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Il mondo musicale in cui viviamo

Ottobre 11th, 2010 in Industria Musicale by Gianni Sibilla

Volevo linkare questo articolo  nei “Music link del giorno” che metto nella colonna qua a destra. Poi l’ho letto, e questa sequenza di fatti ed eventi dell’ultima settimana mi sembra una fotografia perfetta delle contraddizioni della musica e della sua industria, oggi: divisa tra innovazione e conservatorisimo estremo. Da Digital Music News.

Pandora reached its 65 million registered user, an 8 percent jump since late July.

Vevo finalized an inclusion deal with Google TV.

Creative Commons launched a $550,000 “Superhero” fundraiser.

Issues were hashed, re-hashed and double-dissected at a pair of music conferences this week – the Future of Music Coalition’s Policy Summit (#FMC10) and Digital Music Forum West (#DMFW).   FMC10 notes here, DMFW notes here (right side).

Gene Simmons criticized the music industry for lacking the balls to sue every single file-swapper.  But the discussion soon shifted to some other things major labels would do if they really had the balls

T. Bone Burnett advised artists to “stay completely away from the internet”.

Interscope Geffen A&M revenues are now 70% digital.

NPD Group presented 9 reasons why consumers don’t purchase downloads.  The industry picked-apart and criticized the findings.

Scary stat: The anti-cholesterol drug Lipitor outsold the entire US-based recording industry in 2009.

Oh, and TuneCore CEO Jeff Price blew his lid.

The Echo Nest scored a $7 million funding round.

Aggiungo, a commento della sparata di Gene Simmons (tieni ferma quella dannata linguaccia!), un altro articolo di Digital Music News: 7 Things the Majors Would Do Right Now, If They REALLY Had the Balls…

Il grado Zero della musica

Settembre 9th, 2010 in Industria Musicale by Gianni Sibilla

La FIMI ha pubblicato la lista dei dischi più venduti dall’inizio 2009 ad oggi. Un solo diamante (oltre 300.000 copie), 18 multiplatino (oltre 120.000 copie), 29 platino (60.000 copie) e 46 ori (30.000). Qua sotto c’è l’elenco completo. Leggete, fatevi un’idea e traete voi le conclusioni…

Le professioni della musica

Luglio 7th, 2010 in Industria Musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Su questo blog non mi piace parlare e celebrare le cose che faccio quando non sono attacato a qualche periferica digitale o quando non scrivo per Rockol.

Però, per una volta chiedo una deroga: il Master in Comunicazione Musicale compie dieci anni, e abbiamo messo in piedi un canale youtube per raccontare le professioni della musica, attraverso la testimonianza di qualche ex-studente che orma da anni lavora nel settore.

Al di là dell’aspetto promozionale (in autunno parte la nuova edizione del Master), secondo me è venuta fuori una cosa comunque interessante che spiega cos’è un ufficio stampa, come funziona il booking dei concerti, la programmazione musicale in tv, la promozione discografica… Ma sono di parte, ovviamente.

Qua sotto c’è un riassunto di quello che abbiamo pubblicato finora. Sul canale Youtube ci sono le interviste intere, e ne pubblichermo regolarmente nelle prossime settimane.

Immagine anteprima YouTube

Radio nowhere

Maggio 24th, 2010 in Industria Musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Magari qualcuno non se n’era neanche accorto, ma da un paio di settimane, 10 network radiofonici nazionali praticamente non aggiungono musica nuova alle loro playlist.

Motivo? Una diatriba con le case discografiche per un aggiornamento dei “diritti connessi” di riproduzione: il contratto – le radio dovrebbero pagare un tot ogni volta che trasmettono una canzone, i cui diritti sono delle case discografiche – è scaduto dal 2006. Non c’è stato verso di rinnovarlo, anzi. A fronte di una richiesta di aumento, le radio hanno proposto alle etichette di firmare una liberatoria che le liberava da ogni obbligo di pagamento sui brani nuovi. Le case discografiche non hanno firmato e le radio hanno blindato l’aggiornamento delle playlist.

Oggi i discografici hanno convocato una conferenza stampa, il cui resoconto è qui: un po’ hanno dato addosso alle radio, e un po’ no, perché pensano che le radio abbiano in mano un grosso potere promozionale. Le radio fanno – letteralmente – orecchie da mercante, anche se sulla musica costruiscono buona parte dei palinsesti.

Sembra troppo complicato da spiegare, per chi l’ascoltatore medio? Lo è…

Favole della ricostruzione delle ristampe

Maggio 19th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

A cosa servono oggi le ristampe dei dischi? La domanda mi viene dopo avere letto che i R.E.M. pubblicheranno a luglio una nuova versione rimasterizzata di “Fables of the reconstruction”. Questa volta – dopo le ristampe di “Murmur” e “Reckoning”, che contevano concerti d’epoca – pare ne valga davvero la pena.

Il secondo CD contiene 14 demo inediti (e di cui non si conosceva l’esistenza), con tutto il disco live in studio. Forse sarà la volta buona per rivalutare l’album più controverso della band, registrato a Londra con Joe Boyd (produttore dei Fairport Convention) in condizioni difficili. Le canzoni hanno resistito al tempo, tanto che alcune vengono ancora suonate dalla band a 25 anni di distanza. Ma il suono di quell’album ha sempre diviso i fan. C’è anche un inedito, “Throw your trolls away”, che gira in rete da qualche settimana: non un granché, un abbozzo che contiene spezzoni di quella che sarebbe diventata “I believe”.

A parte questo caso specifico, il fatto è che da anni la discografia ci inonda di ristampe. Da quando esiste il CD, le ristampe sono una scusa per rivenderci sempre la stessa roba, con la scusa di maggiore qualità e qualche inedito.

E sempre più spesso – sia detto senza mezzi termini – le ristampe sono fatte con il culo. I bonus sono pochi, il materiale magari è già noto ai fan. Il packaging è semplice, le note informative sono poche. La rimasterizzazione, poi: i dischi magari sono ristampati con i suoni compressi rispetto agli originali (le cosiddette “loudness wars”).

Insomma, le ristampe diventano un modo per spillare soldi alle tasche dei fan, facendo il minimo indispensabile. Chiaro, non tutti possono permettersi il lavoro fatto sui master dei Beatles lo scorso settembre (peraltro vendute a prezzo pieno, e con un packaging minimale. Ma sono i Beatles, appunto…).

Però è lecito aspettarsi qualche cosa in più di quello che si vede nelle ristampe che mediamente vengono messe in commercio ultimamente. Ed è un peccato, perché questo è il terreno su cui si dovrebbe combattere la pirateria: quello del valore aggiunto dell’oggetto fisico e della qualità sonora che il digitale non può avere.

Gli esempi? credo che ogni consumatore compulsivo si sia incavolato almeno una volta, negli ultimi tempi, per avere comprato una ristampa che prometteva chissà cosa, e invece…

Il videoclip è morto. L’ha ucciso YouTube?

Aprile 26th, 2010 in Industria Musicale, YouTube, videoclip by Gianni Sibilla

In questi giorni si parla molto dell’anniversario della nascita di YouTube, su cui 5 anni fa veniva uploadato il primo video. E’ stata l’occasione per riflettere su qualcosa che ha davvero cambiato le nostre modalità di fruizione dei media, per ragionare sulle tensioni tra pubblico, internet e industria della cultura.

Credo però non si sia sottolineato abbastanza l’impatto che ha avuto sulla musica. YouTube è stato il colpo finale all’agonizzante videoclip. Da tempo aveva perso lo smalto che ne aveva fatto un oggetto rivoluzionario negli anni ‘80. In crisi di idee – i videoclip mainstream sono tutti uguali, tutta forma e nessuna sostanza, sempre con gli stessi stereotipi -, in crisi di soldi (la discografia ora ci pensa bene a spendere fortune per un clip) e di spazi (MTV li ha confinati di notte, al mattino o sul satellite).

