Live Report: Faith No More vs. Limp Bizkit @ Rock In Idro 14/06/09
Giugno 16th, 2009 in Reports by Redazione Rockol

Seconda giornata del più importante festival italiano di quest’anno. Quel Rock in Idro che ha cercato di riempire il vuoto lasciato dall’Heineken Jammin’ Festival con un cartello molto invitante, a fronte di una location insufficiente anche se comunque evidentemente di ripiego.
Il Palasharp ospita quindi nella giornata di domenica alcune tra le più interessanti band della scena screamo-hardcore nel pomeriggio, per poi calare i pezzi da novanta in serata e chiudere con il botto in crescendo.
Niente da aggiungere a quanto ottimamente descritto nel report della prima giornata: campo in condizioni più che pessime e gran quantità di tifosi agguerriti. Oggi però non ci sono due squadre pronte a sfidarsi sul campo, è più una specie di all star game, dove si mette sul piatto quello che si sa fare al meglio cercando di farlo meglio degli altri. Bene, dalle due alle nove potevamo tranquillamente starcene a casa. Due parole sui protagonisti della sessione pomeridiana. Mi sono perso gli Idols Are Dead e su di loro non posso dire nulla, non li ho proprio considerati. Gli italiani Your hero invece era meglio se non li consideravo. Il mio posticino in tribuna si è rivelato un giaciglio più comodo del previsto. Ed eccoci alla quaterna più carnosa. Io non so quanto a voi vada a genio il genere screamo hardcore: magari siete i fan più accaniti di questo mondo e non vi perdete nemmeno un pogo. Beccarsi però tutti di fila in ordine: All That Remains, Parkway Drive (amatissimi), Gallows e Bring Me The Orizon è un’impresa inconcepibile alla luce dei trecento gradi all’ombra più umidità al cento per cento e orecchie lese.
Non si possono reggere quattro ore all’equatore con uno che ti urla in faccia. No, non si può. Magari spezzare con un qualcosa di un po’ più leggerino, non dico Damien Rice, ma per dire i Gogol Bordello del giorno prima non avrebbe fatto schifo. Del poker direi che si salvano i Gallows, più asciutti e ironici rispetto al resto. Malissimo gli All That Remains e poco meglio gli altri due. Premio caparbietà alla platea che si esibisce ripetutamente in pogate esagerate al limite della coreografia con denti che volano e mascelle spezzate. E io me ne sto ben comodo sulla mia poltroncina a sudare con una granita in mano.
Giunta l’ora dei Lacuna Coil getto la spugna vuoi perché il rischio di lasciarci le penne è alto. Me li sento dall’esterno, con qualche sbirciatina e confermo la mia impressione: non li sopporto. E’ come vedere degli adolescenti che scrivono canzoni da prima media e le cantano convinti di aver scoperto l’acqua calda. Non parliamo della cover di “Enjoy The Silence” dei Depeche Mode, roba da velo pietoso, e sorvoliamo sull’invettiva contro i “politicanti” che rovinano il rock (forza! vogliamo i nomi! Che razza di qualunquismo populista è questo?).
La serata però riserva fortunatamente la parte migliore. Prima di tutto i Limp Bizkit. Già, non si erano sciolti. Si, sono dei vecchi. Come è andata? Malissimo. Set misero e musicalmente carente sotto ogni punto di vista. I Limp Bizkit non sanno suonare, Fred Durst non canta e non ha voce e ama fare il dito e condire tutto con una scarica di “fuck” uno più gratuito dell’altro. E non ho ben capito cosa mi rappresenta la maglietta dei Faith No More: è l’ennesimo capitolo dell’interminabile litigio tra Fred e Mike Patton o una mano tesa per la riconciliazione? Voto dieci e lode alla platea: mai vista una cosa del genere. Pogo sfrenato, cori e tanto sudore. Impossibile non essere travolti quando la platea si apre completamente lasciando una voragine al centro, campo di battaglia dove si scatena l’inferno al grido di “I know why you wanna hate me cause hate is all the world has even seen lately” . E poi arrivano i Faith No More. Che dire? Miglior concerto dell’anno fino ad oggi, classe da vendere, presenza scenica mostruosa, pezzi incredibili sganciati come bombe atomiche in platea. I cinque salgono in giacca e cravatta, vecchi e pelati. E in trenta secondi sconvolgono per intensità, forza e potenza. Mike Patton ha tutta l’aria di un dio luciferino pronto a fare strage di anime: ride e scherza, intrattiene e prende a male parole tutti quanti in un italiano perfetto. Istrionico. Fatte le presentazioni e asfaltati tutti quei gruppetti che dai, ci hanno provato ma non sono in grado nemmeno di pulirgli le scarpe, Mike ricorda a tutti che non serve inneggiare al loro nome, sanno bene chi sono e come si chiamano e sanno bene di non essere i Limp Bizkit per cui tanti sono andati in delirio. Beccatevi questa e zitti. Un’ora e mezza letale per una band seminale. Meravigliosi e dire poco e basta dare un’occhiata alla scaletta per farsi un’idea di cosa è stato: “The Gentle Art of Making Enemies” credo si possa definire uno dei più alti momenti live degli ultimi anni. Se ve lo siete persi è un vero peccato. Per chi invece era presente,beh, sapete di cosa parlo: dieci a zero a tavolino.
(Marco Jeannin)
FAITH NO MORE SETLIST
Reunited (Peaches & Herb cover)
The Real Thing
From Out of Nowhere
Land of Sunshine
Caffeine
Evidence
Chinese Arithmetic
Surprise! You’re Dead!
Easy (Commodores cover)
Ashes to Ashes
Midlife Crisis
Introduce Yourself
The Gentle Art of Making Enemies
I Started a Joke (Bee Gees cover)
King for a Day
Be Aggressive
Epic
Chariots Of Fire/Stripsearch
We Care a Lot
LIMP BIZKIT SETLIST
Space Odyssey (intro)
My Generation
Livin’ It Up
Show Me What You Got
Break Stuff
Nookie
Rearranged
Eat You Alive
Rollin’
My Way
Faith
Behind Blue Eyes
Take A Look Around

