Disconnecting people
Marzo 18th, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Nokia ha annunciato il taglio di 1.700 posti di lavoro a livello mondiale: nei prossimi mesi i licenziamenti verranno gradualmente attuati con l’obiettivo di “incrementare la produttività e adattarsi alla situazione del mercato”, colpendo le divisioni ‘Devices and Markets’ e ‘Corporate Development Office’ della conglomerata finlandese. Lo scorso novembre, Motorola aveva annunciato il taglio di circa 3.000 unità – un contributo alle riduzioni delle spese previste per il 2009 e stanziate in 800 milioni di dollari. Entrambe le misure sono evidentemente conseguenza di un calo delle vendite (per Nokia, leader di mercato, anche e soprattutto nei profitti, che nel quatro trimestre 2008 sono diminuiti del 69%) e un ulteriore segnale tangibile dello stato di recessione che colpisce ogni comparto in questi mesi. La rilevanza di questi segnali per il mondo della musica è indiretta, ma non trascurabile.
Nel grafico di Abi Research che rappresenta le quote di mercato globali dei principali produttori di cellulari e affini, sono presenti ben quattro marchi che, a vario titolo e con curve di esperienza disparate, hanno un coinvolgimento forte con l’industria musicale: Nokia (che ha appena annunciato il lancio del programma ‘Comes with Music’ e del suo musicstore anche in Italia), Samsung (che si appresta a lanciare il proprio, a sua volta, nei prossimi mesi), Apple (è tutto noto…) e Ericcson, che ha legato alla musica la maggior parte dei suoi prodotti e campagne più recenti. Diventare ‘player’ musicali è un obiettivo dichiarato: ce la faranno? E come intendono provarci?
Appare difficile ipotizzare un effettivo contributo alla redditività di queste multinazionali da parte del modello ‘pay per’, che funziona oggi solo per Apple e per Amazon grazie a dinamiche difficilmente replicabili e, comunque, soprattutto perchè può permettersi margini bassi, inesistenti o negativi grazie alla capacità di remunerare altre divisioni. Se invece il modello dovesse gradualmente migrare a modalità ‘advertising funded’, allora ci sarebbe da preoccuparsi per la ridotta capacità di spesa di questi colossi della telefonia: servono infatti ingenti investimenti e serie strategie per disporre dei cataloghi, compteneze per gestire gli store a ogni livello e tempo sufficiente per attendere che il traffico (anche e soprattutto quello web) possa premiare con ricavi veri la gratuità dei contenuti.
Il tutto mentre il web suggerisce un incremento esponenziale della fruizione della musica gratuita in modalità streaming (v. Pandora, LastFM etc) e una transizione sempre più decisa e accettata da possesso ad accesso e fruizione.
Da monitorare.