Blog

L’inevitabile classifica del 2011

Dicembre 22nd, 2011 in Nuova musica, Playlist by Gianni Sibilla

…E come tutti gli anni, si tirano le somme della musica uscita negli ultimi mesi. Per Rockol ho fatto le mie top 5 “regolari”:

STRANIERI

1. Jonathan Wilson – “Gentle Spirit”

2. My Morning Jacket – “Circuitail”

3. Tom Waits – “Bad as me”

4. Tinariwen – “Tassili”

5. Wilco – “The whole love”

ITALIANI:

1. Verdena – “Wow”

2. Jovanotti – “Ora”

3. Daniele silvestri – “S.C.O.T.C.H.”

4. Ivano fossati – “Decadancing”

5. Tiziano Ferro – “L’amore è una cosa semplice”

Però poi uno le scrive, le riscrive e rimangono fuori un sacco di cose, di musica e di pensieri. Rivedendole, mi viene in mente che sia nei dischi italiani che in quegli stranieri le prime posizioni sono in realtà degli ex-aequo. Il disco di Jonathan Wilson l’ho recuperato recentemente, è retromaniaco, è vero. Ma è quello che sto ascoltando di più; è bello quanto quello dei My Morning Jacket, che sono la mia nuova passione, qualcuno l’avrà capito: li seguito da tempo, ma con “Circuital” hanno fatto un (altro) salto in avanti. Idem tra gli italiani: i Verdena e Jovanotti sono i due lati della stessa medaglia, due opere enormi, in tutti in sensi, quantitativo e qualitativo.

E poi ci sono i dischi rimasti fuori da queste classifiche, dischi che ho amato e consumato: Bon Iver, Decemberists, Horrible Crowes, Green Like July, Joan As Police Woman… Ed ecco qualche personalissimo premio aggiuntivo.

Concerto dell’anno:I Black Crowes a Vigevano e Fossati a Milano. Poi: qugello a cui mi sono divertito di più è stato quello di Cyro Baptista; quello che mi ha emozionato di più è Glen Hansard a Roma (ex-aequo con Keith Jarrett agli Arcimboldi) Quello che mi ha incantato di più è Jovanotti.

Band dell’anno: i Roots. Più per le cose fatte con altri (il disco con Betty Wright, quello con Booker T Jones) che per il loro disco, “Undun”.

Disco peggiore/Operazione WTF dell’anno: “Lulu”, Lou Reed & Metallica (anche se c’è una gran canzone, “Junior Dad”, vedi sotto).

Delusione dell’anno:  L’incomprensibile scelta dei Pearl Jam di non venire in Italia nel 2012. E anche John Mellencamp, che è arrivato per la prima volta nel nostro paese, ha fatto un bel concerto ma comportandosi da divo, quale non è da queste parti: un’ora di documentario inutile prima dello show e tante bizze, che hanno portato all’annullamento della data di Udine. Uno aspetta una vita di vedere un cantante, e questo fa lo stronzo…

Sorpresa dell’anno: Fraser Anderson, “Little glass box”. Un disco che ho scoperto in  una scena alla Alta Fedeltà, in un bellissimo negozio di dischi di Piacenza, Alphaville, dove mi sono rifugiato parecchie volte quest’estate. Un cantautore semplice semplice, con toni jazzati e grandi canzoni. Mi ha tenuto compagnia parecchio, questo album (anche se tecnicamente è uscito nel 2010). Grazie ai ragazzi di Alphaville per avermelo fatto scoprire. Se passate da quelle parti, fateci un giro: hanno un gran bel negozio, di quelli come se ne trovano ancora, e un bel blog su cui parlano di musica e cinema.

Notizia musicale dell’anno. Ce ne sono tante, non sempre belle: lo scioglimento dei R.E.M.  e il ritiro di Ivano Fossati, la morte di Amy Winehouse e di Clarence Clemons. O l’arrivo per la prima volta dopo 25 anni di Tom Petty. Ma se proprio deve sceglierne una:  il ritorno di Springsteen in tour, in Italia, con la E Street Band. Posso tollerare di vivere in un mondo musicale in cui i R.E.M. non fanno più dischi e concerti, ma non in uno in cui non posso più sperare di vedere il Boss dal vivo…

Libro musicale dell’anno. Ne sono usciti parecchi. Ma direi “The last sultan” di Robert Greenfield, che racconta la storia di Ahmet Ertegun, il fondatore dell’Atlantic Records (ci ritornerò con un post). E poi: la biografia di Bob Mould, “Il tempo è un bastardo”, di Jennifer Egan. E, ma si, “Retromania” (premio hype dell’anno).

Film Musicale dell’anno: PJ20, di Cameron Crowe. Ovvero come dovrebbe sempre essere fatto un rockumentary.

Canzone dell’anno: “One Sunday Morning” dei Wilco: come costruire un piccolo capolavoro su un unico giro di chitarra, ripetuto per 12 minuti.

E, già che ci sono, ecco anche le altre canzoni: questa lista non ha la pretesa di essere una vera e propria playlist. Sono solo le canzoni più suonate sui miei vari ammennicoli digitali nel 2011, ordinate per numero di riproduzioni, secondo il contatore di iTunes. Ne ho tenuta una sola per album (e ho tolto dal conteggio i R.E.M., che sono fuori gara, soprattutto quest’anno…). Però rappresentano bene, nel mio piccolo, uno spaccato della buona musica di quest’anno.

Lou Reed, le rughe, il caffé freddo e il sassofono

Luglio 9th, 2011 in Concerti by Gianni Sibilla

Lou Reed è invecchiato. E neanche troppo bene: ha 69 anni, la faccia solcata dalle rughe. Lo portano sul palco quasi di peso. E beve caffé freddo macchiato (latte freddo, non schiumato), come vedete dalla foto con intruso qua a fianco. Ma cosa volete che beva uno a quell’età, dopo la vita che ha fatto?

E sul palco se la cava ancora egregiamente. Ieri l’ho intervistato, poi sono andato a vederlo all’Arena Civica. L’ho visto un sacco di volte: da solo, con John Cale, nella reunion con i Velvet Underground, in trio con John Zorn e Mark Ribot… Gli ho visto fare concerti così così. Ma ieri sera ha portato a casa la serata con dignità.

Ho letto un po’ di commenti impietosi in giro, scritti da gente che leggo e stimo (qua e qua). Se la prendevano soprattutto con il sax: Lou Reed è in tour con una formazione estesa di 7 elementi, con il fido Rob Wasserman e un po’ di altri musicisti giovani. E sì, c’è anche il sax. Che Lou usò in “The bells”, criticatissimo disco di fine anni ‘70, da cui sono stati ripescati la title tracks e “All through the night”. Che, invece, secondo me sono stati due dei pezzi migliori della serata (la seconda la si può ascoltare qua sotto, nella versione “reharsal” postata sul suo sito). Insomma, dai, non è la prima volta che lo usa, il sax. Non mi sembra una roba così tragica.

Vero, la band funziona solo a sprazzi, ma in almeno un paio di casi (la bella versione di “Ecstasy” e “Small town”, da “Songs for Drella”) girava bene. E, contro ogni aspettativa, la scaletta è stata notevole, dopo che nel pomeriggio aveva raccontato che avrebbe scelto solo pezzi dimenticati.

Insomma, sì: Lou non è più quello di una volta. Ma a 69 anni non ha deciso di dimettersi da rockstar, e fa bene. Con una classe del genere se lo può permettere.

Immagine anteprima YouTube Immagine anteprima YouTube

Musica da cani

Maggio 15th, 2010 in Concerti by Gianni Sibilla

Il cinofilo che è in me non può fare a meno di segnalare questo concerto di Lou Reed e Laurie Anderson, pensato per i cani: musica suonata a frequenze inudibili all’orecchie dell’uomo, ma non a quelle pelose.

Ci ho anche provato a portare il mio cane  ad un concerto. Ma la Lou è poco rock ‘n’ roll: quando metti la musica alta in casa, cambia stanza con l’espressione indispettita. Immaginatevi la reazione quando l’ho portata con me al concerto dei PGR al Parco Nord di Paderno Dugnano, qualche anno fa.

L’altro cane di famiglia, Uilli, ha fatto la comparsa in un videoclip. Io sono stato tagliato in montaggio, lui si vede alla fine (a 3,15″), e si vede che  si stava divertendo.

Immagine anteprima YouTube

GoReedLaz

Ffebbraio 4th, 2010 in Nuova musica, iTunes by Gianni Sibilla

Nel nuovo disco dei Gorillaz, “Plastic beach”, c’è anche Lou Reed.

La prova? Questa immagine (Via Consequences Of Sound).

lou

For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla