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R.E.M.IX

Ffebbraio 8th, 2011 in Nuova musica by Gianni Sibilla

I remix hanno un po’ rotto le scatole. Sono un espediente promozionale ormai abusato, nell’era dello User Generated Content: quanti gruppi hanno chiesto ai loro fan di manipolare una canzone, un video o qualcosa del genere?

Però quando puoi mettere le mani sui materiali originali di un oggetto capisci sempre delle cose.  Ieri i R.E.M. hanno messo in rete le tracce di “It happened today” in formato GarageBand e AIFF e hanno aperto un gruppo su Soundcloud dove condividere i remix.

Vedere un brano diviso in tracce ti fa capire il grande lavoro in studio che si fa su una canzone, e in questo i R.E.M.  sono veramente dei grandi artigiani. Nella versione in download, “It happened today” è divisa in una quindicina di tracce. Quelle reali erano più di cento, ma anche solo vedendo questa versione ridotta intuisci la complessità ed il mondo sonoro che c’è nel crescendo che parte a metà canzone.

Quando ho sentito la canzone per la prima volta ho pensato: “dove diavolo è Eddie Vedder?”. Era nascosto nell’impasto. Non sono un musicista ne un DJ, remixare una canzone non è il mio mestiere e – sinceramente -  alcuni remix che ho sentito in rete sono un po’ tamarri. Così  ho semplicemente provato a fare un nuovo mix, in cui ho levato più cose possibili – in onore alla teoria che dice che se una canzone è buona, regge anche quando è poco prodotta.

Il risultato del mio esperimento è questo “Stripped brass mix” che potete sentire cliccando qua: la prima parte è un po’ vuota, ma nella seconda ho lasciato solo le voci di Stipe e Vedder, ho messo in primo piano la chitarra elettrica e i fiati (chi li aveva sentiti, nella versione originale?). Ho tolto le tastiere, le altre voci, il mandolino (basta!) e ogni altra roba. L’ho fatto sentire ad un amico, che dice che ha Milano avrebbero definito tutti quei vocalizzi una “sinfonia dell’ungia incarnada”, e forse non ha tutti i torti. Ma tant’è: a me non dispiace, perché c’è quello che voglio sentire in una canzone dei R.E.M….

Qua sotto comunque, c’è la versione originale, per chi volesse fare un (impietoso) confronto.

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The waiting is (not) the hardest part

Ggennaio 19th, 2011 in Industria Musicale, Nuova musica by Gianni Sibilla

Recentemente un paio di case discografiche inglesi hanno annunciato l’intenzione di mettere in vendita le canzoni lo stesso giorno in cui vengono mandate in radio.

Lo so, il primo commento ad una notizia potrebbe essere quello del famoso Grande Capo indiano di “610″… Perché la musica è ovunque in rete, e metterla in vendita nei negozi digitali lo stesso giorno di un’anteprima radiofonica è semplicemente la constatazione di una pratica già diffusa.

Questa notizia contiene però un dato interessante, ovvero la certificazione  della morte dell’attesa: “Per molti dei fan e dei consumatori più giovani la parola ‘aspetta’ non fa più parte del vocabolario”, ha dichiarato un discografico della Universal UK, che ha lanciato l’iniziativa.

Il creare attesa è stata storicamente la strategia di lancio di ogni disco importante: seminare pezzi qua e là, per stuzzicare l’appetito. Ora, chi ha quarant’anni come me – anno più, anno meno – ha sicuramente vissuto quella fase in cui l’uscita del disco del tuo artista preferito era un rito quasi religioso, e il giorno in cui il primo singolo andava in radio, stavi lì attaccato per cercare di sentirlo. E poi aspettavi fino al giorno di arrivo nei negozi.

Oggi siamo abituati fin troppo bene, la musica ci raggiunge e ci insegue ovunque, altro che aspettarla. Non è un male, anzi.

Ma non contiamoci balle: l’industria non ha – giustamente – rinunciato del tutto all’idea del creare attesa. Semina pezzi di dischi ovunque. Però fa ancora fatica a capire che il successo di un disco non si gioca più sul controllo completo: il tono un po’ pomposo con cui le case discografiche inglesi hanno annuciato la contemporaneità della vendita dei singoli radiofonici è ancora  figlia del vecchio metodo. Oggi per ottenere visibilità, bisogna rinunciare a qualcosa. Le canzoni che creano attesa si regalano, si mettono in streaming, si fanno girare. E sì, le si mette in vendita, ma è solo una parte del processo.

Poi, questo metodo dei “teaser” digitali ha generato addirittura degli eccessi: per esempio, sinceramente, non condivido molto la strategia dei R.E.M. di mettere in rete quattro canzoni diverse del nuovo disco a ben due mesi dall’uscita: “Discoverer” (regalata sul sito della band), “It happened today” (in vendita su iTunes e regalata chi pre-acquista l’album), “Oh my heart” (streaming e trasmissione radio su NPR) e “Mine smell like honey” (singolo in vendita su iTunes e in radio). Posso capirla, con la necessità di dimostrare che il nuovo disco sarà molto vario. Apprezzo la diversificazione dei canali. Ma per creare attesa si rovina del tutto la sopresa dell’ascoltare il disco nel suo insieme.

Ah, già, i dischi non si ascoltano più così. Non solo non sappiamo più cosa sia l’attesa, non sappiamo quasi più cosa sia un album; e anche questo, sia chiaro, non è necessariamente un male; in alcuni casi – non tutti – è meglio avere poche canzoni ma buone piuttosto che una raccolta piena di riempitivi.

Però, per quello che mi riguarda, ho risolto così la questione: ho ascoltato le canzoni una volta, per sentire come suonavano, e poi basta. Almeno per una band come i R.E.M., che fa ancora dischi-dischi, ho deciso di regalarmi  un po’ di attesa.

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L’inevitabile playlist di fine anno – il meglio del 2010

Dicembre 20th, 2010 in Nuova musica, Playlist, Uncategorized by Gianni Sibilla

Tempo di riassunti musicali, tempo di inevitabili playlist: massì, prestiamoci ancora una volta al gioco….

Qua c’è la mia classifica di fine anno per Rockol, qua sotto trovate la playlist con le canzoni più suonate dai miei vari ammeniccoli digitali. Il mio disco dell’anno è quello di Josh Ritter. Dalla classifica di Rockol ho lasciato fuori per qualche strano motivo “Infinite arms” dei Band Of Horses: se i numeri non mentono, “Laredo” è la canzone che ho ascoltato più volte quest’anno.

In questa lista c’è quasi tutto quello che secondo me è uscito di buono quest’anno, tra canzoni, artisti e dischi. Riguardandola, mi viene da pensare che alla fine, il 2010 è stato un buon anno, per la musica almeno.


Alcune cose fuori lista da segnalare: Alexi Murdoch: Time without consequence è un disco del 2006 che ho scoperto di recente, ma che non riesco a smettere di ascoltare. Il nuovo disco di Joan As Police Woman, “Deep field”, che esce a gennaio, così come il nuovo Decemberists, “The king is dead”: “Down by the water” è la canzone più bella di questi ultimi mesi del 2010.

Collapse into Discoverer (The video)

Dicembre 16th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Ieri i R.E.M. hanno pubblicato in rete una nuova canzone, “Discoverer”. Qua c’è anche il video, che poi è  una sorta di karaoke su sfondo psichedelico. Memori dei tempi in cui i testi di Stipe erano incomprensibili e introvabili, meglio non lamentarsi…

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La canzone ha una bellissima intro di chitarre, e un ritornello che suona molto vicino a certe cose di “Document” e “Green”. Devo ancora capire se mi piace e sto cercando di non ascoltarla troppo, per non rovinarmi il disco.  In sostanza, mi sembra un buon biglietto da visita, qualcosa che cerca di fare da transizione tra il suono monolitico di “Accellerate” e quello che sarà “Collapse into now”, che da quello che mi dicono dovrebbe essere un po’ più vario.

Il più bel disco di Natale (e il video più trash)

Dicembre 14th, 2010 in Nuova musica by Gianni Sibilla

Poi un giorno bisognerà affrontare sul serio la questione delle canzoni di Natale. Che è appunto una tradizione seria, poco radicata nella musica pop italiana, che ma che oltremanica e oltreoceano ha prodotto dei capolavori.

Come questo qua di fianco, probabilmente il più bel disco di natale di sempre, prodotto da quel genio maledetto di Phil Spector, con il suo muro del suono e con la sua corte di cantanti. Canzoni che sono belle a prescindere dal fatto che siano natalizie, e che state riprese infinite volte.

Mi è tornato in mente in questi giorni, perché i R.E.M., nel loro consueto singolo natalizio, hanno inciso una divertente versione di “Christmas (Baby please come home)” da quell’album, cantatata da Mike Mills. L’avevano già rifatta gli U2 20 e passa anni fa e l’ha rifatta pure Mariah Carey.

Ecco, Mariah Carey è il lato oscuro del Natale musicale, di come questo periodo ispiri non solo capolavori, ma boiate solenni, robe trash che più trash non si può. Mariah ha appena pubblicato il suo secondo album di canzoni natalizie, lanciato da questo video che mi segnala l’amico e collega Diego Perugini. Un vero capolavoro, a modo suo.

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La (mia) canzone del 2010

Dicembre 2nd, 2010 in Nuova musica, Playlist by Gianni Sibilla

Tra un referendum e l’altro si inizia a tirare le somme di questo anno e anche di questo decennio: fatevi un giro su Dieci!, che abbiamo messo in piedi a Rockol con un po’ di amici, oppure se volete una cosa più esterofila guardate questa bella lista di Paste

Per il momento segnalo la mia canzone preferita dell’anno. Una di quelle canzoni da “something stays in place”, per dirla alla Billy Bragg, che ha tutto quello che dovrebbe avere una grande canzone: grande melodia, grande testo, interpretazione da brividi, e soprattutto qualcosa che ti emoziona, ti rimane adosso in momenti belli e meno belli.

E’ “Lantern”, di Josh Ritter, cantautore di cui ho già parlato parecchio altrove. E’ uscito EP con tre versioni della canzone, di cui due live davvero spettacolari. E’ uscito solo in Irlanda, dove Josh Ritter ha un gran seguito, ma lo si può ascoltare su SoundCloud.

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Can you judge a song by its title?

Novembre 25th, 2010 in Nuova musica by Gianni Sibilla

Cose che succedono alla vecchia maniera, notizie che ti arrivano via posta cartacea in un mondo digitalizzato…

Ieri arrivo a casa e trovo in casella la newsletter deil fanclub R.E.M.. Mi ci sono iscritto più di 20 anni fa (a Natale ti arriva un singolo inedito…). Una volta aveva un senso, ti faceva arrivare notizie ed esclusive sulla band. Notizie ed esclusive che ora circolano abbondantemente in rete. Negl ultimi anni la newsletter non è che la considerassi molto.

Beh, nella newsletter di ieri c’era la tracklist di “Collapse into now”, che non era stata pubblicata da nessuna altra parte. Una reazione alla “fuga di notizie” riguarda al titolo? Pare che Bertis Downs, il manager, se lo fosse lasciato sfuggire con una giornalista della BBC, che lo aveva prontamente twittato.

E comunque, parlando dei titoli, alcuni sono tipicamente R.E.M.: “Walk it back”, “Everyday is yours to win” che sembra il sequel di “Living well’s the best revenge”; “Discoverer”, “All the best”, “Blue” sono titoli normali che non lasciano trapelare granché. “Mine smell like honey” è davvero inquietante. Ma i migliori sono “Alligator aviator autopilot automator” (una canzone rock, a naso?) e “Me, Marlon Brando, Marlon Brando and I”. Chissà che gli passava per la testa a Stipe, per scrivere dei titoli del genere…

Jon Landau, ‘The promise’: “L’album che Springsteen avrebbe pubblicato nel ‘77′

Novembre 2nd, 2010 in Concerti, Interviste, Nuova musica by Gianni Sibilla

(Da Rockol)

E’ l’uomo della famosa frase: “Ho visto il futuro del rock ‘n’ roll e il suo nome è Bruce Springsteen”. E’ Jon Landau, che dopo aver scritto quella frase divenne il suo manager e lo è ancora, a 36 anni di distanza. Dopo la presentazione del film “The Promise” ieri sera alla Festa del Cinema, Landau questa mattina ha incontrato la stampa – da solo, senza Springsteen, reduce dal bagno di folla di ieri sera.
tutto su: Jon LandauLandau è una di quelle figure leggendarie che stanno dietro le quinte, come alcuni produttori e altri  manager come Paul McGuinness degli U2. Appena entrato alla Casa del Cinema a Roma – la sala è piena non solo di giornalisti, ma anche di fan che ingannano l’attesa parlando ovviamente di Bruce – inizia raccontando un paio di aneddoti. “Io e Bruce stavamo parlando ieri sera, ricordando la prima volta in cui non suonammo in Italia”, esordisce. “Era il primo tour importante, nel 1980: ci dissero che i promoter italiani erano disorganizzati. Ma suonammo in Svizzera: i fan italiani ci inseguirono per darci una petizione per venire in Italia. Tornammo in Italia nell’85 per il famoso concerto di Milano: fu uno dei nostri migliori concerti di sempre, forse il pubblico migliore che abbiamo mai avuto. E Bruce mi disse: ‘non andremo mai più in tour senza passare dall’Italia’. Poi gli viene chiesto della famosa frase: “Quando ho scritto quella frase, conoscevo già un poco Bruce. Era in difficoltà, sembra stesse per essere scaricato dalla casa discografica, e io ero molto considerato – ero tra i critici più famosi del periodo. Scrissi quella frase sull’onda dell’emozione di un concerto e per aiutarlo, perché volevo sentire il suo prossimo disco”.
Quindi si inizia a parlare di “The promise”, e Landau spiega: “Sono due uscite diverse: c’è un cofanetto; e poi c’è un CD di 21 canzoni inedite. Qualcuna è nota o è circolata in qualche bootleg,  molte Bruce le scrisse e le incise senza terminarle. Al tempo si stufava in fretta… Quest’estate Bruce le ha terminate e la abbiamo messe insieme come se fossero un disco vero. Non è una raccolta di outtakes, ma un album che rimarrà parte della discografia vera e propria di Bruce: speriamo che rimanga a lungo, non scomparendo come spesso capita ai box. Volevamo rendere il tutto disponibile ad un prezzo accessibile”.
Le 8 canzoni che vengono fatte ascoltare alla platea – a luci spente, con i testi proiettati sullo schermo – confermano l’idea espressa da Landau: si parte con una versione alternativa di “Racing in the streets”, proseguendo con “Gotta get that feelin”, “Outside looking in”, “Someday (We’ll be together)”, “Because the night”, “Ain’t good enough for you”, “Talk to me”. Si chiude ovviamente con “The promise”, il santo graal di ogni fan – per dire, quando uscì il cofanetto “Tracks” nel 1998, prima la escluse, poi scelse di reinciderla da capo, facendo arrabbiare i fan. “The promise” è ancora oggi, una delle più belle canzoni mai scritte da Springsteen, una ballata malinconica sulla fine dell’innocenza. Il suono è “vintage Bruce” – “è il suono del disco che avrebbe pubblicato tra ‘Born to run’ e ‘Darkness’, spiega Landau – con brani volutamente diversi tra loro per rappresentare l’album, e con un tono decisamente più romantico rispetto all’introspezione delle canzoni poi scelte per “Darkness on the edge of town” .
“Bruce ha lavorato da solo alle canzoni, e non mi ha voluto dire quanto è intervenuto sulla musica originale. Ha l’impressione di avere realizzato una commistione tra passato e presente e vuole che sia considerato come un tutt’uno”, spiega Landau.Si passa quindi alla visione dei materiali video: un estratto dal concerto a porte chiuse dell’anno scorso, in cui venne risuonato per intero “Darkness on the edge of town”  – di cui colpisce il suono, furioso e chitarristico – ed alcuni estratti dal concerto del ’78 di Houston e dai video d’archivio inclusi nel terzo DVD del box: “Volevamo un filmato della E Street Band oggi, per fare un paragone con il materiale d’archivio. Nell’ultimo tour abbiamo riproposto diversi dischi per intero, ma le riprese davano un’atmosfera che non era in linea con il progetto. L’idea di risuonarlo in quel modo, a porte chiuse, è stata di Bruce; ma il merito va anche a Thom Zimny, il regista, le cui luci e fotografia catturano perfettamente l’austerità e la durezza del disco originale”, spiega Landau.
Le ultime battute sono sul personale: “Conosco Bruce dal ’74. Abbiamo lavorato assieme, ma in 36 in anni di conoscenza devo dire che è il miglior amico. Ho avuto tanti dubbi su molte cose in questi anni, ma non ho mai dubitato di continuare a lavorare con lui”. E poi un inevitabile domanda sul futuro delle attività: “Non abbiamo progetti al momento, e non posso dire quando li avremo. Ma come dicevo prima, quando andremo in tour passeremo dall’italia. Decide il Boss, non io…” Nei prossimi giorni pubblicheremo una videointervista a Landau, in cui racconta il “Making of” di “The promise”, nonché il metodo di lavoro di Springsteen e che cosa sta facendo in questo periodo.

Cose che fanno passare il sing-hiozzo

Ottobre 29th, 2010 in Fotografia, Nuova musica by Gianni Sibilla

Me lo chiedo senza ironia, perché davvero non riesco a darmi una risposta: ma questa nuova foto dei Negramaro è seria o stata scattata per Halloween?

Aperitivo decadente con l’Avvocato

Ottobre 12th, 2010 in Interviste, Nuova musica by Gianni Sibilla

Ieri sono stato alla conferenza stampa di presentazione del nuovo disco di Paolo Conte. Tutto  un po’ decadente, come si conviene per una (bella) musica come quella di “Nelson”: La Villa Necchi, sorta di maniero nascosto nel centro di Milano; il pubblico di giornalisti – età media decisamente alta. E poi c’è lui, un distinto e gentile signore piemontese, uno dei pochi italiani di cui si possa dire che è un “mito” senza timore di usare di usare un aggettivo abusato.

Per rimanere in tema con l’atmosferà agé, ho scattato alcune foto con l’iPhone, invecchiandole con un po’ di effetti….

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