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Archivio per la ‘Uncategorized’ Categoria

Le professioni della musica

Mercoledì, Luglio 7th, 2010

Su questo blog non mi piace parlare e celebrare le cose che faccio quando non sono attacato a qualche periferica digitale o quando non scrivo per Rockol.

Però, per una volta chiedo una deroga: il Master in Comunicazione Musicale compie dieci anni, e abbiamo messo in piedi un canale youtube per raccontare le professioni della musica, attraverso la testimonianza di qualche ex-studente che orma da anni lavora nel settore.

Al di là dell’aspetto promozionale (in autunno parte la nuova edizione del Master), secondo me è venuta fuori una cosa comunque interessante che spiega cos’è un ufficio stampa, come funziona il booking dei concerti, la programmazione musicale in tv, la promozione discografica… Ma sono di parte, ovviamente.

Qua sotto c’è un riassunto di quello che abbiamo pubblicato finora. Sul canale Youtube ci sono le interviste intere, e ne pubblichermo regolarmente nelle prossime settimane.

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Desert Island Music

Martedì, Giugno 29th, 2010

Quando si dice un disco da isola deserta, lo si dice per dire. Qua invece è letterale…

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La miglior rock band del pianeta…

Venerdì, Giugno 11th, 2010

…Intendo il miglior gruppo “spalla”, quello che fa da supporto ad un leader dichiarato, ma tanto spalla poi non è.

Se lo chiedete a 10 ascoltatori di musica rock, almeno 9 vi risponderanno che la miglior rock band del pianeta è la E Street Band di Springsteen.

Ma con ogni probabilità ha ragione il decimo, che vi dirà che sono gli Heartbreakers di Tom Petty.

La prova? qualche mese fa è uscito un monumentale box dal vivo di 4cd, 20 anni di storia sul palco.

Ma la band è più viva che mai: il nuovo album, “Mojo”, è un capolavoro. Esce martedì 15, ma lo si può ascoltare in streaming sul sito di ESPN.

Il commento possibile è uno solo: ma quanto c****o suonano bene questi qua?

Radio nowhere

Lunedì, Maggio 24th, 2010

Magari qualcuno non se n’era neanche accorto, ma da un paio di settimane, 10 network radiofonici nazionali praticamente non aggiungono musica nuova alle loro playlist.

Motivo? Una diatriba con le case discografiche per un aggiornamento dei “diritti connessi” di riproduzione: il contratto – le radio dovrebbero pagare un tot ogni volta che trasmettono una canzone, i cui diritti sono delle case discografiche – è scaduto dal 2006. Non c’è stato verso di rinnovarlo, anzi. A fronte di una richiesta di aumento, le radio hanno proposto alle etichette di firmare una liberatoria che le liberava da ogni obbligo di pagamento sui brani nuovi. Le case discografiche non hanno firmato e le radio hanno blindato l’aggiornamento delle playlist.

Oggi i discografici hanno convocato una conferenza stampa, il cui resoconto è qui: un po’ hanno dato addosso alle radio, e un po’ no, perché pensano che le radio abbiano in mano un grosso potere promozionale. Le radio fanno – letteralmente – orecchie da mercante, anche se sulla musica costruiscono buona parte dei palinsesti.

Sembra troppo complicato da spiegare, per chi l’ascoltatore medio? Lo è…

PGR, tornate insieme!

Giovedì, Maggio 20th, 2010

Come ci si augurava da queste parti, Giovanni Lindo Ferretti  torna – o quasi – a fare musica con i PGR, alla faccia di chi continua a dargli contro a per le sue scelte politiche. Il 1° giugno esce “ConFusione” un nuovo disco dei PGR.

Oddio, non proprio nuovo: si tratta di 9 canzoni tratte precedenti dischi del gruppo, scelte, ri-arrangiate e prodotte da Franco Battiato. “Reinventate”, dice il comunicato stampa.

Martedì prossimo c’è la presentazione del progetto a Milano, con Ferretti, Maroccolo, Canali e Battiato. Stay tuned.

Favole della ricostruzione delle ristampe

Mercoledì, Maggio 19th, 2010

A cosa servono oggi le ristampe dei dischi? La domanda mi viene dopo avere letto che i R.E.M. pubblicheranno a luglio una nuova versione rimasterizzata di “Fables of the reconstruction”. Questa volta – dopo le ristampe di “Murmur” e “Reckoning”, che contevano concerti d’epoca – pare ne valga davvero la pena.

Il secondo CD contiene 14 demo inediti (e di cui non si conosceva l’esistenza), con tutto il disco live in studio. Forse sarà la volta buona per rivalutare l’album più controverso della band, registrato a Londra con Joe Boyd (produttore dei Fairport Convention) in condizioni difficili. Le canzoni hanno resistito al tempo, tanto che alcune vengono ancora suonate dalla band a 25 anni di distanza. Ma il suono di quell’album ha sempre diviso i fan. C’è anche un inedito, “Throw your trolls away”, che gira in rete da qualche settimana: non un granché, un abbozzo che contiene spezzoni di quella che sarebbe diventata “I believe”.

A parte questo caso specifico, il fatto è che da anni la discografia ci inonda di ristampe. Da quando esiste il CD, le ristampe sono una scusa per rivenderci sempre la stessa roba, con la scusa di maggiore qualità e qualche inedito.

E sempre più spesso – sia detto senza mezzi termini – le ristampe sono fatte con il culo. I bonus sono pochi, il materiale magari è già noto ai fan. Il packaging è semplice, le note informative sono poche. La rimasterizzazione, poi: i dischi magari sono ristampati con i suoni compressi rispetto agli originali (le cosiddette “loudness wars”).

Insomma, le ristampe diventano un modo per spillare soldi alle tasche dei fan, facendo il minimo indispensabile. Chiaro, non tutti possono permettersi il lavoro fatto sui master dei Beatles lo scorso settembre (peraltro vendute a prezzo pieno, e con un packaging minimale. Ma sono i Beatles, appunto…).

Però è lecito aspettarsi qualche cosa in più di quello che si vede nelle ristampe che mediamente vengono messe in commercio ultimamente. Ed è un peccato, perché questo è il terreno su cui si dovrebbe combattere la pirateria: quello del valore aggiunto dell’oggetto fisico e della qualità sonora che il digitale non può avere.

Gli esempi? credo che ogni consumatore compulsivo si sia incavolato almeno una volta, negli ultimi tempi, per avere comprato una ristampa che prometteva chissà cosa, e invece…

La tipica tolleranza italiana

Martedì, Maggio 18th, 2010

La storia del famoso bis di 22 minuti di Bruce Springsteen a San Siro nel 2008 continua a stupire. Come è noto, lo sforamento oltre il coprifuoco è costato una denuncia penale al promoter, Claudio Trotta della Barley Arts, da parte dei residenti del quartiere di San Siro.

Ieri c’è stata la richiesta del pubblico ministero: 1 mese di carcere. La cosa che fa  più specie sono le parole con cui il PM ha motivato la richiesta, così come le ha riportate Il Post:

“si potevano tollerare cinque o dieci minuti in più, ma 22 minuti, con tre bis da parte del cantante, sono troppi anche per la tipica tolleranza italiana”

Mi piacerebbe capire cosa sia “la tipica tolleranza italiana”, in quali casi si applica e quale ne sia il limite, come la si quantifica, chi ha diritto ad invocarla e chi no.

Dediche

Lunedì, Maggio 10th, 2010

La dedica finale del nuovo album di Justin Currie, “The Great war”:

This album isn’t particularly dedicated; it just does its thing. Make it yours if you want. It once was mine but I don’t need it now.

(Chi diavolo è Justin Currie? Beh, un grande. Era il leader dei Del Amitri, una band scozzese che non sembrava scozzese, ma americana; in Italia qualcuno li conoscerà indirettamente per “Muoio un po’”, canzone degli Stadio che era una traduzione della loro “Driving with the brakes on”. Da solo Currie ha fatto due dischi: “What is love for”, bello ma un po’ tristanzuolo, anche se con una canzone capolavoro come “No, surrender”, che citava Springsteen, ma con una virgola lì in mezzo che faceva tutta la differenza del mondo. Poi c’è appunto “The great war”, il nuovo album, che è bello bello: assomiglia più alle migliori cose dei Del Amitri, power pop più allegro, ma sempre ironico e profondo e un po’ malinconico, con quella voce calda che altri cantanti ammazzerebbero per avere).

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Google sta uccidendo la musica e il giornalismo?

Martedì, Aprile 27th, 2010

Uno non fa in tempo a scrivere una cosa sulla morte e l’uccisione del videoclip, che le allegre metafore criminali tornano a ripresentarsi, su argomenti analoghi.

Da qualche giorno in rete c’è un interessante dibattito sulla morte della critica musicale – interessante per qualcuno, chiaramente. Un sacco di gente giustamente dirà: chi se ne frega dei critici…

Comunque, il protagonista è Chris Weingarten, uno che si definisce “the last rock critic standing”, che per sfida ha aperto un account Twitter in cui fa recensioni di 140 caratteri.

Sostiene Weingarten che il SEO – la search engine optimization, ovvero l’ottimizzazione delle pagine internet per farle apparire in cima alle ricerche di Google – stia ammazzando la critica musicale. E’ tutta una questione di numeri, ormai: chi scrive prima, il voto che si dà al disco, e così via. Non c’è più bisogno di approfondimento, di contestualizzazione.

Riassume  la questione Everett True – firma storica del giornalismo inglese – in questo articolo.

Tutto vero: ormai, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Chiunque può aprire un blog e sparare sentenze, senza nessuna preparazione, senza nessuna autorevolezza. Però.

Però io credo che molta di questa gente che scrive queste cose rimpianga un passato in cui i critici  erano (o si ritenevano) gli unici depositari della verità musicale. Oggi chiunque è libero di formarsi un’opinione, anche direttamente, nel mare magnum della rete.

E comunque ci sarà sempre bisogno di qualche filtro in tutte queste ondate di musica che ci arrivano addosso. I filtri hanno bisogno di autorevolezza e l’autorevolezza ha bisogno sia di standard giornalistici elevati – acesso diretto alle fonti, controllo delle fonti indirette, verifica delle informazioni, precisione, buona scrittura – sia di nuovi standard digitali – come la puntualità, l’inclusione di tag che facilitino la ricerca.

Tutto questo ha un altro però. Quello di Weingarten è un discorso che riguarda soprattutto il mondo anglosassone. Perché in Italia una vera critica rock ha sempre fatto fatica ad esistere, salvo poche eccezioni.

Ciò nonostante tutti vogliono fare i critici musicali: la maggior parte della gente che scrive a Rockol per proporre collaborazioni, invia recensioni, e soprattutto di indie rock. La miriade di blog in circolazione ha semplicemente liberato un desiderio represso: l’italia è un paese pieno di commissari tecnici della nazionale di calcio e di critici musicali.

A proposito di Ferretti Giovanni Lindo

Lunedì, Aprile 12th, 2010

Una decina di giorni fa, Rockol ha pubblicato una news in cui si riprendevano alcune dichiarazioni di Giovanni Lindo Ferretti rilasciate al Resto del Carlino. L’ex cantante di CCCP, CSI e PGR dichiarava di avere votato la Lega.

Apriti cielo. Da allora, è una delle notizie più lette e commentate del nostro sito. E il tono dei commenti è spesso tra lo scandalizzato e l’insultante.

Non voglio difendere Ferretti: non credo ne abbia bisogno, né voglio entrare nel merito delle sue idee, con cui ognuno può dichiararsi d’accordo o in disaccordo.

Però mi piacerebbe sapere quanti di quelli che ora lo insultano erano d’accordo con lui quando cantava “voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale, la stabilità”, o “Spara Juri spara”.  Certo, è più facile dar contro a chi difende la Lega piuttosto che a uno che fa il  punkettone filosovietico.

Per quello che ho avuto modo di vedere, nel corso degli anni, Ferretti è sempre stato (e per certi versi è ancora) un punk: uno che ha una visione diversa, incosueta e anticonformista delle cose. Anche adesso, anche l’anno scorso, quando ha presentato l’ultimo disco dei PGR.

Ecco, la cosa che mi spiace davvero in tutta questa situazione non è che Ferretti abbia “cambiato idea” o che professi la sua fede o che voti Lega Nord.  La cosa che mi spiace davvero è che abbia smesso di fare musica con i suoi compari Canali e Maroccolo, perché il disco dell’anno scorso dimostrava che la chimica c’era ancora, e che assieme avevano ancora un sacco di cose da dire e da suonare.

Per il resto, credo che meriti più rispetto. Non solo per quello che ha fatto, ma come lo merita chiunque esprima civilmente le sue idee, anche se sono diverse dalle nostre.

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Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla