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Celebrated Summer mixtape

Agosto 10th, 2010 in Concerti, Nuova musica by Gianni Sibilla

Mixtape, playlist, consigli per l’ascolto o per gli acquisti. Chiamatela come volete: è semplicemente una lista di un po’ di buone canzoni da portarsi in vacanza: il titolo di ogni canzone è un linkato ad un video youtube per ascoltare/vedere.

Buona estate!

1. Prince, Little Red Corvette:

Per molti l’evento dell’estate è stato il concerto degli U2. Grande, per carità. Ma per me è stato  il concerto di Prince a Nizza. Una  canzone da riscoprire, nella versione lenta, come l’ha suonata in costa azzurra. Dopo il salto, c’è un fantastico video di quel concerto: 2 minuti di “Purple rain” (buttali via) e questa canzone per intero: spettacolare.

2. Prince & Tom Petty, While My Guitar Gently Weeps

Una chicca mai pubblicata ufficialmente, venne suonata qualche anno fa ad uno show TV come tributo allo scomparso George Harrison, assieme a Jeff Lynne (ELO) e al figlio Dhani. Guardatevi tutto il video, anche questo dopo il salto: Prince entra alla fine con la chitarra, e sembra quasi indispettito da Petty che ripete il refrain, così ogni volta alza il livello di spettacolarità dell’assolo per riprendersi la scena.

3. Husker Du, Makes No Sense At all

4. Replacements, Alex Chilton

Una delle letture consigliate per l’estate è “American Indie”, di Michael Azzerad (Arcana) un libro che racconta le storie delle band che hanno ridefinito il rock americano negli anni ’80; tra queste le due glorie di Minneapolis, che non è solo la città di Prince, ma quella di  Husker Du e Replacements.

5. Mark Kozelek, Celebrated Summer

Ecco una bella cover degli Husker Du, fatta da uno che solitamente prende le canzoni più improbabili e le snatura, le rende eteree: “Celebrated summer” la potete scaricare  anche da Take The Song And Run. Kozelek è da ascoltare a prescindere, nelle sue varie incarnazioni: Red House Painters, solista, Sun Kil Moon, di cui è appena uscito il nuovo album “Admiral fell promises”.

6. Marc Cohn, The Letter

Quest’anno se n’è andato proprio quell’Alex Chilton che cantavano i Replacements, padre del power-pop con i Big Star… “The Letter” è la sua canzone più famosa, incisa con i Box Tops, poi ripresa da Joe Cocker. Marc Cohn – quello di “Walking in Memphis” – la riprende in “Listening booth”, disco di cover appena uscito. Un po’ troppo soft-rock rispetto alle sue cose solite, ma ha sempre una gran voce e questa è una gran canzone.

7. Band Of Horses, Laredo

Poche palle, la canzone più bella degli ultimi mesi, tra Neil Young, R.E.M. e rock indipendente. I Pearl Jam hanno fatto bene a portarseli appresso in tour, ma stanno già camminando con le loro gambe, eccome.

8. My Morning Jacket, One Big Holiday

I Band Of Horses  ricordano molto anche i MMJ: ecco una loro canzone dal titolo a tema estivo, che sentiì per la prima volta in apertura di un concerto dei Pearl Jam, a Milano nel 2006: una delle performance live più intense a cui abbia assisitito negli ultimi anni. Da ascoltre nella versione live pubblicata su “Okonokos”.

9. Gaslight Anthem, The Queen of Lower Chelsea

L’anima tradizionalista del rock indipendente è un’altra band devastante dal vivo, IL rock americano in questo momento. Sono a Brescia il 18 agosto.

10. Arcade Fire, Suburban War

Il nuovo disco, “The suburbs”, non fa i fuochi d’artificio come “Neon bible”, ma è un disco comunque più maturo. Un altro gioiello della band che meglio unice l’epicità  del rock americano classico lo spirito “art” dell’indie contemporaneo.

11. National, Afraid Of Everyone

Assieme agli Arcade Fire, uno dei concerti più attesi rientro dalle vacanze: per i primi basta aspettare fino al 2 settembre, per i National bisogna attendere fino a novembre.

12. Tired Pony, Dead American Writers

Un gran bel disco, e non solo perché di mezzo c’è quella vecchia volpe di Peter Buck dei R.E.M….

13. The Coral, Roving Jewel

Se ne parla molto, di questo nuovo disco dei Coral, “Butterfly house”. Alla lunga lo trovo molto, troppo british, soprattutto nel cantanto. Siamo al limite del plagio dei Byrds, ma fatto bene…

14. Calexico, All Systems Red

Joey Burns e soci regalano un disco dal vivo in MP3. Cosa aspettate?

15. Los Lobos, Burn It Down

Trovate voi un gruppo che riesca a rimanere nella stessa formazione da 35 e passa anni e che produca ancora dischi del livello di “Tin can trust”, appena uscito.

16. Black Crowes, Wiser Time

Se ne vanno in pausa per un po’, ma prima regalano un gioiello, “Croweology” un doppio CD acustico con le loro miglior canzoni rivisitate. Qua ci sono 9 minuti di pura poesia

17. Ray LaMontagne, RepoMan

Ha in uscita un nuovo album, “God willin & the creek don’t rise”: un altro piccolo gioiello di folk rock, cantato con una voce calda come una giornata in campagna al sole.

18.John Mellencamp, Save some time to dream

In un impeto di luddismo, il nuovo disco “No better than this” lo ha inciso in vecchie stanze storiche e polverose con strumentazione d’annata. Suona polveroso, vecchio, ma cazzo se suona bene…

19. Tom Petty, Don’t Pull Me Over

Che ci si può fare se alcuni dei dischi migliori degli ultimi tempi sono stati incisi tra cantanti over 50-round 60? Vedi alla voce Tom Petty, che in “Mojo” trova il tempo di divertirsi pure con il reggae.

20. Sheryl Crow, Summer Day

A me Sheryl Crow sembra sempre indecisa tra il fare la Jennifer Lopez del rock e fare musica sul serio. Il nuovo disco è dedicato alla Stax Records e ha dei buoni momenti. Canzone estiva per chiudere, diciamo.

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“Is America ready for Jovanotti”?

Luglio 21st, 2010 in Concerti by Gianni Sibilla

Quando vanno all’estero, i cantanti italiani solitamente suonano in locali piccoli, cantano in italiano di fronte ad un pubblico di italiani; poi tramite il loro ufficio stampa ti fanno sapere che è stato un trionfo di proporzioni gigantesche. Non tutti fanno così, ma parecchi sì.

Così fa piacere vedere qualcuno all’estero che parla di un nostro artista perché ha voglia di parlarne e perche gli piace, non perché deve farlo.

Il titolo di questo post è virgolettato perché in realtà è il titolo di un bel pezzo di FuelFriends su Jovanotti. FuelFriends è uno dei più importanti blog musicali americani – per dire, recentemente i R.E.M. gli hanno dato un brano inedito in esclusiva. La titolare, Heather Browne ha studiato in Italia, quindi un po’ già conosceva la nostra musica. Comunque il pezzo che scrive su Lorenzo è interessante per come racconta la sua musica da una prospettiva diversa da quella a cui siamo abituati noi.

Lorenzo, per la cronaca, sta per tenere altri concerti in America, dopo quelli documentati  con un dvd uscito all’inizio di quest’anno. Quattro show, tra cui uno in un posto piccolo sì, ma davvero leggendario: il Viper Room di Los Angeles, il 21 luglio.

Fables of the reconstruction

Luglio 12th, 2010 in Nuova musica, Recensioni by Gianni Sibilla

(da Rockol)

Per lungo tempo, i R.E.M. hanno avuto la nomea di band che non sbaglia un disco. Una nomea interrotta solo negli ultimi tempi, soprattutto – e immeritatamente, se posso permettermi – con quell’ “Around the sun” che ha lasciato freddi molti fan.
Questa nomea, però, era in parte sbagliata: c’è un disco, nella loro carriera, che ha sempre diviso tutti, ed è quello che viene adesso ristampato, 25 anni dopo: “Fables of the reconstruction”. Il “difficile terzo album”, per usare una definizione abusata di Billy Bragg. Dopo due dischi fulminanti come “Murmur” e “Reckoning” (le cui ristampe sono uscite tra 2008 e 2009 in America, e vengono stampate finalmente in Italia dalla EMI in contemporanea a questa uscita), la band si trovò ad un bivio, e fece una scelta sbagliata: incidere il disco lontano da casa, a Londra. Alla consolle c’era Joe Boyd, storico produttore del folk inglese (di cui recentemente è uscita anche in Italia la biografia “Le biciclette bianche”, limitata però agli anni ’60). Il risultato fu una tensione interna che quasi portò il gruppo all’implosione, ed un sound meno diretto, più elaborato che agli inizi.
Riascoltato oggi, “Fables of the reconstruction” non è così tremendo come ogni tanto si legge in giro. Anzi, le canzoni sono notevoli, tanto che fanno parte del repertorio live della band a distanza di decenni, da “Driver 8” a “Feeling gravitys pull” (di cui esiste una bellissima versione sul recente “Live at the Olympia”). Certo, qualche caduta di tono c’è, come il simil-funky di “Can’t get there frome here”. Ma insomma.
E che le canzoni siano notevoli lo dimostra il secondo CD allegato alla ristampa, 14 demo incisi ad Athens prima di partire per Londra, materiale mai circolato neanche in forma di bootleg, e quindi completamente inedito. C’è un inedito, “Throw those trolls away”, un work in progress di quella che poi sarebbe diventata “I believe” su “Life’s reach pageant”, c’è “Hyena”, anch’essa ripresa sul disco successivo, c’è “Bandwagon”, pubblicata come b-side in altra versione. E ci sono tutte le canzoni del disco, suonate live in studio, private di tutti gli orpelli, secche, diritte, più vicine al sound dei primi due dischi.
Certo, parliamo di materiale che interesserà soprattutto ai fan. E molti faranno la legittima obiezione: i R.E.M. stanno pubblicando troppo materiale di recupero. Vero, anche se delle tre ristampe fin qui pubblicate, questa è quella che ha il materiale più succulento (le altre avevano due live dell’epoca). In generale, questa è una obiezione che si può fare a molte ristampe, pubblicate con aggiunte raccogliticce e per spennare i fan. A patto di prenderla per quella che è – la rivalutazione di un disco sottovalutato, indirizzata ai fan – questa ristampa fa il suo dovere, e lo fa bene.

Anche i grandi photoshoppano

Giugno 29th, 2010 in Concerti, Nuova musica by Gianni Sibilla

Quelli di GreasyLake hanno notato un particolare interessante nella bella copertina di “London Calling”, il nuovo DVD di Springsteen. Una bella photoshoppata per togliere dalla foto il “prompter”, lo schermo che rimanda i testi delle canzoni. Lo si vede chiaramente confrontando queste due foto, dove in mezzo alle spie si vedono gli schermi.

Il gobbo si usa abitualmente in TV, per i conduttori che leggono i testi di quello che devono dire, piu o meno dissimulandone la presenza. Ma in musica, evidentemente non è visto bene… C’è chi come Michael Stipe usa senza problemi un leggio con i testi delle canzoni, fregandosene. Certo, mettere un prompter su una copertina di un disco non sta bene… E poi Springsteen ha ormai 60 anni e passa, un aiutino glielo vuoi negare?

Favole della ricostruzione delle ristampe

Maggio 19th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

A cosa servono oggi le ristampe dei dischi? La domanda mi viene dopo avere letto che i R.E.M. pubblicheranno a luglio una nuova versione rimasterizzata di “Fables of the reconstruction”. Questa volta – dopo le ristampe di “Murmur” e “Reckoning”, che contevano concerti d’epoca – pare ne valga davvero la pena.

Il secondo CD contiene 14 demo inediti (e di cui non si conosceva l’esistenza), con tutto il disco live in studio. Forse sarà la volta buona per rivalutare l’album più controverso della band, registrato a Londra con Joe Boyd (produttore dei Fairport Convention) in condizioni difficili. Le canzoni hanno resistito al tempo, tanto che alcune vengono ancora suonate dalla band a 25 anni di distanza. Ma il suono di quell’album ha sempre diviso i fan. C’è anche un inedito, “Throw your trolls away”, che gira in rete da qualche settimana: non un granché, un abbozzo che contiene spezzoni di quella che sarebbe diventata “I believe”.

A parte questo caso specifico, il fatto è che da anni la discografia ci inonda di ristampe. Da quando esiste il CD, le ristampe sono una scusa per rivenderci sempre la stessa roba, con la scusa di maggiore qualità e qualche inedito.

E sempre più spesso – sia detto senza mezzi termini – le ristampe sono fatte con il culo. I bonus sono pochi, il materiale magari è già noto ai fan. Il packaging è semplice, le note informative sono poche. La rimasterizzazione, poi: i dischi magari sono ristampati con i suoni compressi rispetto agli originali (le cosiddette “loudness wars”).

Insomma, le ristampe diventano un modo per spillare soldi alle tasche dei fan, facendo il minimo indispensabile. Chiaro, non tutti possono permettersi il lavoro fatto sui master dei Beatles lo scorso settembre (peraltro vendute a prezzo pieno, e con un packaging minimale. Ma sono i Beatles, appunto…).

Però è lecito aspettarsi qualche cosa in più di quello che si vede nelle ristampe che mediamente vengono messe in commercio ultimamente. Ed è un peccato, perché questo è il terreno su cui si dovrebbe combattere la pirateria: quello del valore aggiunto dell’oggetto fisico e della qualità sonora che il digitale non può avere.

Gli esempi? credo che ogni consumatore compulsivo si sia incavolato almeno una volta, negli ultimi tempi, per avere comprato una ristampa che prometteva chissà cosa, e invece…

Record Store Day

Aprile 17th, 2010 in Record Store Day by Gianni Sibilla

Oggi è il Record Store Day, il giorno in cui si celebra l’importanza dei negozi di dischi, quelli in cui più di una generazione è cresciuta scoprendo musica, quelli che le nuove generazioni quasi non conoscono.

L’iniziativa è soprattutto americana, anche se nella lista di negozi aderenti ci sono diversi italiani. Come ormai avviene da diversi anni, molti artisti hanno annunciato pubblicazioni esclusive per l’occasione: qua c’è la lista completa, e qui sotto un video di presentazione. Nella mia lista dei desideri c’è ovviamente il singolo inedito dei Blur, ma soprattutto la riedizione in vinile colorato di “Chronic town”, il primo EP dei R.E.M., e quella con 8 inediti di “Kicking television”, il live dei Wilco, e soprattutto il nuovo disco di Josh Ritter, che viene pubblicato oggi in vinile, e arriverà in versione CD/digitale solo tra qualche tempo.

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UPDATE del giorno dopo: Ieri in rete era tutto un parlare del Record Store Day. Fabio DeLuca, dal suo blog, parla di “Ottomarzismo applicato” alla musica, e ha ragione. Bisogna ricordarsi dei negozi di dischi tutto l’anno, non solo un giorno. Però continuo a pensare che l’iniziativa sia lodevole.

Everybody hurts but We are the world

Ffebbraio 13th, 2010 in Nuova musica, YouTube, videoclip by Gianni Sibilla

Ma sono solo io a trovare terribilmente kitsch – musicalmente parlando s’intende  i due singoli beneifici per il disastro di Haiti?

“Everybody hurts”, quello messo in piedi da Simon Cowell, è abbastanza simile all’originale, ma con tutti quei fraseggi e virtuosismi inutili… Si salvano solo Robbie Williams e (ho detto tutto) James Blunt.

Il peggio è “We are the world”. Che non ha un centesimo del pathos dell’originale, e che mette in scena cose che… Il duetto virttuale tra Michael e Janet Jackson, e soprattutto il finale in autotune affidato ovviamente a T-Pain.

Poi, si sa, queste canzoni non vanno acquistate per la bellezza. Ma un po’ di buon gusto non guasterebbe, a prescindere.

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Playlist 2009 – le canzoni

Dicembre 22nd, 2009 in Playlist by Gianni Sibilla

Di questi tempi non puoi fare le solo classifiche di fine anno solo per gli album, ma bisogna farle anche per le canzoni.

iTunes ti aiuta, con il suo contatore. Così ecco le mie canzoni più suonate del 2009 – una sola per album. Le fotografia impietosa del mio computer mi conferma che ben poca musica italiana è rimasta nei miei ascolti degli ultimi 12 mesi.

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Playlist 2009 – i dischi

Dicembre 21st, 2009 in Playlist, Uncategorized by Gianni Sibilla

Se a qualcuno dovesse mai interessare, ecco i miei premi di fine anno.

Qua invece le  classifica tradizionale per Rockol.

Premio  “disco dell’anno” e premio “Ma perché non li ho mai ascoltati prima”Richmond Fontaine, “We used to think the freeway sounded like a river”

Premio “Disco del 2008 scoperto in ritardo“: Gaslight Anthem – “The ’59 sound”

Premio “Sparare sulla Croce Rossa” per il disco più brutto dell’anno: Chris Cornell, “Scream”

Premio “Disco più sopravvalutato dell’anno”: Animal Collective, “Merriweather post pavillion”

Premio “Delusione dell’anno”: Elvis Costello che torna a farsi produrre da T Bone Burnett dopo “King of america”, e ne esce un disco noiossimo, “Secret, profane & sugarcane”.

Premio “Buffonata dell’anno”: i Muse a “Quelli che il calcio”.

Premio Copertina più brutta dell’anno: Bruce Springsteen, “Working on a dream” – ma anche “Wilco (The album)” non scherza

Premio “Non se ne può più”: i supergruppi, quelli di Jack White in testa

Premio “Ritorno alle origini – finalmente” R.E.M. – “Live at the Olympia”

Premio “Rickenbacker” per il miglior suono di chitarre: Tom Petty & The Heartbreakers, “The live anthology”, ex-aequo con R.E.M. – “Live at the Olympia”

Premio “continuerò a parlarne, anche se non se li fila nessuno”BellX1, “Blue lights on the runaway” e Fredo Viola, “The turn”

Premio “Finalmente qualcuno inizia a filarseli”Swell Season, “Stricy joy”

Premio “non ne parlo neanche, tanto non se li filerà mai nessuno”Peter Holsapple & Chris Stamey, “hERE aND nOW”

Premio “Concerto prevedibilmente più bello dell’anno”Bruce Springsteen, Stadio Olimpico, Torino, 21 luglio

Premio “Quest’uomo è un genio”: Nels Cline, per il concerto dei Wilco a Milano, 14 novembre

Altri dischi per cui non sono riuscito ad inventarmi un premio, ma che ho ascoltato ed amato quest’anno:

Giorgio Canali – “Nostra signora della dinamite”; PGR – “Ultime notizie di cronaca”; Local Natives, “Gorilla manor”; Mumford & Sons – “Sigh no more”; Robbie Williams – “Reality killed the video star”; Allen Toussaint – “The bright Missisipi”, The xx, “XX”.

Christmas time is here again

Dicembre 16th, 2009 in Gadget, Nuova musica by Gianni Sibilla

Non ho mai amato la frenesia festiva dei regali, né tantomeno amo la frenesia musicale per le canzoni natalizie. Però da 20 anni a questa parte c’è un regalo che aspetto con ansia in questo periodo: il singolo natalizio dei R.E.M..

Si, lo so, sono un fan. Però c’è qualcosa di più in questa tradizione. Funziona così: ti iscrivi al fan club, pagando 12 dollari (la cifra è sempre la stessa). Una volta dovevi  fare un pagamento internazionale, sotto gli sguardi perplessi dei proverbiali impiegati delle poste, oggi lo fai attraverso internet. Comunque, ti arrivano delle newsletter cartacee, hai accesso alle prevendite dei concerti. E poi poco prima di Natale ti arriva un singolo esclusivo.  Lo fanno anche altri gruppi, come i Pearl Jam, ma il loro singolo arriva a pasqua, di solito.

Comunque, nel singolo natalizio dei R.E.M. c’è tutto ciò che amo nella musica: canzoni inedite o rare di una band che mi piace,  un oggetto bello e da collezione, un rapporto ravvicinato tra pubblico e artisti, e un gruppo che si prende poco sul serio. Memorabile, per esempio, sentire Stipe che canta “I will survive” di  Gloria Gaynor.

Negli anni i R.E.M. hanno mandato 45 giri, videocassette, dvd, dischi, sempre assieme a calendari, adesivi, magneti da frigo e amenità varie. Hanno regalato canzoni inedite, brani live, cover di Television, Chris Isaak, Beatles (che furono i primi ad inventarsi i singoli natalizi per i fan e che sono stato omaggiati con un rifacimento di “Christmas time is here again”); duettato con Radiohead, Wilco, Neil Young, fatto versioni improbabili di sigle televisive. 40 canzoni, che sarebbero un doppio CD di rarità da fare invidia a molti artisti.

Quello di quest’anno si preannuncia davvero interessante. Non l’ho ancora ricevuto, e non rovino la sorpresa. Qua c’è una news-spoiler di Rolling Stone.

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