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Tutto il resto è noia

Ffebbraio 15th, 2011 in Sanremo by Gianni Sibilla

Non credete a chi snobba Sanremo, a chi dice che non lo guarda, che gli fa schifo. Il festival può essere molto divertente. Può essere divertente anche solo sparlarne. E può essere molto divertente per chi è qua, in sala stampa. E’ il “parco giochi dell’accreditato”, il luna park del giornalsta musicale.

Però la sensazione è che quest’anno ci sia un’aria da “volemose bene” che rischia di ammazzare lo spettacolo. Gianni Morandi è ben voluto da tutti, ha buoni rapporti con chiunque: con i cantanti (che non possono attaccarlo, è uno di loro), con la stampa, con i suoi compagni. Il tormentone di quest’anno è già pronto: “Stiamo uniti!”, continua a ripetere, parlando della sua squadra televisiva.

Ma tutto questo ammazza le polemiche, che sono ciò di cui vive il Festival, sono ciò che genera interesse. Ieri la prima conferenza stampa è stata assai noiosa, con i giornalisti ad arrampicarsi sugli specchi per fare domande che sembrassero un minimo polemiche. Quella di oggi tanto quanto, con un po’ di polemiche sul televoto (sai che novità!). Oggi gli articoli sui quotidiani sono il riflesso di questa mancanza di spunti, con arzigogoli sulla noia.

Magari mi sbaglio, magari tutto si vivacizzerà con l’inizio della serata, magari  tutto si vivacizza quando arrivano i primi dati d’ascolto, perché Sanremo oggi è soprattutto un programma TV.

Poi ci sono le canzoni. Già, le canzoni. Ieri alle prove ne ho sentite un paio belle e un paio che gridano vendetta, la dimostrazione che si può sempre iniziare a scavare, anche dopo aver toccato il fondo. Magari con almeno con quelle ci sarà da divertirsi.

Consigli per aspiranti “critici”

Ottobre 18th, 2010 in Giornalismo musicale by Gianni Sibilla

Sono convinto che la figura del “critico musicale” non esista, soprattutto in Italia, e sono  diffidente verso chi si definisce in questo modo, soprattutto (ma non solo) se giovane. E penso che Everett True, storica firma del giornalismo musicale anglosassone, rappresenti molti dei difetti di questa figura, soprattutto l’autoreferenzialità e la tendenza a mettersi davanti alla musica che invece dovrebbe raccontare e spiegare.

Ma insomma, i suoi 50 consigli per gli aspiranti critici musicali sono divertenti, alcuni condivisibili (i numeri 2, 8, 18, 23, 29, 31, 34, 37, 40, 46, 49 e soprattutto il 50); altri meno (13 e 15 su tutte). Comunque meritano una lettura. (Via Camillo).


1. Don’t ever attempt to apologise for holding an opinion.

2. 400 words good. 800 words fucking horrible.

3. Most musicians are cunts.

4. The music industry is not your friend. Unless you choose to make it so.

5. Don’t forget to place value upon what you do. If you don’t, why should anyone else?

6. Having the ability to turn an amp up really loud does not automatically make you an interesting person.

7. The Rolling Stones ruined music for every generation. Discuss.

8. Do not overuse adjectives. One is usually more than enough.

9. Do not confuse research with the ability to parrot press releases from memory.

10. No one gives a fuck what you think. Get over it.

11. Your principles mean shit if you didn’t have any to start with.

12. 10 words good. 50 words fucking pointless.

13. Don’t ever try to describe the music.

14. if you have to resort to lists to make your point, you probably shouldn’t be writing.

15. You shouldn’t care. Not in public, anyway.

16. Record companies and PRs don’t always tell the truth.

17. Don’t write for magazines/websites you don’t read.

18. No one GIVES A SHIT why you didn’t get to the concert until 30 minutes after the support act started.

19. No one GIVES A SHIT as to the full names of every single band-member.

20. (from Sean DIS) Write because you have to, not because of your career plan. Don’t ask if you can submit. Write. Permission s’not necessary.

21. If you don’t have a fucking clue why you’re doing it, don’t do it.

22. It’s not sexy. It’s not glamorous. And it certainly won’t get you laid.

23. Words to avoid. “Really”. “Totally”. “Seminal”. “Unbelievable”. “Transcendent”. “I think”. “It seems”.

24. It’s not over. It’s never over.

25. Fuck hyphens. And fuck apostrophes too, while we’re here. Keep it direct, entertaining, informative.

26. Think a band sounds like another band? You’re probably right. So what?

27. The platform is way more important than the critic.

28. Never trust a writer without an agenda.

29. Your editor will always value your ability to time-keep way over your ability to wield flowery prose.

30. It’s nice that folk want to send you free stuff, isn’t it? Get over it RIGHT NOW.

31. A 10-minute rehash of the press release on the telephone does not even vaguely constitute an interview.

32. Not all quiet bands sound like Young Marble Giants.

33. Not all noisy bands sound like Sonic Youth.

34. No one gives a fuck you once made out to a Smashing Pumpkins B-side.

35. Having the ability to use a keyboard does not automatically make you a writer. See also #6.

36. Don’t outstay your welcome. G’night.

37. People are reading your words to find out about the MUSIC.

38. Confused by one of your sentences? You won’t be the only one.

39. Do not mistake alcoholic intoxication for a good night out.

40. Radiohead no longer make good records. Get over it.

41. Have the urge to read another review of the same record before writing yours? SWALLOW IT.

42. The golden age of music criticism never existed. Get over it.

43. If you’re boring yourself, you’re boring your readers for sure.

44. Kurt Cobain is dead. Get over it.

45. Be candid. Be yourself. Be aware. Be yourself. Be entertaining. Be yourself.

46. How many music critics does it take to change the world? Exactly.

47. Don’t ever doubt that the person next to you is having a far better time than you are.

48. DO NOT PAY ATTENTION TO PEOPLE YOU DO NOT KNOW.

49. No one gives a shit about your rare collection of Nick Cave 12-inch records.

50. It’s not a career choice. Trust me.

Twitterockumentary

Luglio 28th, 2010 in Twitter by Gianni Sibilla

Paste racconta la storia di @discographies, misterioso personaggio che riassume la produzione dei musicisti in 140 battute, usando Twitter. Cose divertenti così:

L’intervista è interessante. Il personaggio fa un po’ il misterioso… Ma mi sembra decidamente meno invasato di quel “critico” che l’anno scorso si prefisse di recensire 1000 dischi con dei tweet,  il tutto per dimostrare che Google sta uccidendo la critica musicale. Almeno @discographies sembra voler dimostrare solo di avere il dono della sintesi e un po’ di umorismo.

Google sta uccidendo la musica e il giornalismo?

Aprile 27th, 2010 in Giornalismo musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Uno non fa in tempo a scrivere una cosa sulla morte e l’uccisione del videoclip, che le allegre metafore criminali tornano a ripresentarsi, su argomenti analoghi.

Da qualche giorno in rete c’è un interessante dibattito sulla morte della critica musicale – interessante per qualcuno, chiaramente. Un sacco di gente giustamente dirà: chi se ne frega dei critici…

Comunque, il protagonista è Chris Weingarten, uno che si definisce “the last rock critic standing”, che per sfida ha aperto un account Twitter in cui fa recensioni di 140 caratteri.

Sostiene Weingarten che il SEO – la search engine optimization, ovvero l’ottimizzazione delle pagine internet per farle apparire in cima alle ricerche di Google – stia ammazzando la critica musicale. E’ tutta una questione di numeri, ormai: chi scrive prima, il voto che si dà al disco, e così via. Non c’è più bisogno di approfondimento, di contestualizzazione.

Riassume  la questione Everett True – firma storica del giornalismo inglese – in questo articolo.

Tutto vero: ormai, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Chiunque può aprire un blog e sparare sentenze, senza nessuna preparazione, senza nessuna autorevolezza. Però.

Però io credo che molta di questa gente che scrive queste cose rimpianga un passato in cui i critici  erano (o si ritenevano) gli unici depositari della verità musicale. Oggi chiunque è libero di formarsi un’opinione, anche direttamente, nel mare magnum della rete.

E comunque ci sarà sempre bisogno di qualche filtro in tutte queste ondate di musica che ci arrivano addosso. I filtri hanno bisogno di autorevolezza e l’autorevolezza ha bisogno sia di standard giornalistici elevati – acesso diretto alle fonti, controllo delle fonti indirette, verifica delle informazioni, precisione, buona scrittura – sia di nuovi standard digitali – come la puntualità, l’inclusione di tag che facilitino la ricerca.

Tutto questo ha un altro però. Quello di Weingarten è un discorso che riguarda soprattutto il mondo anglosassone. Perché in Italia una vera critica rock ha sempre fatto fatica ad esistere, salvo poche eccezioni.

Ciò nonostante tutti vogliono fare i critici musicali: la maggior parte della gente che scrive a Rockol per proporre collaborazioni, invia recensioni, e soprattutto di indie rock. La miriade di blog in circolazione ha semplicemente liberato un desiderio represso: l’italia è un paese pieno di commissari tecnici della nazionale di calcio e di critici musicali.

Noel Gallagher, professione portafortuna di Del Piero…

Aprile 24th, 2010 in Giornalismo musicale by Gianni Sibilla

Non ci si abitua  mai alle storie dei fratelli Gallagher, il sogno di ogni giornalista. Eccone una che ci ha messo quattro anni ad affiorare, e che riguarda noi italiani: la pubblica l’NME, estrapolandola una da un’intervista alla BBC. La racconta Noel a proposito del suo amico storico Del Piero.

Quando Del Piero segnò il 2-0 alla Germania nella semifinale dei Mondiali 4 anni fa, corse verso la tribuna. Tutti pensano che corresse verso la moglie, che venne inquadrata in lacrime. “Invece” racconta Noel, “vide me, e sua moglie era di fianco a me per caso” .  Gallagher sarebbe così diventato il  portafortuna di Del Piero, che lo costrinse a venire alla finale con gli stessi vestiti.

Per la cronaca, nell’inquadratura (verso il minuto di questo video) si vede qualcuno che abbraccia la moglie di Del Piero, ma Noel non si riesce a riconoscere. Ci dobbiamo fidare delle sue parole. E, come è noto, è uno che non le spara grosse…

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Nel 2006 Del Piero comunque festeggiò con i Rolling Stones la vittoria dei Mondiali: assieme a Materazzi salì sul palco del concerto milanese di San Siro e sotto gli occhi di un attonito Mick Jagger – proprio lui, che nell’82 aveva cantato a Torino con la maglia degli azzurri -fece intonare allo stadio il “pooo po po po po pooo”…

No one cares about your blog (anche al SXSW)

Marzo 24th, 2010 in Giornalismo musicale by Gianni Sibilla

Un cartellone visto fuori da un locale, al South By South West, l’ormai leggendario festival musicale di Austin: la città texana viene annualmente invasa da musicisti, addetti ai lavori, giornalisti e da qualche tempo ovviamente anche dai blogger. Negli ultimi giorni non si parlava d’altro, e invidio un po’ chi c’era…

Ma il punto è l’importanza che evidentemente tendono a darsi molti blogger – non solo ad Austin e non solo nella musica – e la diffidenza verso la blogosfera che c’è  da parte di media e operatori “tradizionali”. La foto è stata pubblicata da StyleNoir, sito di moda che la commenta lamentando l’invadenza dei blogger in quel settore.

Ho trovato questa foto grazie alla pagina Facebook di FuelFriends, uno dei migliori blog di musica in circolazione, che da anni fa un lavoro davvero meritorio nel segnalare nuove band. Ho intervistato recentemente Heather Browne, la “titolare”, che ha mi detto cose interessanti, con un bell’approccio. Vedo però diversi commenti acidi a StyleNoir e alla foto, sulla  pagina Facebook di FuelFriends, il che mi spinge a pensare che per una brava blogger ci sono molti blogger frustrati.

Sad ballad of El Goodo

Marzo 18th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Tristi notizie: è scomparso Alex Chilton, all’eta di 59 anni.

Un grandissimo autore, soprattutto con i suoi Big Star , che tra l’altro dovevano suonare in questi giorni al SXSW di Austin. Sono stati quello che si dice – con un terribile aggettivo – un gruppo seminale, che ha influenzato generazioni e generazioni di musicisti.

Scartabellando in rete ho trovato questo video, con Adam Duritz che canta la  canzone più bella di Chilton, “Ballad of El Goodo”: i primi secondi sono una professione d’amore per Chilton.

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Purtroppo, non è finita qui: è mancato anche il DJ inglese Charlie Gillet, che ebbe tra i tanti meriti anche quello di scrivere “The Sound of the city” nel 1970, un libro che ha anticipato molti studi e riflessioni serie sulla popular music. In Italia venne tradotto e pubblicato, altrettanto meritoriamente, dal Mucchio Selvaggio.

La fine dei CD o della stampa musicale?

Marzo 5th, 2010 in Giornalismo musicale, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Un tempo, uno dei veri motivi per cui si provavava fare quella pseudo-professione che è quella del giornalista musicale erano i “benefit”: CD gratis, accrediti ai concerti. Perché di soldi se prendevano pochini, se se ne prendevano.

Oggi, per procurarsi i CD gratis ci sono altri modi. Ma fa comunque un certo effetto questa notizia che ha scritto un mio collega: in Inghilterra la Sony ha deciso di non mandare più CD promozionali ai giornalisti.

La Sony ha le sue motivazioni, e la decisione certifica un processo in atto da anni. Anche da noi, in redazione, di CD fisici ne arrivano sempre meno, e sempre di più ci mandano dischi in digitale.

Però la decisione rischia di rivelarsi la classica zappa sui piedi. Io ascolto dischi soprattutto in digitale (anche se mi girano le scatole quando te li mandano con tutti i tag sbagliati e senza informazioni, così che non si capisce né tracklist né niente). La cosa non mi crea particolari problemi, se non un po’ di nostalgia per quando vedevo corposi pacchetti arrivare e ogni giorno mi sembrava  un po’ natale.

Però c’è un dato: è vero che la promozione dei dischi passa attraverso i blog e il passaparola, ma è anche vero che le case discografiche mirano alla visibilità che possono dare le grosse testate cartacee. E allora quoto quello che dice David Hepworth, coeditore di riviste come The Word e MixMag:

la decisione della Sony “rientra in un processo che avrà come risultato finale la morte delle rubriche di recensioni dei giornali così come le abbiamo conosciute fino ad oggi. Sono consapevole di tutto quel che si dice sul declino dei supporti fisici, ma questa mossa dimostra che le case discografiche non capiscono cosa passa per la testa di un giornalista che riceve ogni giorno pacchi di nuovi dischi, molto spesso di gente di cui non ha mai sentito parlare….La mia previsione è che da qui a un anno, quando la Sony vorrà che un recensore prenda nota di un suo disco, tornerà a recapitarglielo per posta”.


Il parco giochi dell’accreditato

Ffebbraio 21st, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Mi hanno suggerito una bella definizione di Sanremo: Il parco giochi dell’accreditato.

Il festival non è né un evento musicale, né un evento televisivo. E’ un evento ad uso, consumo e divertimento del giornalista.

Per una settimana noi tutti appartenenti alla categoria ci sentiamo importanti a sventolare il nostro pass, a telefonare agli amici a casa con gossip e anticipazioni, a inseguire o creare polemiche di cui tra qualche giorno non si ricorderà più nessuno.

Personalmente, ci ho dato dentro su una (insignificante?) questione sui Sigur Ros citati dall’orchestra in trasmissione. Mi ha ricordato come sulla rete (non solo fan, anche blog con pretese giornalistiche) si apra bocca non solo per il  divertimento di commentare, ma con maleducazione e senza nessuna verifica dei fatti. Sanremo è anche (soprattutto) questo. Il media event, per dirla con la famosa definizione di Katz e Dayan: quello che conta è il rumore di fondo che crea, non l’evento in sé.

pass-sanremoL’accelerazione internettiana del tempo di nascita e morte delle polemiche è forse l’unico cambiamento percettibile di Sanremo negli ultimi anni. Io ho fatto il mio primo festival da accreditato una decina di anni fa, e in Sala Stampa siamo più o meno sempre le stesse persone e la maggior parte era già lì prima che io arrivassi. Persino le foto sui pass sono vecchie (la mia è imbarazzante, ma dovreste vedere quelle di certi colleghi…).

L’altra cosa che non finisce mai di stupirmi a Sanremo è il sottobosco di varia umanità che gira attorno all’Ariston: i carrozzoni delle radio (anche per loro il Festival è un parco giochi, forse ancora più grande), pseudo vip risorti da qualche piega del dimenticatoio TV (ho visto, in ordine sparso: Solange, Cristiano Malgioglio, Simona Tagli, il Mago Otelma, Patrizia D’Addario e gente così), e gente “comune” che impazzisce appena vede qualcuno che assomiglia ad un vip.

fotoPoi ci sono le canzoni:  per una settimana, se sei qui, non ascolti quasi altro. E qualcosa ti può sembrare davvero bello. Ma poca roba poi sopravvive al ritorno, come insegna la storia.

Musicalmente, i momenti migliori del Festival per me sono stati il duetto tra Irene Grandi e Marco Cocci (grande, davvero: peccato che ci siamo dimenticati dei Malfunk), la canzone di Malika Ayane (un arrangiamento stupendo) e sì, anche quella di Irene che ricorda molte cose, ma ha una gran bella melodia.

Poi, perché stupirsi del trio finale? Cantanti da televoto, il paese reale è quello lì

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Il pasticciaccio del presunto plagio dei Sigur Ros a Sanremo

Ffebbraio 18th, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, Uncategorized by Gianni Sibilla

In rete si (s)parla di un plagio al Festival: l’orchestra avrebbe copiato uno stacchetto ai Sigur Ros, per la precisione a “Hoppipolla”, da “Takk…”. Molta gente si è inviperita, soprattutto quando l’altra sera  la Clerici, presumibilmente scherzando, ha chiamato lo stacchetto “Sabiu settima”, dove Sabiu è il direttore dell’orchestra del Festival.

La cosa, però, ha assunto dimensioni grottesche: da diceria sui social network, la cosa è stata ripresa da diversi blog fino a diventare un fatto reale, ma senza che nessuno facesse una verifica: il fan club italiano ha segnalato la cosa direttamente al management della band, che se ne è interessato attraverso le proprie edizioni.

Ieri notte ho fatto due chiacchiere con il Maestro Marco Sabiu, e come si dice, il caso non sussiste.

Non è un plagio, ma una citazione voluta, un omaggio cercato (e che quindi, si immagina, verrà conteggiato sul programma musicale consegnato dalla Rai alla Siae dopo la fine del Festival).

La spiegazione qua, su Rockol.

For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla