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Il vaso di Pandora ha una falla

Pandora, la più popolare piattaforma al mondo basata sulla internet radio, ha pubblicato una rendicontazione economica aggiornata e riferita all’ultimo quadrimestre 2011, mostrando così luci e ombre a circa 9 mesi dalla sua quotazione in borsa al NYSE. Le luci sono relative alla potente espansione di quota di mercato e di audience, come mostrano l’incremento degli utenti unici attivi che sono diventati 47 milioni rispetto ai 29 totalizzati nell’analogo periodo del 2010, e quello dei ricavi, passati da 47,6 a 81,3 milioni di dollari (aumento del 70% in dodici mesi).  La crescita del’utenza ha portato con sè quasi il raddoppio delle ore di ascolto complessive, ormai 2,7 miliardi (erano 1,4 l’anno prima) ma, ed ecco le ombre, non sembra avere contribuito ad ammortizzare la base dei costi fissi, se è vero che il provider ha incrementato sostanzialmente le perdite nette, diventate 8,2 milioni di dollari contro i passati 1,4 milioni (un’incidenza che sale dal 2,9% al 10,1%).  Considerando che la quota di ricavi ascrivibile alla raccolta pubblicitaria sembra restare pressoché costante anno su anno (era di 41,4 milioni di dollari nel 2010 ed è di 72,1 milioni di dollari nel 2011: rispettivamente l’87% e l’88% circa del totale), registriamo due dati principali.

Pandora

Pandora

Il primo riguarda la componente “premium” del modello di business, che per il momento non sembra riuscire a sfondare e ci indica che l’espansione di Pandora passa in gran parte attraverso il “free”. Il secondo, considerando che le economie di scala dovrebbero avere garantito costi marginali decrescenti sul fronte della banda e dell’infrastruttura, è che la leva pubblicitaria (ricavi) è ancora molto  negativa rispetto alla spesa per licenze (costi). Difficile stabilire se ciò accada perchè ad ogni centesimo aggiuntivo speso per lo streaming corrisponde un ricavo inferiore al centesimo o perchè la rapida crescita di pubblico non ha concesso a Pandora di valorizzare per tempo il proprio “inventory”, lasciando così molto traffico invenduto nel periodo di riferimento. Se si trattasse del primo caso, ed è possibile che per buona parte sia così, sarebbe un guaio strutturale. E, se così fosse, saremmo di fronte a un colossale “loss leader” in attesa di essere comprato per il valore della propria audience.

(btw: dalla quotazione ad oggi, il titolo vale il 38% in meno rispetto al debutto: 10,86 dollari contro 17,50).

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