Blog

Archivio per la ‘Recensioni’ Categoria

Alcune cose che mi piacciono del disco dei R.E.M.

Martedì, Marzo 8th, 2011

Ho aspettato un po’ a scrivere un po’  in maniera compiuta del disco dei R.E.M., a parte le piccole cose che si dicono cazzeggiando sui social network.

Alla fine, la montagna ha partorito il topolino:  su Rockol c’è la mia recensione “seria”. Qua mi accingo a raccogliere qualche appunto più da fan.

In generale, mi piace soprattutto che i R.E.M. continuino a fare la loro musica con grande stile e dignità, con ottimi risultati, senza proclami di voler cambiare il mondo e senza quella sicumera arrogante che vedo in tante altre band, giovani e storiche. Per il resto: ecco, in ordine sparso le cose che mi sono piaciute di più e quelle che mi sono piaciute di meno:

  • Le chitarre di “Discoverer”: adoro quel suono, Peter Buck è un genio quando ha quelle idee, e lì e al suo meglio.
  • La voce di Patti Smith su “Blue”: quando ho ascoltato il disco per la prima volta alla casa discografica, un mese fa, non mi ricordavo che c’era la Zia Patti. Ho fatto un salto sulla sedia, quando lei entra cantando “Cinderella boy, you lost your shoe” e sotto c’è la voce di Stipe in loop. Mi vengono i brividi ogni volta che risento quel passaggio.
  • Il “reprise” di “Discoverer” che arriva dopo la fine di “Blue”: una delle tante raffinatezze del disco (come quella di mettere i testi delle canzoni, ma non dello spoken word di “Blue”. Meglio il mistero…)
  • A proposito di finezze: “Just that little bit of finesse/might have made a little less mess”. La trovo una rima meravigliosa, un tocco di classe.
  • Il titolo del disco: mi piace l’idea di prendere una legge fisica – quella del collasso gravitazionale, con cui ogni cosa si forma nell’universo, dalle stelle in giù – e umanizzarla applicandola alla quotidianità.
  • La grafica del packaging e il packaging in generale: come ogni disco dei R.E.M., è un bell’oggetto fisico.
  • Il video di “Uberlin”: ne ho letto molto male in giro, ma lo trovo geniale: dimostra che i R.E.M. con quel mezzo ci sanno ancora fare, inventandosi cose nuove e non banali
  • Il crescendo di “It happened today”.
  • Il bouzoki di “Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I”
  • La grazia e la delicatezza di “Everyday is yours to win”
  • Le note di Jacknife Lee, canzone per canzone, che ci sono nella “deluxe edition” su iTunes
  • Le versioni “live in studio” sempre sulla deluxe edition e nei vari video diffusi in rete. Dimostrano che sarebbe stato un disco fantastico dal vivo…

Cosa non mi piace tanto:

  • Le troppe anticipazioni, che hanno un po’ rovinato l’attesa. Ne ho già scritto, e ne ho parlato con Bertis Downs, il manager della band, che me le ha spiegate
  • La presenza della band in copertina: è solo la seconda volta che capita (l’altra era “Around the sun”), e toglie un po’ di quel mistero che ha sempre fatto parte dell’immagine dei R.E.M.
  • Non sempre mi piace  la produzione di Jacknife Lee: il suono è troppo compresso in diversi momenti. Preferirei un po’ più di dinamica, renderebbe meno cupo il suono.
  • La mancanza di Bill Berry, secondo me, continua a farsi sentire un po’. Bill Rieflin è bravo, più di Joel Waronker. Ma la batteria di Berry, le sue armonie erano un’altra cosa.
  • Non mi piace, ovviamente, che i R.E.M. non vadano in tour. Li capisco, hanno fatto moltissima promozione e moltissimi concerti – almeno per i loro standard – per gli ultimi dischi. Però neanche un concertino, dai?
Immagine anteprima YouTube

Le Noise, il film

Venerdì, Ottobre 1st, 2010

Era tempo che un disco non divideva in due pubblico e “critica” come sta succedendo per “Le noise”, di Neil Young. C’è chi lo sta massacrando, soprattutto oltreoceano, e chi lo ama.

Nella prima categoria, qua c’è la recensione della Associated Press (pretenzioso, funziona meglio sulla carta che in realtà, dicono). E qua c’è una bella recensione di Stereogram: bella nel senso che è scritta molto bene ed è molto informata, ma non sono d’accordo con le conclusioni che trae da quelle premesse, ovvero che Young suona stanco. Poi c’è questa recensione di Rolling Stone di David Fricke, molto equilibrata.

Io continuo a pensare che “Le noise” sia un gran disco. Però quando l’ho messo sullo stereo in casa, dal CD, al primo “Thang” di chitarra il mio cane si è alzato dalla cuccia ed è venuto a guardarmi con disapprovazione…

Sia quel che sia, da ieri c’è in rete il film di “Le Noise”: tutte le canzoni sono state riprese in bianco e nero, in alta definizione, e vale la pena vederlo. Non è come ascoltarlo su CD, ma insomma.

Immagine anteprima YouTube

Pete Yorn, una promessa mantenuta a metà

Mercoledì, Settembre 29th, 2010

(da Rockol)

Anni fa, un amico americano mi disse: segnati questo nome, e scrivine prima degli altri. E’ bravo, e farà strada. Era il 2002 e l’artista in questione era Pete Yorn, di cui andai a recuperarmi subito “Musicforthemorningafter”, il disco d’esordio. Erano i tempi in cui la major lavoravano ancora artisti di questo genere, ed ebbi occasione di intervistarlo e di vederlo dal vivo.

L’amico americano – perdonatemi se mi bullo un po’, ma chi mi conosce ha già capito chi è – era ed è un pezzo grosso del musicbiz di quelle parti. Però la sua profezia si è avverata solo a metà: Pete Yorn è davvero bravo – e questo quinto eponimo disco lo dimostra. Ma non è mai diventato una star, come si poteva supporre al tempo, pensando all’attenzione e dagli appoggi che ebbe – per dire, suo fratello era un importante agente di star hollywoodiane.

Però ha saputo tenere la strada, e l’anno scorso ha pubblicato due dischi, un più bello dell’altro: l’acustico “Back and fourth” e il disco di duetti con Scarlett Johansson , “Break up”, che è riuscito persino nell’impresa di far accettare come cantante l’attrice – che quando aveva fatto il suo disco di cover di Tom Waits aveva prodotto una vera ciofeca.

“Pete Yorn”, in realtà, è stato inciso nel 2008, in soli 5 giorni e dietro c’è quel geniaccio di Frank Black dei Pixies. Che lo ha prodotto, e si sente: chitarre secche, suono essenziale e perfetto. E poi le canzoni: dritte e precise, come l’iniziale “Precious stone”, che rispolverano l’anima elettrica di uno che negli ultimi anni ha fatto – bene, intendiamoci – un po’ troppo il cantautore.

“Pete yorn” è un gran bel disco. Uno di quelli che superano la “prova redazione”: lo metto su a volume alto, e aspetto le reazioni dei miei colleghi, che spesso devono sopportare i miei ascolti. Invece, in questo caso è stato tutto un “bello questo”, “chi è”. E così via. Ascoltatelo, e (ri)scoprite questa mezza promessa mancata.

Immagine anteprima YouTube

Viva Le Noise – il nuovo capolavoro di Neil Young

Mercoledì, Settembre 22nd, 2010

E’ in rete, in streaming sul sito della NPR, il nuovo disco di Neil Young. Non metto il link perché è un disco che va ascoltato su CD. Qua sotto, nella recensione scritta per Rockol, spiego perché:

Neil Young è un genio. E lo è Daniel Lanois. E capita che grandi due teste pensanti facciano musica assieme, ma non è per niente scontato che il risultato sia maggiore della somma delle parti, come dovrebbe essere in teoria.

Invece, per “Le noise” il miracolo della musica si avvera: Neil Young prodotto da Daniel Lanois.Il suono e le canzoni di Young ci sono e sono riconoscbili. La produzione stratificata di Lanois, pure. Ma c’è molto di più. C’è un grande artista che a 65 anni suonati si rimette in gioco su più fronti.

Young ha un passato da luddista antitecnologico: ricordate i dischi degli anni ’70 – su tutti “On the beach” – mai pubblicati in CD, come protesta al freddo digitale? “Le noise” è un disco antitecnologico, ma in un altro modo: è la miglior sfida all’iPod che possiate trovare in giro. Fin dal titolo, che ammicca al cognome del produttore, ma che in realtà allude agli strati e strati di suono, agli effetti e colori con cui sono trattati le voci e le chitarre elettriche che sono spesso gli unici elementi delle canzoni. Tutto per gentile concessione dell’altro canadese, Lanois. E tutto difficile da ascoltare con le cuffiette bianche, rippato e compresso in mp3. Certo che lo potete fare, ma vi perdete tutto il divertimento, a partire dal riverbero sull’iniziale “Walk with me”, al suono delle corde metaliche di un’acustica su “Love and war”, o i paesaggi sonori di “Angry world”, con la voce di Young messa in eco in sottofondo. Ascoltato a bassa definizione, questo disco perde la sua profondità.

