(Dalla Russia?) con terrore: irrompe Mulve
Ottobre 2nd, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Mulve, un software emerso la scorsa settimana che permette di localizzare e scaricare gratuitamente brani musicali facendosi beffa di qualsiasi normativa sulla protezione del copyright, non è tecnicamente considerabile l’erede più feroce di Napster. Emotivamente sì, considerata l’inquietudine nella quale ha gettato l’industria discografica, RIAA in testa. Ma tecnicamente no perché il P2P, stavolta, non c’entra affatto. Mulve funziona invece per mezzo di un file eseguibile di 2MB di peso che, scaricato dall’utente, agisce ‘in sottofondo’ sul suo PC. L’interfaccia del software offre una stringa di ricerca che, compilata, restituisce una lista di risultati, basati sul nome dell’artista o sul titolo della canzone inseriti. Cliccando su uno dei risultati, si attiva il download gratuito ed immediato del brano scelto. Il download avviene da server non identificati ma, soprattutto, da parte di utenti non identificati, in quanto non registrati e non tracciabili (infatti, per l’appunto, la piattaforma non poggia sul peer to peer).
La settimana appena trascorsa ha visto Mulve sulle montagne russe, russe come quella che si sospetta possa essere la localizzazione geografica dei server. Non appena diffusasi la notizia della sua esistenza, Mulve è prima collassato sotto il peso delle infinite richieste dell’utenza, per poi risorgere, per poi ricadere un’altra volta – però, in questa occasione, soccombendo sotto il peso della legge. La Recording Industry Association of America ha infatti immediatamente azionato le sue potenti leve, come confermato dal portavoce dell’associazione Jonathan Lamy: “Siamo a conoscenza del software Mulve ed abbiamo intrapreso iniziative per proteggere i diritti dei nostri membri”. Un portavoce di Mulve ha poi chiosato: hanno chiesto un ordine di sospensione del servizio invocando la violazione DMCA (Digital Millenium Copyright Act). Poi però, mulve.com ha ripreso a funzionare. TorrentFreak ha diffuso un’autodescrizione dei creatori del servizio, qui in originale:
Originating from computer adept backgrounds, two guys, both musicians, met one day. After a drink, it was final, they decided to start developing a program like no other, something that would allow people to find a tune they wanted, no slower than a click of a button. Mulve, is just that program. After years of development we wanted to bring you something that you would enjoy loading up, something that was not for personal gain or for money. Something that could run flawlessly without so much as a momentary hiccup. Something that would prove to be a monumental breakthrough in terms of music discovery…Without giving too much away, I can tell you that we are obviously not a P2P client and in fact we don’t search open FTPs. Instead we directly connect to a few other servers overseas which store the music. Unfortunately, I cannot reveal which these are.
In buona sostanza, bloggisti e tecnocrati in rete hanno constatato – negli intervalli attivi del servizio – che la versione 1.09 di Mulve, quella in circolazione, offrirebbe una performance molto scadente, ma questo conta poco: la discografia, che anche volendo in questo caso non ha un target costituito da una coda lunga di utenti bricconi, orienta i suoi sforzi contro il servizio, la sua matrice e il suo funzionamento. La sua matrice conta perché, nel frattempo, ecco già spuntare il primo clone, comparso in rete a pochi giorni dalla nascita: si chiama pirateapp ed è un open source alla portata di chiunque (code.google.com/p/pirateapp). Chi l’avrà prodotto…?