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La fine della telenovela: gli OK Go divorziano dalla EMI

Marzo 10th, 2010 in Industria Musicale, YouTube, videoclip by Gianni Sibilla

In questo blog si è parlato spesso, nelle ultime settimane, degli OK Go, dei loro video, delle liti che hanno causato con la loro etichetta major, per divergenze di vedute nella gestione.

La telenevola (forse) è finita: gli OK Go hanno rescisso “di comune accordo” il contratto con la EMI: lo riporta Rolling Stone, che aggiunge che il divorzio si è consumato prima della messa on-line del nuovo clip per “This too shal pass”, che senza i lacci e lacciuoli imposti dalla casa discografica ha raggranellato - si fa per dire - quasi sette milioni di contatti in 8 giorni.

La fine dei CD o della stampa musicale?

Marzo 5th, 2010 in Giornalismo musicale, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Un tempo, uno dei veri motivi per cui si provavava fare quella pseudo-professione che è quella del giornalista musicale erano i “benefit”: CD gratis, accrediti ai concerti. Perché di soldi se prendevano pochini, se se ne prendevano.

Oggi, per procurarsi i CD gratis ci sono altri modi. Ma fa comunque un certo effetto questa notizia che ha scritto un mio collega: in Inghilterra la Sony ha deciso di non mandare più CD promozionali ai giornalisti.

La Sony ha le sue motivazioni, e la decisione certifica un processo in atto da anni. Anche da noi, in redazione, di CD fisici ne arrivano sempre meno, e sempre di più ci mandano dischi in digitale.

Però la decisione rischia di rivelarsi la classica zappa sui piedi. Io ascolto dischi soprattutto in digitale (anche se mi girano le scatole quando te li mandano con tutti i tag sbagliati e senza informazioni, così che non si capisce né tracklist né niente). La cosa non mi crea particolari problemi, se non un po’ di nostalgia per quando vedevo corposi pacchetti arrivare e ogni giorno mi sembrava  un po’ natale.

Però c’è un dato: è vero che la promozione dei dischi passa attraverso i blog e il passaparola, ma è anche vero che le case discografiche mirano alla visibilità che possono dare le grosse testate cartacee. E allora quoto quello che dice David Hepworth, coeditore di riviste come The Word e MixMag:

la decisione della Sony “rientra in un processo che avrà come risultato finale la morte delle rubriche di recensioni dei giornali così come le abbiamo conosciute fino ad oggi. Sono consapevole di tutto quel che si dice sul declino dei supporti fisici, ma questa mossa dimostra che le case discografiche non capiscono cosa passa per la testa di un giornalista che riceve ogni giorno pacchi di nuovi dischi, molto spesso di gente di cui non ha mai sentito parlare….La mia previsione è che da qui a un anno, quando la Sony vorrà che un recensore prenda nota di un suo disco, tornerà a recapitarglielo per posta”.


WhoseTube?

Ffebbraio 24th, 2010 in YouTube, videoclip by Gianni Sibilla

Damien Kulash degli OkGo ritorna sulla questione dei video della sua band “bloccati” dalla EMI. Lo fa con un bell’editoriale sul New York Times, in cui dice, tra le altre cose:

In these tight times, it’s no surprise that EMI is trying to wring revenue out of everything we make, including our videos. But it needs to recognize the basic mechanics of the Internet. Curbing the viral spread of videos isn’t benefiting the company’s bottom line, or the music it’s there to support. The sooner record companies realize this, the better — though I fear it may already be too late.

Recentemente,  un operatore del settore mi raccontava che la sua etichetta aveva appena messo su YouTube il video di un importante artista. E in ufficio, mi diceva, c’era una persona il cui compito era monitorare se quel video veniva caricato da altri fan e utenti e nel qual caso, farlo rimuovere. Cioè sostanzialmente impedire la circolazione del video.

Una brutta storia del terrore (digitale)

Ggennaio 26th, 2010 in File Sharing, Industria Musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Cliccate questo link solo se siete pronti a non farvi spaventare:  troverete una storia dell’orrore, anzi del terrore, raccontata in maniera diretta, semplice, ma in modo assai documentato (146 note: ok, anche queste potrebbero spaventare qualcuno…).

E’ la storia della RIAA, l’associazione americana dei discografici. Ma soprattutto è la storia  di un tentativo di suicidio, che dura da 10 anni: la pistola, armata a suon di denunce e minacce, sembra  puntata contro il pubblico. Ma in realtà spara contro la stessa industria, che con le sue battaglie legali sta alienando il proprio mercato di consumatori, senza ottenere risultati concreti.

Questa storia ce la racconta la Electronic Frontier Foundation. riaa-paper-pdf

Altrove l’ho chiamata “Retorica della pirateria”. Ogni tanto ce ne dimentichiamo, da queste parti, ma in America è ben più che un esercizio di stile comunicativo; è una pratica con obbiettivi repressivi ben precisi.

Beninteso: la pirateria digitale è illegale ed è un problema serissimo. Ma questo saggio dimostra come la si sia combattuta nella maniera sbagliata, e con pratiche magari corrette dal punto di vista legale, ma sbagliatissime sia eticamente (leggetevi il paragrafo IV, se pensate che stia usando questo aggettivo a sproposito), sia in termini strategici:

The RIAA’s lawsuit campaign against individual American music fans has failed. It has failed to curtail P2P downloading. It has not persuaded music fans that sharing is equivalent to shoplifting. It has not put a penny into the pockets of artists. It has done little to drive most filesharers into the arms of authorized music services. In fact, the RIAA lawsuits may well be driving filesharers to new technologies that will be much harder for the RIAA’s investigators to infiltrate and monitor.

(Via Gerd Leonhard. Il saggio si può scaricare in PDF anche a questo indirizzo).

Warner sbarca su eMusic

Ggennaio 13th, 2010 in Indie, Industria Musicale, Nuova musica by Gianni Sibilla

schermata-2010-01-13-a-110503Giusto qualche giorno fa si parlava di una possibile messa in vendita di eMusic. Ieri invece è giunta una notizia che potrebbe cambiare lo scenario dei distributori digitali di musica: l’annuncio di un accordo con Warner, che ha concesso il suo catalogo alla piattaforma.

eMusic si è costruito una solida reputazione e un solido seguito grazie a due fattori: un enorme catalogo specializzato sulla musica “indie” (non solo rock, ma anche jazz, classica e audiolibri) e un sistema di abbonamenti a forfait con prezzi competitivi (per esempio 35 download al mese costano 16 euro, anche se vanno consumati nei 30 giorni, poi scadono).

Lo scorso giugno Sony era stata la prima major a trovare un accordo con eMusic. Con Warner, eMusic diventa un serio concorrente di iTunes, e prima poi arriveranno anche le altre major.

Per il momento gli accordi riguardano solo il mercato americano. Ma se non l’avete ancora visitato, fateci un giro, perché il catalogo vale la pena comunque: c’è la possibilità di un periodo di prova  di un mese, con 5o download gratuiti.

Troppa musica?

Dicembre 18th, 2009 in Industria Musicale by Gianni Sibilla

Rilancio un’interessante post del blog del MIDEM: nel 2008 sono stati pubblicati 105.000 album, di cui solo 228 hanno venduto più di 10.000 copie, e di questi solo 15 ci sono riusciti senza l’ausilio di un’etichetta.

105.000 album. Credo che questa cifra vada per difetto: il post non specifica le fonti, purtroppo. Comunque, c’è troppa musica, prodotta e immessa sul mercato troppo facilmente e soprattutto spesso è davvero brutta. E’ questo il vero lato oscuro del digitale per la musica.

X Factor, the morning after

Dicembre 3rd, 2009 in Giornalismo musicale, Industria Musicale, Televisione Musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Vedere X Factor dalla sala stampa è come non vederlo, praticamente. Come diceva qualcuno: metti tre giornalisti di fronte ad una telecamera: smetterano di raccontare il mondo e inizieranno a parlare di se stessi e del loro lavoro. Per cui ti perdi in chiacchiere, pettegolezzi o nel vedere qualche collega che sgomita per stare in prima fila (senza capire che se vuoi essere inquadrato è meglio la seconda fila, dietro a qualcuno che viene interpellato).

Molto meglio seguire i commenti in diretta su Twitter, soprattutto quelli esilaranti ed irriproducibili di Pyoman.

Ieri sera volevano farci credere di essere a SanRemo, dove la sala stampa è un’enorme gabbia di matti in cui vieni rinchiuso per 8 giorni. Il direttore di RaiDue Massimo Liofredi ha dichiarato testualmente: “Vogliamo creare una kermesse che diventi un piccolo SanRemo”.Beh, di strada ce n’è da fare.

Alcuni appunti sparsi:

  1. Livello musicale bassino, quest’anno. Marco ha vinto per mancanza di reali concorrenti, adesso bisogna sperare che gli diano delle canzoni decenti. Giuliano non ha presenza scenica, Damiano ha la canzone migliore. Sorvoliamo sugli altri. Ma mi pare di intuire che non ci sia grande fiducia attorno a questa tornata di cantanti.
  2. Il programma così com’è non potrà più essere, ha dato tutto quello che doveva e poteva. Ha bisogno di una bella ripassata e rinfrescata.
  3. Mi sarebbe piaciuto sapere se sono davvero serviti al programma gli ospiti nazionali e internazionali. Molti dei quali, per inciso, sono stati pagati, contrariamente ad una convenzione che vuole che un artista che va in TV ci va gratis perché va a fare promozione ad un proprio disco.
  4. In conferenza stampa si è capito bene che questa edizione ha lasciato qualche strascico: il direttore di RaiDue ha fatto chiaramente capire appunto che bisogna rimettere mano al progetto.
  5. Ma la lezione di comunicazione è arrivata dal capo di Magnolia Giorgio Gori: che ha detto chiaramente e con una diplomazia encomiabile che il programma è stato bistrattato dalla RAI: fatto troppo a ridosso dell’edizione precedente, e collocato in una posizione di palinsesto troppo difficile da sostenere (contro Bonolis e la Champions League). E poi ha fatto chiaramente capire che si è sentita troppo la mancanza della Ventura, tirando un paio di stilettate alla Mori, che si è lasciata andare troppo sì, ma dopo un bel po’.
  6. Lo scoop della serata è l’intenzione di Morgan di abbandonare il programma. E’ una sparata costruita ad arte, perché fino a quel punto la conferenza stampa non aveva offerto notizie vere e propre. “Non c’era il pezzo”, come aveva detto un collega. Magari è vero, magari no. Ma Morgan di certo sa come attirare l’attenzione, anche se rivendica di essere un produttore musicale, e non un oratore.
  7. Su Macchianera c’è un’interessante teoria di Paolo Madeddu sull’atletismo vocale che i vari X Factor stanno rendendo genere di consumo di massa.

Il senso delle proporzioni

Novembre 26th, 2009 in Industria Musicale, iPod by Gianni Sibilla

L’altro giorno  è stata presentata l’annuale ricerca sull’economia della musica, promossa dalle associazioni di settore (Disma, SCF, SIAE, FEM) e curata da Luca Barbarito dello IULM. Riassumere in poche righe dati spesso così complessi non è facile, ma dalla ricerca emergono dati interessanti.

Proporzioni
Sostanzialmente, oggi la musica vale 3,9 miliardi di euro, più o meno quanto l’editoria libraria, di più del comparto cinematografico e la metà di quello TV. In queste cifre ci stanno sia l’industria musicale vera e propria (discografia, live, strumenti, discoteche) che la cosiddetta “musica sparsa” .
Il valore globale del 2008 è in calo del 4% rispetto al 2007. Ma, spiegano, questo calo è determinato da un crollo dell’elettronica di consumo (-18%), senza quest’ultima, la flessione sarebbe solo dell 0,1%, che in un anno di crisi non è male. Certo, se confrontiamo i numeri con quelli di 10 anni fa…

Il riflusso dell’iPod
Il dato interessante di quel 18% in meno dell’elettronica di consumo è il crollo dei lettori MP3, che in un anno hanno venduto il 67% in meno. Un dato compensato - solo parzialmente- dalla vendita dei lettori digitali audio/video (+35%).
Siamo già al riflusso dell’iPod? Si e no. Il fatto è che gli iPod – ormai questo termine è sinonimo di lettore MP3, anche se  è un marchio registrato e quelli di casa Apple non sono chiaramente gli unici sul mercato -hanno raggiunto una soglia tecnologica tale da rendere minime le migliorie possibili.

Più piccoli di così è impossibile. La  maggior capienza serve solo ad una minoranza di utenti . Fanno video, giochi…. cos’altro possono fare di veramente rilevante per indurci a comprare un nuovo modello?
Quello che questo dato non dice è che, già da tempo, molta gente usa i telefonini, che al posto di riproduttori digitale “puri”. L’iPhone, che in Italia è entrato in commercio proprio nel 2008, è l’esempio più lampante: secondo una stima di AdMovi  pubblicata da iPhoneItalia, nel nostro paese ce ne sono 500.000.

Il rapporto Economia della Musica si può scaricare a questa pagina.

…E poi dicono che la musica costa troppo

Novembre 16th, 2009 in File Sharing, Industria Musicale, Libri, ebook, kindle by Gianni Sibilla

scorresenna09L’altro giorno sono andato in libreria a comprare un “nuovo” libro di una delle mie autrici preferite, Fred Vargas. Mi sono ritrovato in mano 3 racconti di 7-8 anni fa, 96 pagine scritte a caratteri cubitali (in condizioni normali sarebbero 50 o giù di lì). Il tutto a 13 euro.

13 euro, per 96 pagine lorde.

Uno degli errori storici dell’industria musicale è stato di avere prezzi alti e fissi, laddove i libri avevano un prezzo variabile. Una lezione che la discografia ha imparato duramente: oggi un disco intero oggi si può comprare a 10 euro, seppure in digitale, per competere con il gratis del file sharing.

Certo, il prezzo dei libri dipende anche da altri fattori (quantità e qualità della carta, per esempio). E, certo, i libri non scompariranno, come dice Umberto Eco in un suo recente volume, e neanche gli ebook e Kindle faranno perdere il piacere della lettura su carta.

Però casi come questo dimostrano che certe volte si esagera, e che l’industria culturale tutta farebbe bene ad imparare dai suoi errori.

Non ti supporto più: requiem per i DVD musicali

Novembre 6th, 2009 in CD, File Sharing, Industria Musicale, YouTube, iTunes, videoclip by Gianni Sibilla

Paul McCartney, Laura Pausini, R.E.M., Gianni Morandi, Jack Johnson, Vinicio Capossela, Swell Season, Giovanni Allevi, Raf, Ligabue, Marlene Kuntz: cos’hanno in comune questi artisti tra di loro assai diversi per stile musicale?
Hanno pubblicato – o stanno per pubblicare -  un CD+DVD. Non CD, non un DVD. Un CD+DVD. E non si tratta neanche di ristampe. Ma di dischi nuovi, per lo più live.
Stiamo assistendo alla morte di un altro supporto: il DVD musicale. C’è stato un tempo in cui era in crescita esponenziale, qualche anno fa. Era una (relativa) novità, e stava succedendo quello che avvenne anni prima con il CD: tutti a ripubblicare opera storiche (film, raccolte di clip, concerti) nel nuovo e più fedele supporto digitale, con qualche bonus. E tutti a realizzare nuovi DVD.
Fare raccolte di clip oggi ha poco senso, con YouTube. E  una veloce occhiata alle classifiche FIMI ci dice che di DVD nuovi se ne producono pochi. Io stesso, che gestisco l’area DVD di Rockol, faccio una gran fatica a trovarne da recensire. E i dati dicono che il DVD musicale è in crisi nera.
La risposta è, appunto, il CD+DVD. Fisicamente, la confezione è quella quadrata di un CD. Il contenuto è quasi sempre lo stesso concerto, in versione audio e video.  E’ l’ennesimo contraccolpo  della pirateria: al consumatore bisogna offrire qualcosa di più.
Mi sbaglierò, ma ad una prima impressione mi sembra che siano soprattutto gli artisti italiani a pubblicare a raffica e un po’ compulsivamente in questo formato. Mi sembra anche che la stessa FIMI sia abbastanza confusa al riguardo: qualche uscita (come quella di Ligabue) viene inclusa sia nelle classifiche dei DVD che in quelle degli album.
Nel frattempo, in America sono già da un’altra parte: iTunes USA ha aperto una sezione dedicata ai film musicali.

UPDATE: da qualche ora, sullo store italiano di iTunes sono in vendita i videoclip. Sullo store americano erano in vendita da anni.

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