Poi, siccome Young è Young – per dire, uno che da qualche tempo si è messo a scrivere sulla sua bacheca su Facebook – il disco esce in una versione iper-tecnologica in Blu-ray, e ci sarà anche un’App per iPhone e iPad con una versione interattiva e “aumentata” del disco. Giusto che non si dica che lui, che fino a qualche tempo fa prendeva in giro la mela con le cuffie, non vede il mondo che cambia. Solo che lo usa a modo suo, senza farsi usare.

Ma sono dettagli, perché il vero centro di tutto è la musica. Ricordate quandoPaul-Simon lavorò con Brian-Eno? Ne venne fuori un disco due identità sonore sovrapposte, che non si toccavano mai, rimanendo distanti. Invece, in “Le noise”, Lanois è riuscito a prendere il suono di Neil Young, il suo modo di scrivere canzoni e interpretandolo, dandogli nuovi vestiti senza snaturarlo. Young, da par suo, ha fatto un disco per voce e chitarre elettriche, con canzoni forti, dalle parole caustiche (come in “Angry world”: “Certa gente vede il mondo come un business plan”), o riflessive sul proprio passato (“Hitchiker”). Insomma, l’avrete capito: un piccolo grande gioello, una lezione. Fatevi un favore: non scaricate questo disco, compratelo in CD e ascoltatelo su un buono stereo, o con un buon paio di cuffie.

(Gianni Sibilla)

TRACKLIST

“Walk with me”

“Sign of love”

“Rescue Me”

“Love and war”

“Angry world”

“Hitchhiker”

“Peaceful Valley Blvd.”

“Rumblin’”

Fables of the reconstruction

Lunedì, Luglio 12th, 2010

(da Rockol)

Per lungo tempo, i R.E.M. hanno avuto la nomea di band che non sbaglia un disco. Una nomea interrotta solo negli ultimi tempi, soprattutto – e immeritatamente, se posso permettermi – con quell’ “Around the sun” che ha lasciato freddi molti fan.
Questa nomea, però, era in parte sbagliata: c’è un disco, nella loro carriera, che ha sempre diviso tutti, ed è quello che viene adesso ristampato, 25 anni dopo: “Fables of the reconstruction”. Il “difficile terzo album”, per usare una definizione abusata di Billy Bragg. Dopo due dischi fulminanti come “Murmur” e “Reckoning” (le cui ristampe sono uscite tra 2008 e 2009 in America, e vengono stampate finalmente in Italia dalla EMI in contemporanea a questa uscita), la band si trovò ad un bivio, e fece una scelta sbagliata: incidere il disco lontano da casa, a Londra. Alla consolle c’era Joe Boyd, storico produttore del folk inglese (di cui recentemente è uscita anche in Italia la biografia “Le biciclette bianche”, limitata però agli anni ’60). Il risultato fu una tensione interna che quasi portò il gruppo all’implosione, ed un sound meno diretto, più elaborato che agli inizi.
Riascoltato oggi, “Fables of the reconstruction” non è così tremendo come ogni tanto si legge in giro. Anzi, le canzoni sono notevoli, tanto che fanno parte del repertorio live della band a distanza di decenni, da “Driver 8” a “Feeling gravitys pull” (di cui esiste una bellissima versione sul recente “Live at the Olympia”). Certo, qualche caduta di tono c’è, come il simil-funky di “Can’t get there frome here”. Ma insomma.
E che le canzoni siano notevoli lo dimostra il secondo CD allegato alla ristampa, 14 demo incisi ad Athens prima di partire per Londra, materiale mai circolato neanche in forma di bootleg, e quindi completamente inedito. C’è un inedito, “Throw those trolls away”, un work in progress di quella che poi sarebbe diventata “I believe” su “Life’s reach pageant”, c’è “Hyena”, anch’essa ripresa sul disco successivo, c’è “Bandwagon”, pubblicata come b-side in altra versione. E ci sono tutte le canzoni del disco, suonate live in studio, private di tutti gli orpelli, secche, diritte, più vicine al sound dei primi due dischi.
Certo, parliamo di materiale che interesserà soprattutto ai fan. E molti faranno la legittima obiezione: i R.E.M. stanno pubblicando troppo materiale di recupero. Vero, anche se delle tre ristampe fin qui pubblicate, questa è quella che ha il materiale più succulento (le altre avevano due live dell’epoca). In generale, questa è una obiezione che si può fare a molte ristampe, pubblicate con aggiunte raccogliticce e per spennare i fan. A patto di prenderla per quella che è – la rivalutazione di un disco sottovalutato, indirizzata ai fan – questa ristampa fa il suo dovere, e lo fa bene.

Soundgarden, tornate insieme!

Sabato, Ggennaio 2nd, 2010

E’ stato furbo, Chris Cornell: un tweet a mezzanotte in punto la notte di capodanno, e un milione e mezzo di followers pensvano alla reunion dei Soundgarden.

schermata-2010-01-02-a-200740

Il giorno dopo la notizia era ovunque, visto che non c’era molto altro da raccontare nella musica, il primo dell’anno.

La reunion dei Soundgarden è in fin dei conti banale. Gli Elii farebbero fatica a scriverci una canzone: gli ex membri non si sono insultati pubblicamente; qualcuno è più o meno scomparso dalla scene, qualcun altro ha fatto una gran carriera con un’altra band, qualcuno ha fatto una mediocre carriera solista. Però insomma.

Ho ancora qualche dubbio suo questa reunion. Soprattutto: che farà Matt Cameron, uno migliori batteristi rock in circolazione, ora in pianta stabile nei Pearl Jam, che l’anno prossimo sono in tour?

Ho intervistato Chris Cornell non più di sei mesi fa. Me la ricordo come una brutta intervista, fatta in un buio camerino dell’Alcatraz, poco prima di un concerto. Io che sbaglio approccio, lui molto sulla difensiva. Il tutto perché l’ultimo disco, Scream”, era davvero imbarazzante.

Gliel’avevo chiesto, della reunion. Lui aveva smentito gentilmente ma fermamente. Si sa, le rockstar contano un sacco di balle, se gli fa comodo.


Di tanto amore (per il CD)

Venerdì, Dicembre 4th, 2009

Una volta, ad un concerto, sentii il cantante che raccontava di avere spesso scritto canzoni d’amore. Ma, per quanto ci provasse, le storie che raccontava finivano sempre male. Magari alla prima strofa tutto funzionva, ma inevitabilmente – alla seconda, alla terza, alla quarta – tutto crollava. Come un castello di sabbia in riva al mare.

A raccontare quella storia era Ivano Fossati, come introduzione ad una delle più belle canzoni italiane degli ultimi anni, “Il bacio sulla bocca”, quella che lui diceva essere la sua prima  “a lieto fine”.

Oggi ho ricevuto “Di tanto amore”, una disco curato dalla BMG Rights Management che raccoglie  le sue più belle canzoni d’amore – inteso in senso ampio, non soltanto “romantico”.

L’ennesima raccolta pubblicata sotto natale, dirà qualcuno.  No, perché oltre alla bellezza della musica – parliamo di monumenti della musica italiana come “Una notte in Italia”, “J’adore Venise”, “Vola” e ovviamente “La costruzione di un amore” – c’è la bellezza fisica del CD.

Che è fatto come una moleskine, con gli appunti e i testi di Fossati, e un po’ di pagine bianche, per le nostre storie. Sono pubblicazioni come queste che ti fanno venire voglia di avere album-oggetti, al posto di anonimi MP3.

Heartbreakin’ Music

Giovedì, Novembre 26th, 2009

In questi giorni non riesco a togliermi dalle orecchie uno dei dischi più belli dell’anno: la “Live anthology” di Tom Petty & The Heartbreakers: 4CD (5 nell’edizione deluxe) registrati nel corso di una carriera trentennale da una delle migliori live band di sempre.

Petty è l’anello di congiunzione tra due mie passioni, Bruce Springsteen e i R.E.M.: del primo ha la torrenzialità, la passione. Con i secondi condivide le origini folk-rock (le chitarre Rickenbacker, le radici nei Byrds).

L’album è un anello di congiunzione tra due mondi, quello della musica “tradizionale” e quella digitale. Ricorda un po’ il mastodontico box dal vivo che Springsteen pubblicò a fine anni ‘80, ma è perfetto da ascoltare in shuffle su un iPod. Non c’è una canzone da togliere, nella playlist. Le mia preferita è sempre quella, “The waiting”. Peccato solo che nel box non sia stata inclusa la versione del documentario di un paio di anni fa, in duetto con Eddie Vedder dei Pearl Jam: andate al minuto 2.05 di questo video

Immagine anteprima YouTube.

Anche la promozione dell’album è a metà tra il mondo tradizionale e quello digitale, con un “Superhighway tour”: nelle scorse settimane si poteva comprare un biglietto e si accedeva ad un sito con canzoni in anteprima e materiali vari relativi alle performance.

Immagine anteprima YouTube

Week in Rockol

Domenica, Novembre 8th, 2009

For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla