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Matematica degli artisti

Ottobre 17th, 2011 in Twitter by Gianni Sibilla

@Discographies è un misterioso personaggio che si nasconde dietro un account twitter e condensa in 140 battute le discografie degli artisti. Da qualche tempo agisce anche sul Daily, il quotidiano solo per iPad, dove sezione gli artisti nelle loro componenti matematiche. Ecco un fantastico uno-due su Bjork, che vale più di qualsiasi recensione.

La discografia di Bjork in un tweet:

Bjork: 1-3 The ones people liked. 4-6 The ones people pretended to like. 7 An app to kill time with while waiting for an Angry Birds update.

E Biork ridotta a percentuali:

No tweeting, please

Novembre 23rd, 2010 in Nuova musica, Twitter by Gianni Sibilla

Questa foto è fantastica. L’ha pubblicata Complex e ritrae i cartelli sullo studio di registrazione in cui ha lavorato Kanye West per il nuovo disco, “My beautiful dark twisted fantasy”. La perfetta dimostrazione del rapporto complicato che certi artisti hanno con i media.

Kanye West è uno che ha ignorato Twitter e Facebook per un sacco di tempo, poi ha organizzato un media-blitz per annunciarvi il suo arrivo, poi ha messo anteprime del disco on-line twittando, poi si è lamentato che i media lo trattavano male e ha deciso che non voleva più apparire in televisione, poi….  Ma questa foto vale più di qualsiasi spiegazione, appunto.

Indie-karaoke con gli Arcade Fire

Agosto 23rd, 2010 in Nuova musica by Gianni Sibilla

Degli Arcade Fire si sta parlando molto, giustamente. Ma c’è una cosa di cui quasi nessuno ha parlato: se comprate “The suburbs” sul loro sito, ricevete anche una strana versione digitale fatta di  canzoni in file mp4, con “Syncronized artwork”.
Funziona così: se li riproducete su iTunes o su un iPod, iPhone etc, al posto della copertina statica, vedete una sequenza di immagini, che vi mostrano i testi e vanno a ritmo. Toccando sul titolo della canzone si apre il browser con link a siti i cui temi sono collegati alla canzone.

Il risultato è una via di mezzo tra un karaoke portatile e uno slideshow di powerpoint: un’idea semplice e originale, ma anche  un po’ kitsch. Figlia di quelle vocazioni “artistiche” tipiche di molte band che arrivano dall’indie.
Dopo il salto c’è un pezzettino di “Rococo”, per farvi capire come funziona il tutto, anche se più che youtube dovete immaginarvelo su un iPod, dove fa la sua bella figura.

Ah, già; poi c’è la questione che ha reso gli Arcade Fire uno dei gruppi più chiacchierati delle ultime settimane: sono andati al numero 1 delle classifiche americane e di mezzo mondo . “Arcade Fire hitting #1 is exactly like when Nirvana hit #1. Except underground music fans were happy for Nirvana”, ha notato su Twitter Chris Weingarten.

Vero,  molti indie snob non possono sopportare l’idea che una “loro” band sia in cima alle classifiche, vicina agli Avenged Sevenfold e a Lady Gaga.
Però il paragone con i Nirvana è un po’ azzardato. E’ successo in modo molto  più semplice: “The suburbs” è uscito in una settimana di calma assoluta, quella del 2 agosto. Ha venduto, in America, circa 156.000 copie nei primi sette giorni. Ottimo risultato. Ma di quelle copie 97.000 erano in digitale, molte delle quali grazie ad Amazon, che offriva il disco a 4 dollari.
Deprezzamento – e svalutazione – della musica? Sicuramente. Marketing intelligente della Merge, la loro etichetta? Certo.

Il trucco è vecchio come il mondo della discografia: fare tutto per mandare la band ai piani alti delle classifiche la prima settimana, per far sì che dopo se ne parli il più possibile.
Gli Arcade Fire -saranno pure indie, ma non sono mica scemi.

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Ps: a scanso di equivoci, il disco è bello, e sono contento che siano andati in cima alle classifiche. Che non mi si dica che sono un indie snob, non potrei più guardarmi allo specchio…

Twitterockumentary

Luglio 28th, 2010 in Twitter by Gianni Sibilla

Paste racconta la storia di @discographies, misterioso personaggio che riassume la produzione dei musicisti in 140 battute, usando Twitter. Cose divertenti così:

L’intervista è interessante. Il personaggio fa un po’ il misterioso… Ma mi sembra decidamente meno invasato di quel “critico” che l’anno scorso si prefisse di recensire 1000 dischi con dei tweet,  il tutto per dimostrare che Google sta uccidendo la critica musicale. Almeno @discographies sembra voler dimostrare solo di avere il dono della sintesi e un po’ di umorismo.

Google sta uccidendo la musica e il giornalismo?

Aprile 27th, 2010 in Giornalismo musicale, Uncategorized by Gianni Sibilla

Uno non fa in tempo a scrivere una cosa sulla morte e l’uccisione del videoclip, che le allegre metafore criminali tornano a ripresentarsi, su argomenti analoghi.

Da qualche giorno in rete c’è un interessante dibattito sulla morte della critica musicale – interessante per qualcuno, chiaramente. Un sacco di gente giustamente dirà: chi se ne frega dei critici…

Comunque, il protagonista è Chris Weingarten, uno che si definisce “the last rock critic standing”, che per sfida ha aperto un account Twitter in cui fa recensioni di 140 caratteri.

Sostiene Weingarten che il SEO – la search engine optimization, ovvero l’ottimizzazione delle pagine internet per farle apparire in cima alle ricerche di Google – stia ammazzando la critica musicale. E’ tutta una questione di numeri, ormai: chi scrive prima, il voto che si dà al disco, e così via. Non c’è più bisogno di approfondimento, di contestualizzazione.

Riassume  la questione Everett True – firma storica del giornalismo inglese – in questo articolo.

Tutto vero: ormai, chiunque può scrivere di qualsiasi cosa. Chiunque può aprire un blog e sparare sentenze, senza nessuna preparazione, senza nessuna autorevolezza. Però.

Però io credo che molta di questa gente che scrive queste cose rimpianga un passato in cui i critici  erano (o si ritenevano) gli unici depositari della verità musicale. Oggi chiunque è libero di formarsi un’opinione, anche direttamente, nel mare magnum della rete.

E comunque ci sarà sempre bisogno di qualche filtro in tutte queste ondate di musica che ci arrivano addosso. I filtri hanno bisogno di autorevolezza e l’autorevolezza ha bisogno sia di standard giornalistici elevati – acesso diretto alle fonti, controllo delle fonti indirette, verifica delle informazioni, precisione, buona scrittura – sia di nuovi standard digitali – come la puntualità, l’inclusione di tag che facilitino la ricerca.

Tutto questo ha un altro però. Quello di Weingarten è un discorso che riguarda soprattutto il mondo anglosassone. Perché in Italia una vera critica rock ha sempre fatto fatica ad esistere, salvo poche eccezioni.

Ciò nonostante tutti vogliono fare i critici musicali: la maggior parte della gente che scrive a Rockol per proporre collaborazioni, invia recensioni, e soprattutto di indie rock. La miriade di blog in circolazione ha semplicemente liberato un desiderio represso: l’italia è un paese pieno di commissari tecnici della nazionale di calcio e di critici musicali.

Gli Swell Season, il sole, una chitarra scassata

Ffebbraio 8th, 2010 in Concerti, Interviste by Gianni Sibilla

Glen Hansard ha l’animo del busker. “Sono a Milano seduto sotto un ulivo a godermi il sole”, scrive sul suo twitter la mattina, e te lo immagini con una chitarra che canta, magari pensando a qualche scena di “Once”, il film che l’ha reso famoso dopo anni di gavetta, facendogli vincere un Oscar nel 2008 per la migliore canzone originale. Quando lo leggo dal computer di casa, non so ancora che quell’immagine sta per diventare vera, anzi ancora meglio.

L’appuntamento per l’intervista è nel primo pomeriggio. Uno spicchio di sole arriva ancora in un angolo del cortile del conservatorio, esattamente sulla panchina sotto un albero, che non è un ulivo ma una magnolia. Glen arriva, saluta, si siede, si gode il sole e con la sua chitarra scassata si mette a provare una canzone nuova, registrandola con l’iPhone.

Abbiamo un accordo per filmare un paio di canzoni, ma il posto, il tempo lo ispirano, si vede. Arriva Marketa, timida e un po’ impacciata. Glen vede passare Colm, il violinista: “Dai, vieni anche tu, che suona meglio”. Iniziano con “Gold” una canzone di “Once”, quindi passano ad una cover di un loro vecchio amico scomparso, Mic Cristopher, “Listen girl”. Poi dicono: dai facciamone ancora una, gli chiedo (loro fanno) “What happens when the heart just stops” dei Frames. “Il posto è così bello… sai cosa mi piacerebbe fare?”, dice Glen. “Quella canzone di Springsteen”. E attaccano “Drive all night”, che recentemente avevano suonato a New York: un’intensità come quella che Glen ci mette a cantarla ce l’ha solo il Boss. Che è il Boss non per niente.
Ecco, perdonatemi, me la tiro un po’, ma il mio concerto è stato questo: quando torno a casa rivedo i filmati, e mi rendo conto della fortuna che ho avuto: il luogo perfetto, la luce perfetta, l’acustica perfetta e i musicisti perfetti.

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Poi la sera ho quasi rischiato di non andare al concerto per un intoppo a casa che fortunatamente si è risolto in tempo, e mi sarei perso una gran cosa. La serata si apre con Josh Ritter, americano quasi trapiantato in Irlanda, capace di ipnotizzare la platea con una chitarra e voce. La sala è piena, il concerto è esaurito da un mese. Non è la sala più grossa del conservatorio, ma fa piacere vedere che finalmente c’è gente che apprezza questo grandissimo cantautore: il successo di “Once” (che pure in Italia è stato promosso pochissimo) ha avuto qualche effetto anche qua. Sul palco ha una band, che poi sono i Frames sotto mentite spoglie: nell’intervista al pomeriggio Glen mi aveva confermato che vuole portare avanti entrambi i progetti, che con i Frames tornerà ad incidere presto, ma che entro l’anno vuole tornare in studio anche con Swell Season. Sul palco c’è lui, c’è Marketa che sembra piccolissima dietro un piano a coda che sembra enorme. C’è una band completa, che dà un suono pieno, anche se sostanzialmente acustico, alle canzoni. Ma il centro è lui, Glen, con il suo piglio da intrattenitore tra un brano e l’altro (come quando racconta le sue peripezie da turista a Milano), e con la sua carica trascinante, con i suoi crescendo. La scaletta è sbilanciata sulle ultime cose degli Swell Season, e ha un po’ perdita di tensione quando cede il microfono alla pur brava e delicata Marketa, che funziona meglio quando con la sua voce fa il controcanto alla voce più possente di Glen. L’esempio migliore arriva nella parte centrale quando, voce e chitarra, i due cantano una versione da brividi di “Buzzin fly” di Tim Buckley, in cui viene accennata anche “Grace” del figlio Jeff (la potete vedere qua sotto).
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Il finale è una festa: Glen sembra non volersene più andare. Dopo un duetto con Josh Ritter, dopo “High horses”, attacca “Fitzcarraldo” (e io che mi lamentavo che non c’erano in scaletta canzoni dei Frames), e poi un finale esilarante su una versione acappella di “Devil town” di Daniel Johnston, che canta e fa cantare al pubblico quasi all’infinito.  All’uscita, in un angolo del cortile, c’è un sacco di gente che lo aspetta, e lui avrà la pazienza di fare una foto con tutti, di dare un sorriso a tutti. Queste sono serate che fanno bene alla musica.

Soundgarden, tornate insieme!

Ggennaio 2nd, 2010 in Concerti, Interviste, Recensioni, Reunion by Gianni Sibilla

E’ stato furbo, Chris Cornell: un tweet a mezzanotte in punto la notte di capodanno, e un milione e mezzo di followers pensvano alla reunion dei Soundgarden.

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Il giorno dopo la notizia era ovunque, visto che non c’era molto altro da raccontare nella musica, il primo dell’anno.

La reunion dei Soundgarden è in fin dei conti banale. Gli Elii farebbero fatica a scriverci una canzone: gli ex membri non si sono insultati pubblicamente; qualcuno è più o meno scomparso dalla scene, qualcun altro ha fatto una gran carriera con un’altra band, qualcuno ha fatto una mediocre carriera solista. Però insomma.

Ho ancora qualche dubbio suo questa reunion. Soprattutto: che farà Matt Cameron, uno migliori batteristi rock in circolazione, ora in pianta stabile nei Pearl Jam, che l’anno prossimo sono in tour?

Ho intervistato Chris Cornell non più di sei mesi fa. Me la ricordo come una brutta intervista, fatta in un buio camerino dell’Alcatraz, poco prima di un concerto. Io che sbaglio approccio, lui molto sulla difensiva. Il tutto perché l’ultimo disco, Scream”, era davvero imbarazzante.

Gliel’avevo chiesto, della reunion. Lui aveva smentito gentilmente ma fermamente. Si sa, le rockstar contano un sacco di balle, se gli fa comodo.


Liquid download

Novembre 13th, 2009 in Gadget, Uncategorized by Gianni Sibilla

Su Twitter leggo di un nuovo gadget, la nuova frontiera della distribizione digitale: una chiavetta USB che permette di scaricare contenuti “liquidi”, ma non musica liquida. E’ in francese, ma si capisce benissimo.

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This song is here to keep you warm..

Novembre 4th, 2009 in Gadget by Gianni Sibilla

…diceva una veccchia canzone dei R.E.M.

Mi sa che i Weeezer l’hanno presa un po’ sul serio, con questo oggetto che concorre al premio di gadget musicale dell’anno. Questo video è un piccolo capolavoro che unisce lo stile delle “vecchie” pubblicità americane e i nuovi strumenti di marketing digitale: in questo sono davvero dei geni.  (Via AplusK su Twitter)

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Un giorno, in metropolitana

Ottobre 29th, 2009 in Twitter, YouTube by Gianni Sibilla

Ho sempre sospettato che il metal e gli strumenti ad arco fossero pericolosamente simili, anche prima che i Metallica incidessero un disco sinfonico con orchestra. Ora questo video  – che ho scoperto grazie al “Twitter Demi-God” Ashton Kutcher – lo conferma. Pensate di tornare a casa stravolti dal lavoro, scendete in metropolitana e vedete uno che suona il violino così…

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For those about to blog
Musica e diavolerie digitali varie: il blog di Gianni Sibilla