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Venture capital e musica: 65 milioni nel mese di gennaio

Ffebbraio 2nd, 2012 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Quella tra finanza e industria musicale, dopo essere stata florida nel primo semestre 2011 e avere segnato il passo nel secondo, pare tornata ad essere una splendida relazione. Almeno negli Stati Uniti. Con un aumento del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, il mese di gennaio appena trascorso ha infatti fatto registrare una raccolta di capitali pari a 65,55 milioni di dollari affluita nelle casse di società e startup che operano all’incrocio tra musica e tecnologia, grazie soprattutto all’ormai noto investimento da 50 milioni di dollari in Soundcloud.

Ecco la situazione al gennaio 2012 (investimenti in $ USA):

- Soundcloud: 50 milioni [la maggiore piattaforma di social sharing dedicata all'audio e basata sulla 'nuvola']

- Next Big Sound: 6,4 milioni [fondata nel 2008, la sua piattaforma traccia la popolarità di artisti e gruppi sulla base della circolazione e dell'utilizzo dei loro contenuti online - su siti e social networks]

- Moontoast: 6 milioni [specializzata nel 'social commerce', l'azienda offre soluzioni di monetizzazione basate sull'interazione tra marchi, artisti e utenti]

- Gobbler: 1,75 milioni [fondata nel 2010, propone un B2B dedicato alle aziende musicali, alle quali offre soluzioni di backup dei propri asset audio per successiva condivisione e distribuzione agli addetti ai lavori]

- Murfie: 1,4 milioni [parte retailer di musica nuova e usata, parte community, parte marketplace]

Musica digitale a due velocità

Ffebbraio 14th, 2011 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

E’ stata una settimana a due velocità quella che si è chiusa ieri per la musica digitale.  Ad alta velocità oltre oceano e con scossoni forti da noi. Partiamo da qui.

Come previsto ha debuttato il servizio Cubo Musica di Telecom, che va salutato almeno con ottimismo perchè crea un’alternativa alla asfittica scena dei distributori digitali di successo sul mercato italiano e perchè – dopo Fastweb con Dada – coinvolge nella partita gli ISP. Speriamo che al termine del periodo sperimentale non tocchi assistere alla trita discussione sui costi e sui margini del catalogo e al consueto scambio di accuse tra carrier e discografici:  è proprio sulla questione del licensing che si gioca l’evoluzione del modello di business dell’industria musicale. Dada, invece, per le dolenti note.  In primis perchè le dimissioni di Paolo Barberis la lasciano priva di un fondatore che, tra alterne fortune e periodi, ha saputo elevarla al rango di una internet company di livello, fino all’abbraccio fatale con RCS. In secondo luogo perchè la trattativa con Buongiorno e lo ’spezzatino’ preventivo che pare preludere alla cessione definitiva da parte di RCS (che ne detiene la maggioranza) è da imputarsi soprattutto alle difficoltà incontrate con la musica: Play.me è stata finora un salasso e ha dimostrato come un’ottima applicazione non è sufficiente a garantire la scalabilità internazionale che è ineluttabile per competere nella distribuzione musicale.

Negli Stati Uniti, come è ovvio, sono avanti. Cloud e IPO non sono semplici concetti, bensì dati di fatto.  Sette giorni molto effervescenti quelli appena trascorsi, nei quali tra l’altro:

- Soundcloud ha superato i 3 milioni di utenti

- Slacker ha raccolto altri 3 milioni di dollari

- Pandora ha avviato le procedure per quotarsi al Nasdaq.

Insomma, laggiù il venture capital crede nella capacità di monetizzare in modi alternativi e creativi una scena in cui la musica è inestricabilmente legata al social networking ed è legalmente ubiqua per utenti che possano accedervi da più piattaforme e strumenti. Questa è la vera buona notizia.

Music marketing, il caso dei Social Distortion

Ggennaio 31st, 2011 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Due premesse.

1. Non credo che la musica digitale possa avere efficacia senza una componente ’social’ che sia veramente integrata nella strategia di prodotto e di comunicazione. Finora ci si è abbondantemente beati del numero di amicizie e dei ‘mi piace’, fingendo di ignorare che non esiste correlazione alcuna  tra la popolarità di un artista e/o di un evento e l’effettivo livello di interazione che sarà poi capace di generare;  ancora minore è la correlazione tra la popolarità di un artista e le sue vendite.

2. Se si accetta la suddetta realtà, se si accetta l’engagement che deriva dal mettersi in gioco sulle piattaforme social (e l’engagement non è nè positivo nè negativo, sia chiaro: è interazione sulla cui qualità è necessario lavorare), allora si accetta implicitamente di cedere parte del controllo del progetto. A chi? Alla ‘folla’, o alla comunità.

Social Distortion

Social Distortion

Mi pare che i Social Distortion e la Epitaph (la loro etichetta discografica) abbiano abbracciato queste premesse e si siano lanciati in un’iniziativa che merita di essere segnalata sia perchè è una sperimentazione sfiziosa sotto il profilo del marketing, sia perchè è comunque ispirata a criteri artistici e, quindi, sancisce l’integrità e il senso di priorità di chi l’ha lanciata. La band – in collaborazione con VoxBloc sulla promozione e con SoundCloud per la piattaforma tecnologica – ha lanciato una campagna promozionale per il nuovo album “Hard times and nursery rhymes” che integra download e streaming sul piano della fruizione per il consumatore, retail fisico e digitale grazie alla partnership con Amazon e un piano di viral marketing teso alla diffusione dell’intero contenuto dell’album.

Funziona così: ogni 100.000 stream dell’album, il prezzo del download dello stesso su Amazon cala di un dollaro, fino al tetto di 7,99 dollari.

Ai fan il controllo del prezzo dell’album. Il prezzo dell’album è funzione degli stream. Gli stream sono funzione della viralizzazione. La viralizzazione dello stream genera comunque ricavi (royalties) e un incremento di popolarità della band. E i Social Distortion riescono a far ascoltare l’intera opera invece di rodersi nella difficoltà di far scaricare un intero disco quando i più giovani consumatori difficilmente andrebbero oltre il download del singolo.

(btw: prevendite digitali: +500%)

Bluto’s Music Barbecue
(chi la vuole cotta, chi la vuole cruda)