Boris & boris
Aprile 6th, 2009 in Reports by Dowi
In un primo momento indeciso a chi dedicare la prima recensione, ho optato per una band in Italia praticamente sconosciuta (ma sappiamo tutti benissimo che l’Italia non fa testo..): i Boris (o boris). Vi avverto subito che se non avete un buono stomaco questa band non fa per voi, ma prima è meglio iniziare a chiarire un paio di punti:
punto primo: non sono catalogabili in un solo genere. I Boris sono un trio sperimentale Giapponese (batteria, basso e chitarra) e spaziano dallo Stoner (prendono il nome dall’omonima canzone dei Melvins, band sludge/stoner perl’appunto) al Drone, all’ Ambient e al Noise. Come avrete intuito non si tratta di pezzi destinati a diventare tormentoni radiofonici o tantomeno televisivi.
punto secondo: i Boris e i boris sono la stessa identica band, l’unica differenza sta nel genere suonato: inizialmente non capivo perchè in alcuni album la “b” fosse in maiuscolo e in altri in minuscolo, fino a quando non mi sono imbattuto in una delle rarissime interviste rilasciate, in occasione di una data all Amoeba di San Francisco ( video consigliatissimo: http://www.amoeba.com/live-shows/videos/boris.html ).
In sintesi hen deciso di utilizzare “Boris” per gli album più Stoner / Hard , mentre utilizzano “boris” per quelli riconducibile al filone Ambient / Drone / sperimentale.

Line Up (attuale):
Wata – Chitarra
Atsuo – Batteria / Seconde Voci
Takeshi – Basso / Chitarra / Voce
Bene, per aggiungere qualche altra particolarità basta dire che dal 1996 (anno dell’ uscita del primo album, Absolutego) hanno sfornato 14 Album (senza contare raccolte e Live) a nome loro, 5 Split Albums con i giapponesi Merzbow (un sesto album è in prossima uscita), 1 Split con gli americani Sunn O))), altri 2 Split con il chitarrista Michio Kurihara, e un’ infinità di altre collaborazioni con Barebones, tomsk 7, Choukoku No Niwa, Doomriders etc etc.. Insomma una band prolifica nel vero senso della parola.
Con una discografia così è facile perdersi ad una prima occhiata, ed è proprio per questo che voglio segnalare qualche album in particolare per iniziare ad ascoltarli e scoprire le mille sfaccettature sonore che li caratterizzano: per un primo ascoltatore è facile infatti imbattersi in un album particolarmente “ostico” e quindi pregiudicare le impressioni sulla band, che invece va scoperta album dopo album, come ho fatto io, imparando ad apprezzarli nei vari contesti.
Bene, ora cercherò di fare un pò di luce sugli album che apprezzo di più e che penso possano essere apprezzati maggiormente.

FLOOD (2000)
Flood è lungo, anzi è lunghissimo: per la precisione sono 70 minuti e 32 secondi. Eppure è uno dei miei peferiti in assoluto. Flood è l’album in cui i Boris hanno sviluppato meglio la loro vena ambient ed è uno di quelli in cui la melodia entra nelle tue orecchie mentre lo ascolti e non esce più. Il primo pezzo è selettivo. Flood I serve a scegliere l’ascoltatore, a vedere se ha “le palle” di buttarsi in un lavoro del genere: non è altro che un piccolo riff di chiatarra acustica ripetuto all’infinito per più di dieci minuti, con l’aggiunta di un delay che mano a mano che il pezzo va avanti aumenta sempre più di tempo, tanto che ti stordisce e al tempo stesso ti ipnotizza. Negli ultimi attimi inizia ad inserirsi l’ambientazione, una batteria che sembra registrata nella galleria del vento, fino a sfociare nella seconda parte: batteria lenta e continua e suoni di chitarra rotondi, quasi volessero avvolgerti senza farti del male. Qualche piccolo fill-in chitarristico qua e là fino all insinuarsi di un assolo finale leggero anche se distorto e la ripetizione del riff anche nella terza parte, che esplode in una distorsione pesante ma non ruvida. Il suono è basso e pieno ed è l’energia finale della band prima dell’ outro di Flood IV che si minimalizza sempre di più fino a scomparire in un eco ormai lontano. Capolavoro.

HEAVY ROCKS (2002)
Signore e signori ecco a voi i Boris come non li avete mai sentiti (in Album). Dopo i primi Absolutego (1996) e Amplifier Workship (1998), e probabilmente influenzati dalle collaborazioni fatte nel frattempo con Barebones e Tomsk 7, i Boris ci illudono con la prima Heavy Friends, che sembra sul filone degli album precedenti (lasciando però trasparire una certa vena stoner), per poi partire con una sfuriata quasi Hardcore con Korosu, e che prosegue in Dyna-Soar e Something-Ride, per poi darci una breve tregua con Soft Edge, prima di ripartire tiratissimi fino all’ultimo, cinque pezzi più tardi. Persino in Kane -The Bell Tower of a Sign, che dovrebbe essere la “suite” dell’ album, non si prolungano oltre gli otto minuti e mezzo, mantenendo sempre un buon ritmo di base, cosa molto perticolare visti i loro precedenti assolutamente senza batteria in pieno stile Drone. Probabilmente l’energia prettamente “Rock” repressa degli album precedenti si è sfogata totalmente in questo: rimane il fatto che è l’album in assoluto più diretto della loro produzione in studio.

FEEDBACKER (2003)
Un album = una canzone. Quest’ equazione sembra essere la preferita dei Boris, visto che ce la propongono anche in svariati altri album (Absolutego, Flood, Cloud Chamber e Vein sono solo alcuni). Divisa in 5 parti Feedbacker si sviluppa per tre quarti d’ora partendo da un’intro di puro feeback (e come non poteva esserlo visto il nome dell’album?), passando poi ad una suite in cui si aggiungono melodie sempre più crescenti fino all’esplodere dell’assolo di Wata (chitarra), all’accenno di qualche verso e al passaggio ad una terza parte più “riffosa” che contiene la parte vocale principale e un crescendo che porta all’esplosione finale della quarta parte (un muro di feedback e piatti) e ad un piccolo richiamo melodico finale per chiudere l’album coerentemente. E’ uno degli album che vanno meglio compresi per poterli apprezzare, ma in assoluto uno dei meglio strutturati e più particolari. Quest’album porta innovazione nella scena Drone / Sludge e allo stesso tempo insegna come fare Ambient in ambito rock.

PINK (2005)
Pink è l’album più distorto dei Boris. punto.
Ha pezzi sia Drone (ma non troppo) sia Stoner tirato, ma la distorsione e la “pesantezza” sonora la fanno assolutamente da padrone in qualsiasi pezzo dell’album. Farewell, Blackout e la closing-track Just Abandoned Myself sono le uniche tre dell’album dove si abbandonano i canoni del rock per ritornare a certe atmosfere che richiamano Feedbacker, ma pezzi come Electric, Pseudo Bread o la stessa Pink potrebbero essere usciti dritti dai Kyuss di Wrtech, anche più veloci, per non parlare di Afterburner che sembra un rimasuglio delle DesertSessions dei Queens of the Stone Age. Forse il loro secondo album più accessibile dopo Heavy Rocks (2002).

SOUNDTRACK FROM THE FILM “MABUTA NO URA” (2005)
Quest’album è l’album più leggero dei Boris dopo Rainbow (2007). In quest’album tutto quello che i boris han fatto finora in ambito Drone / Ambient viene mischiato a ritmi tribali (Amber Bazaar), a tempi classici e a melodie leggere. Non stupitevi quindi se in quest’album troverete elementi di psichedelia che ricordano quasi i Pink Floyd di Barrett (The Picture of the wind): a tutto c’e’ una ragione, e la ragione di quest’ album è che i Boris hanno ben pensato di fare un album, vedi titolo, come se stessero scrivendo la colonna sonora di un film, andando quindi a parare su stili diversi per ogni scena ipoteticamente descritta. Una buonissima idea di base e un altrettanto ottimo riscontro su Album.

RAINBOW (2007)
Ok, qui siamo di fronte ad un album che per chiunque abbia ascoltato un pò di Boris prima di questo risulta spiazzante. Quest’album è la dichiarazione più fruibile in assoluto che abbiano lasciato i nostri in qualsiasi ambito (forse qualcosa di simile lo era Heavy Rocks (2002) ma con tutt’altri suoni), o meglio, non avevano mai lasciato qualcosa di simile: qui c’è l’unione assoluta di sonorità pulite, riff, e forma di canzone in una situazione non Stoner. Dopo la prima Rafflesia, che funge da intro quasi epico, parte Rainbow ed è già una sorpresa: una delle meglio riuscite in asssoluto di tutta la loro discografia. Melodia, ritmo di base, cantato distribuito in verso e ritornello, cosa decisamente fuori dal comune per i Boris, e assolo finale: la canzone tipo, ma suonata con una classe e un’originalità che molti gruppi si sognerebbero. Segue Starship Narrator che pare un Rock smorzato a dovere con una base ipnotica di Atsuo (batteria)e prosegue con una serie di pezzi di un genere indefinibile che non ci era mai stato proposto da loro, fino ad arrivare a Sweet No. 1 che è un misto di blues e un Rock mid-tempo di ottimo stampo. Chiude un outro (…And, I Want) che potrebbe essere una mezza ninnananna. Altra nota: per la prima volta sentiamo la voce di Wata (chitarra), ed è decisamente buona. Un Album di Sorprese.
Spero di essere stato soddisfacente. Buon ascolto.
Link Utili:
http://www.myspace.com/borisdronevil
http://www.inoxia-rec.com/boris/
Se avete domande / consigli / qualsiasi altra cosa non avete che da chiedere.
Dowi