L’escursione termica tra le strade di Milano e l’interno dell’Alcatraz è nell’ordine dei 30 gradi, forse più. Fuori siamo attorno allo zero, forse meno; dentro fa un caldo quasi soffocante. Ma entrando nella discoteca milanese le facce sono felici, prima ancora che cominci il concerto: si capisce subito che la serata è attesa come un evento.
“Se il mio gruppo preferito facesse una cosa come questa, impazzirei di gioia”, mi dirà un’amica a fine serata.
La “cosa come questa” è un tour dedicato ai primi tre album. In questo caso, la cosiddetta “Trilogia del potere” dei
Litfiba: “Desaparecido” (’85), “17 re” (’86) “Litifiba 3” (’88). Per l’occasione, sono tornati in formazione Antonio Aiazzi e Gianni Maroccolo, membri della formazione originale. Al banco della regia sonora c’è persino Giorgio Canali, ora musicista di suo, ma che iniziò come fonico proprio dei Litfiba negli anni ’80.
Insomma: operazione nostalgia? Si e no. Perché il pubblico non è composto solo dai 40enni come il sottoscritto, gente cresciuta con quei dischi. Ci sono (e tanti) fan più giovani che hanno scoperto dopo i Litfiba: quegli album li hanno consumati in differita, e non vedevano l’ora di risentirli così.
Lo si capisce fin dalle prime note: il riff di “Eroi nel vento” viene accolto da un boato e immediatamente la platea inizia a cantare a memoria le parole, come farà per tutta la serata. Se possibile, la temperatura si alza ancora. Pelù è in grande forma: pizzetto, gilet d’ordinanza sul petto nudo (che rivelerà solo a fine concerto). Ghigo è nascosto sotto un cappellino. Maroccolo ha il basso sulle ginocchia e un microfono sopra la testa. Aiazzi è in alto, dietro le tastiere. Alla batteria c’è la new entry Luca Martelli.
Il sound è potente, frutto di una ricerca quasi filologica: è un sound che oggi appare fuori moda, radicato com’è negli anni ’80, con quell’intrecciarsi di tastiere e basso melodico a sostenere le schitarrate di Renzulli. Ma sentirlo ricorda l’importanza che i Litfiba ebbero in quel frangente, mostrando che era possibile una via italiana al rock e alla new wave. Così come le parole: allora erano poesia pura, ti aprivano un mondo, come quel “Voglio idee per sopravvivere, e mille mille mille non bastano” di “Apapaia”, uno dei momenti più intensi del concerto. Come la rabbia di “Guerra” e quella di “Santiago” (dedicata alla visita del Papa al dittatore Pinochet). Oggi forse suonano un po’ naif, soprattutto a noi 40enni disillusi. Ma Pelù dimostra sul palco la potenza di quel repertorio; indugia ogni tanto nei suoi proclami, ma dimostra ancora una volta di essere quello che è sempre stato: un animale da palcoscenico.
Perché questo tour è, certo, un’operazione industriale – peraltro di quelle che all’estero si fanno spesso (i Cure avevano portato in tour i primi tre album per intero, tempo fa). Da questi concerti verrà tratto un disco live in uscita a marzo. A metà scaletta si accendono le luci. Per un attimo l’audience borbotta, teme che sia già tutto finito. Invece bisogna solo scattare la foto di copertina.
E’ un’operazione industriale, dicevamo, ma anche un’operazione che risponde ad un bisogno dei fan, è altrettanto evidente.
E ad un bisogno dei musicisti: forse la fotografia più bella del concerto è la faccia di Gianni Maroccolo: felice come un bambino, spiritato, sorridente, goduto. E’ contento di essere lì sul palco a suonare quelle canzoni, con quella band. E il pubblico, quella felicità la percepisce tutta.
La scaletta procede per salti, non per album interi: 26 canzoni in scaletta, tra cui chicche come “Transea” ed “Elettrica danza”, uscite solo su un EP del periodo. Qualche omissione importante (“Come un dio”), ma per il resto c’è praticamente tutto l’indispensabile di quel periodo. C’è anche la dedica al compianto Ringo De Palma su “Amigo”. E c’è il finale con “Resta” e “Tex”, la canzone che avviò il salto dei Litfiba verso il successo di massa, chiudendo un’era, quell’era che questo concerto ha messo in scena perfettamente.
Stasera si ripete, poi il tour riparte a fine marzo – nel frattempo Pelù farà il giudice al talent The Voice (tra il pubblico c’era pure il collega Riccardo Cocciante).
Unica, piccola nota: i manifesti mostrano in grande le facce di Pelù e Renzulli, in centro. In basso, quelle più piccole, di Maroccolo e Aiazzi. Insomma: i Litfiba sono la storica coppia che si è riformata nel 2010. Il ritorno di Aiazzi e Maroccolo è solo per questo tour. Godetevelo finché dura.
(Gianni Sibilla)
SETLIST
Eroi nel vento
Tziganata
La Preda
Transea
Istanbul
Guerra
Versante Est
Apapaia
Pierrot e la Luna
Ballata
Elettrica danza
Re del silenzio
Gira nel mio cerchio
Cane
Ferito
Louisiana
Il Vento
Santiago
Paname
Ci Sei Solo Tu
Corri
Amigo
Rest
Tex