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Rock and Roll & Private Equity: Bob Geldof presenta “8 Miles”

Settembre 10th, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Bob Geldof

Bob Geldof

Bob-Geldof ha lanciato un fondo di private equity per raccogliere investimenti per 750 milioni di dollari da destinare all’Africa. Il fondo “8 Miles” ha fissato la prima ‘chiusura’ per la fine dell’anno, contando di avere raccolto entro il quarto trimestre 2010 oltre 150 milioni di ‘committed capital’. Per cominciare, la ADB (Africa Development Bank) ha approvato l’acquisizione di equity in “8 Miles” per 50 milioni di dollari, condividendo quindi l’approccio pan-africano del progetto, che conta di destinare risorse economiche a più settori e più aziende, con una ventina di investimenti complessivi tra i 15 e gli 80 milioni di ammontare cadauno. La International Finance Corporation, intanto, sta considerando a sua volta un investimento di 60 milioni di dollari.

Sir Bob Geldof ha concretizzato la sua iniziativa insieme a Mark Florman, veterano professionista del settore (senior advisor e chairman dello studio londinese Spayne Lindsay & Co.), al quale è delegata la guida operativa del fondo, anche in ragione della sua esperienza sul piano filantropico  – é stato fondatore di Build a School  in Africa nel 2002 e co-fondatore del Centre for Social Justice a Londra nel 2004.

Il portfolio del fondo includerà imprese che operano nelle materie prime, nei servizi finanziari e nelle infrastrutture: l’obiettivo per la ADB sarà l’incremento di reddito e posti di lavoro per ridurre la povertà e l’emergenza alimentare nel continente. I due soci richiedono “idee che possano rafforzare l’impatto del fondo per renderlo un modello per altre operazioni simili in futuro”. Geldof, il cui impegno nei confronti dell’africa risale al 1984 con l’organizzazione di Band Aid prima e di Live Aid (1985) poi, si è speso molto di recente per promuovere iniziative statali orientate al reperimento di finanziamenti sull’Africa. Il suo mantra: “La povertà può essere alleviata dagli aiuti, ma può essere eliminata solo attraverso commercio, investimenti e crescita. E sono commercio e investimenti che supporteranno il dinamismo e il senso di intrapresa delle persone dell’Africa sub-sahariana e dell’Asia meridionale, offrendo loro i posti di lavoro, la dignità e le opportunità che meritano”.

8 come Live 8?  No.

“8 miglia” è giusto la distanza fisica che separa la punta meridionale dell’Europa dall’Africa settentrionale.

Geldof, i cui interessi sono molteplici nel mondo della musica e dei media, ha fama di straordinario negoziatore con i potenti di tutto il mondo. Così come Bono, li ha incontrati tutti, chiedendo denaro e cancellazione del debito per la ‘sua’ Africa. Il suo turpiloquio, leggendario ed esilarante, fa da anni da contraltare al carisma suadente dell’amico che venticinque anni fa aveva convertito alla causa con un viaggio sconvolgente in Etiopia. Allo stesso modo in cui oggi il suo private equity pare differenziarsi da “Elevation Partners”, di cui Bono è stato co-fondatore nel 2005.

Gli U2 riformati da Nelson Mandela

Novembre 25th, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Bono ha da tempo messo in conto che il ruolo di rockstar più autorevole del secolo non potrà non attrargli critiche, strali e sberleffi. Il suo impegno contro la povertà nel pianeta, però,  resta incessante, genuino e molto appassionato; a tratti efficacissimo: quando bacchetta i capi di stato, solitamente guadagna la solidarietà e il plauso della gran parte della pubblica opinione, mentre suscita contrarietà in una significativa minoranza irritata dallo strano mix rock-business-politica-solidarietà.

Bono e Nelson Mandela

Bono e Nelson Mandela

Ma c’è una critica che muove da anni nei confronti del Bono politico, sintetizzabile nel consiglio: “Ma pensi a cantare, che gli U2  ormai sono una macchina da  rock obsoleto”.  Perchè, allora, non ribaltare lo schema della solidarietà? Perché non può essere la politica ad occuparsi della musica? Perché, addirittura, non riformare gli U2 con l’aiuto delle menti più brillanti dell’Africa dilaniata dall’Aids e dal debito? E’ il punto di vista di William Easterly,  esimio professore alla Facoltà di Economia della New York University e,  in particolare, autore del saggio “White Man’s Burden”. Easterly, in un post geniale, ha annunciato che una commissione di esperti formata da leader dei paesi africani ha stilato un piano per “la riforma completa degli U2″. Le misure urgenti invocate dalla commissione sarebbero tese ad arrestare il declino verso una crisi incipiente della band, la quale “ha perso contatto con le proprie radici africane”.

Fantastico il presunto monito di Nelson Mandela, che sembra coniato per funzionare a diversi livelli:  ”I nostri giovani oggi sono in pericolo a causa della bassa qualità della musica: presteremo agli U2 musicisti africani per ristrutturare il loro suono per soddisfare i bisogni urgenti e crescenti di forme di intrattenimento alternative in un periodo di crisi globale per la musica e i servizi finanziari”. A chi parla il vecchio Nelson? A qualcuno fischiano le orecchie?

Ogni dettaglio sul piano di riforma degli U2 qui.

Bluto’s Music Barbecue
(chi la vuole cotta, chi la vuole cruda)