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Giustizia è fatta? non proprio…

Luglio 2nd, 2010 in Concerti, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Claudio Trotta, alla fine è stato assolto, perché il fatto – avere permesso che Bruce Springsteen nel 2008 suonasse per ben 22 minuti oltre l’orario consentito – “non costituisce reato”. Al di là della felicità per il buon esito della vicenda, rimane una grande rabbia, come traspare dalle parole dello stesso Trotta.

La vicenda in sé è una sconfitta, e alla fine i residenti di San Siro un po’ hanno vinto comunque.

E’ una sconfitta che poche decine di abitanti di uno dei quartieri più residenziali di Milano riescano a mettere in piedi una causa penale di questo tipo, lamentandosi per pochi concerti all’anno in zona. E’ una sconfitta soprattutto se si pensa che a Milano ci sono quartieri schiavi dell’inquinamento acustico vero, diurno e notturno. E nessuno muove un dito per fermarlo, nonostante le proteste dei residenti, che evidentemente sono cittadini di serie B.

E’ una sconfitta per il sistema-musica in Italia: nei due anni della causa si sarebbe dovuta vedere compattezza. Se ne sarebbe dovuto parlare molto di più. Invece si sono viste poche prese di posizioni, spesso tardive, e molti silenzi.

E’ una sconfitta politica enorme ed un danno di immagine incalcolabile per la città, non solo dal punto di vista musicale, e gli amministratori della città non l’hanno saputa evitare.

Ed è qua che ci vuole coraggio: se non la si vuole dare vinta, bisogna continuare a portare la musica a Milano, ad di là delle ostilità. San Siro non può essere un palcoscenico solo per i “Promessi sposi”.

Comunque vada, è uno scandalo

Luglio 1st, 2010 in Concerti, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Ricevo questa comunicazione dalla Barley Arts, in relazione alla famosa causa penale intentata al promoter Cluadio Trotta dagli abitanti di San Siro per il concerto di Springsteen, che nel 2008 sforò di ben 22 minuti oltre il consentito. Ogni commento è superfluo. Mi sembra uno scandalo già solo il fatto che si sia arrivati a questo punto.

Poche righe per dirvi che alle 9.30 di domani mattina Trotta sarà in Tribunale a Milano per l’ultima udienza del processo penale ai “22 MINUTI”del concerto di Springsteen.
Al termine di questa, il giudice deciderà se “l’imputato Trotta Claudio” è colpevole o innocente per il reato di “non aver staccato la spina” all’artista sul palco.

Vi chiedo di “incrociare le dita” e pensare positivo, per Claudio, ma anche per un principio che credo abbia a che fare con la libertà di tutti noi.

ps: le patrie galere comunque non vedranno Trotta, nemmeno in caso di condanna ai 30 giorni di reclusione chiesti dal PM: infatti Claudio ha la fedina penale immacolata…per ora!

Anche i grandi photoshoppano

Giugno 29th, 2010 in Concerti, Nuova musica by Gianni Sibilla

Quelli di GreasyLake hanno notato un particolare interessante nella bella copertina di “London Calling”, il nuovo DVD di Springsteen. Una bella photoshoppata per togliere dalla foto il “prompter”, lo schermo che rimanda i testi delle canzoni. Lo si vede chiaramente confrontando queste due foto, dove in mezzo alle spie si vedono gli schermi.

Il gobbo si usa abitualmente in TV, per i conduttori che leggono i testi di quello che devono dire, piu o meno dissimulandone la presenza. Ma in musica, evidentemente non è visto bene… C’è chi come Michael Stipe usa senza problemi un leggio con i testi delle canzoni, fregandosene. Certo, mettere un prompter su una copertina di un disco non sta bene… E poi Springsteen ha ormai 60 anni e passa, un aiutino glielo vuoi negare?

Young fans calling

Giugno 23rd, 2010 in Concerti, Nuova musica by Gianni Sibilla

“Il mondo si divide tra chi ama Bruce Springsteen e chi non l’ha mai visto dal vivo”, diceva qualcuno. Certo, è facile essere fan quando ti pubblica un DVD come “London calling: Live in Hyde Park”.  3 ore di concerto, riprese come si deve, con un’energia che molti gruppettini di ventenni neanche si sognano.

Però la cosa di cui molti fan non si rendono conto è che Springsteen è vecchio. Non nel senso dell’età anagrafica, ma nella percezione di una buona fetta del pubblico musicale. E’ “uncool”, viene considerato un po’ tamarro, soprattutto da chi ascolta musica indie o musica gggiovane a tutti i costi – e questo mette in secondo piano tutto il resto.

Così mi sembra una mossa intelligente, quella della Columbia: per “svecchiare” il boss ha dato in esclusiva a Picthfork – la bibbia degli indie – il video di uno dei momenti più belli del DVD: il duetto su “No Surrender” con Brian Fallon dei Gaslight Anthem.

I Gaslight sono del New Jersey anche loro, springsteeniani fino al midollo. Non sono fighetti come tanti giovani colleghi, ma sono comunque indie, e quell’attitutidine punkettona alla fine è una “coolness” quasi inconsapevole. Se ne parla nei posti “giusti”, e a ragione perchè gli ultimi due dischi, “The ‘59 sound” e “American slang” sono due mezzi capolavori, anzi interi. Una delle migliori band uscite negli ultimi tempi.

Qua c’è un altro duetto registrato negli stessi giorni, che non è stato incluso nel DVD: Bruce sale sul palco della band per cantare “The ‘59 sound”.

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La miglior rock band del pianeta…

Giugno 11th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

…Intendo il miglior gruppo “spalla”, quello che fa da supporto ad un leader dichiarato, ma tanto spalla poi non è.

Se lo chiedete a 10 ascoltatori di musica rock, almeno 9 vi risponderanno che la miglior rock band del pianeta è la E Street Band di Springsteen.

Ma con ogni probabilità ha ragione il decimo, che vi dirà che sono gli Heartbreakers di Tom Petty.

La prova? qualche mese fa è uscito un monumentale box dal vivo di 4cd, 20 anni di storia sul palco.

Ma la band è più viva che mai: il nuovo album, “Mojo”, è un capolavoro. Esce martedì 15, ma lo si può ascoltare in streaming sul sito di ESPN.

Il commento possibile è uno solo: ma quanto c****o suonano bene questi qua?

La tipica tolleranza italiana

Maggio 18th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

La storia del famoso bis di 22 minuti di Bruce Springsteen a San Siro nel 2008 continua a stupire. Come è noto, lo sforamento oltre il coprifuoco è costato una denuncia penale al promoter, Claudio Trotta della Barley Arts, da parte dei residenti del quartiere di San Siro.

Ieri c’è stata la richiesta del pubblico ministero: 1 mese di carcere. La cosa che fa  più specie sono le parole con cui il PM ha motivato la richiesta, così come le ha riportate Il Post:

“si potevano tollerare cinque o dieci minuti in più, ma 22 minuti, con tre bis da parte del cantante, sono troppi anche per la tipica tolleranza italiana”

Mi piacerebbe capire cosa sia “la tipica tolleranza italiana”, in quali casi si applica e quale ne sia il limite, come la si quantifica, chi ha diritto ad invocarla e chi no.

Dediche

Maggio 10th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

La dedica finale del nuovo album di Justin Currie, “The Great war”:

This album isn’t particularly dedicated; it just does its thing. Make it yours if you want. It once was mine but I don’t need it now.

(Chi diavolo è Justin Currie? Beh, un grande. Era il leader dei Del Amitri, una band scozzese che non sembrava scozzese, ma americana; in Italia qualcuno li conoscerà indirettamente per “Muoio un po’”, canzone degli Stadio che era una traduzione della loro “Driving with the brakes on”. Da solo Currie ha fatto due dischi: “What is love for”, bello ma un po’ tristanzuolo, anche se con una canzone capolavoro come “No, surrender”, che citava Springsteen, ma con una virgola lì in mezzo che faceva tutta la differenza del mondo. Poi c’è appunto “The great war”, il nuovo album, che è bello bello: assomiglia più alle migliori cose dei Del Amitri, power pop più allegro, ma sempre ironico e profondo e un po’ malinconico, con quella voce calda che altri cantanti ammazzerebbero per avere).

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Swell Season, Drive all night

Marzo 1st, 2010 in Concerti, Interviste, Uncategorized by Gianni Sibilla

Qualche tempo fa raccontavo del pomeriggio perfetto con gli Swell Season. Ecco, ora ci sono le prove, compreso il video della cover di “Drive all night” di Bruce Springsteen, che decisero di eseguire ispirati dal sole, dalla bellezza del luogo e dall’acustica del cortile del Conservatorio.

Con malcelato orgoglio, dico che è una delle cose più belle che abbia mai portato a casa, facendo questo mestiere. Ma il merito va soprattutto a Glen Hansard & co.

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(Qua ci sono le altre due canzoni e l’intervista. Un grazie anche a Simone Bianchi, che ha montato i video)

Comprare un disco solo per il nome della band

Ffebbraio 25th, 2010 in Nuova musica by Gianni Sibilla

Si chiamano Shake Some Action!, come una delle mie canzoni preferite, “Shake some action” dei Flamin Groovies, un inno del power-pop, che se ben mi ricordo pure Springsteen usava per aprire i suoi concerti. Qua c’è la versione originale, uno dei più bei giri di chitarra ever.

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Il disco dei Shake Some Action!, che sono di Seattle, si intitola  “Fire and ice” e non è niente male: power-pop chitarristico della vecchia scuola, come i loro maestri. Qua c’è un loro video, registrato alla sempre benemerita radio della loro città, la KEXP:

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Gli Swell Season, il sole, una chitarra scassata

Ffebbraio 8th, 2010 in Concerti, Interviste by Gianni Sibilla

Glen Hansard ha l’animo del busker. “Sono a Milano seduto sotto un ulivo a godermi il sole”, scrive sul suo twitter la mattina, e te lo immagini con una chitarra che canta, magari pensando a qualche scena di “Once”, il film che l’ha reso famoso dopo anni di gavetta, facendogli vincere un Oscar nel 2008 per la migliore canzone originale. Quando lo leggo dal computer di casa, non so ancora che quell’immagine sta per diventare vera, anzi ancora meglio.

L’appuntamento per l’intervista è nel primo pomeriggio. Uno spicchio di sole arriva ancora in un angolo del cortile del conservatorio, esattamente sulla panchina sotto un albero, che non è un ulivo ma una magnolia. Glen arriva, saluta, si siede, si gode il sole e con la sua chitarra scassata si mette a provare una canzone nuova, registrandola con l’iPhone.

Abbiamo un accordo per filmare un paio di canzoni, ma il posto, il tempo lo ispirano, si vede. Arriva Marketa, timida e un po’ impacciata. Glen vede passare Colm, il violinista: “Dai, vieni anche tu, che suona meglio”. Iniziano con “Gold” una canzone di “Once”, quindi passano ad una cover di un loro vecchio amico scomparso, Mic Cristopher, “Listen girl”. Poi dicono: dai facciamone ancora una, gli chiedo (loro fanno) “What happens when the heart just stops” dei Frames. “Il posto è così bello… sai cosa mi piacerebbe fare?”, dice Glen. “Quella canzone di Springsteen”. E attaccano “Drive all night”, che recentemente avevano suonato a New York: un’intensità come quella che Glen ci mette a cantarla ce l’ha solo il Boss. Che è il Boss non per niente.
Ecco, perdonatemi, me la tiro un po’, ma il mio concerto è stato questo: quando torno a casa rivedo i filmati, e mi rendo conto della fortuna che ho avuto: il luogo perfetto, la luce perfetta, l’acustica perfetta e i musicisti perfetti.

Poi la sera ho quasi rischiato di non andare al concerto per un intoppo a casa che fortunatamente si è risolto in tempo, e mi sarei perso una gran cosa. La serata si apre con Josh Ritter, americano quasi trapiantato in Irlanda, capace di ipnotizzare la platea con una chitarra e voce. La sala è piena, il concerto è esaurito da un mese. Non è la sala più grossa del conservatorio, ma fa piacere vedere che finalmente c’è gente che apprezza questo grandissimo cantautore: il successo di “Once” (che pure in Italia è stato promosso pochissimo) ha avuto qualche effetto anche qua. Sul palco ha una band, che poi sono i Frames sotto mentite spoglie: nell’intervista al pomeriggio Glen mi aveva confermato che vuole portare avanti entrambi i progetti, che con i Frames tornerà ad incidere presto, ma che entro l’anno vuole tornare in studio anche con Swell Season. Sul palco c’è lui, c’è Marketa che sembra piccolissima dietro un piano a coda che sembra enorme. C’è una band completa, che dà un suono pieno, anche se sostanzialmente acustico, alle canzoni. Ma il centro è lui, Glen, con il suo piglio da intrattenitore tra un brano e l’altro (come quando racconta le sue peripezie da turista a Milano), e con la sua carica trascinante, con i suoi crescendo. La scaletta è sbilanciata sulle ultime cose degli Swell Season, e ha un po’ perdita di tensione quando cede il microfono alla pur brava e delicata Marketa, che funziona meglio quando con la sua voce fa il controcanto alla voce più possente di Glen. L’esempio migliore arriva nella parte centrale quando, voce e chitarra, i due cantano una versione da brividi di “Buzzin fly” di Tim Buckley, in cui viene accennata anche “Grace” del figlio Jeff (la potete vedere qua sotto).
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Il finale è una festa: Glen sembra non volersene più andare. Dopo un duetto con Josh Ritter, dopo “High horses”, attacca “Fitzcarraldo” (e io che mi lamentavo che non c’erano in scaletta canzoni dei Frames), e poi un finale esilarante su una versione acappella di “Devil town” di Daniel Johnston, che canta e fa cantare al pubblico quasi all’infinito.  All’uscita, in un angolo del cortile, c’è un sacco di gente che lo aspetta, e lui avrà la pazienza di fare una foto con tutti, di dare un sorriso a tutti. Queste sono serate che fanno bene alla musica.

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