Poi è arrivato YouTube, con la sua semplicità di condivisione di immagini. Le band, come gli Ok Go hanno iniziato a farseli da soli, puntando alle idee, più che alla forma. Gli utenti hanno iniziato a girare videoclip sia per le canzoni famose che per le proprie canzoni. Qualche artista ha intelligentemente provato a stare in mezzo, realizzando videoclip doppi, con una versione per la TV e una remixabile per la rete. Qualcuno ha continuato a fare come se nulla fosse, tutt’al più semplicemente mettendo i videoclip in rete, qualche volta in anteprima.

Oggi il videoclip “mainstream”  è un morto vivente. I videoclip è la fenice rinata dalle sue ceneri, con un’estetica e una diffusione molto diversa, imposte entrambi da YouTube.

Non solo. YouTube ha pure soppiantato la radio, con i non-videoclip. Volete sentire il nuovo singolo di qualche band? qualcuno l’avrà sicuramente caricato, l’audio con una foto fissa…

Insomma, YouTube ha preso qualcosa che già c’era, e poco per volta lo ha cambiato, inesorabilmente. E dire che c’è ancora chi fa finta di niente…

Né di venere né di marte…

Aprile 23rd, 2010 in Industria Musicale by Gianni Sibilla

Un piccolo grande cambiamento è avvenuto sottotraccia nella musica, in Italia: i dischi ora non escono più nei negozi il venerdì, ma  il martedì. Quattro giorni dopo (o tre giorni prima, in alcuni casi)

Almeno per i dischi internazionali, l’uscita il venerdì era un vantaggio che l’italia condivideva con la Germania. In Inghilterra e America i dischi escono rispettivamente il lunedì e il martedì. Quindi noi mettevamo le mani su album e CD con qualche giorno d’anticipo sugli anglosassoni. Poi è arrivata la rete, e questo ha cambiato un po’ le cose: perché significava la certezza che il disco – se già non aveva subito un “leak” nelle settimane precedenti – venisse piratato con qualche giorno d’anticipo sulla data di uscita internazionale.

Il mio collega Alfredo Marziano ne ha parlato con i responsabili italiani delle major, e tutti affermano che non ha a che vedere con l’allineamento alle uscite internazionali. Piuttosto, si tratta di un allineamento con il periodo di rilevamento delle classifiche. Fino allo scorso dicembre, la Nielsen (per conto della FIMI) stilava le classifiche rilevando le vendite dal venerdì al giovedì. I dischi venivano messi nei negozi il venerdì per sfruttare sette giorni: avere un buon risultato di classifica nella prima settimana è cruciale, sia in termini di marketing e immagine, sia in termini di distribuzione (alcuni rivenditori, come gli autogrill, vendono solo dischi che sono già in classifica).

Poi, a gennaio, la FIMI ha cambiato partner, e ora le classifiche vengono rilevate da lunedì a domenica. Ma il lunedì molti negozi sono chiusi, quindi i dischi vengono mandati ai negozi i martedì.

Peraltro, l’8o% delle vendite dei dischi avviene nel week-end. I negozianti  – il mio collega ha parlato con quelli della FNAC – si dicono contenti dello spostamento, perché hanno più tempo per preparare gli stock per quel momento, evitando rischi di perdere un giorno cruciale di vendite per cause di forza maggiore o motivi imprevisti.

Le classifiche della FIMI sono rese pubbliche sul sito dell’associazione. Da un mesetto, la FIMI ha diffuso anche un’applicazione facebook.

Ligabue sull’iPhone (a pagamento pure lui)

Aprile 20th, 2010 in Industria Musicale, iPhone, iTunes by Gianni Sibilla

In questi giorni è silenziosamente arrivata su iTunes iLiga, l’applicazione per iPhone di Ligabue. La produce Digital Bees, la stessa azienda che ha lavorato ad iVasco. Che a sua volta è stata da poco aggiornata, e che il 21 aprile offrirà finalmente un contenuto esclusivo come si deve: un intero concerto in streaming, da Torino.

La strategia di iLiga è simile a quella di iVasco nelle sue prime incarnazioni. Ovvero qualche contenuto esclusivo (4 video, tra cui il backstage del clip di “Un colpo all’anima” e un paio di brani live, wallpaper e suonerie, che però richiedono un invio via mail), qualche possibilità di interazione tra fan (la più carina è quella di registrare e condividere file audio con i propri “credo”, sul modello del famoso monologo di “Radiofreccia”), buona parte dei contenuti ripresi dal sito ufficiale, tra cui anche la webradio del Liga, il tutto con una bella interfaccia touch.

Queste applicazioni sono a pagamento: 3 euro nel caso iLiga, 4 nel caso di iVasco (prezzo stabilito mesi fa,  prima dell’offerta del concerto in streaming, e prima dei contenuti aggiunti in seguito: video, interviste..).

In quel piccolo microsmo economico che è l’App Store, 3 o 4 euro per un’applicazione sono un prezzo ragguardevole. Negli Stati Uniti applicazioni come queste vengono regalate, anche da artisti di primo piano, e spesso con contenuti ben più importanti (si pensi al caso dei Nine Inch Nails, che hanno lo streaming dell’intero catalogo). Fare un’App è considerata promozione, esattamente come mettere in piedi un sito, o realizzare un videoclip. Un investimento ripagato dalla visibilità che genera. Nel caso di iLiga e iVasco, invece, il costo di realizzazione viene fatto pagare direttamente all’utente, a fronte di pochi contenuti esclusivi e molti già reperbili in rete.

Peraltro, gli artisti italiani che hanno un’app si contano sulle dita di una mano. Attualmente ce ne sono altri 3, oltre ai Bastard Sons Of Dioniso, che furono i primi, ma che hanno rimosso la loro App. L’unica altra  a pagamento è qulla di Andrea Bocelli: 1,59 € per un App basata sulla piattaforma iLike (che permette la realizzazione secondo un modello standardizzato, praticamente a costo zero). Anche l’indipendente Paolo Toso usa la stessa piattaforma,  per la sua applicazione gratuita. E poi c’è Simone Cristicchi con un’applicazione più elaborata, con contenuti paragonabili ad iLiga, ma gratis.

Ma Vasco e Ligabue, con le loro applicazioni, giocano in un altro campionato.

Music Matters

Marzo 29th, 2010 in File Sharing, Industria Musicale by Gianni Sibilla

Music Matters è una campagna  a favore della musica digitale legale lanciata da un collettivo formato da discografici, musicisti e operatori del settore. Anche banale, se vogliamo: un bollino che dovrebbe identificare e certificare i servizi di distribuzione della musica, offrendo una scelta etica alla pirateria.

Due cose mi piacciono di questa campagna. Il messaggio positivo, incentrato sulla riscoperta del valore della musica; sembra banale, ma ricordiamoci che arriviamo da anni di “retorica della pirateria”, repressione indiscriminata e demonizzazione del digitale. E soprattutto mi piacciono questi brevi video, che raccontano storie di musicisti, la loro ispirazione e quindi, appunto, il valore della loro musica. Qua sotto ne vedete due, su Nick Cave e Sigur Ros. Sul sito ce ne sono diversi altri.

http://www.vimeo.com/10374013 http://www.vimeo.com/10354552

La fine della telenovela: gli OK Go divorziano dalla EMI

Marzo 10th, 2010 in Industria Musicale, YouTube, videoclip by Gianni Sibilla

In questo blog si è parlato spesso, nelle ultime settimane, degli OK Go, dei loro video, delle liti che hanno causato con la loro etichetta major, per divergenze di vedute nella gestione.

La telenevola (forse) è finita: gli OK Go hanno rescisso “di comune accordo” il contratto con la EMI: lo riporta Rolling Stone, che aggiunge che il divorzio si è consumato prima della messa on-line del nuovo clip per “This too shal pass”, che senza i lacci e lacciuoli imposti dalla casa discografica ha raggranellato – si fa per dire – quasi sette milioni di contatti in 8 giorni.

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Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla