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Fake plastic beach

Marzo 1st, 2010 in File Sharing, Nuova musica by Gianni Sibilla

Un uomo che morde un cane fa notizia, non un cane che morde un uomo.

Segno dei tempi: fa notizia che un disco importante NON sia ancora finito in rete, a pochi giorni dall’uscita;  fino a questa mattina, le copie che circolano in giro di “Plastic beach” dei Gorillaz erano dei fake: il che ha una certa ironia, pensando al titolo del disco e all’immagine virtuale della band.

Se non volete perdere tempo a scaricare una raccolta di lati b, remix e quant’alto – e magari scambiarla per il disco vero, e magari recensirla (è successo, anche su riviste autorevoli) – fate la cosa giusta: andate ad ascoltare il disco in streaming sul sito della National Public Radio.

Una brutta storia del terrore (digitale)

Ggennaio 26th, 2010 in File Sharing, Industria Musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Cliccate questo link solo se siete pronti a non farvi spaventare:  troverete una storia dell’orrore, anzi del terrore, raccontata in maniera diretta, semplice, ma in modo assai documentato (146 note: ok, anche queste potrebbero spaventare qualcuno…).

E’ la storia della RIAA, l’associazione americana dei discografici. Ma soprattutto è la storia  di un tentativo di suicidio, che dura da 10 anni: la pistola, armata a suon di denunce e minacce, sembra  puntata contro il pubblico. Ma in realtà spara contro la stessa industria, che con le sue battaglie legali sta alienando il proprio mercato di consumatori, senza ottenere risultati concreti.

Questa storia ce la racconta la Electronic Frontier Foundation. riaa-paper-pdf

Altrove l’ho chiamata “Retorica della pirateria”. Ogni tanto ce ne dimentichiamo, da queste parti, ma in America è ben più che un esercizio di stile comunicativo; è una pratica con obbiettivi repressivi ben precisi.

Beninteso: la pirateria digitale è illegale ed è un problema serissimo. Ma questo saggio dimostra come la si sia combattuta nella maniera sbagliata, e con pratiche magari corrette dal punto di vista legale, ma sbagliatissime sia eticamente (leggetevi il paragrafo IV, se pensate che stia usando questo aggettivo a sproposito), sia in termini strategici:

The RIAA’s lawsuit campaign against individual American music fans has failed. It has failed to curtail P2P downloading. It has not persuaded music fans that sharing is equivalent to shoplifting. It has not put a penny into the pockets of artists. It has done little to drive most filesharers into the arms of authorized music services. In fact, the RIAA lawsuits may well be driving filesharers to new technologies that will be much harder for the RIAA’s investigators to infiltrate and monitor.

(Via Gerd Leonhard. Il saggio si può scaricare in PDF anche a questo indirizzo).

Pirateria e privacy

Ggennaio 22nd, 2010 in File Sharing, ThePirateBay by Gianni Sibilla

Il Corriere di oggi spara, in prima pagina e sul sito, un articolo su un servizio di navigazione anonima lanciato da quelli di PirateBay. “Per fare il pirata on-line si paga l’abbonamento”, strilla.

E’ una  semplificazione  bella e buona: no, non è solo una questione di pirateria. La navigazione anonima è una questione di privacy.

Lo dimostra il recente caso della Federazione Antipirateria Audiovisiva, che ha presentato una denuncia citando dati di navigazione di milioni di italiani. Come spiega  ManteBlog: o si li è inventati, quei dati, oppure per averli ha violato la privacy di milioni di persone.

Il riassunto di questa brutta vicenda sul blog di Stefano Quintarelli.

…E poi dicono che la musica costa troppo

Novembre 16th, 2009 in File Sharing, Industria Musicale, Libri, ebook, kindle by Gianni Sibilla

scorresenna09L’altro giorno sono andato in libreria a comprare un “nuovo” libro di una delle mie autrici preferite, Fred Vargas. Mi sono ritrovato in mano 3 racconti di 7-8 anni fa, 96 pagine scritte a caratteri cubitali (in condizioni normali sarebbero 50 o giù di lì). Il tutto a 13 euro.

13 euro, per 96 pagine lorde.

Uno degli errori storici dell’industria musicale è stato di avere prezzi alti e fissi, laddove i libri avevano un prezzo variabile. Una lezione che la discografia ha imparato duramente: oggi un disco intero oggi si può comprare a 10 euro, seppure in digitale, per competere con il gratis del file sharing.

Certo, il prezzo dei libri dipende anche da altri fattori (quantità e qualità della carta, per esempio). E, certo, i libri non scompariranno, come dice Umberto Eco in un suo recente volume, e neanche gli ebook e Kindle faranno perdere il piacere della lettura su carta.

Però casi come questo dimostrano che certe volte si esagera, e che l’industria culturale tutta farebbe bene ad imparare dai suoi errori.

Non ti supporto più: requiem per i DVD musicali

Novembre 6th, 2009 in CD, File Sharing, Industria Musicale, YouTube, iTunes, videoclip by Gianni Sibilla

Paul McCartney, Laura Pausini, R.E.M., Gianni Morandi, Jack Johnson, Vinicio Capossela, Swell Season, Giovanni Allevi, Raf, Ligabue, Marlene Kuntz: cos’hanno in comune questi artisti tra di loro assai diversi per stile musicale?
Hanno pubblicato – o stanno per pubblicare -  un CD+DVD. Non CD, non un DVD. Un CD+DVD. E non si tratta neanche di ristampe. Ma di dischi nuovi, per lo più live.
Stiamo assistendo alla morte di un altro supporto: il DVD musicale. C’è stato un tempo in cui era in crescita esponenziale, qualche anno fa. Era una (relativa) novità, e stava succedendo quello che avvenne anni prima con il CD: tutti a ripubblicare opera storiche (film, raccolte di clip, concerti) nel nuovo e più fedele supporto digitale, con qualche bonus. E tutti a realizzare nuovi DVD.
Fare raccolte di clip oggi ha poco senso, con YouTube. E  una veloce occhiata alle classifiche FIMI ci dice che di DVD nuovi se ne producono pochi. Io stesso, che gestisco l’area DVD di Rockol, faccio una gran fatica a trovarne da recensire. E i dati dicono che il DVD musicale è in crisi nera.
La risposta è, appunto, il CD+DVD. Fisicamente, la confezione è quella quadrata di un CD. Il contenuto è quasi sempre lo stesso concerto, in versione audio e video.  E’ l’ennesimo contraccolpo  della pirateria: al consumatore bisogna offrire qualcosa di più.
Mi sbaglierò, ma ad una prima impressione mi sembra che siano soprattutto gli artisti italiani a pubblicare a raffica e un po’ compulsivamente in questo formato. Mi sembra anche che la stessa FIMI sia abbastanza confusa al riguardo: qualche uscita (come quella di Ligabue) viene inclusa sia nelle classifiche dei DVD che in quelle degli album.
Nel frattempo, in America sono già da un’altra parte: iTunes USA ha aperto una sezione dedicata ai film musicali.

UPDATE: da qualche ora, sullo store italiano di iTunes sono in vendita i videoclip. Sullo store americano erano in vendita da anni.

Pirati o esploratori?

Novembre 2nd, 2009 in File Sharing, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Una nuova ricerca inglese, di cui parla l’Indipendent e ripresa dal Corriere, dice quello che molte altre ricerche hanno detto in passato: chi scarica musica compra più musica di chi non la scarica.

Insomma: i “pirati” sono spesso degli esploratori, che usano il file-sharing per “provare” la musica, scaricando canzoni e artisti che non comprerebbero a scatola chiusa.

Poi è chiaro che di ricerche – più o meno scientifiche, più o meno attendibili  – se ne sono viste molte, troppe da Napster in poi. Ed è ancora più chiaro che i quotidiani  si butteranno a pesce sulla prossima ricerca anche se sostiene esattamente il contrario di quella precedente.

