Giugno 12th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Seguire HitWeek in Cina è stata un’esperienza a doppio valore aggiunto. Ho trascorso qualche giorno in simbiosi con Negrita e Subsonica e li ho visti socializzare, sviluppare una bella chimica, affrontare insieme un mondo e un pubblico diversi, li ho potuti conoscere in un ambito e in circostanze rare.

E poi ho sondato una realtà culturale e industriale che proprio non ci appartiene, incontrando imprenditori che mi hanno fatto toccare con mano la particolarità di un mercato che segue un andamento tutto suo, dove il rock ha solo 20 anni e dove il live è l’unico business che conta. I media? Tutt’altro pure loro… Qui un report e qualche considerazione.
Tags: Cina, HitWeek, Nergita, Subsonica
Maggio 22nd, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Amanda Palmer ha sfondato il tetto dei 700.000 dollari di raccolta su Kickstarter, e ora il comparto del crowdfunding musicale vede rosa. Ma ci furono anche i Public Enemy con Sellaband, un caso meno esaltante. E, da pochi giorni, c’è una piattaforma di micro-finanziamenti dal basso dedicata al live, Gigfunder.
Come funziona? Quando va in crisi il modello?
Qui trovate gli agganci al tema in forma di notizie, mentre in questo articolo su Globalist ne ho parlato diffusamente.
Tags: Amanda Palmer, crowdfunding, Gigfunder, Globalist, Kickstarter, Public Enemy, Sellaband
Maggio 18th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Che Justin Bieber possa essere un ‘early investor’ di Spotify ci sta, considerando l’importanza per la piattaforma di Daniel Ek di contare su testimonial fondamentali un anno fa per legittimarne l’ingresso sul mercato americano. Ma la breve lista delle startup in cui il diciottenne intrattenitore ha investito è un bigino della tech economy dell’ultimo biennio, da ciò che si apprende sulla cover story che Forbes gli dedica nel numero in uscita questo mese. Eccola:

Justin Bieber, cover story su Forbes
Tinychat, piattaforma per il messaging, in cui ha investito insieme a A-Grade (Aston Kutcher)
Stamped, insieme a Google Ventures e Bain Capital: è un’applicazione dedicata al ‘rating’ (gli utenti possono votare qualsiasi cosa, recensendo ristoranti, album etc)
Spotify (v. sopra)
Sojo Studios: convinto dall’attrice Ellen DeGeneres, è entrato in questa azienda che opera nel gaming e produce il suo gioco online preferito, WeTopia
Viddy, piattaforma di video sharing.
Tags: Forbes, Justin Bieber, Sojo Studios, Spotify, Stamped, Tinychat, Viddy
Aprile 19th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Tim Berners-Lee, uno dei co-creatori del world wide web, partecipando ad una conferenza stampa del W3C nella quale la discussione ha toccato i temi della pirateria ma soprattutto delle normative più discusse del momento (ACTA, SOPA, PIPA), ha criticato duramente l’industria musicale ammonendo: “Non dobbiamo consentire che il terrore delle case discografiche, che deriva loro da un modello di business che non funziona, sconvolga la natura aperta del web… Le case discografiche alzano molto la voce nel momento in cui si discute sul loro particolare modello di business, che di fatto è superato. Il risultato è che sono state create leggi che passano il messaggio che l’unico problema su internet sono gli adolescenti che rubano la musica. Il mondo è più grande di così. L’internet è più grande dell’industria musicale. L’impatto economico dell’internet è superiore a quello dell’industria musicale”. Sottolineando che si reputa un sostenitore di tutte le piattaforme che abilitano i pagamenti online della musica e auspicando che siano introdotte nuove modalità per restituire denaro ai creatori, incluse donazioni ai blog, ha poi precisato che non deve trattarsi necessariamente di un sistema creato dalle case discografiche. Tim Berners-Lee ha argomentato che la maggior parte di ciò che accade sul web è sociale e che il downloading rappresenta solo una piccola attività in confronto ed ha concluso con l’auspicio che venga impedito che nuove forme legislative finiscano per abolire l’idea fondamentale che qualcuno sia punibile solo dopo un regolare processo.
Tags: ACTA, PIPA, SOPA, Tim Berners-Lee
Marzo 26th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
A Cardiff, in Galles, non di solo rugby vive la popolazione locale. Un’attrazione sotterranea, che certo meriterebbe maggiore credito e fama proprio mentre ci avviciniamo all’appuntamento annuale con il Record Store Day, è Spillers Records, il più antico negozio di dischi di cui si conosca l’esistenza. La sua timida comparsa sotto le luci della ribalta si deve a un bel pezzo pubblicato dal Guardian a firma di Tom Lamont, che vi ha trascorso un’intera giornata lavorativa insieme allo staff ricavandone la cronaca di un business già oltre l’orlo di una crisi, ma romanticamente aggrappato alla propria missione.
Spillers vive grazie a due elementi, pare di capire. Recommendation e Community. Non le funzionalità tipiche dell’ambiente ’social’ dell’ultimo lustro online, ma proprio i concetti di raccomandazione e comunità. La prima, quella che lo staff del negozio dispensa alla clientela ma anche quella che riceve in cambio dai suoi frequentatori, così preziosa per ottimizzare le scorte in un lavoro a basso margine. La seconda, quella che lo sostiene senza distinzione di età e fasce socio-demografiche: dal pilota della RAF che lo frequenta dal 1971 ai pischelli diciannovenni che pagano cash dopo essersi fatti un’idea su Spotify.
E’ una storia piccola, affascinante e significativa. La statistica dice anche che è una storia rara e poco replicabile, che è una vicenda contro-corrente, forse è l’eccezione che conferma la regola. Ma parla di uno “store” che vende “musica” (album, magliette, gadget, biglietti di concerti), spinge gli artisti locali e, oltre a ‘recommendation’ e ‘community’, vive di ‘music discovery’. Gli mancava il ‘viral’. Eccoci.
Tags: Guardian, Record Store Day, Spillers Records, Tom Lamont
Marzo 18th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Mi sarebbe piaciuto che “Obsessed with sound”, il progetto che alla quindicesima edizione degli Interactive Awards del South By SouthWest di Austin (SXSW) ha vinto nella categoria musica, avesse potuto concentrarsi su John Stirratt durante l’esibizione dei Wilco all’Alcatraz di Milano lo scorso 8 marzo. Un’esibizione incendiaria, con il bassista assoluto protagonista silenzioso, una specie di uomo-fondamenta, con le sue linee di basso melodiche e dinamiche a sostenere quella che è stata una continua jam session di una band che dal vivo vale 3 volte il già ottimo rock che sciorina sui propri album. Gli avrebbe reso il giusto merito.
Sì, perchè è questo che ‘Obsessed with Sound’ fa: ti dà la possibilità di concentrarti sui dettagli di qualsiasi singolo musicista durante l’esibizione di un’orchestra, isolandoti dal resto del palco e focalizzandoti sul suo audio e sul suo video, con tanto di note informative a margine. La categoria musicale degli Interactive Awards al SXSW premia letteralmente “projects related to musicians, bands, and the music industry, as well online radio and other developments that offer streaming audio content”.
‘Obsessed with Sound’, prodotta da Philips, è stata divulgata attraverso una campagna realizzata dall’agenzia Tribal DDB di Amsterdam che riprende la performance della Dutch Metropol Orchestra.
La campagna aveva vinto premi anche ai Lovie Awards e agli Eurobest Awards.
Fantastica: ecco il video.
Tags: Interactive Awards, Obsessed with Sound, SXSW
Marzo 8th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Pandora, la più popolare piattaforma al mondo basata sulla internet radio, ha pubblicato una rendicontazione economica aggiornata e riferita all’ultimo quadrimestre 2011, mostrando così luci e ombre a circa 9 mesi dalla sua quotazione in borsa al NYSE. Le luci sono relative alla potente espansione di quota di mercato e di audience, come mostrano l’incremento degli utenti unici attivi che sono diventati 47 milioni rispetto ai 29 totalizzati nell’analogo periodo del 2010, e quello dei ricavi, passati da 47,6 a 81,3 milioni di dollari (aumento del 70% in dodici mesi). La crescita del’utenza ha portato con sè quasi il raddoppio delle ore di ascolto complessive, ormai 2,7 miliardi (erano 1,4 l’anno prima) ma, ed ecco le ombre, non sembra avere contribuito ad ammortizzare la base dei costi fissi, se è vero che il provider ha incrementato sostanzialmente le perdite nette, diventate 8,2 milioni di dollari contro i passati 1,4 milioni (un’incidenza che sale dal 2,9% al 10,1%). Considerando che la quota di ricavi ascrivibile alla raccolta pubblicitaria sembra restare pressoché costante anno su anno (era di 41,4 milioni di dollari nel 2010 ed è di 72,1 milioni di dollari nel 2011: rispettivamente l’87% e l’88% circa del totale), registriamo due dati principali.

Pandora
Il primo riguarda la componente “premium” del modello di business, che per il momento non sembra riuscire a sfondare e ci indica che l’espansione di Pandora passa in gran parte attraverso il “free”. Il secondo, considerando che le economie di scala dovrebbero avere garantito costi marginali decrescenti sul fronte della banda e dell’infrastruttura, è che la leva pubblicitaria (ricavi) è ancora molto negativa rispetto alla spesa per licenze (costi). Difficile stabilire se ciò accada perchè ad ogni centesimo aggiuntivo speso per lo streaming corrisponde un ricavo inferiore al centesimo o perchè la rapida crescita di pubblico non ha concesso a Pandora di valorizzare per tempo il proprio “inventory”, lasciando così molto traffico invenduto nel periodo di riferimento. Se si trattasse del primo caso, ed è possibile che per buona parte sia così, sarebbe un guaio strutturale. E, se così fosse, saremmo di fronte a un colossale “loss leader” in attesa di essere comprato per il valore della propria audience.
(btw: dalla quotazione ad oggi, il titolo vale il 38% in meno rispetto al debutto: 10,86 dollari contro 17,50).
Tags: internet radio, Pandora
Ffebbraio 18th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Il 2011 ha fornito certezze negative al comparto della carta stampata musicale, confermando una tendenza che nell’ultimo lustro non si è mai arrestata. La scorsa settimana sono arrivati i dati relativi al mercato britannico: la perdita di copie vendute è ampia e generalizzata, con testate come l’NME giunte a un livello di scarsa rilevanza (fortunatamente compensato dalla crescita digitale della testata) e mensili di approfondimento come Mojo sulle barricate, ma obiettivamente assestati su una circolazione che in Italia si raggiungeva solo negli anni Ottanta. Le voci continue sul possibile ‘riposizionamento’ della bibbia dell’industria, Billboard, non cessano, così come le sue riorganizzazioni interne. Mentre è una certezza il dimezzamento di fatto di Spin, uno dei più autorevoli mensili di oltre oceano dedicato alla scena alternativa che, dalla tradizionale frequenza mensile, dal prossimo mese di marzo passerà a quella bimestrale. Parlando ad AdWeek, il publisher del periodico americano Devin Pedzwater ha raccontato la trasformazione della testata, che sarà proposta in un formato molto più grande (“un richiamo agli anni Novanta: la gente vuole qualcosa di molto tattile tra le mani”) e che nella nuova versione cartacea insisterà su numeri quasi monografici, con speciali a tema e lunghi approfondimenti e inchieste. Notizie e recensioni saranno il pane quotidiano del sito, mentre una nuova app per iPad sarà il punto di congiunzione tra le due realtà: l’applicazione legherà i lunghi articoli del nuovo bimestrale al materiale relativo trattato nel sito, integrando il contenuto con una playlist in streaming di 60 brani per numero.
Interessante notare come Spin sia una delle prime realtà editoriali tradizionali ad affrontare concretamente, sia pure a livello sperimentale, l’irrisolto trade-off tra la vendita cartacea a pagamento e l’accesso gratuito online che da oltre quindici anni vede i media in posizione di stallo. Spin cercherà di farlo non solo ripartendo i contenuti tra i due formati per diversa natura, frequenza e tipologia ma promuovendo anche un investimento per la produzione e la distribuzione di contenuti extra, gli unici a giustificare la fidelizzazione dei lettori sia al formato cartaceo che alla app.
Tags: AdWeek, Billboard, crisi della stampa musicale periodica, Mojo, NME, Spin
Ffebbraio 2nd, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Quella tra finanza e industria musicale, dopo essere stata florida nel primo semestre 2011 e avere segnato il passo nel secondo, pare tornata ad essere una splendida relazione. Almeno negli Stati Uniti. Con un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il mese di gennaio appena trascorso ha infatti fatto registrare una raccolta di capitali pari a 65,55 milioni di dollari affluita nelle casse di società e startup che operano all’incrocio tra musica e tecnologia, grazie soprattutto all’ormai noto investimento da 50 milioni di dollari in Soundcloud.
Ecco la situazione al gennaio 2012 (investimenti in $ USA):
- Soundcloud: 50 milioni [la maggiore piattaforma di social sharing dedicata all'audio e basata sulla 'nuvola']
- Next Big Sound: 6,4 milioni [fondata nel 2008, la sua piattaforma traccia la popolarità di artisti e gruppi sulla base della circolazione e dell'utilizzo dei loro contenuti online - su siti e social networks]
- Moontoast: 6 milioni [specializzata nel 'social commerce', l'azienda offre soluzioni di monetizzazione basate sull'interazione tra marchi, artisti e utenti]
- Gobbler: 1,75 milioni [fondata nel 2010, propone un B2B dedicato alle aziende musicali, alle quali offre soluzioni di backup dei propri asset audio per successiva condivisione e distribuzione agli addetti ai lavori]
- Murfie: 1,4 milioni [parte retailer di musica nuova e usata, parte community, parte marketplace]
Tags: Gobbler, Moontoast, Murfie, Next Big Sound, Soundcloud, venture capital e musica
Ggennaio 10th, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Sono stati 458,8 i milioni di dollari che la finanza americana ha investito nel 2011 in nuove intraprese dell’industria musicale, o comunque a cavallo tra musica e high tech.
Gli interventi, disparati per natura ed ammontare, sono stati censiti da Digital Music News e commentati su Rockol.
Di seguito la tabella completa: appuntamento tra 12 mesi per individuare successi, flop e stalli all’interno di questa istantanea.

startup e venture capital 2011
Tags: Beyond Oblivion, Digital Music News, Rdio, Shazam, SongKick, Spotify, TicketFly