Live Report: Depeche Mode @ Palais Nikaia, Nizza 04/05/13
Maggio 6th, 2013 in Reports by Redazione Rockol

Sono ufficialmente tornati i Depeche Mode. Oggi parte il Delta Machine Tour, serie infinita di concerti con date già fissate sino al febbraio 2014. Fuori dal Palais Nikaia di Nizza si respira aria d’attesa, la gente si accalca ai cancelli per conquistare la transenna. Il pubblico è quello delle grandi occasioni ‘depechemodiane’, padroneggia il colore nero e diversi cloni di Dave Gahan e Martin Gore sono ben visibili nella folla. Il palazzetto che ospita l’evento è un posto relativamente piccolo, dichiarano circa 6mila posti, e la selezione naturale di una “data zero” fa in modo che presenti ci siano soprattutto i fan più fedeli, venuti qui da ogni parte del globo. Alle 20 si presentano sul palco i F.O.X, electro pop band dell’Essex, che avrà ruolo di supporter per 5 date dei nostri. La loro performance si esaurisce presto, in una prestazione davvero poco incisiva, sia per proposta musicale che per dei volumi tenuti davvero troppo bassi per poter farsi un’idea soddisfacente.
Chi già temeva in un impianto non all’altezza dell’evento poco prima delle 21 si è dovuto immediatamente ricredere. Parte l’intro del live dei Depeche Mode e le basse frequenze fanno tremare le strutture e gli animi. Entra senza fronzoli la band, che ormai vede, oltre al trio costituito da Gahan,Gore e Fletcher, i due collaboratori per lo show live, Peter Gordeno alle tastiere e Christian Eigner alla batteria. Dave Gahan entra carico di tutto il suo carisma tra le urla della folla, parte impetuoso lo show. Canzone di apertura è “Welcome to My World”, prima traccia del nuovo lavoro e brano dal titolo quanto mai programmatico per l’inizio di questo tour. La macchina ‘depechemodiana’ si accende in tutte le sue funzioni, per una perfetta espressione versione 2.0, di una delle band più longeve della storia. Già il fatto che le prime due canzoni siano dell’ultimo album (la seconda è “Angel”) uscito neanche due mesi fa, e che la maggior parte delle persone presenti sappiano già a memoria i testi, comunica molto della relazione tra la band ed il suo pubblico. Il suono è perfetto, il palco disegnato dal fedelissimo Anton Corbijn è costituito da un gigantesco schermo dietro la band, sovrastato da un triangolo senza base (ad apertura Delta per l’appunto) che si illuminerà su alcune canzoni specifiche. Ai lati altri due schermi perfettamente integrati e collegati con le immagini di quello centrale. Il tutto rende la resa estetica dello show particolarmente compatta e perfettamente in linea con il concept dell’ultimo lavoro. E’ evidente come sempre, il fortissimo legame creativo della band con il fotografo olandese, che lavora con loro più o meno costantemente da quasi trent’anni. La setlist alterna vecchi successi di una carriera trentennale con moltissimi brani dell’ultimo disco. Album come sempre controverso, che ha ricevuto però diversi commenti positivi anche dallo zoccolo duro dei fan, amanti del suono techno-pop delle origini. Davvero notevole la resa live delle canzoni nuove; chi non pensava che questo disco potesse essere restituito degnamente dalla versione dal vivo, è stato smentito da un lavoro notevole anche da questo punto di vista. Canzoni energiche come “Should be Higher” o “Soothe My Soul” (secondo singolo ufficiale) trascinano la folla alla stregua dei grandi successi, le basse frequenze sono nitide e potenti, le linee vocali perfettamente cesellate, tutto è oleato da meticolosità e mestiere. Pezzi più delicati come “Heaven”, primo singolo, e “The child inside”, uno dei toccanti brani cantati da Martin Gore, sono eseguiti fedeli e rispettosi della loro versione studio.
Dave Gahan è in formissima, balla sicuramente di meno e si perde poco in urla di incitamento verso il pubblico, ma è più pulito rispetto al solito nell’esecuzione vocale. Le canzoni da “Delta Machine” a fine concerto saranno ben sette, cantate e accolte da applausi da ogni parte del palazzetto, ma lo spettacolo dei Depeche Mode durerà ben due ore per un totale di 23 canzoni. Troveranno spazio grandi successi del passato, tra cui le classiche “Walking in My Shoes”, “Policy of Truth”, “A Question Of Time” ed ovviamente “Personal Jesus” ed “Enjoy the Silence”, cavalli di battaglia della band dal 1990. Ma sarebbe davvero un errore pensare al resto del live come ad una sorta di Greatest Hits , perchè le sorprese ci sono. Innanzitutto “Black celebration”, canzone del 1986, inno storico dei fan più vecchi della band accolta da sorpresa ed emozione palpabile da tutto il palazzetto (peccato per una resa live, non del tutto all’altezza dell’originale per un discorso tecnico nella ritmica elettronica del pezzo); oppure “Higher Love”, mitica canzone di apertura dei concerti del leggendario “Devotional Tour” del ’93, in una versione particolare con Martin Gore alla voce, una prima parte del brano in chiave acustica ed una seconda parte synthetica e riarrangiata in maniera eccellente. La band dimostra coraggio, sfidando il suo esigentissimo pubblico con due canzoni completamente rimaneggiate. La prima è “A Pain That I Used To”, di natura elettro-rock, simbolo del genere affrontato con l’album “Playing The Angel”, qui completamente stravolta nell’arrangiamento; I Depeche premiano per questo brano la bassline di un celebre remix (Jacques Lu Cont) con un inedito Peter Gordeno al basso. La seconda è nei bis, dove i nostri eseguono “Halo” (da “Violator” ) in una versione che onorifica un remix dei Goldfrapp. Il brano, con apertura sontuosa di archi ed un incedere travolgente, regala brividi a tutto il palazzetto. Emblematico su questa canzone è anche il lavoro visual di Corbjin, che riesce ad espandere l’impatto del pezzo in maniera polisensoriale verso un pubblico completamente risucchiato dalla sua atmosfera, sia sonora che visiva. Davvero encomiabile l’operato di Corbijn per questo stage; salvo qualche piccola esagerazione stilistica che rischia di distrarre dall’impatto delle canzoni, i video che accompagnano Gahan e soci durante il concerto sono perfetti ed in totale sintonia con la band. Il concept dei triangoli è usato finemente su gran parte delle canzoni della scaletta (su “Enjoy the Silence”, tre controrsioniste coi loro corpi riproducono simbolicamente i triangoli e l’impatto visivo con la band al centro è straordinario).
Il concerto finisce con le certezze, “Just Can’t get Enough” trascina nelle danze, “I Feel You” incide con la sua sensualità, muovendosi tra rock passionale ed elettronica, e il leggendario campo di grano eseguito dal pubblico durante “Never Let Me Down Again”, glorifica meritatamente una delle più importanti band dell’era moderna. I Depeche Mode sono una band anomala, lo stesso Gahan lo sottolinea nelle ultime interviste,: la natura della loro proposta musicale sarebbe da gruppo underground, mentre il loro successo planetario li proietta verso il mainstream. Lo scontro intrinseco di questa natura fa in modo che il prodotto sia sempre mutevole, ricco ed eterogeneo nel genere musicale, sempre contemporaneo nella proposta artistica, e unico nel panorama mondiale.
(Marco Danelli)
SETLIST:
Welcome to my world
Angel
Walking in my shoes
Precious
Black Celebration
Policy of truth
Should be higher
Barrel of a gun
Higher love
The child inside
Heaven
Soothe my soul
A pain that I’m used to
A question of time
Secret to the end
Enjoy the silence
Personal Jesus
Goodbye
Bis:
A question of lust
Halo
Just can’t get enough
I feel you
Never let me down again