Live Report: Maccabees @ Magazzini Generali, Milano 12/02/12
Ffebbraio 13th, 2012 in Reports by Redazione Rockol
Fa un freddo cane, le strade sono gelate nonostante il sale, e la domenica sera non è mai una collocazione fortunata per un concerto. Mettiamola così, almeno non nevica, e di questi tempi è già grasso che cola. Eppure… Eppure quella dei Maccabees a Milano è stata una data pressoché perfetta. Ottima gente, ottima band, ottima musica. Poco prima delle nove salgono sul palco i We Are Augustines, trio newyorkese dall’entusiasmo a dir poco contagioso. Se esistesse lo “stadium indie rock” come genere, loro ne sarebbero di certo i capi indiscussi. I pezzi proposti sono una manciata, ma bastano a conquistare la nutrita (e ben predisposta) platea meneghina, grazie anche ad una notevole quantità di cori, riffoni sanguigni e schitarrate ad libitum. Forse un pelo ripetitivi, questo va detto, ma direi comunque un’ottima apertura, quantomeno ideale per scaldare gli infreddoliti. Per chi li volesse rivedere a breve, Billy McCarthy e compagni saranno ospiti di Letterman il 24 febbraio. In bocca al lupo. Per quanto riguarda i Maccabees invece, c’è ben poco da fare gli auguri. La band inglese (in formazione classica a sei con voce, due chitarre, basso, batteria e tastiere), ha già ufficialmente fatto il botto, tanto in patria quanto oltre confine: il pubblico di Milano stupisce per competenza, coinvolgimento e attaccamento alla maglia, la platea le sa tutte e ha una gran voglia di farsi quattro salti. Lo spettacolo parte subito in quarta con l’ottima “Child”, introdotta manco a dirlo da “Given to the wild (intro)” che accoglie la band on stage. Vengono poi sparate a raffica “Feel to follow”, “Wall of arms” e una tiratissima “No kind words”, giusto per buttare le fondamenta del set.
I Maccabees sono in palla, il suono arriva pieno, quasi massiccio, e la voce di Orlando Weeks rasenta la perfezione in quanto a intonazione e interpretazione. Niente da dire, chapeau. Il motore così ben oliato e carico permette ai Nostri di mettere sul piatto una parte centrale ottimamente bilanciata e tecnicamente impeccabile, giocata sull’alternanza di momenti più soft e crescendo irresistibili (uno dei marchi di fabbrica della band albionica), trainati dai tre White, Hugo, Will e soprattutto Felix, questa sera particolarmente ispirati. Molto bene la bella “Glimmer”, già convincente su disco, strepitosa la combo “Went away” / “William Powers”. Dal palco arrivano poche parole, Weeks non è quel gran comunicatore, ma poco importa. Sono i pezzi a parlare per tutti, e tanto basta. “First love” riporta ai tempi di “Colour it in” e viene accolta con un significativo boato, giusto per sottolineare che buona parte dei presenti segue la band fin dagli inizi; idem dicasi per “X-ray”, una vera scheggia indie rock, affilata a dovere. “Can you give it” è lo spartiacque che introduce alla tripletta che chiude il set regolare, nel dettaglio “Forever I’ve known” (forse uno dei momenti migliori dell’intera discografia della band) e due tra i pezzi più attesi della serata, “Love you better”, amatissima opening track del fortunato “Wall of arms”, e il singolo tratto dal nuovo “Given to the wild”, “Pelican”, che scatena le danze dei Magazzini. Weeks ringrazia sinceramente colpito da cotanta risposta, e i sei guadagnano il backstage per pochi minuti. Il rientro quasi immediato conta tre pezzi, una “Unknow” penalizzata dalla ripartenza a freddo, ma comunque di grandissima qualità, seguita da una molto più convincente e spigliata “Precious time”, e da quello che a tutti gli effetti si candida come pezzo di chiusura per eccellenza da qui alla fine dei tempi per i Maccabees: “Grew up at midnight” è il finalone in crescendo, il commiato in pompa magna.
Arrivati a questo punto, resta poco da dire. I Maccabees hanno messo in piedi un set senza sbavature, a tratti travolgente come raramente capita di vedere. Poche chiacchiere: sanno suonare e lo fanno molto, molto bene. Sia ben chiaro, ci avevano già convinto su disco, ma vederli live ha rafforzato non di poco questa convinzione: sono davvero una delle band migliori in circolazione. E poco importa se per vederli in azione abbiamo dovuto sfidare un freddo impossibile. Vorrà dire che la prossima volta ci vestiremo più pesanti.
(Marco Jeannin)
SETLIST
“Given to the wild (intro)”
“Child”
“Feel to follow”
“Wall of arms”
“No kind word”
“Glimmer”
“Went away”
“William Powers”
“First love”
“X Ray”
“Can you give it”
“Forever I’ve known”
“Love you better”
“Pelican”
“Unknow”
“Precious time”
“Grew up at midnight”