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Storia sociale della musica pop e rock (4): gli anni ‘80, l’era della videomusica

Novembre 15th, 2012 in Storia del rock by Gianni Sibilla

In questa spazio, ogni settimana pubblico i materiali del corso “Storia sociale della musica pop e rock” che tengo alla Bocconi

Dopo l’incontro con il discografico e manager Stefano Senardi, oggi in aula si parla di anni ‘80, l’era d’oro del videoclip

  • MTV e la nascita della videomusica
  • Michael Jackson
  • Musica di plastica vs. musica di qualità
  • L’immagine pop e la MTVizzazione del rock
  • La spettacolarizzazione del concerto

La playlist della musica da ascoltare della seconda lezione (link a Spotify).  (qua Un articolo su come attivare Spotify dall’Italia)

La playlist dei video visti a lezione

testi di riferimento

  • Gianni Sibilla – “Musica da vedere” (RAI, 1999)
  • Andrew Goodwin -”Dancing in the distraction factory”

Ti piace vincer facile

Marzo 13th, 2012 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Usare una canzone degli Snow Patrol su Grey’s Anatomy – una roba banale, forse. Sicuramente un po’ consolatoria, visto quanto la band e la serie devono a quella famosa scena con “Chasing cars”.

Però le due puntate di Grey’s Anatomy andate in onda lunedì scorso e ieri su Sky hanno lavato via le numerose e recenti cadute di stile della serie. Han fatto dimenticare persino il  trash (in)volontario di quella puntata-musical dell’anno scorso, quella con le canzoni ricantate dai personaggi (e doppiate terribilmente in Italiano).

Lì stavo per mollare la serie, lo ammetto. Ma aver tenuto duro è stato ripagato dalla tensione e la bellezza di queste due puntate, culminate in un finale di puntata ancora più bello, con “New York” – dal trascurabilissimo “Fallen empires” degli Snow Patrol. Un esempio di come una buona canzone accoppiata ad una bella scena producano un qualcosa che va oltre il valore iniziale degli elementi stessi.

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Glee’s Anatomy (Uno dei momenti più trash della televisione musicale. Ever.)

Giugno 14th, 2011 in Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Immaginatevi questa scena – interno giorno, negli uffici della sede italiana di una nota emittente TV internazionale:

- Oh, hai sentito cosa si sono inventati a Grey’s Anatomy?

-Cosa?

- Una puntata tutta musicale!

-Ma  scusa, loro non usano già un sacco di canzoni? Non c’è quella music supervisor? come si chiama… Alexandra Patsavas…

-No, questa è una cosa alla Glee: il cast canta le canzoni della serie… Chasing Cars, How To Save Life…

-Si, ma quando lo trasmettiamo noi in Italia, che facciamo? Mettiamo i sottotitoli?

- Ma no, ho già un’idea. Tieniti forte:  doppiamo le canzoni! Anzi: le traduciamo, le facciamo cantare da qualcuno. Ho un amico che scrive canzoni,  è bravissimo…

Ho troppa stima della Fox Italia, del lavoro enorme che ha fatto nell’importazione nel nostro pasese delle serie TV americane, per pensare che questa scena sia successa davvero. Mi dicono che sia la Disney a curare il doppiaggio italiano di Grey’s Anatomy…

Sia quel che sia, questo è quello che ho pensato vedendo “Una canzone per rinascere”, ovvero 18° puntata della settima serie di Grey’s Anatomy, trasmessa nella versione italiana in questi giorni su SKY. Già l’idea del cosiddetto “Music event” mi convince poco: “Glee’s Anatomy”, l’ha giustamente ribattezzata una persona che ne sa più di me di TV.

Ma l’idea di tradurre e cantare tutto in italiano ha generato uno dei  momenti televisivi più trash degli ultimi anni. Al di là dei problemi tecnici: le canzoni ri-cantate erano inevitabilmente fuori sincrono dai labiali degli attori – tranne quando indossavano le mascherine in sala operatoria, ovviamente.

La traduzione delle canzoni, dico. “How to to save a life” diventa “Quando la fiducia non c’è più ti chiedi se hai sbagliato tu” (anzi, la corrispondenza precisa è “Ed io correggerei gli errori miei, ma non so se ci riuscirò”). Perle di saggezza come “Grazie all’amore ho scoperto la felicità” che vincerebbero a mani basse il premio Salame Verderame. Chi ha scritto le canzoni (hanno avuto il pudore o la vergogna di non citarlo nei crediti) ha forzato i testi per legarli alla storia, mentre nella versione originale era la storia che si piegava alle canzoni… Ma chi è che scrive canzoni in questo modo, con questo lessico, con questa metrica? Neanche una band di ragazzini di 12 anni che vogliono imitare qualcuno…

Comunque, giudicate voi…

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Ed ora le versioni original (imbarazzanti anche queste, ma almeno sono le canzoni così come sono state scritte)

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Motorhead vs. Irene Grandi (ovvero musicisti vs. pubblicità)

Ottobre 28th, 2010 in Industria Musicale, Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Guardate questo spot:

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e poi guardate questo:

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Si dice che i cantanti non devono fare spot, a differenza di personaggi TV o attori. Si dice che è perché i cantanti devono rimanere “autentici”, e svendersi alla pubblicità distrugge la loro credibilità. Se lo fai ti esponi a critiche per il solo averci provato (come in quel famoso video di Neil Young, che massacrava i colleghi rei di aver prestato nome e immagine a delle bibite).

In realtà il problema non  è “se”, ma “come”: lo spot dei Motorhead rappresenta bene la band, la sua musica, la loro canzone più famosa. E si, lega tutto ad un prodotto. Lo spot della Ferrero  – cha costruito un impero su pubblicità didascaliche tipo “Mi vuoi tutta ciccia e brufoli” -  fa la stessa cosa, ma male: Irene è una bravissima cantante, ma la storia è costruita male, e raccontata peggio, in maniera davvero irreale. Mi chiedo chi abbia scritto quei dialoghi…

Corso di dizione per aspiranti cantanti

Ottobre 5th, 2010 in Nuova musica, Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Un disco così dovrebbero farlo studiare a quelli di X-Factor e Amici. Questo ho pensato quando ho ascoltato il nuovo lavoro di Stan Ridgway, “Neon mirage”.

Figuriamoci se sanno chi è, questo signore che faceva cover di Johnny Cash con i Wall Of Vodoo, quando il Man In Black era uno sfigato che non si cagava nessuno; Ridgway è uno che da solista racconta storia in musica fondendo generi musicali e letterari come pochi, dal noir alla canzone d’autore.

I cantanti di X-Factor sono ignoranti musicalmente: in una delle puntate scorse  – ho sentito il seguente scambio: “Dovete cantare una canzone di Carole King” “Chi, carotina?”. Sono uno spettatore tutt’altro che snob di questo genere di programmi, ma potete immaginare cosa mi è passato per la testa in quel momento.

Comunque il motivo per cui si dovrebbero studiare questo disco  è la dizione perfetta, cristallina di Stan Ridgway, il modo in cui porge le parole, degno dei grandi come Sinatra, o Ella Fitzgerald. Credo che il modo in cui questi due pronunciavano quel “Terrificly” in “I got a kick out of you” sia uno dei punti più alti della musica del 20° secolo.

Poi, certo, c’è gente che sulle parole rese incomprensibili ci ha costruito una carriera (Michael Stipe, anyone?). Però la dizione nelle canzoni è un’arte da riscoprire e studiare.

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La miglior sigla televisiva di tutti i tempi?

Ottobre 4th, 2010 in Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Vabbé, non esageriamo. Però Il 1′40″ che introduconco “Boardwalk empire” sono da manuale, uno dei migliori momenti di televisione musicale degli ultimi anni.

La musica è dei Brian Jonestown Massacre, “Straigh up and down” (da “Take it from the man”, del 1996). Lui è Steve Buscemi. La regia della prima puntata di questa  nuova serie dedicata alla mafia di inizio secolo nel periodo del proibizionismo è di Martin Scorsese.

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Chuck vs. The Suburbs vs. Talking Heads

Agosto 31st, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Non, non sto parlando del nuovo disco degli Arcade Fire (complice il video interattivo in HTML5 che hanno postato ieri, oggi si parla solo di loro).

Sto parlando di Chuck, la serie: una continua scoperta di citazioni musicali e usi intelligenti di canzoni famose e meno. Come nella puntata 13 della stagione 2, “Chuck vs. the suburbs”, appunto: il protagonista va a fare la spia in un quartiere modello della periferia americana. La colonna sonora è – non poteva non esserlo – “Once in a lifetime” dei Talking Heads:

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Mission impossible…

Luglio 20th, 2010 in Televisione Musicale by Gianni Sibilla

…ovvero usare i Rush – dico, i Rush – in una serie, e farli pure sembrare fighi.

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Da “Chuck” – notare pure la battuta sullo Zune.

Eye of the tiger

Luglio 6th, 2010 in Televisione Musicale by Gianni Sibilla

Quando si dice un bel montaggio musicale (da The Big Bang Theory, stagione 3, episodio 4)

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Desert Island Music

Giugno 29th, 2010 in Uncategorized by Gianni Sibilla

Quando si dice un disco da isola deserta, lo si dice per dire. Qua invece è letterale…

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