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La santificazione di DFW e i “meccanismi” della critica

Poi ci lamentiamo che scrivere di musica è come danzare di architettura. Ma le discussioni della “critica” letteraria (ovvero l’ambito in cui l’idea stessa di “critica” è nata) non sono molto meglio di quelle che si fanno in campo musicale

Sul Sole24ore si ragiona sul perché si parli tanto di David Foster Wallace, prendendo spunto da questo articolo del Chronicle, citato incidentalmente e neanche linkato. Si parla dei meccanismi della “santificazione” letteraria, facendo una sequenza di nomi che con DFW non c’entrano veramente nulla, soprattutto quelli italiani.

Ve la immaginate una discussione del genere con qualcuno che si lamenta perché Kurt Cobain e Johnny Cash sono stati “santificati” troppo presto, in cui magari li si paragona a cantanti italiani di medio livello, scomparsi dopo un primo disco di successo?

E poi, a chi fa questi ragionamenti, non viene il sospetto che non si tratti soltanto di marketing, ma di qualcuno che ha fatto, detto, scritto o cantato qualcosa che ha davvero lasciato il segno, qualcosa che ha incarnato lo spirito del tempo?

Nel caso di DFW, basterebbe leggere una sua pagina a caso per capire perché tanta gente lo ama e ha voglia di parlarne…

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