Blog

La fine dei CD o della stampa musicale?

Marzo 5th, 2010 in Giornalismo musicale, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Un tempo, uno dei veri motivi per cui si provavava fare quella pseudo-professione che è quella del giornalista musicale erano i “benefit”: CD gratis, accrediti ai concerti. Perché di soldi se prendevano pochini, se se ne prendevano.

Oggi, per procurarsi i CD gratis ci sono altri modi. Ma fa comunque un certo effetto questa notizia che ha scritto un mio collega: in Inghilterra la Sony ha deciso di non mandare più CD promozionali ai giornalisti.

La Sony ha le sue motivazioni, e la decisione certifica un processo in atto da anni. Anche da noi, in redazione, di CD fisici ne arrivano sempre meno, e sempre di più ci mandano dischi in digitale.

Però la decisione rischia di rivelarsi la classica zappa sui piedi. Io ascolto dischi soprattutto in digitale (anche se mi girano le scatole quando te li mandano con tutti i tag sbagliati e senza informazioni, così che non si capisce né tracklist né niente). La cosa non mi crea particolari problemi, se non un po’ di nostalgia per quando vedevo corposi pacchetti arrivare e ogni giorno mi sembrava  un po’ natale.

Però c’è un dato: è vero che la promozione dei dischi passa attraverso i blog e il passaparola, ma è anche vero che le case discografiche mirano alla visibilità che possono dare le grosse testate cartacee. E allora quoto quello che dice David Hepworth, coeditore di riviste come The Word e MixMag:

la decisione della Sony “rientra in un processo che avrà come risultato finale la morte delle rubriche di recensioni dei giornali così come le abbiamo conosciute fino ad oggi. Sono consapevole di tutto quel che si dice sul declino dei supporti fisici, ma questa mossa dimostra che le case discografiche non capiscono cosa passa per la testa di un giornalista che riceve ogni giorno pacchi di nuovi dischi, molto spesso di gente di cui non ha mai sentito parlare….La mia previsione è che da qui a un anno, quando la Sony vorrà che un recensore prenda nota di un suo disco, tornerà a recapitarglielo per posta”.


Il parco giochi dell’accreditato

Ffebbraio 21st, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Mi hanno suggerito una bella definizione di Sanremo: Il parco giochi dell’accreditato.

Il festival non è né un evento musicale, né un evento televisivo. E’ un evento ad uso, consumo e divertimento del giornalista.

Per una settimana noi tutti appartenenti alla categoria ci sentiamo importanti a sventolare il nostro pass, a telefonare agli amici a casa con gossip e anticipazioni, a inseguire o creare polemiche di cui tra qualche giorno non si ricorderà più nessuno.

Personalmente, ci ho dato dentro su una (insignificante?) questione sui Sigur Ros citati dall’orchestra in trasmissione. Mi ha ricordato come sulla rete (non solo fan, anche blog con pretese giornalistiche) si apra bocca non solo per il  divertimento di commentare, ma con maleducazione e senza nessuna verifica dei fatti. Sanremo è anche (soprattutto) questo. Il media event, per dirla con la famosa definizione di Katz e Dayan: quello che conta è il rumore di fondo che crea, non l’evento in sé.

pass-sanremoL’accelerazione internettiana del tempo di nascita e morte delle polemiche è forse l’unico cambiamento percettibile di Sanremo negli ultimi anni. Io ho fatto il mio primo festival da accreditato una decina di anni fa, e in Sala Stampa siamo più o meno sempre le stesse persone e la maggior parte era già lì prima che io arrivassi. Persino le foto sui pass sono vecchie (la mia è imbarazzante, ma dovreste vedere quelle di certi colleghi…).

L’altra cosa che non finisce mai di stupirmi a Sanremo è il sottobosco di varia umanità che gira attorno all’Ariston: i carrozzoni delle radio (anche per loro il Festival è un parco giochi, forse ancora più grande), pseudo vip risorti da qualche piega del dimenticatoio TV (ho visto, in ordine sparso: Solange, Cristiano Malgioglio, Simona Tagli, il Mago Otelma, Patrizia D’Addario e gente così), e gente “comune” che impazzisce appena vede qualcuno che assomiglia ad un vip.

fotoPoi ci sono le canzoni:  per una settimana, se sei qui, non ascolti quasi altro. E qualcosa ti può sembrare davvero bello. Ma poca roba poi sopravvive al ritorno, come insegna la storia.

Musicalmente, i momenti migliori del Festival per me sono stati il duetto tra Irene Grandi e Marco Cocci (grande, davvero: peccato che ci siamo dimenticati dei Malfunk), la canzone di Malika Ayane (un arrangiamento stupendo) e sì, anche quella di Irene che ricorda molte cose, ma ha una gran bella melodia.

Poi, perché stupirsi del trio finale? Cantanti da televoto, il paese reale è quello lì

Immagine anteprima YouTube

Il pasticciaccio del presunto plagio dei Sigur Ros a Sanremo

Ffebbraio 18th, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, Uncategorized by Gianni Sibilla

In rete si (s)parla di un plagio al Festival: l’orchestra avrebbe copiato uno stacchetto ai Sigur Ros, per la precisione a “Hoppipolla”, da “Takk…”. Molta gente si è inviperita, soprattutto quando l’altra sera  la Clerici, presumibilmente scherzando, ha chiamato lo stacchetto “Sabiu settima”, dove Sabiu è il direttore dell’orchestra del Festival.

