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Archivio per la ‘iTunes’ Categoria

Never Die Young

Giovedì, Ottobre 6th, 2011

Stamattina mi è tornata in mente questa canzone di James Taylor, che forse c’entra poco. Però a me in questo momento spiace per l’uomo, che se n’è andato a 56 anni, gli ultimi 7 convissuti con una terribile malattia.

E mi fa ancora più impressione pensare alle cose che ha fatto non tanto nella sua vita, ma anche solo in quest’ultimo periodo.

Poi, non sono convinto che abbia rivoluzionato la nostra vita, né in generale né quella quella di ascoltatori di musica. L’ha cambiata profondamente, quello sì. Perché senza l’iPod – figlioccio stiloso del walkman – il modo in cui consumiamo le canzoni non sarebbe lo stesso. Si può discutere all’infinito se tutto questo ha fatto bene o no alla musica, sicuramente il processo – che però era stato innestato da Napster, non da Apple – ha fatto tanti danni quante migliorie.

Però Jobs era un appassionato vero di musica. E ci credeva. Andate al minuto 8′47″ di questo video, quello della presentazione del primo iPod, nel 2001. Steve dice “Boom” e c’è qualche attimo di imbarazzo vero. Poi scatta un applauso di circostanza. All’inizio della saga musicale di Apple era l’unico a crederci. Indovinate un po’ chi ha avuto ragione….

Alla fine, i geni dell’industria culturale sono quelli che sanno davvero unire questi due termini, che spesso, soprattutto nella musica, sono un ossimoro: sanno che lavorano su oggetti frutto del talento, lo rispettano, lo valorizzano. Sanno inserirli in un processo di produzione che crei dei profitti e che assicuri la loro sopravvivenza. E tengono sempre in mente chi quegli oggetti li userà. E’ stato l’elemento umano della macchina, parafrasando le parole di Jovanotti.

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10 anni di iTunes

Lunedì, Ggennaio 10th, 2011

Nel gennaio 2001 Steve Jobs presentava un software che non ha rivoluzionato la musica, ma sicuramente ha cambiato il modo in cui molti di noi la ascoltano. Il tutto avveniva con mesi e mesi di anticipo sul lancio dell’iPod, che sarebbe stato presentato solo l’ottobre dello stesso anno

Grazie ad Hypebot ho recuperato i due video della presentazione originale di iTunes. La qualità è quella che è, ma sono da vedere: sono un documento ormai storico, visto quanto è cambiato iTunes, che oggi è molto di più che un semplice music player. La definizione sarebbe media player, che comprende uno store (aperto nel 2003) e tante, forse troppe altre cose. Tra quelle due parole, music e media, c’è un mondo di differenza nel modo in cui si diffondono e si consumano oggi i contenuti culturali, ma questa è un’altra storia, di cui parleremo magari un’altra volta.

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A hard disk’s night – i Beatles il giorno dopo

Mercoledì, Novembre 17th, 2010

Ieri doveva essere un giorno da ricordare, almeno secondo la Apple. Il giorno in cui i Beatles sono arrivati su iTunes.

In realtà, si tratta di una sconfitta di Steve Jobs mascherata da evento, gestita con la solita abilità mediatica della Apple: il teaser il giorno prima, all’improvviso, poi le indiscrezioni, l’annuncio.

Ora, che i Beatles siano su iTunes è bello, ma che non ci siano stati per tutti questi anni… La loro presenza ora semplicemente fa emergere il sommerso, legalizza (finalmente) quello che molti avevano già fatto, ovvero digitalizzare i propri CD dei Beatles, o scaricarli (illegalmente). E, peraltro, dopo i Beatles ci sono ancora alcuni artisti che resistono alle lusinghe di iTunes…

Il carisma persuasivo di Jobs non è riuscito a convincere quel che resta dei Beatles e, per una volta, si è trovato in posizione di debolezza nella contrattazione, dopo anni in cui ha continuato a sostenere di avere rivoluzionato la musica. Ma le promesse di rivoluzione non hanno funzionato, di fronte al catalogo di quattro artisti che la rivoluzione in musica l’hanno fatta sul serio.

E comunque, il carisma di Jobs ha avuto poca presa anche sulla rete: ieri i commenti che si leggevano in giro sull’operazione erano molto scettici, sia da parte degli addetti ai lavori, sia a da parte dei semplici utenti.

Una delle cose più divertenti (e dissacranti) viste ieri è questo trend su Twitter, #NewBeatlesSongTitles, in cui ci si divertiva a riscrivere i titoli delle canzoni dei Fab Four in chiave informatica: “For the benefit of Mr. Jobs”, “When I’m 64 bit”, “And your bird can ping”, “A hard disk’s night”….

Ligabue sull’iPhone (a pagamento pure lui)

Martedì, Aprile 20th, 2010

In questi giorni è silenziosamente arrivata su iTunes iLiga, l’applicazione per iPhone di Ligabue. La produce Digital Bees, la stessa azienda che ha lavorato ad iVasco. Che a sua volta è stata da poco aggiornata, e che il 21 aprile offrirà finalmente un contenuto esclusivo come si deve: un intero concerto in streaming, da Torino.

La strategia di iLiga è simile a quella di iVasco nelle sue prime incarnazioni. Ovvero qualche contenuto esclusivo (4 video, tra cui il backstage del clip di “Un colpo all’anima” e un paio di brani live, wallpaper e suonerie, che però richiedono un invio via mail), qualche possibilità di interazione tra fan (la più carina è quella di registrare e condividere file audio con i propri “credo”, sul modello del famoso monologo di “Radiofreccia”), buona parte dei contenuti ripresi dal sito ufficiale, tra cui anche la webradio del Liga, il tutto con una bella interfaccia touch.

Queste applicazioni sono a pagamento: 3 euro nel caso iLiga, 4 nel caso di iVasco (prezzo stabilito mesi fa,  prima dell’offerta del concerto in streaming, e prima dei contenuti aggiunti in seguito: video, interviste..).

In quel piccolo microsmo economico che è l’App Store, 3 o 4 euro per un’applicazione sono un prezzo ragguardevole. Negli Stati Uniti applicazioni come queste vengono regalate, anche da artisti di primo piano, e spesso con contenuti ben più importanti (si pensi al caso dei Nine Inch Nails, che hanno lo streaming dell’intero catalogo). Fare un’App è considerata promozione, esattamente come mettere in piedi un sito, o realizzare un videoclip. Un investimento ripagato dalla visibilità che genera. Nel caso di iLiga e iVasco, invece, il costo di realizzazione viene fatto pagare direttamente all’utente, a fronte di pochi contenuti esclusivi e molti già reperbili in rete.

Peraltro, gli artisti italiani che hanno un’app si contano sulle dita di una mano. Attualmente ce ne sono altri 3, oltre ai Bastard Sons Of Dioniso, che furono i primi, ma che hanno rimosso la loro App. L’unica altra  a pagamento è qulla di Andrea Bocelli: 1,59 € per un App basata sulla piattaforma iLike (che permette la realizzazione secondo un modello standardizzato, praticamente a costo zero). Anche l’indipendente Paolo Toso usa la stessa piattaforma,  per la sua applicazione gratuita. E poi c’è Simone Cristicchi con un’applicazione più elaborata, con contenuti paragonabili ad iLiga, ma gratis.

Ma Vasco e Ligabue, con le loro applicazioni, giocano in un altro campionato.

GoReedLaz

Giovedì, Ffebbraio 4th, 2010

Nel nuovo disco dei Gorillaz, “Plastic beach”, c’è anche Lou Reed.

La prova? Questa immagine (Via Consequences Of Sound).

lou

Tanto tuonò che piovve

Mercoledì, Ggennaio 27th, 2010

Non è l’iPhone (célo), non è il MacBook (célo), è qualcosa di mezzo: l’iPad (manca?).

ipad-launchAlla fine, è stato presentato il famigerato tablet della Apple: un media player che conferma in larga parte quanto era trapelato nella frenetica corsa allo scoop degli ultimi giorni.

I dettagli si trovano ovunque, ma si può partire dal solito iLounge: per ora si sa quando arriverà in America (fine marzo-aprile), da noi la data è incerta, si parla dell’estate.

E’ presto per dire se questa scommessa verrà vinta. al di là dei soliti toni retorici di Steve Jobs, non mancano gli scettici: non sembra esattamente economico, per dirne una; e anche Wired nota diverse mancanze nelle caratteristiche.

E, una cosa che mi pare nessuno abbia notato: i filmati che legge sono solo quicktime. Tradotto: è pensato per riprodurre i film comprati su iTunes (che peraltro in Italia non sono disponibili); quindi scordatevi di usarlo per vederci divx et similia, a meno di lunghe conversioni su un computer “normale”.

Sia quel che sia, siamo tutti qua a parlarne e ci cascheranno (ci cascheremo?) in molti, mi sa.

iVasco

Martedì, Dicembre 1st, 2009

Ormai le App per iPhone di artisti non fanno più notizia. Però quando ne esce una italiana, e mica di uno qualunque ma di Vasco, non si può non prestare attenzione.

Vasco non è il primo in questo campo, che è ancora relativamente inesplorato dai nostri connazionali. I primi furono, pensate un po’, i Bastards Son Of Dioniso: la scorsa primavera pubblicarono un’applicazione (ora rimossa dall’AppStore) che permettevea di ascoltare tre canzoni, a condizione di far salire un “agitometro”, attivato scuotendo il telefonino.

att45888iVasco, così si chiama l’applicazione ufficiale del Komandante, è curata, con la grafica minimale in linea della raccolta “Tracks 2″ appena uscita. Ci sono le esternazioni del Blasco, il feed delle notizie, interviste e molti contenuti derivati dal sito ufficiale; c’è la possibilità di ascoltare qualche canzone (3, per la precisione), dall’ultimo disco. Una funzione  che sfrutta il gps dell’iPhone è la gelocalizzazione delle date del tour  (ma senza la possibilità di interagire con altri fan, come in quella dei Nine Inch Nails). Una funzione un po’ nascosta e molto carina è la possibilità di giocare con il “Line check” della band.

Insomma, un’applicazione in linea con quelle di molti artisti angloassoni. Se non fosse per il prezzo: 3,99€. Pochi soldi in assoluto, molti per lo standard dell’App Store, dove  le applicazioni che hanno questi tipo di contenuti sono di solito gratuite. Quelle a pagamento, solitamente  costano meno e offrono contenuti esclusivi, di cui qua non c’è traccia: dischi interi e  in streaming, accesso a registrazioni inedite o rare….

Ma ai fan  poco importa: al momento in cui scriviamo, iVasco è già in classifica dell’AppStore, pur essendo stata pubblicata da pochi giorni.

UPDATE: a questo indirizzo, la riflessione di una band america sull’utilità delle app per iPhone degli artisti

Non ti supporto più: requiem per i DVD musicali

Venerdì, Novembre 6th, 2009

Paul McCartney, Laura Pausini, R.E.M., Gianni Morandi, Jack Johnson, Vinicio Capossela, Swell Season, Giovanni Allevi, Raf, Ligabue, Marlene Kuntz: cos’hanno in comune questi artisti tra di loro assai diversi per stile musicale?
Hanno pubblicato – o stanno per pubblicare -  un CD+DVD. Non CD, non un DVD. Un CD+DVD. E non si tratta neanche di ristampe. Ma di dischi nuovi, per lo più live.
Stiamo assistendo alla morte di un altro supporto: il DVD musicale. C’è stato un tempo in cui era in crescita esponenziale, qualche anno fa. Era una (relativa) novità, e stava succedendo quello che avvenne anni prima con il CD: tutti a ripubblicare opera storiche (film, raccolte di clip, concerti) nel nuovo e più fedele supporto digitale, con qualche bonus. E tutti a realizzare nuovi DVD.
Fare raccolte di clip oggi ha poco senso, con YouTube. E  una veloce occhiata alle classifiche FIMI ci dice che di DVD nuovi se ne producono pochi. Io stesso, che gestisco l’area DVD di Rockol, faccio una gran fatica a trovarne da recensire. E i dati dicono che il DVD musicale è in crisi nera.
La risposta è, appunto, il CD+DVD. Fisicamente, la confezione è quella quadrata di un CD. Il contenuto è quasi sempre lo stesso concerto, in versione audio e video.  E’ l’ennesimo contraccolpo  della pirateria: al consumatore bisogna offrire qualcosa di più.
Mi sbaglierò, ma ad una prima impressione mi sembra che siano soprattutto gli artisti italiani a pubblicare a raffica e un po’ compulsivamente in questo formato. Mi sembra anche che la stessa FIMI sia abbastanza confusa al riguardo: qualche uscita (come quella di Ligabue) viene inclusa sia nelle classifiche dei DVD che in quelle degli album.
Nel frattempo, in America sono già da un’altra parte: iTunes USA ha aperto una sezione dedicata ai film musicali.

UPDATE: da qualche ora, sullo store italiano di iTunes sono in vendita i videoclip. Sullo store americano erano in vendita da anni.

