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Live Report: Flaming Lips (+ Verdena) @ Sherwood Festival, Padova 10/07/12

Luglio 11th, 2012 in Archivio by Redazione Rockol

Questo 2012 è iniziato con poche certezze: una di queste era che, se fossi arrivato vivo al 10 luglio, sarei sicuramente stato a Padova, allo Sherwood Festival, per vedere Flaming Lips e Verdena darsi il cambio sul palco.

Come un bambino che conta i giorni che lo dividono dal Natale, ho aspettato questo evento fin dal suo annuncio i primi giorni di aprile e, man mano che i mesi passavano, l’ansia e l’attesa iniziavano a diventare sempre più pressanti. Ormai è andata. Finalmente anch’io ho visto suonare i Flaming Lips dal vivo e nessuno potrà più affermare, prendendosi gioco di me, il contrario. Il fatto, poi, che fossero accompagnati dai Verdena, ormai una vera e propria garanzia live, non ha fatto altro che rendere questa data ancora più imperdibile. Ma procediamo con ordine.

Alle 21.00 era previsto l’inizio dei concerti e cosi è stato, costringendo tutti a divorare il maxi kebab acquistato pochi secondi prima per non perdersi nemmeno una nota del set dei Verdena, in un’inedita versione di gruppo spalla.

La band bergamasca, che ha ripreso il fortunatissimo tour di “Wow” esclusivamente per accompagnare i Flaming Lips nelle due date italiane, si presenta sul palco in gran forma attaccando immediatamente con uno dei più interessanti brani del suo repertorio, quel “Sorriso in Spiaggia” che, diviso in due parti, chiude magistralmente il primo dei due dischi di “Wow”. Con un’apertura di questo genere vien da pensare che si tratterà di un set particolarmente tranquillo e invece i Verdena, che possono vantare una lunghissima quanto eterogenea scelta di brani, riusciranno a rendere la corta esibizione decisamente variegata e palpitante. Poche parole e tanti versi di un quanto mai eccitato Alberto Ferrari fanno da divisorio tra le tredici canzoni in scaletta, colte esclusivamente da “Requiem” e “Wow”, alternando la dolcezza compositiva di “Nuova luce” con la violenza di una “Muori delay” quanto mai ispirata (non si può proprio non citarla), per poi ricadere tra le suadenti note della delicata “Tu e me”. Il set, un po’ ruffiano nella scelta dei pezzi, dura appena un’ora; un’ora che sottolinea ancora una volta, caso mai se ne sentisse il bisogno, l’incredibile balzo tecnico-compositivo della band di Albino che si conferma come miglior prospetto alternativo italiano da diversi anni a questa parte.

Alle 22.30, appena mezz’ora dopo la fine del primo concerto, arriva il turno dei Flaming Lips e il pubblico, fino a quel momento abbastanza diradato, inizia a diventare sempre più fitto e insofferente fino a ridurre drasticamente lo spazio vitale a disposizione. Wayne Coyne, carismatico leader della band di Oklahoma, si presenta sul palco con una sciarpa di pelliccia (ci saranno stati cinquemila gradi) e due guanti a forma di enormi zampe da orso con cui tiene in mano un fucile dal quale fuoriescono delle stelle filanti che, sommate alle note di “Race for the prize” e ad una dozzina di ragazze e ragazzi danzanti ai lati del palco, contribuiscono a creare, fin dalle prime battute, l’atmosfera festosa tanto cara al gruppo. Se il primo brano è una festa, il secondo è un vero putiferio; “The yeah yeah yeah song”, accompagnata dagli “Yeah” del pubblico, libera sul piazzale dello Stadio Euganeo una quantità incredibile di stelle filanti, coriandoli e palloni, ripieni anch’essi di coriandoli, che lo stesso Coyne fa esplodere colpendoli con la paletta della sua chitarra all’ingresso di ogni ritornello, aggiungendo ulteriore pathos ad uno dei pezzi più coinvolgenti della band. Cosa si può fare di più? – viene da chiedersi; Wayne Coyne sembra accettare la sfida e al terzo brano in scaletta, la cover dei Pink Floyd “Out of run”, spara un’altra delle sue più pregevoli cartucce, entrando nell’ormai celebre palla gigante con la quale va a fare un giro sopra il pubblico, sorretto in aria dalle mani degli entusiasti fan. Da qui in avanti, come si può facilmente intuire, il concerto perde un po’ di intensità, acquisendo una forte componente psichedelica che sfocia nel finale di “See the leale”, brano dedicato ai Verdena, con il cantante che indossa due mani giganti dalle quali partono dei laser che illuminano pubblico e band.

I due encore scelti per salutare il pubblico italiano sono da pelle d’oca: l’elettronica ballata “Ashesi in the air” (originariamente suonata insieme a Bon Iver, uno spettacolo per le orecchie da non perdere) e soprattutto la celeberrima “Do you realize??” risultano essere i brani più indicati per congedarsi da questo incredibile concerto che si esaurisce lentamente tra le ultime stelle filanti e la voce rotta di Wayne Coyne che ripete ossessivamente “do you realize? that you have the most beautiful face”.

Cosa si può chiedere di più ad un martedì qualsiasi di luglio oltre alle sonorità di due tra i più pregevoli e ricercati gruppi in circolazione? I Flaming Lips, attivi da trent’anni, sembrano ragazzini sul palco, dispensando sorrisi e follie degne unicamente di una band che, citando Wikipedia, fu fondata dopo che Wayne Coyne rubò degli strumenti musicali in una chiesa. Il fatto di aver giocato subito tutte le migliori carte non è stata, probabilmente, la migliore idea possibile ma ha fatto in modo che ogni persona presente si ricorderà questo inizio di concerto come uno dei più esaltanti di sempre.

E finalmente anch’io potrò raccontare ai miei figli di quella volta che ho visto suonare dal vivo i Flaming Lips.

(Edoardo Gandini)

Setlist Verdena

  1. Sorriso In Spiaggia pt.1
  2. Sorriso In Spiaggia pt.2
  3. Scegli Me
  4. Il Caos Strisciante
  5. Badea Blues
  6. Nuova Luce
  7. Muori Delay
  8. Tu e Me
  9. Miglioramento
  10. È Solo Lunedì
  11. Canos
  12. Attonito
  13. Loniterp
  14. Isacco Nucleare

Setlist Flaming Lips

  1. Race For The Prize
  2. The Yeah Yeah Yeah Song
  3. On The Run (Pink Floyd Cover)

  4. Is David Bowie Dying

  5. Ego Tripping At The Gates of Hell

  6. See The Leaves

  7. Big Laser Hands

  8. Drug Chart

  9. What Is The Light?

Bis 1

  1. Ashes In The Air

Bis 2

  1. Do You Realize??

Live Report: Alice In Chains @ Gran Teatro Padova 11/06/10

Giugno 14th, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Tornano gli Alice In Chains dopo la tappa invernale di Milano, questa volta in quel di Torino, Roma e Padova. Quest’ultima è la nostra data, il Gran Teatro (un palatenda per capirci) è bello, comodo da raggiungere e si riempie velocemente di gente che ha vissuto in prima linea gli anni Novanta, quando a riempire le cronache e gli scaffali dei negozi di dischi erano band come Soundgarden, Nirvana e appunto gli Alice In Chains, e ci si vestiva con camicia di flanella a quadrettoni e Converse logore. Rispetto a Milano, qui non c’è da affrontare l’incognita del debutto con la nuova formazione che vede DuVall alla voce: la band è molto più rodata rispetto all’inizio del tour (ovviamente) e bene o male tutti hanno accettato il cambiamento, addirittura con entusiasmo. Nessun imbarazzo o sospensione del giudizio quindi, gli AIC suonano a Padova e come per qualsiasi altra grande band, non bisogna lasciarseli scappare. Personalmente avevo ancora negli occhi e soprattutto nelle orecchie l’eco della strepitosa tappa milanese, senza contare che all’appello mi era mancata quella “Nutshell” che per il sottoscritto è un po’ come la “Canzone del sole”, quella che impari a strimpellare con la chitarra ancora prima di sapere il nome degli accordi. Tutti buoni motivi per bissare a distanza di pochi mesi un concerto che per quanto riguarda la scaletta non ha riservato grandi sorprese, se non appunto la tanto agognata “Nutshell” (intensa come poche) e “All secrets known” che come su disco, anche qui si è presa la briga di aprire le danze. Si comincia dunque alle nove e mezza puntuali. Il sound degli AIC è come sempre pieno ed aggressivo, senza differenza tra il nuovo ed il vecchio. DuVall oramai è completamente assimilato nei meccanismi della band capitanata come sempre da un Cantrell in ottima forma e piacevolmente stupito dalla bella risposta della platea padovana. Di riflesso, quando le cose girano a dovere sotto al palco, sopra si è spinti a dare il meglio. E gli AIC danno veramente il meglio per un’ora e quaranta abbondante, passando in rassegna tutti i punti cardine della discografia, quelli che la gente vuole sentire a tutti i costi e che scatenano le ugole non più giovanissime di chi era da tempo che aspettava l’occasione per sfogarsi dal vivo con la band di Seattle. C’è sempre quel pizzico di malinconia di fondo ad accompagnare pezzi come “Down in a hole”, “Rain when I die”, “Them bones”, “No excuses” e “We die young”, perché Staley manca a tutti anche se è ancora presente in tutti quei testi che lo hanno reso una delle leggende maledette del grunge. Molto bene anche le nuove, soprattutto le pesantissime “A looking in view” e “Acid bubble”. Diciannove i pezzi in totale, che potevano essere venti se qualche furbacchione non avesse tirato una lattina sul palco a metà concerto indispettendo Cantrell che minaccia di chiudere baracca e burattini in anticipo. E non bastano il reggiseno riparatore scagliato nel finale o i dieci minuti di applausi e urla di congedo: passate da poco le undici e dopo le acclamatissime “Angry chair” in coppia con “Man in a box” (sempre la più amata) prima delle conclusive “Would?” e “Rooster” la band saluta e da appuntamento a molto presto. Vista la risposta che hanno (nuovamente) ottenuto nel nostro paese (“siete la miglior platea con cui abbiamo a che fare da tempo”), non c’è da stupirsi che gli AIC tornino sempre volentieri. E anche se oramai ci siamo abituati a rivederli in giro, anche se non sono più quella novità che tanto ci aveva fatto felici, un salto a concerto degli Alice va fatto sempre. Questi ogni volta che passano ci ricordano la differenza tra chi viene dimenticato in fretta e chi resterà per sempre.

(Marco Jeannin)

SETLIST

All Secrets Known”

It Ain’t Like That”

Again”

Check My Brain”

Them Bones”

Dam That River”

Rain When I Die”

Your Decision”

No Excuses”

We Die Young”

A Looking In View”

Nutshell”

Lesson Learned”

Acid Bubble”

Down in a Hole”

Angry Chair”

Man in a Box”

Would?”

Rooster”

Dal Vivo
I concerti recensiti da Rockol