radicato com’è negli anni ’80, con quell’intrecciarsi di tastiere e basso melodico a sostenere le schitarrate di Renzulli. Ma sentirlo ricorda l’importanza che i Litfiba ebbero in quel frangente, mostrando che era possibile una via italiana al rock e alla new wave. Così come le parole: allora erano poesia pura, ti aprivano un mondo, come quel “Voglio idee per sopravvivere, e mille mille mille non bastano” di “Apapaia”, uno dei momenti più intensi del concerto. Come la rabbia di “Guerra” e quella di “Santiago” (dedicata alla visita del Papa al dittatore Pinochet). Oggi forse suonano un po’ naif, soprattutto a noi 40enni disillusi. Ma Pelù dimostra sul palco la potenza di quel repertorio; indugia ogni tanto nei suoi proclami, ma dimostra ancora una volta di essere quello che è sempre stato: un animale da palcoscenico.
Perché questo tour è, certo, un’operazione industriale – peraltro di quelle che all’estero si fanno spesso (i Cure avevano portato in tour i primi tre album per intero, tempo fa). Da questi concerti verrà tratto un disco live in uscita a marzo. A metà scaletta si accendono le luci. Per un attimo l’audience borbotta, teme che sia già tutto finito. Invece bisogna solo scattare la foto di copertina.
E’ un’operazione industriale, dicevamo, ma anche un’operazione che risponde ad un bisogno dei fan, è altrettanto evidente.
E ad un bisogno dei musicisti: forse la fotografia più bella del concerto è la faccia di Gianni Maroccolo: felice come un bambino, spiritato, sorridente, goduto. E’ contento di essere lì sul palco a suonare quelle canzoni, con quella band. E il pubblico, quella felicità la percepisce tutta.
La scaletta procede per salti, non per album interi: 26 canzoni in scaletta, tra cui chicche come “Transea” ed “Elettrica danza”, uscite solo su un EP del periodo. Qualche omissione importante (“Come un dio”), ma per il resto c’è praticamente tutto l’indispensabile di quel periodo. C’è anche la dedica al compianto Ringo De Palma su “Amigo”. E c’è il finale con “Resta” e “Tex”, la canzone che avviò il salto dei Litfiba verso il successo di massa, chiudendo un’era, quell’era che questo concerto ha messo in scena perfettamente.
Stasera si ripete, poi il tour riparte a fine marzo – nel frattempo Pelù farà il giudice al talent The Voice (tra il pubblico c’era pure il collega Riccardo Cocciante).
Unica, piccola nota: i manifesti mostrano in grande le facce di Pelù e Renzulli, in centro. In basso, quelle più piccole, di Maroccolo e Aiazzi. Insomma: i Litfiba sono la storica coppia che si è riformata nel 2010. Il ritorno di Aiazzi e Maroccolo è solo per questo tour. Godetevelo finché dura.
(Gianni Sibilla)
SETLIST
Eroi nel vento
Tziganata
La Preda
Transea
Istanbul
Guerra
Versante Est
Apapaia
Pierrot e la Luna
Ballata
Elettrica danza
Re del silenzio
Gira nel mio cerchio
Cane
Ferito
Louisiana
Il Vento
Santiago
Paname
Ci Sei Solo Tu
Corri
Amigo
Rest

Tex

Live Report: Litfiba @ SO36, Berlino 05/03/11

Marzo 6th, 2011 in Reports by Redazione Rockol

Sentire i Litfiba a Berlino è come fare un viaggio indietro nel tempo di quasi trent’anni, quando la band suonava in posti piccoli, caldi e sudati. Provate a immaginare se Piero Pelù e soci suonassero ai Magazzini Generali di Milano o al Circolo degli Artisti di Roma: ecco, così avrete più o meno l’idea dell’atmosfera che si poteva respirare (anche se da respirare c’era un gran poco) al SO36, locale storico della scena punk-rock berlinese, situato in quella Oranienstrasse che è il centro nevralgico del quartiere alternativo di Kreuzberg.

Fin dalla fila fuori dal club si capisce che sarà un concerto tra compatrioti, dato che, tranne rare eccezioni, non si sente altra lingua al di fuori dell’italiano. Poco male, e comunque c’era da aspettarselo. I Litfiba sono un’icona del rock made in Italy, Berlino pulsa di italiani e l’equazione è presto fatta. Sono passate da pochi minuti le 21 quando Pelù e Renzulli, accompagnati da Daniele Bagni al basso, Federico Sagona alle tastiere e Pino Fidanza alla batteria, fanno il loro ingresso sul palco scaldando il locale (che ancora si sta riempiendo) con “Proibito” e l’attuale singolo “Barcollo”. La venue è lunga e stretta e allo scoccare del terzo brano “Resta” si presenta quasi piena in ogni ordine di posti, anche se non è difficile raggiungere le prime file. Fa davvero una bella impressione vedere i Litfiba in un posto così intimo, su un palco piccolo dove paiono quasi schiacciati, ma allo stesso tempo si trovano a loro agio, “sentono” il pubblico. Pelù è sempre in uno stato di forma incredibile ed il feeling ritrovato con Ghigo è palpabile.

La setlist include molti episodi della prima ora come le intriganti “Paname” e “Apapaia”, il rock senza sconti di “Tex” (con Piero che indossa un cappello da guardia canadese e Ghigo che si lancia in uno psichedelico assolo) e la desertica “Louisiana”. Non mancano anche episodi meno longevi come “Sparami” e “Ritmo #2” ed anche la recente “Sole nero”, cantata a squarciagola da buona parte dei presenti, segno che la reunion della band ha davvero fatto breccia negli aficionados.

Iniziando “Lulù e Marlene” Piero ricorda uno show berlinese di venti anni fa (al Loft-Metropol il 23 giugno 1984, di cui esiste anche un rarissimo bootleg del 1985 intitolato “Live in Berlin”) e ovviamente nel corso del concerto non risparmia frecciate alla classe politica italiana: alla Lega Nord tirando fuori una bandiera della Padania (“Questa gente vorrebbe sparare sui migranti in fuga dalla guerra”) e su “Dimmi il nome”, quando indossa la maschera di Berlusconi, appena dopo aver recitato il funerale della loggia massonica P2. Ed è pazzesco pensare che questo brano, composto appena dopo il “terremoto” Tangentopoli nel 1993, suoni ancora così attuale.

Vengono snocciolati altri pezzi storici come “Fata Morgana”, “Cangaceiro” e quella “Gioconda” in cui Piero non risparmia le usuali frecciate al Papa e alla Chiesa.

Prima del bis il caldo è davvero asfissiante e lo stesso Pelù invoca una birra dal bar per resistere. I Litfiba più volte ringraziano Berlino e chiudono con un tris di fuoco tratto dall’album “Spirito”: l’omonima canzone, “Lacio drom” (con dedica a lui e Ghigo “che da trent’anni portano in giro la carovana Litfiba”) e “Lo spettacolo” con ripetuti stage diving di Pelù sulla folla.

Un’ora e mezza abbondante senza un attimo di pausa, un concerto tirato e sudato come pochi e la sensazione di aver assistito a qualcosa di emozionante e speciale. I Litfiba in un club così intimo. A Berlino. Chi l’avrebbe mai detto…

(Ercole Gentile)

Live Report: Litfiba @ Forum Assago 22/11/2010

Novembre 23rd, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Il Forum di Assago non è pieno a tappo però l’affluenza è più che buona. Del resto i Litfiba – freschi di reunion dopo una decina di anni trascorsi a cercare altri stimoli musicali o forse solo a far tornare la voglia a Ghigo e Piero di frequentarsi nuovamente – hanno inaugurato proprio in questa arena la loro nuova vita non più tardi del 13 aprile, poco più di sette mesi fa.

La prima occhiata verso il palco denota la mancanza di schermi, passerelle e ammennicoli di vario genere, una produzione senza fuochi d’artificio, mirata, forse, a mettere in primo piano la musica. I giochi di luce si riveleranno veramente suggestivi e impeccabili. Sono trascorse le nove da appena qualche minuto, batteria basso e tastiere prendono il loro posto, qualche secondo più tardi il centro della scena è tutto per i due eroi fiorentini. Pantalone nero, gilet nero chiuso sul petto e bicipiti bene in vista per entrambi, un cinque alto e che la festa cominci!

Piero saluta il pubblico e tiene, sin da subito, il primo dei suoi mini sermoni a base di uguaglianza, diritti, mala politica, antirazzismo, ingiustizia, religione. Per iniziare ricorda a tutti che nulla è PRO-PRO-PROIBITO e la sala accende subito i motori al massimo dei giri, la seguente e nuova “Barcollo” non molla la presa e il pubblico del Forum canta ogni singola strofa. Pelù è in grande forma fisica e vocale, Renzulli preferisce lasciare le luci della ribalta alla sua chitarra: puntuale e in gran forma pure lei. Il resto della band è gregario e totalmente al servizio dei maestri di cerimonia. La riunione dei Litfiba è ancora fresca, hanno pubblicato il solo doppio album live “Stato libero di Litfiba”, quindi il concerto pesca per intero dal vecchio catalogo, quello che viene inevitabilmente sacrificato in buona parte quando si hanno nuove canzoni da proporre al pubblico. Per i fans è una goduria ascoltare “Apapaia”, “Fata Morgana”, “Sotto il vulcano”, “Louisiana”, “Soldi” e introdotta da “…ora facciamo un po’ di casino…” una indiavolata “Ritmo#2”.

Piero inforca un cappello rosso da cowboy in onore di “Tex”, una delle canzoni più amate di sempre dal popolo dello stato di Litfiba. Una canzone dietro l’altra senza perdere colpi si vola verso la chiusura del concerto, Piero slaccia i bottoni del gilet ed arriva “El diablo”. La band saluta e prende la via del retropalco, nessuno crede neppure per un attimo che la festa sia finita, le luci rimangono spente, si battono le mani e si attende il gran finale. E gran finale sarà, un trio di gioielli da rimanere abbagliati: dapprima “Spirito” poi una spettacolare versione di “Lacio drom” e infine “Cangaceiro” non fanno sconti. Piero ha abbandonato il gilet e ora folleggia per il palco a torso nudo. Non facendosi mancare due tuffi a volo d’angelo verso il suo pubblico che lo accoglie, lo sorregge e lo restituisce sano, salvo e purificato al proscenio per i saluti finali in compagnia del suo pard di, quasi, sempre. La messa è finita, se siete credenti non perdetevi le restanti date del tour.

(Paolo Panzeri)

Live Report: Litfiba @ Forum Assago 13/04/10

Aprile 14th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Tanto tuonò che piovve: le voci di reunion dei Litfiba giravano da tempo, c’era chi la sognava, c’erano gli Elii che hanno scritto una canzone al proposito, “Litfiba tornate insieme”. Alla fine la reunion è arrivata: dopo l’annuncio dello scorso dicembre, dopo tre date di riscaldamento in Svizzera e Germania lo scorso marzo, Ghigo Renzulli e Piero Pelù si sono ritrovati ufficialmente ieri sera sul palco del Forum di Assago, prima delle cinque date di aprile, a cui ne seguiranno altre 13 in estate, a partire da Nori (Bari), il 17 di luglio.
Poche dichiarazioni, una sola intervista ad un mensile (in cui smentivano la classica tesi del ritorno per questioni monetarie), alcuni pensieri affidati ad un comunicato stampa, e molta voce alla musica: questa la strategia del ritrovato duo. “Non ce lo aspettavamo, poi è andata come è andata e continueremo a far concerti per tutta l’estate. Sul palco ci sarà la classica formazione Litfiba, voce, chitarra, basso tastiere e batteria per un concerto tutto suonato, un live suonato al 100%. Può apparire controcorrente questa scelta, ma pensiamo che si possa dare un segnale in controtendentza e avere uno stile”, dicono nel comunicato.
Scenografia volutamente scarna, in cui troneggiano molti amplificatori e qualche luce, nessun effetto tecnologico, nessun megaschermo. L’entrata sul palco è tutta tesa a dimostrare che i Litfiba sono quelli di una volta: Pelù, lungocrinuto come ai tempi d’oro, anticipa l’attacco di “Proibito” con un un po’ di slogan (“Benvenuti al concerto di chi va controcorrente”), e durante la serata continua indirizzandone altri al Papa (a cui viene dedicata “Bambino” “perché una volta era bambino anche lui”). Il pubblico, che già rumoreggiava per l’attesa, apprezza entusiasta, tributando un’ovazione al primo assolo di Ghigo. L’attaccamento al marchio Litfiba è ancora altissimo, nonostante dalla separazione tra i due siano passati dieci anni, e le prove della band guidata dal solo chitarrista non abbiano ottenuto lo stesso successo.
Il suono del gruppo è decisamente rock, volutamente un po’ sporco, anche in brani originariamente più puliti come “Spirito”. L’acustica del Forum non aiuta, enfatizzando molto la sezione ritmica, in cui spicca soprattutto la batteria, persino troppo presente nell’impasto. “Abbiamo lavorato con i musicisti con i quali ultimamente abbiamo avuto più feeling”, dicono i due, e infatti in formazione ci sono Piero Fidanza alla batteria, già nelle ultime uscite con Renzulli, Daniele “Barni” Bagni al basso, in formazione nella seconda metà degli anni ‘90, e Federico “Sago” Sagona alle tastiere, al lavoro con Pelù negli ultimi tempi. Non sono stati coinvolti nella reunion membri storici come Antonio Aiazzi (che pure era rientrato nel 2003, rimanendo fino al 2006), e Gianni Maroccolo, uno dei fondatori, uscito nel 1989, ma che pure aveva proposto in passato l’ipotesi di celebrare in qualche modo “17 re”, il doppio album dell’86 considerato il capolavoro della band.
Insomma, la reunion è una questione a due, e lo si capisce anche dalla scaletta, che lascia completamente fuori “Infinito”, l’ultimo disco della vecchia formazione, quello della discordia e della separazione con Pelù, e i dischi prodotti dopo l’uscita di quest’ultimo nel 1999. Un vero e proprio “best of”, che parte in quarta: dopo “Proibito” arriva subito “Resta” seguito da “Cangaceiro”, e così via. “Lulù e Marlene”, “Come un dio”, “Fata morgana”, “Gioconda”, “Ritmo 2″, “Maudit”, “El diablo”, “Lacio Drom”, per un totale 24 canzoni, più di due ore di spettacolo. L’intesa tra i due sembra ritrovata, al di là delle speculazioni: Pelù gigioneggia come se il tempo non fosse mai passato, Ghigo fa altrettanto con la chitarra, sbizzarendosi nella parte centrale di uno dei pezzi più apprezzati della serata, “Tex”, introdotto dal famoso urletto di Pelù. In scaletta nessun inedito, neanche quel “Sole nero” che andrà in radio tra poco e che anticiperà un best of discografico, con un’altra nuova canzone. Si parla anche di un DVD dalle date di questi giorni, ma non ci sono ancora conferme ufficiali.

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