Arrivano i Beatles digitali, ma non come ve li aspettate

Mercoledì, Novembre 4th, 2009

Una chiavetta USB a forma di Mela, ma non c’entra con la Apple di Steve Jobs, bensì con la Apple dei Beatles: finalmente i Fab Four arrivano in digitale, in questo strano modo. Anche un po’ vecchio, se vogliamo: trasformare gli album in chiavette USB è stato uno dei tentativi della discografia di arginare la pirateria offrendo un oggetto a metà tra il “fisico” e il digitale, spesso corredato di extra e bonus ecc.

viewIl sito dei Beatles specifica che le chiavette conterrano i 14 dischi rimasterizzati  – peraltro finiti in digitale in versione piratata all’indomani della loro pubblicazione il 9 settembre scorso – con tanto di filmati, artwork e una non meglio specificata interfaccia flash per fruire dei contenuti. Il dettaglio interessante è che le chiavette conterranno i file sia in MP3 sia in formato Lossless, Flac.

Il tutto è preordinabile ora, sarà disponibile da dicembre alla modica cifra di 200 sterline.

Sostanzialmente l’operazione è di quelle che solo i Beatles si possono permettere: un supporto già vecchio – le chiavette USB; nessun extra inedito, se non i file ad alta definizione. Nessuna possibilità di acquistare canzone per canzone, e neanche album per album; un prezzo complessivo molto alto. Insomma, un bello smacco per l’altra Apple, quella di Jobs, che da anni sta cercando di portare i Beatles su iTunes.

La musica come software, il software come musica

Venerdì, Ottobre 16th, 2009

Questa notte, questa mattina non si parlava d’altro nei vari siti e blog dedicati al mondo Mac: Apple ha cambiato le sue politiche dell’App Store di programmi per iPhone e iPod Touch. Ora è possibile l’ “In-app purchase” anche da applicazioni gratuite.

Suona incomprensibile? Probabile: questo non è un blog dedicato all’iPhone, anche se è uno degli argomenti preferiti. Ma questa scelta di Apple è destinata a cambiare molte cose, anche nel campo della musica. Provo a riassumerle.

Quando ha aperto l’App Store, Apple ha mirato ad avere molto software gratuito che facesse massa. E ha imposto che non si potesse regalare demo, ma app complete. Questo è risultato in 3 tipologie di applicazioni gratuite.

  1. Le app nate per essere gratis (per lo più sviluppate da programmatori indipendenti/amatoriali in cerca di notorietà).
  2. Le App “Lite”, ovvero delle demo sotto mentite spoglie: 1 o 2 livelli di un gioco, qualche funzionalità di un programma. Però poi per avere il programma completo bisognava comprarsi un’altra app.
  3. Le app “Freemium”, secondo il modello teorizzato da Chris Anderson: ti regalo qualcosa, ma se vuoi la versione premium, la paghi. Il caso più famoso è TapTap, rythm game sul modello di Rock Band etc., scaricato nella versione gratuita in milioni di copie, e venduto in centinaia di milioni di copie nelle versioni premium con musica di Weezer, Coldplay, etc.

Poi, la scorsa estate, la Apple ha introdotto le “In-app purchase”, ovvero la possibilità di comprare contenuti direttamente dentro le applicazioni (livelli nuovi per i giochi, nuove funzionalità ecc), limitando però questa funzionalità alle app a pagamento.

ttrshot21Il pasticcio che ne è venuto fuori è dimostrato bene da “TapTapRevenge3″, l’ultima versione della serie: il gioco costa 79 centesimi, ma dentro non ha praticamente nulla, solo 3 canzoni, e pure brutte. Se volete qualche canzone, dovete comprarla (1euro per 2 canzoni, 2 e 39 per mini album da sei). Ma per avere un gioco che abbia abbastanza materiale su tutti i livelli, dovete spendere un bel po’ di soldini, per di più con la fregatura del balzello iniziale. Per dire, Rock band per Iphone che uscirà tra poco, avrà 20 canzoni, giocabili su diversi livelli e 4 strumenti. Certo costerà qualcosa di più, ma è un gioco completo.

Ora questa modifica della politica di Apple aprirà la strada a molte cose, e non solo nei videogiochi. Le versioni “lite” probabilmente spariranno. Fioccheranno le app gratuite come cavallo di troia per vendere qualcos’altro. Wired sostiene che questa modifica nelle politiche di vendita, assieme al famigerato Tablet di Apple, servirà soprattutto per vendere news.

Ma anche la musica diventerà definitivamente un software. Già le app “ufficiali” degli artisti non si contano più; ora  sono gratis per lo più gratis, e permettono di ascoltare musica in streaming: Nine Inch Nails, i primi; tra i più recenti, i Metallica, (anche se la loro è a pagamento, 79 centesimi per ascoltare il loro catalogo di concerti). Trasformare le app in negozi virtuali di musica sarà un attimo….

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Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla