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Il parco giochi dell’accreditato

Ffebbraio 21st, 2010 in Giornalismo musicale, Sanremo, Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Mi hanno suggerito una bella definizione di Sanremo: Il parco giochi dell’accreditato.

Il festival non è né un evento musicale, né un evento televisivo. E’ un evento ad uso, consumo e divertimento del giornalista.

Per una settimana noi tutti appartenenti alla categoria ci sentiamo importanti a sventolare il nostro pass, a telefonare agli amici a casa con gossip e anticipazioni, a inseguire o creare polemiche di cui tra qualche giorno non si ricorderà più nessuno.

Personalmente, ci ho dato dentro su una (insignificante?) questione sui Sigur Ros citati dall’orchestra in trasmissione. Mi ha ricordato come sulla rete (non solo fan, anche blog con pretese giornalistiche) si apra bocca non solo per il  divertimento di commentare, ma con maleducazione e senza nessuna verifica dei fatti. Sanremo è anche (soprattutto) questo. Il media event, per dirla con la famosa definizione di Katz e Dayan: quello che conta è il rumore di fondo che crea, non l’evento in sé.

pass-sanremoL’accelerazione internettiana del tempo di nascita e morte delle polemiche è forse l’unico cambiamento percettibile di Sanremo negli ultimi anni. Io ho fatto il mio primo festival da accreditato una decina di anni fa, e in Sala Stampa siamo più o meno sempre le stesse persone e la maggior parte era già lì prima che io arrivassi. Persino le foto sui pass sono vecchie (la mia è imbarazzante, ma dovreste vedere quelle di certi colleghi…).

L’altra cosa che non finisce mai di stupirmi a Sanremo è il sottobosco di varia umanità che gira attorno all’Ariston: i carrozzoni delle radio (anche per loro il Festival è un parco giochi, forse ancora più grande), pseudo vip risorti da qualche piega del dimenticatoio TV (ho visto, in ordine sparso: Solange, Cristiano Malgioglio, Simona Tagli, il Mago Otelma, Patrizia D’Addario e gente così), e gente “comune” che impazzisce appena vede qualcuno che assomiglia ad un vip.

fotoPoi ci sono le canzoni:  per una settimana, se sei qui, non ascolti quasi altro. E qualcosa ti può sembrare davvero bello. Ma poca roba poi sopravvive al ritorno, come insegna la storia.

Musicalmente, i momenti migliori del Festival per me sono stati il duetto tra Irene Grandi e Marco Cocci (grande, davvero: peccato che ci siamo dimenticati dei Malfunk), la canzone di Malika Ayane (un arrangiamento stupendo) e sì, anche quella di Irene che ricorda molte cose, ma ha una gran bella melodia.

Poi, perché stupirsi del trio finale? Cantanti da televoto, il paese reale è quello lì

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Gli Swell Season, il sole, una chitarra scassata

Ffebbraio 8th, 2010 in Concerti, Interviste by Gianni Sibilla

Glen Hansard ha l’animo del busker. “Sono a Milano seduto sotto un ulivo a godermi il sole”, scrive sul suo twitter la mattina, e te lo immagini con una chitarra che canta, magari pensando a qualche scena di “Once”, il film che l’ha reso famoso dopo anni di gavetta, facendogli vincere un Oscar nel 2008 per la migliore canzone originale. Quando lo leggo dal computer di casa, non so ancora che quell’immagine sta per diventare vera, anzi ancora meglio.

L’appuntamento per l’intervista è nel primo pomeriggio. Uno spicchio di sole arriva ancora in un angolo del cortile del conservatorio, esattamente sulla panchina sotto un albero, che non è un ulivo ma una magnolia. Glen arriva, saluta, si siede, si gode il sole e con la sua chitarra scassata si mette a provare una canzone nuova, registrandola con l’iPhone.

Abbiamo un accordo per filmare un paio di canzoni, ma il posto, il tempo lo ispirano, si vede. Arriva Marketa, timida e un po’ impacciata. Glen vede passare Colm, il violinista: “Dai, vieni anche tu, che suona meglio”. Iniziano con “Gold” una canzone di “Once”, quindi passano ad una cover di un loro vecchio amico scomparso, Mic Cristopher, “Listen girl”. Poi dicono: dai facciamone ancora una, gli chiedo (loro fanno) “What happens when the heart just stops” dei Frames. “Il posto è così bello… sai cosa mi piacerebbe fare?”, dice Glen. “Quella canzone di Springsteen”. E attaccano “Drive all night”, che recentemente avevano suonato a New York: un’intensità come quella che Glen ci mette a cantarla ce l’ha solo il Boss. Che è il Boss non per niente.
Ecco, perdonatemi, me la tiro un po’, ma il mio concerto è stato questo: quando torno a casa rivedo i filmati, e mi rendo conto della fortuna che ho avuto: il luogo perfetto, la luce perfetta, l’acustica perfetta e i musicisti perfetti.

Poi la sera ho quasi rischiato di non andare al concerto per un intoppo a casa che fortunatamente si è risolto in tempo, e mi sarei perso una gran cosa. La serata si apre con Josh Ritter, americano quasi trapiantato in Irlanda, capace di ipnotizzare la platea con una chitarra e voce. La sala è piena, il concerto è esaurito da un mese. Non è la sala più grossa del conservatorio, ma fa piacere vedere che finalmente c’è gente che apprezza questo grandissimo cantautore: il successo di “Once” (che pure in Italia è stato promosso pochissimo) ha avuto qualche effetto anche qua. Sul palco ha una band, che poi sono i Frames sotto mentite spoglie: nell’intervista al pomeriggio Glen mi aveva confermato che vuole portare avanti entrambi i progetti, che con i Frames tornerà ad incidere presto, ma che entro l’anno vuole tornare in studio anche con Swell Season. Sul palco c’è lui, c’è Marketa che sembra piccolissima dietro un piano a coda che sembra enorme. C’è una band completa, che dà un suono pieno, anche se sostanzialmente acustico, alle canzoni. Ma il centro è lui, Glen, con il suo piglio da intrattenitore tra un brano e l’altro (come quando racconta le sue peripezie da turista a Milano), e con la sua carica trascinante, con i suoi crescendo. La scaletta è sbilanciata sulle ultime cose degli Swell Season, e ha un po’ perdita di tensione quando cede il microfono alla pur brava e delicata Marketa, che funziona meglio quando con la sua voce fa il controcanto alla voce più possente di Glen. L’esempio migliore arriva nella parte centrale quando, voce e chitarra, i due cantano una versione da brividi di “Buzzin fly” di Tim Buckley, in cui viene accennata anche “Grace” del figlio Jeff (la potete vedere qua sotto).
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Il finale è una festa: Glen sembra non volersene più andare. Dopo un duetto con Josh Ritter, dopo “High horses”, attacca “Fitzcarraldo” (e io che mi lamentavo che non c’erano in scaletta canzoni dei Frames), e poi un finale esilarante su una versione acappella di “Devil town” di Daniel Johnston, che canta e fa cantare al pubblico quasi all’infinito.  All’uscita, in un angolo del cortile, c’è un sacco di gente che lo aspetta, e lui avrà la pazienza di fare una foto con tutti, di dare un sorriso a tutti. Queste sono serate che fanno bene alla musica.

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Fare musica in televisione è come danzare di architettura?

Ffebbraio 3rd, 2010 in Interviste, Televisione Musicale, YouTube by Gianni Sibilla

Un po’ di buona musica, per distrarci dal chiacchericcio e dalla discussioni ipocrite di questi giorni.

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E poi non venitemi a dire che non è possibile fare buona televisione musicale: guardate una  puntata intera di: “Spectacle, Elvis Costello with…”, magari  una di quelle con Springsteen, che hanno appena concluso la seconda stagione del programma.

E’ semplice, assomiglia vagamente a “Storytellers”, ma porta il formato un passo più in là. Costello invita amici musicisti, ci chiacchiera e ci suona assieme. Lui è bravissimo nella conversazione – una delle migliori interviste della mia vita, e certo non per merito mio  -, la regia spettacolare.

Ps: la frase che ho parafrasato ingiustamente per il titolo di questo post è stata attribuita a Costello, a Zappa. Recentemente l’ho vista attribuire a Sting. Qua c’è la sua vera storia.

Soundgarden, tornate insieme!

Ggennaio 2nd, 2010 in Concerti, Interviste, Recensioni, Reunion by Gianni Sibilla

E’ stato furbo, Chris Cornell: un tweet a mezzanotte in punto la notte di capodanno, e un milione e mezzo di followers pensvano alla reunion dei Soundgarden.

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Il giorno dopo la notizia era ovunque, visto che non c’era molto altro da raccontare nella musica, il primo dell’anno.

La reunion dei Soundgarden è in fin dei conti banale. Gli Elii farebbero fatica a scriverci una canzone: gli ex membri non si sono insultati pubblicamente; qualcuno è più o meno scomparso dalla scene, qualcun altro ha fatto una gran carriera con un’altra band, qualcuno ha fatto una mediocre carriera solista. Però insomma.

Ho ancora qualche dubbio suo questa reunion. Soprattutto: che farà Matt Cameron, uno migliori batteristi rock in circolazione, ora in pianta stabile nei Pearl Jam, che l’anno prossimo sono in tour?

Ho intervistato Chris Cornell non più di sei mesi fa. Me la ricordo come una brutta intervista, fatta in un buio camerino dell’Alcatraz, poco prima di un concerto. Io che sbaglio approccio, lui molto sulla difensiva. Il tutto perché l’ultimo disco, Scream”, era davvero imbarazzante.

Gliel’avevo chiesto, della reunion. Lui aveva smentito gentilmente ma fermamente. Si sa, le rockstar contano un sacco di balle, se gli fa comodo.


Week in Rockol

Novembre 15th, 2009 in Interviste, Nuova musica, Week in Rockol by Gianni Sibilla

Michael Bublé, imitatore…

Ottobre 19th, 2009 in Interviste, Nuova musica by Gianni Sibilla

Ce ne fossero, di artisti bravi e simpatici come Michael Bublé… Ieri sono andato a intervistarlo: ho ripreso l’intervista con due telecamerine, una frontale e una piazzata a lato.

Stavamo parlando di Britney Spears, del fatto che a lui non piace il suo modo di fare spettacolo… Poi l’intervista è finita. Gli ho chiesto un saluto a Rockol, che lui ha fatto guardando la telecamerina frontale. Poi ecco come è andata a finire…

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L’intervista per Rockol è qui. La videointervista è su Musicvideos

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