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Live Report: Rolling Stones @ Stadio Meazza 11/07/2006

Luglio 12th, 2006 in Archivio by Redazione Rockol

Quello che tutti si aspettavano è accaduto alla fine e, per uno scherzo del destino (o per volontà della band?) non è stato documentato dai media, che hanno potuto raccontarlo solo a parole. I Rolling Stones terminano il set principale del loro concerto e sul megaschermo partono le immagini della finale dei Mondiali di Calcio, con i lati del palco che si colorano di bianco, rosso e verde: parte il tributo alla nazionale azzurra laureatasi campione del mondo due giorni prima. Gli Stones escono, suonano i bis, e al momento del saluti collettivi invitano sul palco Del Piero e Materazzi. Quest’ultimo prende il microfono e, sotto gli occhi di un Mick Jagger tra il divertito e l’esterrefatto parte con l’ormai celebre “Po po po po po po”. Lo stadio sembra crollare, dall’entusiasmo della gente, superiore da quello tributato alla band. Coincidenze, fortune e sfortune. Il concerto degli Stones doveva originariamente svolgersi il 22 giugno, ed era uno dei tanti della tournée europea. Un infortunio a Keith Richards costringe a rimandare la partenza del tour, completamente ripianificato. La data milanese diventa quella dell’11 luglio, la prima di tutte e anche a ridosso della finale dei mondiali. Come 24 anni fa: allora gli Stones suonarono al comunale di Torino, Jagger predisse il risultato, e durante il concerto indossò la maglietta degli azzurri e la bandiera italiana: un’immagine che rimase nella memoria collettiva. Questa volta, fino al tripudio finale, sul palco non succede quasi niente a tema: Jagger entra salutando i campioni del mondo, fa una battuta sui problemi comuni di testa di Richards e Materazzi; finita lì, così sembra, mentre nello stadio sventolano tricolori a tutti spiano.
Musicalmente, la nuova data del concerto alza le aspettative ma abbassa il tasso dei contenuti: la “prima” dopo l’infortunio di Richards è attesissima dai media, e a Milano piombano i giornalisti di tutto il continente, che gli Stones incontrano velocemente il giorno prima. Ma, in più di un’occasione, sembrano ancora in rodaggio: il “Bigger Bang tour” è fermo da mesi, e le prove (fatte in parte all’Alcatraz di Milano nei giorni precedenti) sembrano non avere avuto abbastanza effetto sui meccanismi complessi dello show. Si inizia con i fuochi d’artificio e “Jumpin’ Jack Flash”. La scaletta alternerà capolavori e brani più recenti, e Jagger è in grande spolvero: saltella da una parte all’altra del grande palco come un ragazzino, non come un sessantenne. Ma in alcune occasioni si innervosisce per i problemi tecnici (sopratutto durante “Streets of love”, suonata e cantata per buona parte fuori tempo), in altre va di mestiere: quando intona in italiano “Con le mie lacrime” (versione locale di “As tears go by”, incisa dalla band nel 1966) parte con comprensibili difficoltà, ma si riprende egregiamente. La band fa il suo dovere, ma a sostenere il suono più che le chitarre di Keith Richards o Ron Wood o la batteria di Charlie Watts sono i musicisti che da tempo la accompagnano in tour, su tutte le tastiere di Chuck Leavell.
Dagli Stones, ci si aspetta spettacolo, e questo avviene: immagini sui megaschermi, fuochi d’artificio, una linguaccia gonfiabile che si materializza durante “Honky tonk women” e una pedana semovibile che porta la band al centro dello stadio per tre canzoni. La scaletta varia, ed è centrata ovviamente sugli “hit”, con qualche momento di stanca nella parte centrale, dominata da due lunghi blues, e da due canzoni cantate da uno sbilenco (vocalmente, s’intende) Keith Richards.
Il pubblico apprezza: in fin dei conti è venuta ad assistere ad un mastodontico jukebox. Ma le ovazioni maggiori, appunto, sono per i calciatori: alla fine, come 24 anni fa, questo concerto è una grande festa per l’Italia, calcistica e musicale.

(Gianni Sibilla)

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