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Archivio per la ‘Uncategorized’ Categoria

Le trash c’est chic

Martedì, Ggennaio 31st, 2012

Ogni volta che vado in Francia mi viene voglia di fare un elenco di quelle piccole banalità che giustificherebbero la supponenza dei francesi nei nostri confronti. I motivi per cui, in fin dei conti, sono davvero una civiltà superiore alla nostra: dal fatto che a Parigi i Taxi costano la metà (e che i tassisti non si sentono in dovere di spiegarti la loro visione del mondo ad ogni corsa), alla presenza delle mezze bottiglie di vino nei menù. Per arrivare a motivi importanti, come l’amore che hanno per la cultura popolare, a partire dal fumetto (a Parigi la band desinée è ovunque). Cose così.

Certo, poi hanno le loro magagne, le loro debolezze. Ma i francesi rimangono superiori a noi, pensavo, e se ce lo fanno pesare è perché ne hanno i motivi.

Finché questo weekend, passato a Parigi, mi sono imbattuto in questi tre videoclip, visti in albergo mentre facevo colazione: talmente brutti da farti andare di traverso anche il miglior pain au chocolat. Al prossimo francese che fa lo snob, glieli faccio vedere in fila. Perché è vero che anche noi italiani abbiamo i nostri scheletri musicali nell’armadio. Ma, mio Dio, questi sono imbattibili.

Partiamo da qua. La diva Mylene Farmer: sarebbe questa la Madonna Francese?

Un balletto. Talmente triste che lo farei meglio io. Senza ironia.

E vogliamo parlare dell’acqua sul pavimento per far scena?

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Oppure: Usa for Africa in versione francesce.

Lo. Split. Screen.

Un qualsiasi studente universitario non farebbe una cosa così cheap.

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Per arrivare al trash sublime di questo clip.

Donne nude e vernici. Devo dire altro?

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Rimane solo la musica

Domenica, Luglio 24th, 2011

“Non c’è nulla di poetico o romantico nel morire giovani. C’è solo dolore e solitudine. A noi, che siamo qui, resta la musica”

(Ernesto Assante, su Twitter)

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Something stays in place

Martedì, Maggio 17th, 2011

Neanche a scriverla, sarebbe potuta venire meglio di così. Il cantante più di sinistra degli ultimi decenni, suona in uno dei luoghi storici della sinistra milanese, la sera in cui la sinistra fa vedere di contare ancora qualcosa a Milano e in Italia.

Billy Bragg suona alla Camera del Lavoro la sera in cui Pisapia porta al ballottaggio la Moratti, staccandola di 7 punti.

Non sono un analista politico – e non voglio esserlo. La strada è ancora lunga, ci aspettano due settimane di fuoco. Però un po’ ieri sera al concerto si respirava un’aria di festa. Un po’ contenuta dalla scaramanzia, che Bragg – grande intrattenitore oltre che performer – ha subito smorzato con una battuta in apertura:

“Arriviamo da un weekend di votazioni storiche! Raphael Gualazzi è stato votato secondo all’Eurovision…”

E così via, tra una canzone e una storia, tra un racconto ed un piccolo comizio. A tratti sembrava un “Middle aged Clash Drinking Club”: un ritrovo di 40-50 anni cresciuti a Clash e birre, come ha detto lo stesso Bragg. Ma non c’era nostalgia, solo voglia di ascoltare grande musica, e fare due chiacchiere in una giornata che, comunque vada a finire, ci ricorderemo  in molti.

Se volete una cronaca del concerto, leggete quella del collega Alfredo Marziano, che nei giorni scorsi ha raccontato la data di Torino meglio di come io possa mai fare.

Per quello che mi riguarda, tutto questo è una scusa per postare qualche video di ieri, tra cui la canzone con cui ho conosciuto Bragg, una delle mie preferite di sempre, una storia di come la musica – in questo caso quella della Motown – possa aiutarti anche nei momenti più brutti.

“When the world falls apart, something stays in place. She took off the Four Tops tape, and put it back in its case”

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L’inevitabile playlist di fine anno – il meglio del 2010

Lunedì, Dicembre 20th, 2010

Tempo di riassunti musicali, tempo di inevitabili playlist: massì, prestiamoci ancora una volta al gioco….

Qua c’è la mia classifica di fine anno per Rockol, qua sotto trovate la playlist con le canzoni più suonate dai miei vari ammeniccoli digitali. Il mio disco dell’anno è quello di Josh Ritter. Dalla classifica di Rockol ho lasciato fuori per qualche strano motivo “Infinite arms” dei Band Of Horses: se i numeri non mentono, “Laredo” è la canzone che ho ascoltato più volte quest’anno.

In questa lista c’è quasi tutto quello che secondo me è uscito di buono quest’anno, tra canzoni, artisti e dischi. Riguardandola, mi viene da pensare che alla fine, il 2010 è stato un buon anno, per la musica almeno.


Alcune cose fuori lista da segnalare: Alexi Murdoch: Time without consequence è un disco del 2006 che ho scoperto di recente, ma che non riesco a smettere di ascoltare. Il nuovo disco di Joan As Police Woman, “Deep field”, che esce a gennaio, così come il nuovo Decemberists, “The king is dead”: “Down by the water” è la canzone più bella di questi ultimi mesi del 2010.

Collapse into Discoverer (The video)

Giovedì, Dicembre 16th, 2010

Ieri i R.E.M. hanno pubblicato in rete una nuova canzone, “Discoverer”. Qua c’è anche il video, che poi è  una sorta di karaoke su sfondo psichedelico. Memori dei tempi in cui i testi di Stipe erano incomprensibili e introvabili, meglio non lamentarsi…

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La canzone ha una bellissima intro di chitarre, e un ritornello che suona molto vicino a certe cose di “Document” e “Green”. Devo ancora capire se mi piace e sto cercando di non ascoltarla troppo, per non rovinarmi il disco.  In sostanza, mi sembra un buon biglietto da visita, qualcosa che cerca di fare da transizione tra il suono monolitico di “Accellerate” e quello che sarà “Collapse into now”, che da quello che mi dicono dovrebbe essere un po’ più vario.

Chuck vs. The Suburbs vs. Talking Heads

Martedì, Agosto 31st, 2010

Non, non sto parlando del nuovo disco degli Arcade Fire (complice il video interattivo in HTML5 che hanno postato ieri, oggi si parla solo di loro).

Sto parlando di Chuck, la serie: una continua scoperta di citazioni musicali e usi intelligenti di canzoni famose e meno. Come nella puntata 13 della stagione 2, “Chuck vs. the suburbs”, appunto: il protagonista va a fare la spia in un quartiere modello della periferia americana. La colonna sonora è – non poteva non esserlo – “Once in a lifetime” dei Talking Heads:

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Contra-Boss

Lunedì, Agosto 30th, 2010

Poi un giorno cercheremo di capire perché buona parte delle “nuove” band uscite negli ultimi 10 anni si ispirava alla musica degli anni ‘60 o a quella fatta dalla fine degli anni’70 in poi (punk newyorkese, new wave etc). Come se tutto quello in mezzo non fosse mai esisitito.

Poi un giorno parleremo del perché l’indie-rock sta ricoprendo solo ora Springsteen e il rock classico americano, dopo averlo snobbato per anni: gruppi come i Gaslight Anthem, gli Arcade Fire, gli Hold Steady, cresciuti a pane e boss.

Poi un giorno parleremo di quel simpatico fenomeno, che si manifesta tra molti ascoltatori indie, per cui Springsteen è uno sfigato, e se lo ascolti o, peggio, lo suoni sei uno sfigato anche tu.

Poi un giorno parleremo approfonditamente di tutto questo. Però ecco un’altra indie band, ben più insospettabile, che fa un omaggio a Springsteen: i Vampire Weekend che suonano “I’m goin down”. Spero che la incidano, perché è quasi meglio dell’originale.

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What else do you do?

Martedì, Luglio 13th, 2010

E’ morto Tuli Kupferberg, co-leader dei Fugs, un “professional bohemien”, come lo definisce il New York Times.

Non mi vanto né di conoscerlo, né di averlo seguito più di tanto. Ma ho sempre adorato  questo suo disegno, sin da quando lo vidi anni fa a casa di quella che poi sarebbe diventata la mia compagna, Daniela Cardini. Glielo regalò una decina di anni fa lo stesso Tuli: passeggiando a SoHo, c’era un banchetto con una signora che vendeva scarpine per bambini fatte all’uncinetto, assieme ad un uomo magrissimo, con un cappello peruviano di lana con le orecchie. Era lui. Lei si presentò, lui si presentò e – dopo una surreale chiacchierata su musica, televisione e vita in genere  -  le disse di scegliere uno dei disegni che c’erano sul banchetto assieme alle scarpette, e di portarlo in Italia. Lei scelse questo:

Le professioni della musica

Mercoledì, Luglio 7th, 2010

Su questo blog non mi piace parlare e celebrare le cose che faccio quando non sono attacato a qualche periferica digitale o quando non scrivo per Rockol.

Però, per una volta chiedo una deroga: il Master in Comunicazione Musicale compie dieci anni, e abbiamo messo in piedi un canale youtube per raccontare le professioni della musica, attraverso la testimonianza di qualche ex-studente che orma da anni lavora nel settore.

Al di là dell’aspetto promozionale (in autunno parte la nuova edizione del Master), secondo me è venuta fuori una cosa comunque interessante che spiega cos’è un ufficio stampa, come funziona il booking dei concerti, la programmazione musicale in tv, la promozione discografica… Ma sono di parte, ovviamente.

Qua sotto c’è un riassunto di quello che abbiamo pubblicato finora. Sul canale Youtube ci sono le interviste intere, e ne pubblichermo regolarmente nelle prossime settimane.

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Desert Island Music

Martedì, Giugno 29th, 2010

Quando si dice un disco da isola deserta, lo si dice per dire. Qua invece è letterale…

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For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla