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	<title>Music Reporters by Rockol</title>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Blackbird&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 22:04:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Blackbird&#8221; - Brad Mehldau piano version
Oggi mi è capitato di imbattermi in questa splendida cover, tanto bella da apparire quasi un po&#8217; riduttivo definirla tale. Il brano, già un capolavoro di suo, uno dei molteplici firmati Lennon-McCartney, trova nella straordinaria bravura del pianista americano Brad Mehldau un&#8217;interpretazione da brividi, invogliando a un ascolto in loop.
Artista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078422.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-125" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078422-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Blackbird&#8221; </strong>- Brad Mehldau piano version</p>
<p>Oggi mi è capitato di imbattermi in questa splendida cover, tanto bella da apparire quasi un po&#8217; riduttivo definirla tale. Il brano, già un capolavoro di suo, uno dei molteplici firmati Lennon-McCartney, trova nella straordinaria bravura del pianista americano Brad Mehldau un&#8217;interpretazione da brividi, invogliando a un ascolto in loop.<br />
Artista di fama internazionale, nonché eccellente pianista jazz e compositore, Mehldau, oltre a portare in giro un trio tutto suo, ha calcato innumerevoli palchi di prestigio e suonato insieme al non plus ultra della musica jazz: Pat Metheny, Wayne Shorter, Peter Bernstein, Jimmy Cobb sono solo alcuni dei nomi con i quali Mehldau ha condiviso la scena, ai quali si aggiungono ad esempio quelli di Renèe Fleming o John Mayer.<br />
Classe 1970, incontra il jazz da ragazzino e non lo abbandona più, sebbene continui a coltivare quella matrice classica all&#8217;origine della sua formazione. Questo lo si avverte ad esempio nella tendenza a suonare melodie separate con ciascuna mano, affidando loro schemi metrico-ritmici decisamente complessi ed inusuali, come ad esempio un 7/4.<br />
Tra le cifre stilistiche che lo caratterizzano, inoltre, spicca la tendenza ad andare in controtendenza: tipico di Mehldau è creare un ostinato con la mano destra e affidare alla sinistra lo sviluppo di una linea melodica, a differenza di quanto accade normalmente.<br />
Registrando principalmente per la Nonesuch Records, oltre ad accompagnarsi ai grandi del panorama jazz internazionale e a comporre brani originali, con il suo trio Mehldau si dedica ad arrangiamenti jazz di musica popolare, in particolare di musica rock.<br />
Nick Drake, i Beatles, i Radiohead, Paul Simon e tanti altri trovano così nelle mani di Melhdau una nuova veste che, sebbene decisamente trasformata e rimodellata rispetto all&#8217;originale, mostra sempre una certa classe e uno stile d&#8217;eccezione.</p>
<p>Nota in più:<br />
&#8220;Blackbird singing in the dead of night/<br />
Take these broken wings and learn to fly/<br />
All your life/<br />
You were only waiting for this moment to arise…&#8221;</p>
<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/22/spostati-un-po-piu-in-la-blackbird/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Live Report: Marco Mengoni @ Teatro Colosseo, Torino 20/05/13</title>
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		<pubDate>Wed, 22 May 2013 09:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazionerockol</dc:creator>
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Forse si sarebbe voluto qualche posto in più per accontentare tutte le fan smaniose di vedere all’opera Marco Mengoni, nel suo “L’essenziale anteprima tour”. Ma la “ristrettezza” relativa del Teatro Colosseo ha regalato un colpo d’occhio eccezionale, offrendo al pubblico la possibilità di essere a pochi metri dall’artista vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo e reduce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.civitanovalive.it/wp-content/uploads/2013/03/marco-mengoni_28.jpg" alt="" width="298" height="227" /></p>
<p><span style="font-size: medium">Forse si sarebbe voluto qualche posto in più per accontentare tutte le fan smaniose di vedere all’opera <a href="http://www.rockol.it/artista/Marco-Mengoni">Marco Mengoni</a>, nel suo “L’essenziale anteprima tour”. Ma la “ristrettezza” relativa del Teatro Colosseo ha regalato un colpo d’occhio eccezionale, offrendo al pubblico la possibilità di essere a pochi metri dall’artista vincitore dell’ultimo Festival di Sanremo e reduce dall’Eurovision Song Contest.</span></p>
<p><a name="_GoBack"></a><span style="font-size: medium">La serata di festa è iniziata verso le 21, il palco invaso da striscioni e regali che adolescenti (soprattutto) ma non solo avevano disposto ai piedi del microfono che avrebbe amplificato la voce dell’artista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Quando la garza nera che oscurava la scenografia viene ritratta è subito un tripudio festante. Il palco è certamente spettacolare, con una serie di torri ricoperte di led colorati a regalare uno skyline hollywoodiano. Le ragazze del fan club hanno voluto regalare un’accoglienza speciale e per avvisare tutta la sala del progetto su ogni seggiolino era stato riposto un foglio di carta colorata, accompagnato da una lettera. La parola d’ordine era: aspettiamo la prima nota di “Non passerai” e poi tutti con le braccia alzate impugnando il foglio. Così è stato e come per magia è comparso un grande cuore rosso, che ha fatto scoppiare in lacrime l’artista.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Lo spettacolo è stato divertente ed appassionante, la maturità artistica di Mengoni si evince anche dalla sua abilità ad interagire con il pubblico, a chiacchierare, a raccontare aneddoti della sua storia. Tutti pendono dalle sue labbra e sono pronti a cercare un cerotto quando la corda della chitarra crea un taglio sul dito di Marco o a scoppiare in una fragorosa risata quando lui racconta del suo recente passato, di quasi sconosciuto, costretto a litigare con un buttafuori che non voleva farlo salire sul palco.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">La sua voce non si discute, così come la sua intensità interpretativa. Se proprio dobbiamo trovare il classico pelo nell’uovo si può dire che rimane ancora un po’ statico ed impacciato. Forse Mengoni dovrà lavorare ancora su questo tasto prima di poter raggiungere i livelli assoluti.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Lo show è durato circa due ore, suddiviso in due “slot” e 23 brani complessivi (uno in meno rispetto alla scaletta preventivata). Allo spegnimento dei riflettori si è conclusa la sua fatica artistica, ma non quella professionale, visto che fino a notte fonda, moltissimi fan sono rimasti fuori dal teatro in attesa che “lui” uscisse dal camerino.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">(Vincenzo Nicolello)</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Scaletta: </span></p>
<p><span style="font-size: medium">Prima parte: </span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Intro”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Pronto a correre”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Evitiamoci”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Bellissimo”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">”Non passerai”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“L’equilibrista”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Credimi ancora”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Avessi un altro modo”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Dall’inferno”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">”I got the fear”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Spari nel deserto”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“20 sigarette”<br />
</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Seconda parte:</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“La vita non ascolta”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Tonight”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">”Come ti senti”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“La valle dei re”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Tanto il resto cambia”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Un’altra botta”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">”In un giorno qualunque”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">”Non me ne accorgo”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“Natale senza regali”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">“L’essenziale”</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Bis: “Una parola”</span></p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Light my Fire&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 22:13:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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1965, Los Angeles. Due studenti della UCLA si incontrano sulla spiaggia di Venice. I loro nomi, Jim e Ray. Jim chiede a Ray: &#8220;Ti va di ascoltare una mia poesia? Si intitola &#8220;Moonlight Drive&#8221;. Ray annuisce, poi ascolta e alla fine esclama: &#8220;Ehi, hai mai pensato di trasformare i tuoi testi in canzoni?&#8221;
Da lì, da [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078421.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-120" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078421-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p>1965, Los Angeles. Due studenti della UCLA si incontrano sulla spiaggia di Venice. I loro nomi, Jim e Ray. Jim chiede a Ray: &#8220;Ti va di ascoltare una mia poesia? Si intitola &#8220;Moonlight Drive&#8221;. Ray annuisce, poi ascolta e alla fine esclama: &#8220;Ehi, hai mai pensato di trasformare i tuoi testi in canzoni?&#8221;<br />
Da lì, da quella spiaggia, ha inizio un&#8217;avventura chiamata &#8220;The Doors&#8221; destinata a rimanere immortale. A Jim e Ray si uniscono il chitarrista Robbie e il batterista John e, in soli 6 anni di attività, diventano 9 gli album prodotti e più di 100.000.000 i dischi venduti.<br />
Tutti sanno come andò a finire. Dopo aver terminato la sessione di registrazione di &#8220;L.A. Woman&#8221;, Jim si trasferì a Parigi e in lei trovò la sua eterna dimora, insieme a Chopin, Rossini, Edith Piaf e altri illustri vicini.<br />
Così i Doors persero la loro colonna portante e poco dopo capirono che non aveva più alcun senso. Ormai erano pronti a dissolversi, erano pronti a diventare leggenda.<br />
Ma facciamo un passo indietro, torniamo a quando i Doors erano appena nati, a quando erano in cerca di un bassista, un bassista che si faticava a trovare e che portò Ray a rivoluzionare il modo di suonare. La mancanza di un bassista nel gruppo condusse, infatti, il tastierista ad affiancare al suo mitico organo &#8211; un Vox Continental, poi sostituito da un Gibson G101 &#8211; un piano elettrico a cui affidare le linee di basso. Questa soluzione gli consentiva di gestire la linea di basso con la mano sinistra, mentre la destra spaziava sulle ottave alte dell&#8217;organo dando alle melodie quel suono deciso e tagliente divenuto inconfondibile e che perfettamente si sposava con la voce di Morrison, libero di cambiare registro e dare sfogo alle più furiose improvvisazioni.<br />
Un giorno, nell&#8217;estate del 1966, il chitarrista Robby Krieger fece ascoltare al resto del gruppo una melodia che gli passava per la testa e insieme cominciarono a lavorarci su. A quella melodia però mancava qualcosa che la rendesse completa, che la rendesse eterna.<br />
Mentre gli altri erano fuori a fare una pausa, Ray si mise all&#8217;organo e dal nulla ecco arrivare quell&#8217;intro, quello che andrà ad aprire e caratterizzare per sempre &#8220;Light my fire&#8221;. Ad ispirarlo fu qualcosa di improvviso, quasi celestiale, racconterà in seguito Ray, ma insieme vi fu anche il tocco di Bach e delle sue Invenzioni, dalle quali trasse spunto.<br />
Sebbene il suo posto sul palco fosse qualche passo indietro rispetto all&#8217;amico Jim, quell&#8217;intro, quelle note, insieme ai tanti assoli e colpi di genio che vennero in seguito, ma soprattutto quel modo di suonare e trasportare versi luoghi indefiniti, dei quali non si conosce nulla, ma neanche si ha mai l&#8217;impressione di essersi persi, hanno portato Ray Manzarek a divenire l&#8217;altra anima dei Doors.<br />
Qualche passo indietro sul palco rispetto a Jim, qualche anno in più per calcarlo, ma ieri anche Ray è uscito di scena. L&#8217;ha fatto senza dare troppo nell&#8217;occhio, solo premendo il tasto off del suo organo principale.<br />
2013, Venice Paradise beach. Due amici di vecchia data si rincontrano dopo parecchio tempo. I loro nomi, Jim e Ray. Jim dice a Ray: &#8220;This is the end beautiful friend, This is the end my only friend, the end&#8221;. Ray ascolta, ma questa volta, invece di annuire, scuota la testa e sorride: &#8220;Siamo a Venice beach e nessuno ci corre più dietro Jim, lascia perdere quelle poesie e goditi il nostro nuovo inizio. Questa volta, però, davanti ci sto io&#8221;.</p>
<p>Nota in più: Bye Ray&#8230;eri uno dei miei preferiti.</p>
<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/21/spostati-un-po-piu-in-la-light-my-fire/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Live Report: One Direction @ Forum, Assago (Mi) 20/05/13</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 09:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazionerockol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C’è  un uomo, nelle file in fondo del concerto più atteso dell’anno. E&#8217; in  piedi.
Il  95% degli uomini e donne sopra i 16 anni è lì per lavoro o per accompagnare  qualcuno. Sono seduti e quasi tutti hanno la faccia rassegnata e/o chinata su  uno smartphone. Sembrano esausti: hanno probabilmente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>C’è  un uomo, nelle file in fondo del concerto più atteso dell’anno. E&#8217; in  piedi.</p>
<div>Il  95% degli uomini e donne sopra i 16 anni è lì per lavoro o per accompagnare  qualcuno. Sono seduti e quasi tutti hanno la faccia rassegnata e/o chinata su  uno smartphone. Sembrano esausti: hanno probabilmente sudato sette camice per  trovare un biglietto per le loro figlie/sorelline/nipoti.<br />
Quell’uomo  no. Balla. Ha una maglietta bianca con una scritta a mano: “Daddy  directioner”.<br />
Ha  la faccia felice, quell’uomo. Ha capito tutto: l’evento è una festa anche per  lui, non solo per la figlia.</div>
<div></div>
</div>
<div>Gli <a href="http://www.rockol.it/artista/One-Direction">One  Direction</a> arrivano  a Milano, per la seconda data italiana, dopo l’Arena di Verona. Ed è una festa  davvero. Lo è per le ragazze che assediano il Forum di Assago, dentro e fuori:  senti arrivare urla dall’interno fin dal parcheggio, a sua volta assediato da  altre ragazze che cantano e da altri genitori che aspettano.<br />
E  il concerto dei One Direction è un bel concerto &#8211; fatevene una ragione, voi che  vorreste che il gruppo inglese facesse schifo. Invece.<br />
Solo  che quasi non lo senti, il concerto.<br />
Anche  se sei dentro. Perché ogni mossa, ogni entrata, ogni parola dei cinque ragazzi  viene accompagnata da urla, a livelli assordanti. La scena non è molto diversa  da altre già viste in altre ere, con altri gruppi. Ma sembra tutto più forte,  questa volta &#8211; perché gli One Direction sono una macchina da guerra.<br />
Il  concerto, dicevamo: senza fronzoli, un palco con un megaschermo sullo sfondo,  una struttura con la band diligentemente messa ai lati e una pedana elevata sui  cui gli One Direction ogni tanto salgono per cantare. Il resto del palco è  vuoto, loro non fanno mossette o balletti (non sono una boy band anni ’90), ma  semplicemente cantano e si muovono, mentre il megaschermo rimanda citazioni che  non c’entrano nulla con i teenager ma ammiccano ai genitori: dai collage  simil-Rotella, ad un lyric video su “One thing” fatto con la grafica bauhaus  (che certo fa più “cool” su una copertina dei Franz Ferdinand, ma qua funziona  benissimo), ai fumetti, agli Space Invaders degli anni ’80.<br />
Ma  per il resto è tutto qui: cinque ragazzi che cantano musica pop, lo fanno bene e  si vede che divertono &#8211; e sono allenati benissimo.<br />
Perché  ovviamente c’è del metodo, nella costruzione dello spettacolo, e il metodo è la  semplicità: l’unico effetto speciale è un’uscita dalle botole, e la passerella  che si solleva e viaggia sospesa sopra la platea del Forum fino a portare i  cinque ad una pedana in mezzo: in quel momento in cui cantano un po’ di cover:  “One way or another” dei Blondie, “Teenage kicks” degli Undertones (su cui il  vostro severo recensore si è lasciato andare ad un balletto), persino una  improvvisata (?) versione di “I’ll be there for you” dei Rembrandts, ovvero la  sigla di Friends, richiesta via Twitter sui megaschermi.</div>
<div>
Nella  seconda parte dello show i ragazzi imbracciano pure le chitarre, accennano  qualche suonata. Tengono bene il palco, e si vede che non avranno problemi a  cantare negli stadi l’anno prossimo quando sarà il momento &#8211; si parla già di San  Siro.<br />
Alternano  brani lenti come “Summer love” (su cui intravedo due genitori che ballano  abbracciati come fosse un lento Motown degli anni ’60) ad un finale più rock ed  elettrico con “Teenage dirtbag” dei Wheatus, “Rock me” che cita “We will rock  you” dei Queen e il primo bis “Live while you’re young” che plagia “Should I  stay or should I go”.<br />
Fuori  dal Forum, alla fine, la festa sembra un po’ meno tale: ancora tante ragazzine  che hanno atteso e ora vedono le facce felici delle coetanee che escono. E  soprattutto macchine in seconda, terza fila che bloccano le rotonde: genitori  che attendono. Loro, sicuramente, non si sono divertiti. Ma le figlie sì, e pure  qualche genitore che era dentro.<br />
Sicuramente  il Daddy Directioner si è divertito un sacco.</div>
<div></div>
<div>(Gianni Sibilla)</div>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Gran Torino&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 22:28:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Gran Torino&#8221; &#8211; Jamie Cullum, C. Eastwood (2008)
A soli 20 anni, grazie a un talento pianistico e interpretativo
di tutto rispetto, il giovane Jamie Cullum firma il suo debutto discografico facendosi da subito apprezzare da pubblico e critica.
Il primo album dal titolo &#8220;Heard it all before&#8221;, totalmente autoprodotto e uscito nel &#8216;99 sotto il nome di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078420.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-117" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078420-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a><br />
<strong>&#8220;Gran Torino&#8221;</strong> &#8211; Jamie Cullum, C. Eastwood (2008)</p>
<p>A soli 20 anni, grazie a un talento pianistico e interpretativo<br />
di tutto rispetto, il giovane Jamie Cullum firma il suo debutto discografico facendosi da subito apprezzare da pubblico e critica.<br />
Il primo album dal titolo &#8220;Heard it all before&#8221;, totalmente autoprodotto e uscito nel &#8216;99 sotto il nome di &#8220;Jamie Cullum Trio&#8221;, mostra una forte padronanza da parte del giovane di un genere complesso e composito come il jazz, nonché dello strumento a cui si affida per veicolare la propria musica e presto diventa un caso grazie all&#8217;immenso potere del passaparola.<br />
In poco tempo, dopo un secondo album, quando il talento di Cullum è ormai qualcosa di certo, si scatena un&#8217;asta agguerrita tra le principali case discografiche per accaparrarselo; ad avere la meglio è la Universal che nel 2003, portando Cullum nella propria scuderia, pubblica &#8220;TwentySomething&#8221;.<br />
Capace di dominare diversi stili in un continuo &#8220;crossover&#8221; tra jazz, power-pop, soul, pop-swing e altro ancora, Cullum fa dell&#8217;album uno strepitoso successo, assicurandogli addirittura la qualifica di &#8220;album inglese di jazz più venduto di tutti i tempi&#8221;.<br />
La carriera, in continua ascesa, lo porta a collaborare nel 2005 con Allen Toussaint, e Guy Chambers &#8211; lo storico co-autore di Robbie Williams &#8211; in occasione dell&#8217;album &#8220;Catching Tales&#8221;, dove figurano anche interessanti e originali reinterpretazioni di alcuni standard di Gershwin.<br />
Ma &#8211; e qui arriviamo al brano in questione &#8211; nel 2008 la musica di Cullum va ancora oltre. Il regista Clint Estawood, noto appassionato di jazz e soprattutto ottimo musicista, colpito e affascinato dalle capacità del ragazzo, decide di chiamarlo: prima per esibirsi a Monterey, poi per chiedergli di partecipare alla realizzazione della colonna sonora del suo nuovo film. Insieme a Eastwood, Cullum compone niente di meno che la title-track del film, intitolata proprio &#8220;Gran Torino&#8221;. Il brano davvero degno di nota, è accompagnato da un&#8217;interpretazione magistrale di Cullum e la colonna sonora degna al cento per cento di affiancare il film nella sua corsa al successo. Nomination per il Golden Globe e l&#8217;Oscar, travolgono Cullum in una nuova parentesi di popolarità e lo allontanano per un po&#8217; dalle pubblicazioni. Nel 2009 però ritorna con &#8220;The Pursuit&#8221; dando spazio a tutto tondo alle proprie contaminazioni di matrice più contemporanea, sperimentando nuovi suoni e allo stesso tempo continuando a spaziare, come è solito soprattutto fare durante i live, tra più generi.<br />
Ora, a distanza di quattro anni, l&#8217;artista ormai 34enne, sposato e con due figli, torna con &#8220;Momentum&#8221;, anticipato dal singolo &#8220;Everything we didn&#8217;t do&#8221;. L&#8217;album in uscita il 21 maggio nasce, secondo quanto racconta Cullum, da una presa di coscienza dettata dalla necessità di &#8220;tracciare una linea di demarcazione tra passato e futuro&#8221;, dall&#8217;esigenza di mettere per iscritto, in questo caso verrebbe da dire su pentagramma, &#8220;quel passaggio dal periodo della giovinezza a quello dell&#8217;età adulta&#8221;.<br />
Chissà se il maturo e riflessivo Cullum sarà capace di stupire ancora una volta…Le premesse sembrerebbero esserci, ma in attesa di ascoltare i nuovi dieci inediti e scoprire se tra questi si nasconde una nuova &#8220;Gran Torino&#8221;, emozioniamoci ancora una volta riascoltando la sua bellissima storia.</p>
<p>Nota in più: &#8220;Gentle now/A tender breeze /Blows/ Whispers through The Gran Torino/ Whistling another/ Tired song/ Engines humm/ And better dreams/ Grow/ Heart locked/ In a Gran Torino/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long/ It beats/ A lonely rhythm/ All night long&#8221;</p>
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		<title>Live Report: Beyoncé @ Forum, Assago (Mi) 18/05/13</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:22:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazionerockol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si esce leggermente frastornati dal concerto di Beyoncé per  il delirio di luci, bassi profondi, fuochi pirotecnici, visual  sontuosi, spettacolari coreografie, grandi performance vocali ma anche  tanto zucchero, inevitabile kitsch e pubblico in delirio.
Però usciamo anche con alcune certezze: Beyoncé con questo suo tour si vuole imporre come una regina del pop [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://mrldavis.com/wp-content/uploads/2013/01/beyonce1-480x432.jpg" alt="" width="336" height="302" />Si esce leggermente frastornati dal concerto di <a href="http://www.rockol.it/artista/Beyonc%C3%A9-Knowles">Beyoncé</a> per  il delirio di luci, bassi profondi, fuochi pirotecnici, visual  sontuosi, spettacolari coreografie, grandi performance vocali ma anche  tanto zucchero, inevitabile kitsch e pubblico in delirio.<br />
Però usciamo anche con alcune certezze: Beyoncé con questo suo tour si vuole imporre come una <em>regina del pop</em> che vuol piacere a tutti. Il tema regale infatti è uno dei <em>concept</em> che ricorre più spesso nei video che inframezzano lo show, dove Beyonce  indossa i panni di un&#8217;incipriata Maria Antonietta, un&#8217;oziosa Cleopatra e  un&#8217;imperiosa Elisabetta I. Del resto se il marito Mr. Shawn “Jay Z”  Carter, a cui è <em>intestato</em> il tour (scatenando in USA il solito  vespaio femminista), intitola ironicamente il suo disco insieme a Kanye  West “Watch the throne”, allora tutto torna.<br />
Ma Mrs. Carter non è una regina altezzosa che guarda dall&#8217;alto i suoi  sudditi o impone il suo stile: lo show si trasforma presto in una sorta  di grande spettacolo ecumenico che soddisfa ogni gusto, sesso ed età. Si  parte con la danza marziale di “Run the world” e “End of time” con un  tripudio di luci strobo e fuochi artificiali, per poi passare alle  ballad (“Flaws and all”, “1+1” forse la parte più debole dello show),  passando dagli episodi più <em>nigga</em> (“Diva” e “Baby boy”) a quelli  più scenografici dove i ledwall orizzontali si abbassano per permettere  di giocare con le silhouette di Beyonce e del corpo di ballo, creando  effetti di profondità e sdoppiamento piuttosto efficaci. Il tutto  inframezzato dai video molto <em>arty</em> e decadenti che sembrano  firmati da Floria Sigismondi, altri invece di stile pop-barocco, tutti  orchestrati da una direzione artistica perfetta.<br />
Lei si cambia d&#8217;abito, balla, sculonetta, sorride, canta con voce  potente e sicura sempre con microfono in mano e ovunque si muova ha  sempre il vento tra i capelli (questo è un mistero vero, come se sotto  di lei ci fosse una macchina eolica che la segue).<br />
Rispetto alle altre reginette del pop Lady Gaga e Rihanna o alla regina  madre Madonna, lo show di Beyonce è certamente più vario ed energetico,  edulcorato per il target famiglie ma musicalmente superiore. Basterebbe  solo citare “Why don&#8217;t you love me” eseguita con piglio da moderno  rhythm &amp; blues da una band ben rodata e che mi ha ricordato il  miglior Prince, come pure “Single Ladies” che, per chi scrive, rimane  uno dei pezzi pop più innovativi degli ultimi vent&#8217;anni. Non mancano poi  le hit come “Crazy in love” (spurgata dal rap di Jay-Z, ma accompagnata  da un visual tra il bling-bling e lo stile art decò del Grande Gatsby  di Luhrmann) e “Love on top” salutate con un boato, e pure un nuovo  pezzo (“Grown Woman”) utilizzato per i nuovi spot Pepsi.<br />
Come ogni regina che si rispetti sono tanti gli omaggi distribuiti  durante il concerto ai passati regnanti della black music: dalla Donna  Summer di “Love to love me baby” nell&#8217;originale “Naughty girl” a Michael  Jackson (citazioni sparse di “Human nature” e “Off the Wall”), dal  botta-e-risposta del Ray Charles di “What&#8217;d I said” fino al vero e  proprio tributo a Whitney Houston prima del bis “Halo”. Come tutti gli  spettacoli del genere ogni cosa è programmata al secondo, niente è  lasciato al caso e la parola improvvisazione è praticamente bandita. La  band &#8211; composta da 11 elementi, tutta al femminile &#8211; sta nelle retrovie,  in un palco rialzato, disposto in linea orizzontale e spesso viene  anche coperto dai videowall. I momenti forse più imbarazzanti sono  quando Queen B. interagisce con il pubblico con un filo di voce, spesso  roca, quasi a farla sembrare rotta dall&#8217;emozione e con le solite frasi  molto ruffiane di circostanza, ma che scatena il delirio del pubblico  adorante. Come quando la regina scende dal palco e si sposta nel  cossiddetto “B Stage”, nel bel mezzo del forum dove esegue i brani più  acustici come “Irreplaceable” e raccogli il calore del pubblico insieme  ad asciugamani e bandiere italiane.<br />
Per la cronaca il concerto è stato preceduto dal set minimale (solo basi  e tastiera) di Luke James: morbido r&amp;b ben eseguito con voce sicura  e padronanza del palco. Se azzecca il singolo giusto sarà possibile  vederlo nei piani alti delle charts (il nuovo disco “Made to love”  uscirà il 16 luglio).</p>
<p>(Michele Boroni)</p>
<p>SETLIST<br />
Who run the World<br />
End of time<br />
Flaws and all<br />
If I were a boy<br />
Get me bodied<br />
Baby boy<br />
Diva<br />
Naughty girl<br />
Party<br />
Freak um<br />
I care<br />
I miss you<br />
Schoolin life<br />
Why don&#8217;t you love me<br />
1+1<br />
Irreplaceable<br />
Resentement<br />
Love on top<br />
Survivor<br />
Crazy in love<br />
Single ladies<br />
Grown woman<br />
Halo</p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Quando sarò capace di amare&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 20:54:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Quando sarò capace di Amare&#8221; - Giorgio Gaber (1994)
Quando capiti di fronte a un testo del genere, a un artista unico e inimitabile quale è stato Giorgio Gaber, a una tale capacità di vedere, cogliere, comprendere, descrivere e raccontare, ogni parola aggiunta sarebbe superflua, ogni considerazione un maldestro tentativo.
Quando capiti di fronte a versi come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078419.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-113" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078419-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Quando sarò capace di Amare&#8221; </strong>- Giorgio Gaber (1994)</p>
<p>Quando capiti di fronte a un testo del genere, a un artista unico e inimitabile quale è stato Giorgio Gaber, a una tale capacità di vedere, cogliere, comprendere, descrivere e raccontare, ogni parola aggiunta sarebbe superflua, ogni considerazione un maldestro tentativo.<br />
Quando capiti di fronte a versi come questi, non puoi far altro che rimanere inerme e goderne fino in fondo.<br />
Alle volte non c&#8217;è null&#8217;altro da dire; sono rare, non siamo abituati ad incontrarle, ma quando vi capiti di fronte, quelle volte le riconosci.<br />
E quando accade, fermati. Poi riparti, ma non aggiungere altro.</p>
<p>&#8220;Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
probabilmente non avrò bisogno<br />
di assassinare in segreto mio padre<br />
né di far l&#8217;amore con mia madre in sogno.</p>
<p>Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
con la mia donna non avrò nemmeno<br />
la prepotenza e la fragilità<br />
di un uomo bambino.</p>
<p>Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
vorrò una donna che ci sia davvero<br />
che non affolli la mia esistenza<br />
ma non mi stia lontana neanche col pensiero.</p>
<p>Vorrò una donna che se io accarezzo<br />
una poltrona, un libro o una rosa<br />
lei avrebbe voglia di essere solo<br />
quella cosa.</p>
<p>Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
vorrò una donna che non cambi mai<br />
ma dalle grandi alle piccole cose<br />
tutto avrà un senso perché esiste lei.</p>
<p>Potrò guardare dentro al suo cuore<br />
e avvicinarmi al suo mistero<br />
non come quando io ragiono<br />
ma come quando respiro.</p>
<p>Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
farò l&#8217;amore come mi viene<br />
senza la smania di dimostrare<br />
senza chiedere mai se siamo stati bene.</p>
<p>E nel silenzio delle notti<br />
con gli occhi stanchi e l&#8217;animo gioioso<br />
percepire che anche il sonno è vita<br />
e non riposo.</p>
<p>Quando sarò capace d&#8217;amare<br />
mi piacerebbe un amore<br />
che non avesse alcun appuntamento<br />
col dovere</p>
<p>un amore senza sensi di colpa<br />
senza alcun rimorso<br />
egoista e naturale come un fiume<br />
che fa il suo corso.</p>
<p>Senza cattive o buone azioni<br />
senza altre strane deviazioni<br />
che se anche il fiume le potesse avere<br />
andrebbe sempre al mare.</p>
<p>Così vorrei amare.&#8221;</p>
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		<title>Michael Jackson e Johnny Depp, sconto con video</title>
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		<pubDate>Sun, 19 May 2013 09:11:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mike</dc:creator>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Have you ever seen the rain&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 21:20:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Have you ever seen the rain&#8221; - Creedence Clearwater Revival (1970)
&#8220;Qualcuno mi ha detto tempo fa, che prima della tempesta c&#8217;è la quiete…&#8221;
Così si apre uno dei più bei brani dei mitici Creedence, scritto nel 1970 da John Fogerty ed estrapolato l&#8217;anno successivo come singolo dall&#8217;album &#8220;Pendulum&#8221;.
Ma in questi giorni mentre la pioggia non sembra [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078418.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-110" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078418-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Have you ever seen the rain&#8221; </strong>- Creedence Clearwater Revival (1970)</p>
<p>&#8220;Qualcuno mi ha detto tempo fa, che prima della tempesta c&#8217;è la quiete…&#8221;<br />
Così si apre uno dei più bei brani dei mitici Creedence, scritto nel 1970 da John Fogerty ed estrapolato l&#8217;anno successivo come singolo dall&#8217;album &#8220;Pendulum&#8221;.<br />
Ma in questi giorni mentre la pioggia non sembra intenzionata ad arrendersi c&#8217;è da domandarsi se la calma oltre a precedere la tempesta prima o poi la segua e se sì, quanto tempo ci impiega ad arrivare?<br />
&#8220;La pioggia&#8221; come metafora delle bombe che cadevano dal cielo durante la guerra del Vietnam; la pioggia che colpisce e percuote come certi eventi impregnati di idealismo che travolgono gli anni &#8216;60 e ancora gli anni &#8216;70, ma senza che la gente combatta più realmente; la pioggia e la tempesta in cui muta e si evolve come simbolo di qualcosa che scuote, poi disfa e distrugge.<br />
Molteplici le interpretazioni date nel tempo a quella che è la protagonista della canzone; le prime, più grandi e profonde, provenienti dal pubblico e dalla critica l&#8217;ultima, forse la più vera, dal suo autore. A prescindere infatti da tutte le dietrologie emerse negli anni, Fogerty racconta che la canzone si ispira a quell&#8217;atmosfera di tensione che si respirava all&#8217;interno del gruppo nel momento in cui la scrisse e ai disagi che ne conseguirono, come l&#8217;uscita dalla band del fratello Tom. &#8220;Quando è finita, così dicono, pioverà una giornata di sole,<br />
lo so, splendendo mentre scende come l&#8217;acqua&#8221;, così scivolano le parole di Fogerty, qualsiasi interpretazione racchiudano, mentre il suo strepitoso organo Hammond B3 le accompagna rendendo il messaggio ancora più forte ed incisivo, per poi abbandonarsi al quesito finale: &#8220;Voglio sapere, Hai mai visto la pioggia? Voglio sapere, Hai mai visto la pioggia<br />
venire giù in un giorno di sole?&#8221;, ripetuto ostinatamente in uno sfogo mascherato da domanda, assetato di uno straccio di risposta, bisognoso di quiete e di conforto.</p>
<p>Nota in più: I know&#8230;</p>
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		<title>Ad amici i blu iniziano con Michael Jackson</title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 20:21:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mike</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad amici la squadra dei blu capitanata da Eleonora Abbagnato inizia proponendo un brano di Michael Jackson, we are the world, il brano di squadra.
A grande richiesta Alanis e Leona Kory ritornano con una selezione di interviste rilasciate dal Re del Pop.
Volume 1 di una selezione di interviste con il Re del Pop.
Un libro &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad amici la squadra dei blu capitanata da Eleonora Abbagnato inizia proponendo un brano di Michael Jackson, <strong>we are the world, </strong>il brano di squadra.</p>
<p>A grande richiesta <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">Alanis e Leona Kory</a> ritornano con una selezione di interviste rilasciate dal <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">Re del Pop</a>.</p>
<p>Volume 1 di una selezione di <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">interviste</a> con il Re del Pop.</p>
<p>Un <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">libro</a> &#8211;  collezione da non perdere per tutti i suoi fans.</p>
<p>Una parte del ricavato andrà all&#8217;associazione <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">www.cesvi.org/malaria.html </a></p>
<p>per le persone bisognose, destinando la donazione alla vaccinazione dei bambini.</p>
<p>Dedicato a tutti i fan di <a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank">Michael Jackson</a> di ieri, di oggi e di domani.</p>
<p><a href="http://www.lulu.com/shop/alanis-e-leona-kory/michael-jackson-interviews/paperback/product-20995888.html" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-722 aligncenter" src="http://piazzatos.files.wordpress.com/2013/05/mj-interviews.jpg?w=210" alt="mj interviews" width="210" height="300" /></a></p>
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		<title></title>
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		<pubDate>Sat, 18 May 2013 19:49:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mike</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negozio online di prodotti non comuni del Re del Pop e del Pirata più amato.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Negozio online di prodotti non comuni del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Re del Pop</a> e del <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Pirata</a> più amato.</p>
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<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small">Sei fan di qualche personaggio e non trovi nessun gadget? </span></span></p>
<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small">Rivolgiti a noi e vedremo di accontentarti. </span></span></p>
<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small">Costi aggiuntivi della tassa di Dogana, non saranno a carico dei clienti.</span></span></p>
<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small"><br />
</span></span><br />
<span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px">Guarda questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">video</a> per ammirare i prodotti in vendita nel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">discount </a>dedicato a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Michael Jackson</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Johnny Depp</a>!!</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span><br />
<span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span></p>
<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"></div>
<p><span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span></p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Superstition&#8221;</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/17/spostati-un-po-piu-in-la-superstition/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 19:36:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Superstition&#8221; &#8211; Stevie Wonder (1972)
Siete così superstiziosi da aver optato per barricarvi in casa e non muovervi minimamente in questa splendida giornata di venerdì 17? Oppure appartenete alla schiera dei talmente indifferenti ai gatti neri che attraversano la strada e agli specchi che si frantumano, da non esservi neanche accorti della data nefasta?
Ad ogni modo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078417.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-105" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078417-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Superstition&#8221;</strong> &#8211; Stevie Wonder (1972)</p>
<p>Siete così superstiziosi da aver optato per barricarvi in casa e non muovervi minimamente in questa splendida giornata di venerdì 17? Oppure appartenete alla schiera dei talmente indifferenti ai gatti neri che attraversano la strada e agli specchi che si frantumano, da non esservi neanche accorti della data nefasta?<br />
Ad ogni modo, se prendiamo ad esempio il caso di Steve Wonder possiamo dire che il monito a non credere nelle superstizioni o nei detti popolari, da lui definiti &#8220;Things that you don&#8217;t understand&#8221; abbia portato una certa fortuna.<br />
Il giovane Wonder, infatti, all&#8217;età di 22 anni, scrive, arrangia e produce per la Motown Record quello che diventerà il singolo di lancio dell&#8217;album &#8220;Talking Book&#8221;. Il pezzo, raggiunge presto la posizione numero uno negli Stati Uniti e allo stesso tempo la vetta di tutte le classifiche dei singoli soul, aggiudicandosi a pieno diritto la posizione numero #74 nella nota classifica de &#8220;500 Greatest Songs of All Times&#8221; redatta dal magazine Rolling Stone.<br />
A conferire al pezzo quel tiro pazzesco è anche lo zampino di Jeff Beck, a cui si deve la scelta del mitico beat di batteria. Wonder chiese a Beck di essere lui stesso a registrarlo, ma dopo l&#8217;insistenza di Berry Gordy, alla fine fu Wonder a prendere in mano le bacchette. In seguito però Beck registrò ugualmente la sua versione del brano in occasione del progetto Beck, Bogert &amp; Appice.<br />
In questo pezzo e nell&#8217;intero album Wonder mostra uno stile nettamente più personale rispetto ai due dischi precedenti (&#8220;Where I&#8217;m coming from&#8221; e &#8220;Music of My Mind&#8221;) ed è proprio con questa nuova consapevolezza che si farà apprezzare definitivamente dal grande pubblico, conscio ormai che quel giovane ventiduenne avrebbe continuato a lungo a far parlare di sè.</p>
<p>Nota in più: Oggi vi consiglio vivamente di ascoltare… vedrete che il vostro umore, nero, nefasto o indifferente che sia, in ogni caso, cambierà piega!</p>
<p>&#8220;When you believe in things that you don&#8217;t understand,<br />
Then you suffer,<br />
Superstition ain&#8217;t the way&#8221;</p>
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		<title>Live Report: Calibro 35 @ Teatro La Pergola, Firenze 15/05/13</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/dalvivo/blog/2013/05/17/live-report-calibro-35-teatro-la-pergola-firenze-150513/</link>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazionerockol</dc:creator>
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		<category><![CDATA[recensione]]></category>
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C’è stata un’epoca nel nostro paese in cui l’arte compositiva dei grandi musicisti italiani si metteva al servizio del grande schermo per dare vita ad opere che tutt’oggi fanno scuola nel mondo. Un periodo d’oro che vedeva registi come Mario Bava, Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Dario Argento, Elio Petri chiedere collaborazione ai maestri Ennio Morricone, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.sentireascoltare.com/sa/uploaded_img/artists/C35.jpg" alt="" width="360" height="240" /></p>
<p><span style="font-size: medium">C’è stata un’epoca nel nostro paese in cui l’arte compositiva dei grandi musicisti italiani si metteva al servizio del grande schermo per dare vita ad opere che tutt’oggi fanno scuola nel mondo. Un periodo d’oro che vedeva registi come Mario Bava, Umberto Lenzi, Lucio Fulci, Dario Argento, Elio Petri chiedere collaborazione ai maestri Ennio Morricone, Giorgio Gaslini, Stelvio Cipriani o Riz Ortolani (solo per citarne alcuni) per creare dei vestiti sonori adatti ai propri film, come <em>4 Mosche di velluto grigio</em> (1971), <em>Casa dalle Finestre che ridono </em>(1976), <em>Una lucertola con la pelle di donna</em> (1971), <em>Il gatto a nove code</em> (1975).</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Oggi, grazie al lavoro dei <a href="http://www.rockol.it/artista/Calibro-35">Calibro 35</a>, in “Indagine sul Cinema Italiano del brivido”, tale patrimonio vive una seconda giovinezza. Per la prima volta a Firenze, ad un anno e mezzo dalla precedente ed unica esibizione al Teatro dal Verme di Milano, è stata proposta, nella sontuosa cornice del Teatro della Pergola, una venue particolare, per veri e propri amanti del genere. Una sorta di progetto parallelo in cui vengono messe da parte le colonne sonore dei b-movie poliziotteschi anni 60 e 70, vero e proprio marchio di fabbrica della band milanese, per lasciare spazio e tributare il thriller, il giallo e l’horror. La miscela esplosiva di prog, funk e fusion normalmente riproposto nei normali concerti dei Calibro 35, viene sostituita da atmosfere strumentali inquiete, cupe e perennemente sospese. </span></p>
<p><span style="font-size: medium">Come se non bastasse, per riprodurre al meglio la dimensione orchestrale di quelle colonne sonore, la band sale sul palco accompagnata dalla tromba di Paolo Raineri, dal trombone di Francesco Bucci,dalle percussioni di Sebastiano De Gennaro, dal violino di Rodrigo D&#8217;Erasmo (Aftherhours) e dal violoncello di Daniela Savoldi. Due ospiti speciali della serata, provenienti sempre dalla scena indipendente italiana, sono stati la talentuosa Serena Altavilla (cantante dei Blue Willa) e l’eclettico del moog theremin, Vincenzo Vasi, direttamente dalla band di Vinicio Capossela. </span></p>
<p><span style="font-size: medium">Dopo la breve introduzione di Giuseppe Vigna (direttore artistico del Musicus Concentus) si apre il sipario su una esibizione di elevato livello. I Calibro 35 si divertono e fanno divertire per quasi un’ora e trenta minuti il gremito pubblico fiorentino, prendendolo per mano ed accompagnandolo in un suggestivo e coinvolgente viaggio sonoro e visivo (ottimo il gioco di luci sul palco che esalta la potenza delle esecuzioni). Come perfetti alchimisti del suono, giocano ed entusiasmano i presenti mantenendone sempre alta l’attenzione. Merito, oltre la qualità tecnica delle esecuzioni, di una intelligente scelta di 18 brani, prelevati da un vasto campionario cinematografico-musicale, dai ritmi e dalle sonorità variopinte e mai ridondanti che spaziano dall’inquietudine trasmessa dagli archi stridenti e dissonanti e dalle disarticolate sequenze di piano presenti in<em>Trafelato </em>(1971)brano di Morricone<em>, </em>alla psicotica irrequietezza<em> </em>generata da quell’insano giro di cembalo in <em>Tentacoli (1971) </em>di Stelvio Cipriani (traccia presene anche nel poliziottesco <em>La polizia sta a guardare</em> ripreso anche da Tarantino in <em>Grindhouse</em>), attraversando anche sessioni più ritmate come <em>5 Bambole per la luna d’agosto</em>(1970)  di Pietro Umiliani o <em>Rhythm</em>(1972) del grande Luis Bacalov, brani che grazie al loro groove caldo e trascinante hanno scaldato non poco il teatro. Il tutto colorato dalle esaltanti performance di Vincenzo Vasi e del suo theremin durante l’esecuzione di <em>Un tranquillo posto di campagna </em>(1968), eccentrica e sperimentale composizione Morriconiana, e dalle estensioni vocali di Serena Altavilla in <em>Quei giorni insieme a te</em>(1972) di Riz Ortolani che rende pienamente giustizia all’originale interpretazione della Vanoni. Una selezione sonora avvincente, quindi, che riesce a tenere sempre tirato il filo della tensione emotiva in ogni sua sfumatura e che trova il suo momento più alto durante l’esecuzione di <em>Profondo Rosso</em> (1975) della coppia Goblin/Gaslini, per poi terminare dopo una breve pausa con un fuori programma, <em>La morte accarezza a mezzanotte</em>(1972)<em> </em>di Gianni Ferrio.</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Si conclude così un evento ben costruito e riuscito in ogni suo minimo dettaglio. Un professionale e appassionato omaggio ai protagonisti di un’era musicale cinematografica e culturale indimenticabile. In chiusura, colpisce l’età media dei presenti: ragazzi che, come il sottoscritto, quaranta anni fa non erano neanche nei pensieri dei propri genitori. Segnale questo, forse, che i Calibro 35 ci sanno fare davvero?</span></p>
<p>(Daniele Flamini)</p>
<p><span style="font-size: medium">SETLIST</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Casa dalle finestre che ridono &#8211; Amedeo Tommasi</span></p>
<p><span style="font-size: medium">L’alba dei morti viventi Zombi &#8211; Goblin </span></p>
<p><span style="font-size: medium">5 Bambole per la luna d’Agosto – Pietro Umiliani</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Cannibal Holocaust – Riz Ortolani</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Cannibal Ferox – Budy Maglione</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Shock – Libra</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Tentacoli – Stelvio Cipriani</span></p>
<p><span style="font-size: medium">4 Mosche di velluto grigio- Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Cosa avete fatto a Solange?- Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Un tranquillo posto di campagna – Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Una Lucertola con la pelle di donna – Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Trafelato – Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Rythm – Luis Bacalov</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Quei giorni insieme a te – Riz Ortolani</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Allegretto per signora – Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Il gatto a nove code – Ennio Morricone</span></p>
<p><span style="font-size: medium">Profondo Rosso – Giorgio Gaslini</span></p>
<p><span style="font-size: medium">BIS</span></p>
<p><span style="font-size: medium">La morte accarezza a mezzanotte – Gianni Ferrio</span></p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Era de maggio&#8221;</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/16/spostati-un-po-piu-in-la-era-de-maggio/</link>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 22:07:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Era de maggio&#8221; - S. Di Giacomo, M. Pasquale Costa (1855)
Da queste parti non si direbbe affatto, ma dovrebbe essere maggio.
Forse un po&#8217; più giù, sulla caviglia dello stivale, nella terra che vide sbocciare la romantica storia d&#8217;amore narrata in questa splendida canzone, la bella stagione e il caldo hanno già iniziato a farsi vedere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078416.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-102" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078416-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Era de maggio&#8221; </strong>- S. Di Giacomo, M. Pasquale Costa (1855)</p>
<p>Da queste parti non si direbbe affatto, ma dovrebbe essere maggio.<br />
Forse un po&#8217; più giù, sulla caviglia dello stivale, nella terra che vide sbocciare la romantica storia d&#8217;amore narrata in questa splendida canzone, la bella stagione e il caldo hanno già iniziato a farsi vedere e soprattutto sentire.<br />
Di sicuro all&#8217;epoca in cui Salvatore Di Giacomo, in quel lontano 1855, scrisse i suoi versi, maggio era sbocciato e con lui le rose che inebriavano l&#8217;aria e profumavano il giardino.<br />
Ad accorgersi del talento del giovane Di Giacomo fu il direttore del &#8220;Corriere del Mattino&#8221;. Leggendo per caso alcuni versi scritti dal suo nuovo redattore capì subito che, con la giusta melodia, sarebbero potuti diventare canzoni di successo, quelle che il tempo non dimentica, ma tramanda e custodisce. Inizialmente si rivolse al musicista pugliese Luigi Caracciolo che rifiutò e quindi a Mario Costa. Iniziò così una lunga e fruttuosa collaborazione tra i due, dalla quale ne uscì un capolavoro come &#8220;Era de maggio&#8221;.<br />
Nella prima parte Di Giacomo, oltreché redattore soprattutto poeta, drammaturgo e saggista, racconta dell&#8217;addio, avvenuto durante il mese di maggio, tra due amanti, i quali si ripromettono di ritrovarsi negli stessi luoghi, nello stesso mese, per rinnovare il loro amore; promessa che diviene realtà nella seconda parte della canzone in cui trova piena voce la gioia del nuovo incontro, quello definitivo.<br />
Tra i grandi classici della canzone napoletana &#8220;Era de maggio&#8221;, racchiusa in una raccolta di 33 poesie per canzoni insieme ad altri brani di successo come &#8220;Marechiaro&#8221;, &#8220;Lariulà&#8221; e &#8220;A testa Aruta&#8221;, sposa nel tempo la voce di moltissimi interpreti: Tito Schipa, Luciano Tajoli, Massimo Ranieri, Mina, Renzo Arbore e l&#8217;Orchestra italiana, Teresa De Sio e poi ancora Pavarotti, Carreras e Bocelli, fino a Lucio Dalla, Franco Battiato e altri ancora, tutti a loro modo emozionanti, ma verrebbe da pensare soprattutto emozionati, nel tramandare una storia d&#8217;altri tempi, capace attraverso melodia e versi unici, di ricondurre a quella dolce e malinconica atmosfera di maggio, in qualsiasi mese o stagione la si ascolti.</p>
<p>Nota in più: non me ne vogliano tutti gli altri citati, ma la versione scelta è quella di Battiato, qui live in una trasmissione di Rai due, ma contenuta nell&#8217;album &#8220;Fleurs&#8221; del 1999. Semplicemente una questione di debole. Vi lascio anche il testo, con tanto di &#8220;traduzione&#8221;, per una lettura pre ascolto.</p>
<p>« Era de maggio e te cadéano &#8216;nzino,<br />
a schiocche a schiocche, li ccerase rosse.<br />
Fresca era ll&#8217;aria, e tutto lu ciardino<br />
addurava de rose a ciento passe.<br />
Era de maggio; io no, nun mme ne scordo,<br />
na canzone cantávemo a doje voce.<br />
Cchiù tiempo passa e cchiù mme n&#8217;allicordo,<br />
fresca era ll&#8217;aria e la canzona doce.<br />
E diceva: &#8220;Core, core!<br />
core mio, luntano vaje,<br />
tu mme lasse e io conto ll&#8217;ore&#8230;<br />
chisà quanno turnarraje?&#8221;<br />
Rispunnev&#8217;io: &#8220;Turnarraggio<br />
quanno tornano li rrose.<br />
si stu sciore torna a maggio,<br />
pure a maggio io stóngo ccá.<br />
Si stu sciore torna a maggio,<br />
pure a maggio io stóngo ccá.&#8221;<br />
E so&#8217; turnato e mo, comm&#8217;a &#8216;na vota,<br />
cantammo &#8216;nzieme lu mutivo antico;<br />
passa lu tiempo e lu munno s&#8217;avota,<br />
ma &#8216;ammore vero no, nun vota vico.<br />
De te, bellezza mia, mme &#8216;nnammuraje,<br />
si t&#8217;allicuorde, &#8216;nnanze a la funtana:<br />
Ll&#8217;acqua llá dinto, nun se sécca maje,<br />
e ferita d&#8217;ammore nun se sana.<br />
Nun se sana: ca sanata,<br />
si se fosse, gioia mia,<br />
&#8216;mmiez&#8217;a st&#8217;aria &#8216;mbarzamata,<br />
a guardarte io nun starría !<br />
E te dico: &#8220;Core, core!<br />
core mio, turnato io so&#8217;.<br />
Torna maggio e torna &#8216;ammore:<br />
fa&#8217; de me chello che vuo&#8217;!<br />
Torna maggio e torna &#8216;ammore:<br />
fa&#8217; de me chello che vuo&#8217;&#8221; »</p>
<p>« Era di maggio e ti cadevano in grembo<br />
a ciocche a ciocche le ciliege rosse<br />
fresca era l&#8217;aria e tutto il giardino<br />
profumava di rose a cento passi.<br />
Era di maggio, e io no, non me ne scordo<br />
cantavamo una canzone a due voci<br />
più tempo passa e più me ne ricordo,<br />
fresca era l&#8217;aria e la canzone dolce.<br />
E diceva, &#8220;Cuore, cuore!<br />
cuore mio lontano vai,<br />
tu mi lasci e io conto le ore.<br />
chi sa quando tornerai?&#8221;<br />
Rispondevo io &#8220;Tornerò<br />
quando tornano le rose.<br />
Se questo fiore torna a maggio<br />
pure a maggio io sarò qui<br />
Se questo fiore torna a maggio<br />
pure a maggio io sarò qui&#8221;<br />
E son tornato, ed ora, come una volta,<br />
cantiamo insieme il motivo antico;<br />
passa il tempo e il mondo si volge<br />
ma l&#8217;amore vero, no, non volta strada.<br />
Di te, bellezza mia, m&#8217;innamorai<br />
se ti ricordi, dinanzi alla fontana:<br />
l&#8217;acqua, là dentro, non si secca mai,<br />
e ferita d&#8217;amore non si sana<br />
Non si sana: perché se sanata<br />
si fosse, o gioia mia<br />
in mezzo a quest&#8217;aria profumata<br />
a guardarti non starei!<br />
E ti dico: &#8220;Cuore, cuore,<br />
cuore mio tornato sono&#8230;<br />
torna maggio e torna l&#8217;amore:<br />
fa&#8217; di me quello che vuoi!<br />
torna maggio e torna l&#8217;amore:<br />
fa&#8217; di me quello che vuoi&#8221; »</p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;There will come a time&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2013 21:29:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;There will come a time&#8221; - Noah and the Whale (2013)
Ancora largo ai giovani e spazio alle novità.
Se già conoscete, ma soprattutto seguite il gruppo britannico dei Noah and the Whale, saprete che proprio in questi giorni è uscito il loro nuovo album intitolato &#8220;Heart of anywhere&#8221; e forse avrete già anche avuto occasione di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078415.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-99" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078415-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;There will come a time&#8221; </strong>- Noah and the Whale (2013)</p>
<p>Ancora largo ai giovani e spazio alle novità.<br />
Se già conoscete, ma soprattutto seguite il gruppo britannico dei Noah and the Whale, saprete che proprio in questi giorni è uscito il loro nuovo album intitolato &#8220;Heart of anywhere&#8221; e forse avrete già anche avuto occasione di ascoltarlo.<br />
Io l&#8217;ho fatto oggi e per questo ho deciso di dedicare qualche riga a questa formazione indie-folk che da qualche anno ormai occupa un posto nella scena musicale internazionale.<br />
Per chi non avesse proprio idea di chi siano, giusto per inquadrarli a grandi linee, possiamo dire che il gruppo si forma nel 2006 a Twickenham e vede Charlie Fink alla voce e chitarre, Tom Hobden al violino e alle tastiere, Matt Owens al basso, Fred Abbott alla chitarra e alle tastiere e Michael Petulla alla batteria.<br />
Il suo nome deriva dalla fusione tra il loro regista preferito ed il suo film di maggior successo (Noah Baumbach e &#8220;The squid and the whale&#8221;), uscito in Italia nel 2005 come &#8220;Il calamaro e la balena&#8221;.<br />
Nel 2008 la splendida voce di Laura Marling entra a far parte dei Noah, registrando anche alcune voci nell&#8217;album di debutto, &#8220;Peaceful, the world lays me down&#8221;, seguito a &#8220;5 years time&#8221;, il singolo che li ha fatti conoscere al grande pubblico.<br />
Ma come spesso accade, amore e lavoro non sono un&#8217;accoppiata vincente e nel 2009 il nuovo disco &#8220;First days of spring&#8221;, contraddistinto da sonorità più elettriche rispetto al precedente, vede scomparire la voce femminile della Marling che lascia il gruppo dopo aver chiuso la relazione con il front man Charlie Fink.<br />
Il tema conduttore di questo album, infatti, è proprio la fine di una storia d&#8217;amore e insieme al disco Fink ne trae ispirazione anche per un lungometraggio.<br />
Poco dopo un altro addio, ma questa volta ad abbandonare Fink è il fratello Doug che all&#8217;incerta carriera di &#8220;boy-bander&#8221; preferisce quella di medico.<br />
Il terzo album arriva nel 2011 ed è il risultato di un lavoro molto tecnico, costruito principalmente in studio, facendo largo uso di software e computer e per questi motivi un po&#8217; carente della parte emozionale.<br />
Con &#8220;Heart of anywhere&#8221; le intenzioni cambiano e i Noah decidono di &#8220;tralasciare la perfezione tecnica per una maggiore intensità emotiva&#8221;, dice Fink, optando per una registrazione in presa diretta, limitando il più possibile le sovraincisioni a favore appunto di un sound il più naturale possibile.<br />
Registrato ai British Grove Studios di Londra, fino ad ora l&#8217;album ha ricevuto pareri contrastanti dalla critica, alcuni anche parecchio duri; di sicuro si può dire che la band nel tempo sia maturata e abbia optato per scelte nuove e coraggiose che, come sempre accade, possono incontrare detrattori.<br />
D&#8217;altronde da ogni album ci si aspetta sempre quel qualcosa in più rispetto al precedente, ma spesso quando quel &#8220;in più&#8221; non arriva, ecco che subentrano da parte del gruppo o dell&#8217;artista la &#8220;voglia di cambiare&#8221; o specularmente &#8220;quel desiderio di tornare alle origini&#8221; come giustificazioni da addurre a un mancato plauso diffuso. Così allo stesso modo fanno i fan o la critica, quando inciampano nella delusione di non trovare quello che speravano, sebbene, il più delle volte, non sappiano neanche loro cosa stessero cercando.<br />
Non essendo un&#8217;estrema conoscitrice dei Noah evito di sbilanciarmi in sterili giudizi; inoltre, tutti sanno che il primo ascolto non fa mai realmente testo e soprattutto non è sufficiente per esprimersi. Ma posso dire che di sicuro ci sarà un secondo ascolto e questo è già un buon inizio!</p>
<p>Nota in più: oltre all&#8217;album, a breve nelle sale uscirà anche l&#8217;omonimo film firmato ancora una volta da Fink. A fare da videoclip al brano proposto sono infatti le immagini del trailer. O forse è il brano proposto &#8211; e il resto dell&#8217;album &#8211; a fare da colonna sonora al film. Insomma, bisognerebbe chiedere a Fink chi o cosa è nato da cosa, ma probabilmente risponderebbe che è come la storia dell&#8217;uovo e la gallina.</p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Blue Velvet&#8221;</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/14/spostati-un-po-piu-in-la-blue-velvet/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 22:01:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Blue Velvet&#8221; - Tony Bennet (1950)
Da un po&#8217; di tempo circola in televisione uno spot che porta con sé questa dolce melodia. A molti sarà già capitato di sentirla anche se forse, come la sottoscritta, non ricordate quale sia il prodotto pubblicizzato.
Poco male. Più importante che rimangano impresse le belle musiche, spesso provenienti dal passato, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078414.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-96" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078414-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Blue Velvet&#8221; </strong>- Tony Bennet (1950)</p>
<p>Da un po&#8217; di tempo circola in televisione uno spot che porta con sé questa dolce melodia. A molti sarà già capitato di sentirla anche se forse, come la sottoscritta, non ricordate quale sia il prodotto pubblicizzato.<br />
Poco male. Più importante che rimangano impresse le belle musiche, spesso provenienti dal passato, che le pubblicità ogni tanto rispolverano facendole tornare alla memoria o addirittura conoscere a chi non le avesse mai sentite.<br />
Nel caso di &#8220;Blue Velvet&#8221;, indietreggiamo di oltre mezzo secolo e veniamo catapultati direttamente negli anni &#8216;50.<br />
Sebbene nel tempo siano stati in molti a conferire una nuova veste al brano, portandolo a collezionare una serie di cover, a cantare e registrarlo per primo fu Tony Bennet, la cui ultima versione &#8211; realizzata insieme a K.D. Lang &#8211; risale a soli due anni fa in occasione dell&#8217;album di duetti intitolato &#8220;Tony Bennet &#8211; Duets II&#8221;.<br />
Scritta esattamente nel 1950 da Bernie Wayne e Lee Morris, la popolare &#8220;Blue Velvet&#8221; venne reinterpretata nel 1954 dal gruppo vocale americano dei The Clovers, quelli delle mitiche &#8220;Lovey Dovey&#8221; e &#8220;Love Potion N.9&#8243; per capirci (se i titoli non vi dicessero nulla, andate ad ascoltarle e vedrete che non suoneranno nuove); fu poi Bobby Vinton, noto nell&#8217;ambiente musicale dell&#8217;epoca come &#8220;The Polish Prince&#8221; per le sue singolari influenze etnico-polacche, a riportarla in classifica negli anni &#8216;60, trasformandola nella sua hit principale.<br />
Esattamente 23 anni dopo, nel 1986, il regista David Lynch ispirato proprio dalla versione di Vinton, intitolò il suo nuovo film &#8220;Blue Velvet&#8221; e ovviamente la inserì come colonna sonora portante, facendola cantare direttamente anche all&#8217;attrice Isabella Rossellini che nel film interpreta proprio il ruolo della cantante.<br />
Senza perdersi neanche un&#8217;epoca, la canzone torna all&#8217;orecchio anche negli anni &#8216;90, quando una nota casa di prodotti per il corpo la adotta come musica per lo spot inglese, facendola giungere nuovamente in testa alle classifiche.<br />
Definita dalla nota rivista Rolling Stone &#8220;inno da ballo di un fine anno dolente&#8221;, sposa la sua ultima versione ai giorni nostri nella voce della brava Lana Del Rey, la cui cover, anche in questo caso, entra nuovamente a far parte del magico mondo della pubblicità e, così facendo, porta altrettanto magicamente a chiudere il cerchio proprio da dove eravamo partiti.</p>
<p>Nota in più:</p>
<p>&#8220;She wore blue velvet<br />
But in my heart there&#8217;ll always be<br />
Precious and warm, a memory<br />
Through the years<br />
And I still can see blue velvet<br />
Through my tears&#8221;</p>
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		<title>Milano, 15 giugno 1989 (il mio primo concerto dei R.E.M.)</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 09:25:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianni Sibilla</dc:creator>
				<category><![CDATA[concerti]]></category>
		<category><![CDATA[R.E.M.]]></category>

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		<description><![CDATA[Questa settimana esce la ristampa di Green dei R.E.M. &#8211; ne ho parlato in maniera più o meno seria qua. La band ha fatto una sorta di concorso su Facebook chiedendo di postare ricordi del tour dell’89 &#8211; quello da cui è tratto il bonus CD della ristampa. ho avuto la fortuna di vederli a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Questa settimana esce la ristampa di Green dei R.E.M. &#8211; <a href="http://www.rockol.it/recensione-5280/R.E.M.-GREEN-(25TH-ANNIVERSARY-DELUXE-EDITION)">ne ho parlato in maniera più o meno seria qua</a>. La band ha fatto una sorta di concorso su Facebook chiedendo di postare ricordi del tour dell’89 &#8211; quello da cui è tratto il bonus CD della ristampa. ho avuto la fortuna di vederli a Milano, al Palatrussardi, nel 1989 &#8211; uno dei concerti più belli della mia vita &#8211; ed è stata l’occasione per rinvangare un po’ di ricordi, compresa la maglietta comprata al concerto, saltata fuori magicamente dall’armadio proprio in questi giorni&#8230;.</em></p>
<p>il 1988 e 1989 sono gli anni in cui mi sono innamorato davvero dei R.E.M.</p>
<p>Ho iniziato ad ascoltarli nel 1986, ma “Green” e il Green World Tour li hanno resi la mia band preferita.</p>
<p>Ero al penultimo anno di liceo, al tempo, e vivevo a Cuneo. Quando vennero annunciate le date italiane, chiesi ad un amico che studiava a Milano -lo stesso che mi aveva fatto conoscere il gruppo -  di prendermi i biglietti.</p>
<p>Quando portò il biglietto un sabato mattina all’uscita da scuola, ero felice come un bambino la mattina di Natale &#8211; provai anche a far vedere il mio trofeo a qualche amico, che non capiva l’entusiasmo: i  R.E.M. non erano ancora molto famosi in Italia. Non ancora.</p>
<p>Comunque, il primo tour italiano venne programmato direttamente per i palazzetti &#8211; una buona partenza per l’amore reciproco tra i R.E.M. e l’Italia &#8211; che sarebbe diventata con gli anni uno dei posti preferiti del gruppo.</p>
<p><img class="alignright" src="https://fbcdn-sphotos-b-a.akamaihd.net/hphotos-ak-frc1/p480x480/309956_10201027068946968_1584147753_n.jpg" alt="" width="288" height="288" /></p>
<p>Presi il treno il giorno del concerto &#8211; poco dopo la fine della scuola. Incontrai il mio amico in Largo Gemelli, fuori dall’Università Cattolica &#8211; era la prima volta che vedevo quel posto &#8211; e fu un’altra prima volta importante. L’autunno dell’anno dopo avrei iniziato a frequentare quei chiostri come studente. 24 anni dopo li frequento ancora, come docente.</p>
<p>Il concerto, in realtà, non me lo ricordo in dettaglio. Mi ricordo le sensazioni. Mi ricordo di essere riuscito ad infilarmi in prima fila, alla sinistra del palco, sotto alla postazione di Mike Mills. Mi ricordo i Go-Betweens, che aprirono il concerto. E mi ricordo che all’uscita comprai tutto quello che potei al merchandising: una maglietta, una felpa, un cappellino, il programma.</p>
<p>Mi ricordo bene che suonarono praticamente tutte le canzoni che amavo, dalle prime alle più recenti, compresa “Turn you inside-out” ancora oggi la mia preferita da “Green” e una delle mie preferite in assoluto. Suonarono pure un po’ di cover: “Crazy” dei Pylon e “Ghost rider” dei Suicide, uscite solo su 12&#8243;. Stipe era spiritato e teatrale, Buck saltava tutto il tempo. Qualche tempo dopo, da quel tour sarebbe uscita una videocassetta che avrei consumato, “Tourfilm”.</p>
<p>Per tornare a casa dovetti farmi una notte in treno: 6 ore per poco più di 200 km, arrivando alle 6 di mattina a Cuneo &#8211; ma ne era valsa la pena: fu il primo dei miei 21 concerti dei R.E.M..</p>
<p>Amo praticamente tutto quello che hanno fatto (sono un fan, no?). Ma se dovessi scegliere il mio concerto preferito dovrei dire: Dublino, luglio 2007 all&#8217;Olympia Theatre. E Milano, 15 giugno, 1989 Palatrussardi.</p>
<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/giannisibilla/blog/2013/05/14/milano-15-giugno-1989-il-mio-primo-concerto-dei-r-e-m/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/giannisibilla/blog/2013/05/14/milano-15-giugno-1989-il-mio-primo-concerto-dei-r-e-m/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Enrico Ruggeri &#8211; Magazzini Generali &#8211; Milano</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/devu/2013/05/13/enrico-ruggeri-magazzini-generali-milano/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 22:07:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>devu</dc:creator>
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		<category><![CDATA[enrico ruggeri]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcune foto del concerto di Enrico Ruggeri ai Magazzini Generali di Milano il 13 maggio 2013






Molte altre foto del concerto di Enrico Ruggeri qui.
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alcune foto del concerto di <strong>Enrico Ruggeri</strong> ai Magazzini Generali di Milano il 13 maggio 2013</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/devu/8735787965/" title="Enrico Ruggeri by [devu], on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7312/8735787965_6673dc5f37_z.jpg" width="640" height="427" alt="Enrico Ruggeri"></a></p>
<p><span id="more-11223"></span></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/devu/8735788143/" title="Enrico Ruggeri by [devu], on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7297/8735788143_68cd0ba151_z.jpg" width="640" height="427" alt="Enrico Ruggeri"></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/devu/8735788105/" title="Enrico Ruggeri by [devu], on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7318/8735788105_54a32fd8c0_z.jpg" width="640" height="427" alt="Enrico Ruggeri"></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/devu/8735788029/" title="Enrico Ruggeri by [devu], on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7283/8735788029_5710095d3a_z.jpg" width="640" height="427" alt="Enrico Ruggeri"></a></p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/devu/8735787929/" title="Enrico Ruggeri by [devu], on Flickr"><img src="http://farm8.staticflickr.com/7298/8735787929_31387ab279_z.jpg" width="640" height="427" alt="Enrico Ruggeri"></a></p>
<p>Molte altre <a href="http://www.francesco-castaldo.it/2013-05-13/enrico-ruggeri-magazzini-generali-milano/">foto del concerto di Enrico Ruggeri</a> qui.</p>
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		<title>&#8220;sPOSTati un po&#8217; più In LA&#8221; &#8211; &#8220;Ocean&#8221;</title>
		<link>http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/13/spostati-un-po-piu-in-la-ocean/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 21:14:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>piolacarolina</dc:creator>
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&#8220;Ocean&#8221; &#8211; John Butler (1996)
Due continenti, Australia e America, si mescolano nel sangue del talentuoso John Butler. Nato in California, ma migrato nella terra dei canguri alla tenera età di un anno, il talentuoso musicista, cantautore e produttore dalla bionda chioma selvaggia, è il front man del John Butler Trio, una jam band nata nel 1998 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078413.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-91" title="IMG_0784" src="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/files/2013/05/IMG_078413-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a></p>
<p><strong>&#8220;Ocean&#8221;</strong> &#8211; John Butler (1996)</p>
<p>Due continenti, Australia e America, si mescolano nel sangue del talentuoso John Butler. Nato in California, ma migrato nella terra dei canguri alla tenera età di un anno, il talentuoso musicista, cantautore e produttore dalla bionda chioma selvaggia, è il front man del John Butler Trio, una jam band nata nel 1998 a Fremantle e che a tutt&#8217;oggi ha collezionato 5 album, tre dei quali hanno raggiunto la posizione numero uno in tutte le classifiche australiane.<br />
Noti per le loro ottime live performance, nel tempo Butler e i suoi hanno ricevuto quasi esclusivamente parole di apprezzamento dalla critica e svariati premi di riconoscimento.<br />
La registrazione in questione risale al febbraio 2012 e fu realizzata nello studio personale di Butler, &#8220;The Compound&#8221;. Ma in realtà Butler scrisse questo pezzo molti anni prima e lo inserì sia nel suo primo album &#8220;Searching For Heritage&#8221;, venduto esclusivamente mentre suonava per la strada, sia nel primo album realizzato in studio due anni dopo, nel 1998 e intitolato semplicemente &#8220;John Butler&#8221;.<br />
Con l&#8217;avvento della rete, negli anni, questo pezzo ha accumulato ben oltre 25 milioni di visualizzazioni in tutte le sue varie esecuzioni, quasi sempre dal vivo e<br />
mentre Butler continua ad eseguirlo davanti a migliaia di persone in giro per il mondo, da qualche tempo è possibile scaricarlo gratuitamente in formato mp3 dal sito ufficiale<a rel="nofollow nofollow" href="http://upload.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fwww.johnbutlertrio.com&amp;h=RAQHBfMYr&amp;s=1" target="_blank">www.johnbutlertrio.com</a>, proprio come gesto di ringraziamento nei confronti del pubblico che negli anni non ha mai smesso di seguirlo e supportarlo, soprattutto in rete.<br />
Da artista di strada per le vie di Fremantle a protagonista di manifestazioni di fama mondiale, Butler si è ritrovato in pochi anni a calcare palchi come quello del Montreal Jazz Festival o del Rothbury Music Festival in Michigan, a registrare il tutto esaurito negli spettacoli di tappe fulcro come Los Angeles e Toronto e ad oltrepassare l&#8217;oceano per sconfinare in Europa e suonare in posti come le Folies Bergère a Parigi o alla London&#8217;s Union Chapel.<br />
Insomma non si può dire che il ragazzo misto sangue non ne abbia fatta di strada da quella cassetta registrata in casa nel lontano 1996 e venduta andando in giro con la sua chitarra e il resto dell&#8217;attrezzatura.<br />
Sebbene quest&#8217;ultima sia lo strumento principe attraverso cui si esprime, con un occhio di particolare riguardo alla tecnica del &#8220;finger picking&#8221;, Butler non si fa mancare nulla: dalla armonica al banjo, passando per digeridoo e batteria, alle doti di compositore e cantautore affianca anche quella di ottimo polistrumentista, aggiudicandosi dunque meritatamente qualche ascolto in più da sommare a quell&#8217;oceano di visualizzazioni già accumulate.</p>
<p>Nota in più: &#8220;OCEAN is a very interesting aspect of my life. It is part of my DNA. It conveys all things I can&#8217;t put into words. Life, loss, love, spirit. As I evolve so too does Ocean&#8221;, J. Butler.</p>
<p><a href="http://musicreporters.rockol.it/paroleinmusica/blog/2013/05/13/spostati-un-po-piu-in-la-ocean/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
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		<title>Michael Jackson e Johnny Depp discount in un video</title>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 20:47:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mike</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small">Rivolgiti a noi e vedremo di accontentarti. </span></span></p>
<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small">Costi aggiuntivi della tassa di Dogana, non saranno a carico dei clienti.</span></span></p>
<p><span style="background-color: #f1f3f8;color: #333333;font-family: 'lucida grande', tahoma, verdana, arial, sans-serif;line-height: 16px"><span style="font-size: x-small"><br />
</span></span><br />
<span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px">Guarda questo <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">video</a> per ammirare i prodotti in vendita nel <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">discount </a>dedicato a <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Michael Jackson</a> e <a href="http://www.youtube.com/watch?v=JgQ8LnsRHLU">Johnny Depp</a>!!</span></span></p>
<p><span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span><br />
<span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span></p>
<div class="separator" style="clear: both;text-align: center"></div>
<p><span style="color: #333333;font-family: lucida grande, tahoma, verdana, arial, sans-serif;font-size: x-small"><span style="line-height: 16px"><br />
</span></span></p>
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