Live Report: Wilco @ Teatro della Concordia, Venaria Reale, 12/10/2012
Ottobre 14th, 2012 in Reports by Redazione Rockol
di Gianni Sibilla
Fare rock adulto è una contraddizione in termini? No, se adulto non è sinonimo di “vecchio”. Provate a vedere due concerti dei Wilco, in pochi giorni o anche in pochi mesi e capirete cosa vuol dire fare musica “adulta”, senza smettere di essere rock.
La band di Jeff Tweedy torna in Italia per qualche data dopo il trionfale passaggio della scorsa primavera. Altre tre date: Padova, Firenze e poi Torino. O, meglio, un “teatro” nelle lande periferiche della città, a Venaria Reale. Tra virgolette, perché questo posto in the middle of nowhere della sala “classica” ha poco o nulla – neanche l’acustica – come si scoprirà poco dopo, a concerto iniziato.
Dalla sala sono state levate le sedie, facendola assomigliare più ad una discoteca. E’ piena ma non esaurita – attorno alle 2,000 persone. Appena entro una delle prime persone che incontro è un amico di mio padre. Che pure, da grande appassionato di rock, voleva venire al concerto. Poi uno si chiede perché lo chiamano “dad rock”… Ma il fatto è che i Wilco sono un gruppo che piace tanto agli hipster quanto agli appassionati di rock classico. Un gruppo che mette tutti d’accordo.
Alle 9 e mezza salgono sul palco: Jeff Tweedy, l’antitesi della rockstar, è nascosto sotto un cappellaccio, sembra un po’ imbolsito. Ma di certo non lo è musica. Attaccano forte con “Misunderstood”, con quel “Nothing” ripetuto ad libitum, uno dei simboli della band di Chicago, a metà tra classicismi rock e sperimentazioni, come dimostra “Art of almost” subito dopo.
Ma la bellezza dei loro concerti è la sapienza, la classe – la maturità, appunto – che mettono nella scelta delle canzoni e degli arrangiamenti. Pur in un posto con una brutta acustica come il Teatro della Concordia ogni canzone, anche quella che hai già sentito mille volte, rivela una nuova sfumatura. Che sia un tocco di Pat Sansone (Sì, lui, l’uomo dai mille strumenti). Che sia Mikael Jorgensen che se ne sta calmo tutta la sera per impazzire improvvisamente a metà di “A shot in the arm” percuotendo il piano e saltando come un ossesso. O che sia uno dei tanti effetti che Nels Cline aggiunge scenograficamente ai brani. Ancora una volta rischia di essere lui l’eroe della serata: la sua presenza toglie i riflettori a Tweedy, che da star riluttante glieli cede volentieri. “Impossible Germany” è ogni volta diversa e ogni volta più bella: un giorno, i Wilco dovrebbero fare quello che i Grateful Dead fecero con “Dark star” – pubblicare un disco fatto di collage di quell’assolo che Cline ogni sera rende leggendario.
Il resto è ordinaria amministrazione, per come può esserlo per i Wilco: una scaletta memorabile, con qualche chicca e molti classiconi – da “Via Chicago” a “Jesus etc”, al finale in cui Wilco sembrano non voler scendere giù dal palco. Anche questa volta, come a Milano, sbuca il roadie con baffi a manubrio che sale su “Hoodoo voodoo” a suonare il campanaccio e a ballare come se fosse nel video di “Gangnam style”.
28 canzoni, quasi due ore e mezzo di concerto. Se non siete potuti andare, fatevi uno favore: ascoltatevi un paio di show dal sito dei Wilco (ce ne sono sia in streaming che da comprare a 9 dollari l’uno) e ammirate come questa band suona ogni volta diversa e ogni volta migliore.
Paradossalmente, concerti come questo danno il meglio quando sono finiti. Le immagini, i dettagli, i suoni che hai appena visto ti accompagnano nel ritorno; in autostrada incontri amici o gente che hai conosciuto lì e a tutti leggi ancora la felicità in volto. L’effetto della musica ti fa sembrare persino un piacevole diversivo trovare la Torino-Milano chiusa a metà strada, costringendoti ad una scampagnata notturna nella pianura piemontese. I Wilco ti lasciano adosso un’onda emotiva che non dura ore ma giorni – come solo la grande musica sa fare.
SETLIST:
Misunderstood
Art of Almost
Standing O
I Am Trying to Break Your Heart
I Might
Sunken Treasure
Born Alone
Laminated Cat (aka Not For The Season)
Impossible Germany
Shouldn’t Be Ashamed
Jesus, Etc.
Whole Love
Handshake Drugs
War On War
I’m Always In Love
Heavy Metal Drummer
Dawned On Me
Hummingbird
Shot in the Arm
Via Chicago
Passenger Side
California Stars
Hate It Here
Walken
I’m the Man Who Loves You
Monday
Outtasite (Outta Mind)
Hoodoo Voodoo
“C’è qualcuno a cui non è piaciuto questo concertooooo?”, urla qualcuno fuori dall’Alcatraz, in mezzo alla folla che sciama dal locale. Ci si guarda intorno e si vede solo gente con sorrisi a 32 denti stampati sul volto. Parli con qualche amico e i commenti sono “Cazzo!”, “Che roba!”, “Madonna santa!”. Chi li aveva già visti, sapeva cosa aspettarsi, ma a concerti così belli non ci si abitua mai. Chi non aveva mai visto i 