Pirati o esploratori?
Una nuova ricerca inglese, di cui parla l’Indipendent e ripresa dal Corriere, dice quello che molte altre ricerche hanno detto in passato: chi scarica musica compra più musica di chi non la scarica.
Insomma: i “pirati” sono spesso degli esploratori, che usano il file-sharing per “provare” la musica, scaricando canzoni e artisti che non comprerebbero a scatola chiusa.
Poi è chiaro che di ricerche – più o meno scientifiche, più o meno attendibili – se ne sono viste molte, troppe da Napster in poi. Ed è ancora più chiaro che i quotidiani si butteranno a pesce sulla prossima ricerca anche se sostiene esattamente il contrario di quella precedente.
Però siamo davvero sicuri che i pirati siano sempre e soltanto dei ladri, come ci sentiamo ripetere da 10 anni a questa parte? Ci vogliamo rendere conto che il file-sharing è un fenomeno un poco più complesso – in termini di motivazioni, tipologie, usi, forme sociali – di come ce lo rappresentano media e industria?
UPDATE: NME segnala un’altra notizia che va contro molti luoghi comuni sul file sharing: la chiusura temporanea di “The Pirate Bay” – il sito di torrent da tempo nel mirino delle varie associazioni anti pirateria – ha portato ad un incremento del 300% nella nascita di nuovi siti “pirati”. Forse oscurare i siti non è la strategia migliore.
a. ha scritto:
scenario futuro fantapolitico: le case discografiche riescono a fermare la pirateria a forza di multe. e le vendite non aumentano. e falliscono tutti ancor prima.
Novembre 3rd, 2009 alle 3:37 pm