Downward Spiral (Frog)
Marzo 23rd, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
SpiralFrog, uno tra i pionieri del download gratuito finanziato dalla pubblicità, ha chiuso i battenti. 35 milioni di dollari di debiti e una congiuntura che non fa sconti sono i dati emersi dall’autopsia; ma la diagnosi sulla salute dell’ex malato era più complessa. Riguardava la sostenibilità di un modello di business considerato come possibile panacea di due problemi congiunti ma diversi: l’incremento della pirateria digitale e la crisi di fatturato dei tradizionali prodotti musicali. Il primo, superficialmente considerato come causa del secondo, attiene in realtà alla straordinaria diffusione di tecnologie e applicazioni sorte intorno al file sharing (nella fattispecie, con derive evidentemente illegali); il secondo, a una profonda traformazione della fruizione della musica, ovvero al passaggio da possesso ad accesso della stessa, oltre che a una ancora più profonda trasformazione delle abitudini dei consumatori a ogni latitudine, cambiati per sempre grazie alle logiche partecipative che sul web hanno incrementato il loro controllo su prodotti, palinsesti, marchi e orari.
Per approfondire la fredda cronaca, è sufficiente cliccare qui.
Per approfondire in fretta il problema, sarebbe opportuno invece che le parti in causa riflettessero con attenzione. Se da un lato, infatti, non è molto saggio tentare di convincere la gente a guidare contro mano, oppure a restare impastoiata nel DRM quando la musica sta andando manifestamente nella direzione opposta, il vero problema è nel prodotto. Il Prodotto di SpiralFrog era il catalogo, sul quale poi tentare di applicare un modello di business rivoluzionario. “Tentare”, un termine che richiama la sperimentazione. Quindi, in piena crisi di monetizzazione del proprio prodotto musicale tradizionale (il CD, il supporto fisico), l’industria era chiamata a ’sperimentare’: concedere il proprio catalogo in cambio di quote di ricavi pubblicitari. Ricavi variabili, certo, ricavi che sarebbero stati funzione del traffico sul sito, quindi funzione della sua popolarità e della sua capacità di soddisfare le esigenze dei consumatori (sia gli scaricatori da P2P, sia i fruitori abituati al ‘pay per’); quindi, in ultima analisi, funzione del catalogo.
Ma online, stringi stringi, era disponibile quasi solo il catalogo di Universal, in attesa che la negoziazione con le altre label si sbloccasse.
Ed ecco allora che il consumatore, anzichè incazzarsi, si distrae e va altrove: perchè mai, infatti, concedere la propria attenzione ai messaggi pubblicitari quando la proposta di SpiralFrog, con il trascorrere dei mesi, si allontanava sempre più dalla promessa e consisteva in un catalogo molto parziale, da fruire per forza con un sistema DRM e una tecnologia (‘PlaysForSure’ di Microsoft) che limitava a poche opzioni la possibilità di ascoltare la propria musica su altri dispositivi compatibili?
Ora resta solo il DRM, ma funzionante in modalità ‘countdown’: entro 60 giorni, infatti, i brani acquisiti gratuitamente e legalmente, evaporeranno.