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Sanremo? There’s an app for that

Ffebbraio 8th, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, iPhone by Gianni Sibilla

Strano che non ci avesse ancora pensato nessuno.

schermata-2010-02-06-a-104859Invece, mentre Repubblica e Corriere mettono a pagamento i contenuti “mobile”, ci sono arrivati quelli de La Stampa: una App per iPhone dedicata al festival di Sanremo, gratuita.

L’idea è buona, l’esecuzione così così: aggrega qualche notizia sul Festival, aggiunge la  lista di artisti, peraltro senza uno straccio di bio. Nella “Nuova generazione” non ci sono neanche le foto, per dire (bastava chiedere all’ufficio stampa del Festival…)

Nel nostro piccolo, anche a Rockol qualcosa abbiamo fatto: un Twitter dedicato a Sanremo, con le (tante) notizie che stiamo scrivendo e aggiornamenti in tempo reale dalla sala stampa a partire dal trasferimento in riviera della redazione la prossima settimana

Gente che non sa scrivere…

Ottobre 12th, 2009 in Giornalismo musicale by Gianni Sibilla

…intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere. E’ la famosa definizione del giornalismo musicale ad opera di Frank Zappa.

In tempi di discussione sulla “fine” del giornalismo per causa/colpa di internet, si parla anche della fine del giornalismo musicale. Se ne discute in questi giorni, grazie ad un articolo di Wired, che prende spunto da una tavola rotonda svoltasi il 6 ottobre al convegno della Future Of Music Coalition.

“Quale senso ha, oggi come oggi, il giornalismo musicale tradizionale e dall’alto, quando lo user generated content e la diffusione capillare e virale nella/della rete sembrano e sono più veloce, efficaci, convincenti, condivisi?”, commenta il mio amico e collega Gabriele Lunati.

Gli rispondo quello che ho scritto nei commenti ad un suo post. In quell’articolo di Wired parlano soprattutto di “Music critics”, che è cosa diversa dal giornalismo… Di “music critics” in America ce sono molti, e da noi praticamente nessuno. Esiste qualcuno che fa il giornalista di mestiere e parla di musica, dall’alto dei media generalisti. E poi c’è  molta gente che scrive sulle riviste specializzate; ma pochi sono quelli che hanno fatto dello scrivere di musica una vera professione.

Gli MP3 blog, che pure Nick Hornby ha recentemente santificato, sono quello che è sempre stato in larga parte il giornalismo musicale: fan specializzati in nicchie musicali che si improvvisano critici; solo che ora è più facile, lo puoi fare da solo senza cercare una rivista che ti dia spazio.

Ma qualcuno che ti consigli e ti spieghi la buona musica – in nuovi spazi, su nuove piattaforme – ci vorrà sempre… E, alla fine, giornalismo o meno, è sempre e soltanto un problema di credibilità: perché dovresti perdere del tempo per ascoltare una canzone, un artista, un disco che qualcuno ti ha consigliato? Perché ti fidi di lui, del suo gusto. E la credibilità non è in vendita, sulla carta stampata né in rete.

Ecco come diventare tromboni e critici musicali con l’iPhone.

Aprile 29th, 2009 in Apple, Giornalismo musicale, iPhone by Gianni Sibilla

leaftrombone_screen1L’altro giorno, nel mio elenco delle app musicali preferite per iPhone, ho lasciato fuori Leaf Trombone. In pochi minuti mi ha fatto diventare un critico trombone.

Leaf Trombone è un giochino fatto da Smule, quelli di Ocarina, di cui si parlava qualche giorno fa in un altro blog.

Si fa musica, la metafora è quella di suonare le foglie, come si faceva da bambini, con un suono simile a quello di un trombone, appunto. E’ un “rythm game”, si può suonare liberamente o provare a seguire dei brani. Fin qui nulla di nuovo: ce ne sono letteralmente migliaia.

world-stage-apr09Il colpo di genio è una cosa che si chiama “World stage”: si va in rete, e si suona di fronte a dei giudici. A tua volta ti viene chiesto di fare il giudice, esprimendo commenti, e voti in tempo reale sulle performance altrui . Il tuo status nella comunità varia in base a quello che fai, ovviamente. Dopo qualche sessione da giudice (devi farne almeno due per ogni tua performance), ti viene subito appioppata la dicitura “critic”. E dire che è tutta la mia vita professionale che rifuggo questa definizione… Per un paio di performance traballanti di “Stand by me” sono già diventato “expert”.

Che dire, c’è un piacere perverso nel massacrare la musica altrui, nascosti dietro ad un emoticon. Fino a quando qualcuno non massacra la tua.  E allora capisci sulla tua pelle molte cose…

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Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla