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Live Report: Spandau Ballet @ Forum Assago 01/03/10

Marzo 3rd, 2010 in Reports by Redazione Rockol

Impossibile separare gli Spandau Ballet dagli anni ottanta, almeno per me. Impossibile perché nacquero, prosperarono e perirono in quel decennio. Mai stato un loro gran tifoso, una leggera simpatia per il loro primo singolo di successo “To cut a long story short”, quella sì. Poi una colata di miele, ciuffi mechati e sax li portò in vetta alle classifiche di mezzo mondo ma io vagavo da un’altra parte. Difficile comunque ignorarli in quegli anni perchè una bella fetta della mia generazione li aveva eletti assieme ai Duran Duran ad oggetto di fanatismo, radio e tv programmavano incessantemente i loro successi.
Il primo marzo 2010 dopo vicissitudini di vario genere e un lungo silenzio i recentemente riformatisi Spandau Ballet suonano in concerto a Milano per la prima delle loro tre date italiane. Il Mediolanum Forum è molto pieno ma non esaurito.
Alle 21.20 sul telo bianco che ostruisce la vista del palco vengono proiettate immagini provenienti da un’altra epoca di cinque giovanotti di belle speranze che conquistano le prime pagine dei giornali, poi il telo cade e ci si ritrova faccia a faccia con gli stessi ragazzi ma con trenta anni in più sulle spalle mentre le elettroniche note di “To cut a long story short” danno il via alla corsa. Il palazzetto risponde entusiasta con urla, canti, frenetici battiti di mani e da quel momento non si fermerà più per tutta l’ora e cinquanta minuti seguente. I cinque hanno qualche fisiologico chilo in più e capello in meno ma, tutto sommato, una volta che li si è messi a fuoco, reggono alla grande.
Insomma, non sono ancora in età da pensione, hanno solamente una cinquantina di anni…per dire, Ligabue è un loro coetaneo. Per non dire del pubblico, coetaneo pure quello. Tony sprizza sudore come una fontana nel suo completo scuro con tanto di elegante – per i canoni britannici – cravatta ma la voce rimane sempre di tutto rispetto, Martin al basso sembra quello messo meglio ma deve essere perché è quello che si muove meno, Steve salta con estrema disinvoltura dalle percussioni al sax (un mare, un oceano di sax) strizzando spesso l’occhio alla telecamera che rimanda le immagini sul mega schermo, John alla batteria tiene il tempo con grande dignità e Gary con la sua chitarra detta i tempi e tesse la ragnatela sonora. I ragazzi stanno bene, sorridono spesso, sembra che siano felici di essere lì in quel preciso momento e riescono a comunicarlo, dando un’occhiata intorno sembra che siano molto felici anche quelle facce accorse per tornare anche solo per un paio di ore a rivivere l’età della loro innocenza. Prima della disillusione, prima dei figli, prima del lavoro, prima delle responsabilità, prima di tutto quello che a quei tempi lì sapevamo che sarebbe arrivato ma che magari a noi non sarebbe capitato. Tony si scusa più di una volta a nome del gruppo per questi venti anni di silenzio…non pensarlo neppure Tony, non pensarlo…intanto la loro compilation di successi si dipana lenta e inesorabile fino a “One more Milano, one more…the last one”. Siamo pronti, ne manca una, ne manca solo una: è il momento di “Gold”. Un lungo, sentito e gioioso applauso chiude la serata e una fetta della mia generazione guadagna l’uscita sorridente con molta calma, questa è una di quelle sere in cui la fretta è bandita.

(Paolo Panzeri)

SETLIST

To cut a long story short
The freeze
Highly strung
Only when you leave
I’ll fly for you
Virgin
She loved like diamond
Once more
Round and round
Always in the back of my mind
With the pride
Through the barricades
Instinction
Communication
Lifeline
Chant no.1
True

Fight for ourselves
Gold

Dal Vivo
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