La cosa, però, ha assunto dimensioni grottesche: da diceria sui social network, la cosa è stata ripresa da diversi blog fino a diventare un fatto reale, ma senza che nessuno facesse una verifica: il fan club italiano ha segnalato la cosa direttamente al management della band, che se ne è interessato attraverso le proprie edizioni.

Ieri notte ho fatto due chiacchiere con il Maestro Marco Sabiu, e come si dice, il caso non sussiste.

Non è un plagio, ma una citazione voluta, un omaggio cercato (e che quindi, si immagina, verrà conteggiato sul programma musicale consegnato dalla Rai alla Siae dopo la fine del Festival).

La spiegazione qua, su Rockol.

Sanremo? There’s an app for that

Ffebbraio 8th, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, iPhone by Gianni Sibilla

Strano che non ci avesse ancora pensato nessuno.

schermata-2010-02-06-a-104859Invece, mentre Repubblica e Corriere mettono a pagamento i contenuti “mobile”, ci sono arrivati quelli de La Stampa: una App per iPhone dedicata al festival di Sanremo, gratuita.

L’idea è buona, l’esecuzione così così: aggrega qualche notizia sul Festival, aggiunge la  lista di artisti, peraltro senza uno straccio di bio. Nella “Nuova generazione” non ci sono neanche le foto, per dire (bastava chiedere all’ufficio stampa del Festival…)

Nel nostro piccolo, anche a Rockol qualcosa abbiamo fatto: un Twitter dedicato a Sanremo, con le (tante) notizie che stiamo scrivendo e aggiornamenti in tempo reale dalla sala stampa a partire dal trasferimento in riviera della redazione la prossima settimana

Gente che non sa scrivere…

Ottobre 12th, 2009 in Giornalismo musicale by Gianni Sibilla

…intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere. E’ la famosa definizione del giornalismo musicale ad opera di Frank Zappa.

In tempi di discussione sulla “fine” del giornalismo per causa/colpa di internet, si parla anche della fine del giornalismo musicale. Se ne discute in questi giorni, grazie ad un articolo di Wired, che prende spunto da una tavola rotonda svoltasi il 6 ottobre al convegno della Future Of Music Coalition.

“Quale senso ha, oggi come oggi, il giornalismo musicale tradizionale e dall’alto, quando lo user generated content e la diffusione capillare e virale nella/della rete sembrano e sono più veloce, efficaci, convincenti, condivisi?”, commenta il mio amico e collega Gabriele Lunati.

Gli rispondo quello che ho scritto nei commenti ad un suo post. In quell’articolo di Wired parlano soprattutto di “Music critics”, che è cosa diversa dal giornalismo… Di “music critics” in America ce sono molti, e da noi praticamente nessuno. Esiste qualcuno che fa il giornalista di mestiere e parla di musica, dall’alto dei media generalisti. E poi c’è  molta gente che scrive sulle riviste specializzate; ma pochi sono quelli che hanno fatto dello scrivere di musica una vera professione.

Gli MP3 blog, che pure Nick Hornby ha recentemente santificato, sono quello che è sempre stato in larga parte il giornalismo musicale: fan specializzati in nicchie musicali che si improvvisano critici; solo che ora è più facile, lo puoi fare da solo senza cercare una rivista che ti dia spazio.

Ma qualcuno che ti consigli e ti spieghi la buona musica - in nuovi spazi, su nuove piattaforme - ci vorrà sempre… E, alla fine, giornalismo o meno, è sempre e soltanto un problema di credibilità: perché dovresti perdere del tempo per ascoltare una canzone, un artista, un disco che qualcuno ti ha consigliato? Perché ti fidi di lui, del suo gusto. E la credibilità non è in vendita, sulla carta stampata né in rete.

Ecco come diventare tromboni e critici musicali con l’iPhone.

Aprile 29th, 2009 in Apple, Giornalismo musicale, iPhone by Gianni Sibilla

leaftrombone_screen1L’altro giorno, nel mio elenco delle app musicali preferite per iPhone, ho lasciato fuori Leaf Trombone. In pochi minuti mi ha fatto diventare un critico trombone.

Leaf Trombone è un giochino fatto da Smule, quelli di Ocarina, di cui si parlava qualche giorno fa in un altro blog.

Si fa musica, la metafora è quella di suonare le foglie, come si faceva da bambini, con un suono simile a quello di un trombone, appunto. E’ un “rythm game”, si può suonare liberamente o provare a seguire dei brani. Fin qui nulla di nuovo: ce ne sono letteralmente migliaia.

world-stage-apr09Il colpo di genio è una cosa che si chiama “World stage”: si va in rete, e si suona di fronte a dei giudici. A tua volta ti viene chiesto di fare il giudice, esprimendo commenti, e voti in tempo reale sulle performance altrui . Il tuo status nella comunità varia in base a quello che fai, ovviamente. Dopo qualche sessione da giudice (devi farne almeno due per ogni tua performance), ti viene subito appioppata la dicitura “critic”. E dire che è tutta la mia vita professionale che rifuggo questa definizione… Per un paio di performance traballanti di “Stand by me” sono già diventato “expert”.

Che dire, c’è un piacere perverso nel massacrare la musica altrui, nascosti dietro ad un emoticon. Fino a quando qualcuno non massacra la tua.  E allora capisci sulla tua pelle molte cose…

For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie