Guvera o Spotify, dopo tutto…?
L’advertising-funded music model, che prevede che gli utenti scarichino e/o ascoltino brani (e/o vedano clip) gratuitamente e legalmente grazie al supporto della pubblicità, è indicato da circa 30 mesi come l’Eldorado dell’industria musicale.
La ragione è da ricercarsi nel progressivo passaggio dal possesso all’accesso, nell’inarrestabile affermazione del cloud computing e nella spinta fornita a quest’ultimo dal comparto mobile (che, sinonimo di portatilità e ubiquità, è congenitamente legato all’accesso).
Poi, nel modello, la fantasia e la creatività si scatenano. We7 per prima, Spotify con più clamore, situazioni miste tra “get per” e subscription, jingle anzichè spot e così via. Nel dubbio, purtroppo, che la pubblicità potrebbe benissimo non farcela a cantare e portare la croce per tutti (v. SpiralFrog, r.i.p. …). E nel dubbio che, tra equo compenso SIAE applicato agli ISP e cluod music (anche Apple compra Lala dopo tutto), la pubblicità possa diventare collaterale prima di affermarsi come necessaria e risolutiva.
ok.
E se in questo bailamme la proposta più funky fosse quella di Guvera…?