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Il declino del peer to peer. E adesso…?

Il declino del Peer-to-Peer

Il declino del Peer-to-Peer

Una notizia buona e una cattiva per l’industria musicale, suppongo. Quella buona: il peer-to-peer non è proprio morto ma sicuramente inizia a emanare un odore sgradevole. Quella cattiva: se morirà o crollerà definitivamente, difficilmente gli ISP saranno una cash cow e potranno continuare a costituire un valido obiettivo di mercato.

Il fatto: un’analisi pubblicata da Arbor Networks, specializzata nel ‘network management’ e utilizzata dal 70% dei top provider mondiali, rivela che la pratica del file sharing musicale è avviata verso un deciso e rapido declino, surclassata nelle abitudini degli appassionati di musica online dal video streaming. Rilanciata con una notizia da Wired, la notizia fa rumore e merita approfondimento: analizzando il traffico di 110 ISP (equivalenti anche a 3.000 router o, in termini quantitativi, a 264 exabyte di traffico), Arbor ha rilevato che la quota di traffico da P2P è pari al 18% del totale rispetto al 40% del 2007. 22 punti percentuali in larga parte sostituiti da siti di streaming e/o di downloading gratuiti ma legali (supportati dalla pubblicità).

In buona sostanza meno pirateria, graduale modifica delle abitudini di fruizione dell’utenza appannaggio di modelli di business remunerativi. Modelli, però, tuttora a metà del guado, incapaci di compensare l’emorragia di ricavi da supporto fisico che da un lustro affligge la discografia, la cui comprensibile ma non sempre composta chiamata di correo nei confronti dei provider potrebbe rivelarsi, come spesso in passato, meno strategica del previsto e molto più tattica.

Con i tempi richiesti per introdurre normative così impopolari e dirompenti, c’è da chiedersi se non valga la pena incanalare le proprie energie in altre direzioni.

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One Response to “Il declino del peer to peer. E adesso…?”

  1. [...] Wired (attraverso una ricerca Arbor), come riportato da Musicreporters di Rockol, ha rilevato [...]

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