Live Report: Cody ChesnuTT @ Salumeria della Musica, Milano 11/03/13
Marzo 12th, 2013 in Reports by Redazione Rockol

Rispetto ai canonici concerti pop rock, i live set di black music hanno una caratteristica che li differenziano: sono la messa in scena di un grande racconto, il più delle volte personale ed estremamente coinvolgente. Può riguardare un’ossessione (verso il sesso o la religione, come ad esempio i concerti della prima parte della carriera di Prince, fino a ‘Purple Rain’), la celebrazione delle propria grandezza (James Brown e la gran parte dei set hip-hop ), la vita del ghetto (Gil Scott Heron e tutta la old school rap), una lunga dichiarazione d’amore (Marvin Gaye) o una conversione spirituale (Al Green e centinaia di altri). Il concerto di ieri di Cody ChesnuTT alla Salumeria della Musica è stato il racconto di una redenzione. La sua.
La storia è piuttosto nota. Dopo l’esordio nel 2002 con “The Headphone Masterpiece” straordinario caravanserraglio lo-fi della black music inciso in camera da letto con un registratore a quattro piste, e dopo il successo planetario di “The Seeds 2.0” insieme ai Roots, disorientato e confuso Chesnutt si è inabissato in una spirale di droghe ed eccessi che lo hanno tenuto alla larga dalla musica per quasi dieci anni. Ora è tornato, ripulito, fiero e con idee musicali molto più chiare. Nel 2012 è uscito “Landing on a Hundred”, uno dei dischi più belli dell’anno, che lo rappresenta in pieno. E non è un caso che il concerto di ieri fosse basato esclusivamente su questo disco. Nemmeno una canzone dal precedente album è stata suonata (già, nemmeno il successone “The Seed 2.0”). Il racconto di una redenzione, dicevamo. Gioiosa, viva ed estremamente coinvolgente.
Cody ChesnuTT entra sul palco col suo elmetto da cantiere, che ormai è diventato il simbolo del suo personaggio, coadiuvato da un’affiatata band di quattro elementi che va dritta come un treno. Il messaggio è chiaro fin dalle prime canzoni “I was a dead man, I was asleep, I was a stranger in a foreign land .. Darkness, no sense of direction” (da “Till I Met Thee”) oppure “I used to smoke crack back in the day. I used to gamble with money and lose” (“Everybody’s Brother”) e sul palco compaiono le reincarnazioni di Curtis Mayfield con il suo falsetto vellutato, la mimica e la gestualità con il microfono di Al Green, il passo morbido di Marvin Gaye e l’energia trascinante di Sam Cooke.
E’ una festa del soul. E Cody ChesnuTT si concede senza alcuna remora, scendendo dal palco, facendosi immortalare dai fotografi compulsivi delle prime file, interagendo con il pubblico con gran mestiere. La band non fa rimpiangere i lussuriosi arrangiamenti di fiati e il soul orchestrale che caratterizzava il disco. Da segnalare la straordinaria performance in puro stile Marvin Gaye di “Love is more than a wedding” dilatata fino a 10 minuti, il blues e i continui cambi di tempo di “Under the spell of the handout” e il crescendo di “Don’t wanna go the other way”.
Un’ora e mezzo di set tiratissimo in una cornice, quella della Salumeria della Musica, che nel desolante panorama milanese si conferma la venue ideale per la buona musica suonata e sudata. Alla fine del concerto, Cody ChesnuTT e la band si sono spostati verso il banchetto del merchandising per firmare magliette e vinili. I grandi professionisti si vedono anche da queste cose.
(Michele Boroni)

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