Però siamo davvero sicuri che i pirati siano sempre e soltanto dei ladri, come ci sentiamo ripetere da 10 anni a questa parte? Ci vogliamo rendere conto che il file-sharing è un fenomeno un poco più complesso – in termini di motivazioni, tipologie, usi, forme sociali – di come ce lo rappresentano media e industria?

UPDATE: NME segnala un’altra notizia che va contro molti luoghi comuni sul file sharing: la chiusura temporanea di “The Pirate Bay”  – il sito di torrent da tempo nel mirino delle varie associazioni anti pirateria – ha portato ad un incremento del 300% nella nascita di nuovi siti “pirati”. Forse oscurare i siti non è la strategia migliore.

Eppur qualcosa si muove…

Ottobre 16th, 2009 in File Sharing, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Il peer2peer è in declino e intanto si rinnova Downlovers, il servizio che permette di scaricare musica in cambio di pubblicità.

Downlovers è stato il primo a portare in Europa un modello largamente diffuso nei media tradizionali (es. la Tv commerciale, che ci offre programmi in cambio di pubblicità) e adesso diventato di moda con Spotify, che si spera che prima o poi arrivi anche da noi.

E se la discografia smettesse di lamentarsi?

Wilco (the stream)

Maggio 14th, 2009 in File Sharing, Nuova musica by Gianni Sibilla

I Wilco hanno messo il loro nuovo disco, per intero, in streaming sul loro sito. Indovinate perché?

“Wilco (the album)” uscirà a fine giugno. Si può ascoltare qui.

Svuotare un torrent(e) a secchiate con i CD protetti

Marzo 30th, 2009 in CD, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Qualche giorno fa ho messo le mani su un oggetto che credevo non esistesse più: un CD protetto. Uno di quelli che infili nel computer e te lo sputa fuori, nella migliore delle ipotesi, dicendoti che non è in grado di leggerlo. Nella peggiore ti imballa il computer.

E’ un CD “advance”, uno di quelli che le case discografiche mandano ai giornalisti per ascoltare gli album in anticipo. Ora si fa quasi tutto con il digitale e con il “watermark” (i dischi vengono mandati con un codice audio inudibile ma unico, così se ti viene la malaugurata idea di condividere la tua copia, la CSI discografica ti rintraccia in un attimo: qualche tempo fa un giornalista italiano è stato pizzicato a mettere in rete il disco di una importante band internazionale).

Ma c’è stato un tempo in cui questi CD protetti andavano di moda: non solo gli advance ma anche quelli venduti nei negozi non potevano essere “rippati” in MP3. Non te li potevi mettere sull’iPod, e soprattutto non li potevi mettere in rete.

Anzi, la Sony aveva inserito sui propri CD un programmino (XPC) che ti si installava a tua insaputa sul computer e ti rubava i dati. Ne nacque una polemica enorme, e ci fu chi ne fece le spese, come il povero Neil Diamond, il cui disco di ritorno sulle scene  assieme a Rick Rubin fu uno dei primi ad usare quell’infame sistema.

Le strategie per prevenire che un disco finisca in rete sono tante, alcune incredibilmente artigianali. C’è una famosa band che ogni volta manda dischi (fisici o digitali) lo fa sotto falso nome. Non si sa mai che qualcuno li rubasse nel tragitto… Non sono solo i giornalisti i responsabili dei “leak”: può sfuggire di mano dallo studio di registrazione, dallo stampatore, dal distributore… L’ultimo disco degli U2 è finito in rete (per errore? per scelta?) perché una sede della Universal lo ha messo in vendita per 2 ore con due settimane d’anticipo sull’uscita ufficiale.

Insomma, come dice Gerd Leonhard, lottare contro la rete in casi come questi è come cercare di svuotare un torrente a secchiate. Ma se un disco finisce in rete in anticipo, spesso è soprattutto pubblicità. Basta farla diventare tale.

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Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla