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X Factor, the morning after

Vedere X Factor dalla sala stampa è come non vederlo, praticamente. Come diceva qualcuno: metti tre giornalisti di fronte ad una telecamera: smetterano di raccontare il mondo e inizieranno a parlare di se stessi e del loro lavoro. Per cui ti perdi in chiacchiere, pettegolezzi o nel vedere qualche collega che sgomita per stare in prima fila (senza capire che se vuoi essere inquadrato è meglio la seconda fila, dietro a qualcuno che viene interpellato).

Molto meglio seguire i commenti in diretta su Twitter, soprattutto quelli esilaranti ed irriproducibili di Pyoman.

Ieri sera volevano farci credere di essere a SanRemo, dove la sala stampa è un’enorme gabbia di matti in cui vieni rinchiuso per 8 giorni. Il direttore di RaiDue Massimo Liofredi ha dichiarato testualmente: “Vogliamo creare una kermesse che diventi un piccolo SanRemo”.Beh, di strada ce n’è da fare.

Alcuni appunti sparsi:

  1. Livello musicale bassino, quest’anno. Marco ha vinto per mancanza di reali concorrenti, adesso bisogna sperare che gli diano delle canzoni decenti. Giuliano non ha presenza scenica, Damiano ha la canzone migliore. Sorvoliamo sugli altri. Ma mi pare di intuire che non ci sia grande fiducia attorno a questa tornata di cantanti.
  2. Il programma così com’è non potrà più essere, ha dato tutto quello che doveva e poteva. Ha bisogno di una bella ripassata e rinfrescata.
  3. Mi sarebbe piaciuto sapere se sono davvero serviti al programma gli ospiti nazionali e internazionali. Molti dei quali, per inciso, sono stati pagati, contrariamente ad una convenzione che vuole che un artista che va in TV ci va gratis perché va a fare promozione ad un proprio disco.
  4. In conferenza stampa si è capito bene che questa edizione ha lasciato qualche strascico: il direttore di RaiDue ha fatto chiaramente capire appunto che bisogna rimettere mano al progetto.
  5. Ma la lezione di comunicazione è arrivata dal capo di Magnolia Giorgio Gori: che ha detto chiaramente e con una diplomazia encomiabile che il programma è stato bistrattato dalla RAI: fatto troppo a ridosso dell’edizione precedente, e collocato in una posizione di palinsesto troppo difficile da sostenere (contro Bonolis e la Champions League). E poi ha fatto chiaramente capire che si è sentita troppo la mancanza della Ventura, tirando un paio di stilettate alla Mori, che si è lasciata andare troppo sì, ma dopo un bel po’.
  6. Lo scoop della serata è l’intenzione di Morgan di abbandonare il programma. E’ una sparata costruita ad arte, perché fino a quel punto la conferenza stampa non aveva offerto notizie vere e propre. “Non c’era il pezzo”, come aveva detto un collega. Magari è vero, magari no. Ma Morgan di certo sa come attirare l’attenzione, anche se rivendica di essere un produttore musicale, e non un oratore.
  7. Su Macchianera c’è un’interessante teoria di Paolo Madeddu sull’atletismo vocale che i vari X Factor stanno rendendo genere di consumo di massa.

2 Responses to “X Factor, the morning after”

  1. noodles ha scritto:

    ho trovato divertente la seconda edizione del programma. non al punto di fare gruppi di ascolto ma sviluppando un certo affezionamento all’appuntamento. non ho capito il perchè di una terza edizione così a ridosso della precedente. lo slancio in situazioni così viene meno. l’attesa premia. il tutto e subito “zeitgeist” attuale più che mai riduce qualsiasi cosa a profonda banalità. vuota replica.

  2. Gianni Sibilla ha scritto:

    L’hanno fatto così ravvicinato alla precedente edizione per sfruttarne l’inerzia e il successo, credo. E hanno pagato la scelta…

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