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Welcome to the coverband city – Guns n’ Roses live a Milano

Alla fine è stato solo un normale concerto. I Guns n’ Roses arrivano in Italia annunciati dalle solite schermaglie di polemiche: liti con gli organizzatori a Reading, bottigliate a Dublino… E a Milano? Niente di devastante, solo un’ora e mezza di ritardo, come peraltro la sera prima a Roma.

Sono le 10 e mezza al Forum, quando finalmente si spengono le luci. Il pubblico è spazientito, urla e rumoreggia da un po’. Anche se saggiamente gli organizzatori hanno fatto suonare i supporter fino alle 9 e mezza. I Murderdolls, dico. Ovvero, tutti gli stereotipi del rock duro in posto solo: canzoni che parlano di “Fuck”, “666″, “Sex & Drugs & Rock ‘n’ roll”, il cantante che invita ad alzare il dito medio. Cose così.

Comunque: la luce va giù.  Il megaschermo centrale – ce ne sono ben 5 sul palco – rimanda una terribile animazione in infografica del logo della band. Sul soppalco centrale si vede in controluce la silhouette di un chitarrista con cappellaccio, ma non è Slash. Dopo la band arriva lui, Axl. E’ quasi irriconoscibile, sepolto sotto un cappellone nero da cowboy e occhialoni da sole.  Sarà il primo di una lunga serie di “outfit”, quello più classico con la bandana (che vedete nella foto di Gianmatteo Bruno qua sopra) arriverà solo più tardi.

L’inizio è al fulmicotone, come si dice in questi casi. “Chinese democracy” e poi subito “Welcome to the jungle”. I 10.000 e passa del forum (prezzo unico 70 euro) impazziscono, e i cori coprono il pur corposo suono della band: sono in 7 ad accompagnarlo sul palco, di cui 3 chitarre. Chi sono? Poco importa: come nota un mio collega, di session man che suonano così bene in america ne trovi a pacchi. Axl se li è scelti non solo in base alla bravura, ma anche in base al phisique du role: cappellacci, tatuaggi. La band gira bene, non c’è che dire.

Axl, anche lui si difende:  è visibilmente imbolisto, nasconde il fisico sotto giacche e camicioni, ma la voce è in buono stato. Quando accenna qualche passo di danza – come quello famoso del video di “Sweet child o’ mine”, quello che Greg di Lillo & Greg rifaceva in maniera esilarante in un video che non sono mai più riuscito a trovare – allora è davvero imbarazzante, perché proprio non ce la fa.

La scaletta procede come un greatest hits. E’ strutturata con lunghe pause strumentali tra un brano e l’altro, in cui Axl esce di scena, ritantanandosi nel retropalco. Spesso ne esce con un nuovo vestito. Spesso esce e basta, probabilmente a tirare il fiato.

Il pubblico apprezza, eccome, accogliendo i pezzi più noti con boati assordanti. Pubblico vario, peraltro: dai ragazzini che se li sono persi al tempo in cui erano grandi davvero, a chi quel periodo tra la fine degli anni ‘80 e i primi ‘90 l’ha vissuto. Chissà se qualcuno pensa ancora, come succedeva al tempo, che “Knockin’ on heavens door” l’hanno scritta loro. Oggi, a quasi vent’anni di distanza, possiamo dirlo: l’unico contributo alla canzone di Dylan sono i chitarroni e quel “Heey, hey, heyheyhey” che Axl piazzò nel ritornello, e che anche questa sera è uno dei momento più cantati.

Allora i Guns erano la rinascita del rock duro, sporco e cattivo. Oggi, sono  una buona coverband di se stessa. Non fraintendiamoci: gli attuali GnR suonano bene; Axl, pur con tutta la nomea che si ritrova, si difende egregiamente;  la produzione è impeccabile, anche se trash come i Guns sono sempre stati. Ma alla fine tutto è una divertente e piacevole baracconata. Anche se qualcosa non quadra: te ne accorgi uscendo, quando passi nelle retrovie e vedi carabinieri in tenuta antissommossa, che hanno cantato per tutto il concerto, filmandolo pure con il loro telefonino… Tanto per dirla con un altro stereotipo: non c’è più il caro vecchio rock di una volta.

Setlitst:

Chinese Democracy

Welcome To The Jungle

It’s So Easy

Mr. Brownstone

Sorry

Richard Fortus Guitar

Live And Let Die

This I Love

Rocket Queen

Dizzy Reed Piano Solo

Street Of Dreams

You Could Be Mine

DJ Ashba Guitar Solo

Sweet Child O’ Mine

Instrumental Jam

Axl Rose Piano Solo

November Rain

Knockin’ On Heaven’s Door

Instrumental Jam

Nightrain

Encore:

Madagascar

Instrumental Jam

Paradise City

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