déjà vu: seeqpod come napster
Aprile 1st, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Una sensazione di déjà vu: la fine di SeeqPod assomiglia a quella di Napster (parlo dell’originale).
Sotterrato dalle cause delle major ma anche da un modello di business poco a fuoco. Popolarissimo ma osteggiato. Capace di generare centoventimilioni di ricerche musicali ogni mese e di aggregare quarantacinquemilioni di utenti, ma inutile per l’ecosistema dell’industria musicale. Legale e efficace come piattaforma, ma colpevole di indicizzare anche file illegali, del cui hosting non è responsabile (una specie di condanna per istigazione a delinquere). <br> Sembra (di nuovo) assurdo che non si profonda nemmeno un piccolo sforzo per cercare di valorizzare quanto di buono c’è in giro, che non si provi a volgere in opportunità una minaccia, che non si ragioni su come trattenere e coinvolgere quel target-tartufo dei music fans che tutti cercano a che SeeqPod ha trovato attraverso un’applicazione che, da sola, vale più di mille widget efficaci.<br> Pensavo: ma se SeeqPod, o chi per lui, avesse indicizzato file e stream solo sul mercato cinese (nel quale, cito la IFPI, la distribuzione musicale è al 99% illegale e piratesca), che sarebbe successo? Avrebbe potuto agire indisturbato? O avrebbe potuto acquistarlo Google – magari, dimenticando per un attimo YouTube, con buona pace di tutti?