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Industria musicale: giù i ricavi, su l’inquinamento. Julie’s Bicycle dà i numeri.

Marzo 29th, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

540.000 tonnellate all’anno di emissioni di gas serra:  è la misura dell’inquinamento prodotto dall’industria musicale britannica, tre quarti dei quali sono generati come conseguenza di esibizioni live e un quarto dai comparti ” music recording” e “music publishing”.  Lo studio, di cui si è occupata la dottoressa Catherine Bottrill della University of Surrey, è stato commissionato dalla Julie’s Bicycle, una organizzazione non-profit che si è rivolta all’Istituto per i Cambiamenti Ambientali della University of Oxford.  La Julie’s Bicycle fu fondata nel 2007 da alcuni dirigenti e personaggi dell’industria discografica nel 2007, poco prima del Live Earth.

Secondo i ricercatori impegnati nello studio, il 43% dei gas serra prodotti derivano dai viaggi e dagli spostamenti del pubblico per recarsi ai concerti, mentre il 23% è prodotto direttamente dai e nei luoghi (locali, arene e stadi) dove le esibizioni hanno luogo. Fattori extra-live di grosso peso, invece, sono rappresentati dal packaging dei CD e dalla distribuzione fisica in senso lato.

Sulla base delle proprie conclusioni, Julie’s Bicycle si occuperà di diffondere una campagna di sensibilizzazione e di fornire alcuni benchmark di riferimento agli artisti, alcuni dei quali sono manifestamente ‘green’ ma sprovvisti di nozioni pratiche, strumenti e metodologie per passare dal sostegno morale alla applicazione pratica che limita i danni. Sarà inoltre ufficializzata una certificazione “Industry Green”, declinata in base ai principali servizi e prodotti della musica – dal confezionamento dei prodotti alle norme dedicate ai festival, dalla gestione degli uffici a quella dei locali. E, come prima positiva conseguenza pratica della recente consapevolezza musical green, ecco uno strumento web-based di gestione dell’energia sviluppato da Catherine Bottrilli e Russell Layberry, già in uso presso alcuni veri e propri templi del live britannico come Wembley Arena e Royal Albert Hall:  si chiama SMEasure

Green Music Group: ‘eco-rock’ e music-biz

Ggennaio 31st, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Lauren Sullivan è la moglie di Adam Gardner. Adam Gardner è il fondatore e chitarrista dei Guster. Non conoscere i Guster è accettabile, però da ora in poi, sarebbe opportuno conoscere almeno la società dei coniugi Gardner, nata da un’iniziativa di Lauren.

Si chiama Reverb, è stata fondata nel 2004 e da allora si è occupata di ‘ecologizzare’ (neologismo discutibile, ok) 85 tour su scala internazionale, inclusi quelli di Coldplay, Dave Matthews Band, John Legend. I tour sono quanto di più inquinante l’industria musicale produca: tonnellate di carburante per viaggiare, montagne di plastica consumata e non smaltita con il catering nel backstage, chilometri di carta sprecata, lunghi momenti di aria irrespirabile per il pubblico grazie agli effetti scenici e triliardi di watt di energia consumata.

La missione di Reverb: convertire musicisti, luoghi della musica e industria musicale a fare scelte responsabili per l’ambiente. Obiettivo da conseguire introducendo riciclaggio a qualsiasi livello, utilizzo di cibi organici locali, acquisto di energia elettrica da fonti rinnovabili, uso del biodiesel per i trasporti e gli spostamenti, ricorso a materiali sempre riutilizzabili etc etc.

Da sabato 30 gennaio, Reverb ha compiuto un passo ulteriore dando vita al “Green Music Group”, una coalizione di musicisti e addetti ai lavori potenzialmente molto influente, impegnata a evangelizzare l’industria musicale rispetto al ‘green’, alla causa ecologista. Tra i fondatori: Dave Matthews Band, Linkin Park, Maroon 5, Willie Nelson, Sheryl Crow, The Roots, Bonnie Raitt, Barenaked Ladies, Guster. Ma anche Warner Music Group e Brushfire Records, oltre ad alcuni grandi arene americane. Superfluo sottolineare che i concerti che ricadranno nell’ambito dei suddetti protagonisti a qualsiasi titolo diverranno terreno di propaganda e sensibilizzazione al pubblico finale.

E, come si sa, chi fa rock sa dare spettacolo e attirare l’attenzione della gente. Così, da marzo, partirà il GMG Challenge, una serie di “calls-to-action” lanciate sul sito della coalizione, GreenMusicGroup.org: ciascuna ‘challenge’ avrà protagonista un artista fondatore e un nonprofit partner e metterà in palio premi e accessi speciali.
La filosofia del fund raising applicata al green, con una nuova opportunità per i marchi: quella di associare simultaneamente la propria immagine alla causa più sexy del momento e a un artista di richiamo.

Bluto’s Music Barbecue
(chi la vuole cotta, chi la vuole cruda)