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Excellent, Jobs.

Settembre 3rd, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Garrulo Steve: magro come un coltello ma apparentemente più in salute di un anno prima, in divisa d’ordinanza (sneakers, blue jeans, turtle neck nero, occhialini cerchiati), irrompe sul palco dello Yerba Buena Center di San Francisco con la sua voce nasale e acuta e consegna un keynote perfetto.

E’ un’arte molto americana quella del public speech, e ogni personaggio carismatico chiamato ad esercitarla sa esattamente come declinarla.  La scelta di Steve Jobs ricade su un trittico di ordinarietà, umiltà e semplicità.

Sono ordinario per non farvi pesare che, oltre a essere seduto sopra una montagna di liquidità, domino l’industria discografica.

Sono umile, perché Apple è al bivio: troppo grande, invadente e potente per restare simpatica.

Sono semplice come i miei prodotti.

Ma per i migliori discorsi non basta una sapiente dose di retorica: è necessario NON dire un mucchio di cose…

Doppio Steve

“Benvenuti, ma prima di iniziare salutiamo tutti Steve Wozniak, il mio ‘partner in crime’!”.

A buon intenditor… The Woz, mente geniale, amico e socio della prima ora, architetto del primo computer Mac, imperatore delle soluzioni, l’unico vero ministro della semplificazione (tecnologica) non pronuncerà verbo. Ma la sua presenza, il suo richiamo, il suo sedile in prima fila sono simbolici: Apple si rifà ai propri fondamentali.

Lettura alternativa: svuotate la mente e dimenticatevi le recenti grane con l’antenna…

La musica

Rinegoziare i contratti con le major? Strategie alternative di prezzi? Accuse di monopolio? Tentativi della discografia di creare alternative a iTunes? Margini strozzati sui brani per vendere

tonnellate di hardware? Tutti problemini non proprio irrilevanti, che però il vecchio Steve affronta senza parlarne e attaccando in contropiede. I suoi argomenti? Un logo e alcuni numeri.

iTunes che perde l’icona del CD di sfondo alla nota musicale, perché si avvicina la primavera del 2011, quando la premiata ditta della mela cuberà musica digitale in eccesso rispetto a quei ferrivecchi (ipse dixit).

E oltre 11 miliardi di download musicali.

Come faceva un tempo Bill Gates, Jobs si rivolge direttamente al suo popolo: una massa di oltre 160 milioni di clienti nel mondo che rendono la strategia B2B arcaica e odiosa, detestabile come tutti i filtri…

Gli altri Media

Sempre dando i numeri: 450 milioni di episodi tv, 100 milioni di film, 35 milioni di libri scaricati dall’Apple Store.

Lettura alternativa: avete visto cosa ho fatto con la musica? Studios, prendete nota (e se lo dice il primo azionista individuale della Disney…). E Amazon: per cortesia,  prendi nota pure tu.

Il Gaming

L’iPod Touch un lettore musicale?!? Beh sì, tra l’altro, una volta… Nella visione aggiornata è un’arma non convenzionale per scalare l’industria dei giochi. La definizione del device in data 1 settembre 2010: “Il ‘Portable Game Player’ più venduto del mondo”. Una quota di mercato superiore al 50%, e un attacco frontale a Nintendo e PSP.

La nuvola

Convitati di pietra: Lala, la super-acquisizione dei mesi scorsi, e la ‘music cloud’. Non parlare della seconda significa che la prima è in corso d’opera e non proprio dietro l’angolo. Ed allora ecco una cortina di fumo nei nostri occhi dal nome Ping: un social recintato nell’ecosistema iTunes. Perfetto per stupire, per impaurire decine di startup, ma soprattutto per far discutere perché è teroicamente bizzarro e velleitario.

Lettura alternativa: è una mossa contro Facebook (Connect sì, Connect no…) e/o il contropiede a Facebook Music. Forse, quando la cortina si sarà diradata, avremo Ping e Lala coniugati. Oppure: Ping liberato dalle catene, dentro un iTunes più aperto e leggero come una nuvola, con un’orda di clienti ai quali si aggiungerà un’orda di utenti (stessa razza: umana, ma categorie dello spirito e del marketing ben distinte).

Titoli di coda

Google Android? iOS è in 120 milioni di terminali (iPod, iPhone, iPad) e vengono installati circa 230.000 device al giorno con il sistema operativo di Apple per il mobile (oltre a 6,5 miliardi di apps scaricate, oppure 200 al secondo – e questo non è un refuso).

Walkman

Sony in ripresa in Giappone? Ok. Nel frattempo, 275 milioni di iPod venduti.

Rockol recensito sull’iPad

Giugno 11th, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Ci siamo presi il nostro tempo. Abbiamo deciso di non recensire l’oggetto tal quale, di non aggiungere quasi nulla alle osservazioni tecniche uscite a profusione.  Ed abbiamo concluso che ci interessava soprattutto capire come l’iPad poteva valorizzare il nostro lavoro. Così ho chiesto al nostro Giovanni Ansaldo di scrivere una breve recensione su Rockol sfogliato sull’iPad.  Eccola.

***

“Sembra Minority Report”, dice una delle mie colleghe mentre le mostro il sito di Rockol sull’iPad.

Rockol sull'iPad

Rockol sull'iPad

Non c’è che dire, il nostro portale funziona alla grande sul nuovo tablet computer creato da Steve Jobs. E la prima cosa che colpisce chiunque lo provi è proprio questo aspetto “touch”, lo stesso che nel celebre film di Spielberg permetteva a Tom Cruise di toccare le immagini su schermo come se fossero cose reali. Navigare zoomando con le dita su uno schermo finalmente leggibile, sia per le dimensioni che per la retroilluminazione, regala una sensazione molto piacevole. Senza parlare del design dell’oggetto che, come sempre quando si tratta dell’azienda di Cupertino, unisce estetica e ergonomia.

Problemi? Alcuni. Per esempio quello del multitasking, che mi impedisce di ascoltarmi una canzone appena comprata dal Musicstore di Rockol sul mio iTunes mentre continuo tranquillamente a navigare; o la già tanto discussa questione dei video flash, che non sono supportati dal gioiellino Apple: questo sicuramente non giova alla stragrande maggioranza dei contenuti video del sito, oltre che a molti banner pubblicitari. Insomma, momentanei difetti di compatibilità che probabilmente saranno risolti nelle prossime versioni del prodotto.

Ma navigare su Rockol con l’iPad è davvero comodo: leggere le news è facile e veloce e la navigazione tra le diverse sezioni del sito diventa molto più agile e immediata. E le fotogallery, con uno schermo del genere, acquistano tutto un altro spessore.

Insomma la possibilità di “sfogliare” un sito apre nuove prospettive e l’iPad è forse il primo prodotto veramente in grado di aprire la strada ai portali multimediali, sia tematici che generalisti. Se questa prima generazione di tablet farà breccia, come pare stia già accadendo, a tendere potrebbe delinearsi uno standard, un supporto diffuso e solido in grado di ridare ossigeno ai vecchi media, che sulla carta faticano sempre di più a trovare la loro dimensione, e ai nuovi, che possono finalmente trovare un terreno fertile per le proprie caratteristiche.

E Minority Report, forse, potrebbe non essere più solo un film.

‘How does it feeeeel?” – Steve Jobs, Bob Dylan e il porno

Maggio 17th, 2010 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo

Steve Jobs, non saprei che aggiungere su di lui che tutti non sappiamo già. Tra le cose che sappiamo, un paio sono queste:  risponde alle e-mail degli utenti, fornendo sinteticissime opinioni personali o perle di saggezza, catenelle di monosillabi da 80-90 caratteri che è conscio che daranno poi origine a infinititi thread speculativi e spesso zeppi di se e di ma; considera Bob Dylan uno dei suoi eroi, ed ha scelto “Like a Rolling Stone” come colonna sonora al momento della presentazione dell’iPad alcune settimane fa a San Francisco.

La scorsa notte un lettore americano vede alla TV una pubblicità dell’iPad, il cui concept è basato sulla parola ‘revolution’, e gli pone la domanda da manuale:  “Ma pensi davvero che se Bob Dylan avesse vent’anni oggi crederebbe che l’iPad abbia minimamente a che fare con la rivoluzione? Le rivoluzioni riguardano la libertà!”.  E il vecchio Steve lo sceglie tra mille, e risponde:  “Sì, libertà da programmi che ti rubano i dati riservati, libertà da programmi che ti esauriscono la batteria, libertà dal porno.  Sì libertà. ‘The times they are a changin’. Certi tipi da pc hanno la sensazione che il loro mondo stia scivolando via sotto i loro piedi. E’ così”.

Il tizio che scriveva si chiama Ryan Tate e pubblica un blog del gruppo Gawker Media, che a sua volta controlla GizModo, quelli del pasticcio dell’iPhone prototipato dimenticato in un bar. Quindi siamo tutti liberi di leggere una faida tra le righe. Ciònondimeno, a questo giro il vecchio Steve mi ricorda Van Morrison: un artista speciale, un autore di piccole opere eterne, una fonte di canzoni inarrivabili, in una parola un genio  – ma anche  stronzo:  prova a intervistarlo e a riconoscere in quel misantropo la mente e il cuore dietro a “Gloria” e “Brown eyed girl”…  Allo stesso modo, quel mix di inventiva disarmante, design, coraggio, provocazione e furberia che fanno dei prodotti del mondo Apple e dell’universo “i” qualcosa di straordinario rischia di ridimensionarsi quando osi interagire col demiurgo. O dentro, o fuori. Fideismo assoluto. La visione affascinante di un mondo tecnologicamente libero e avanzato, che per molti versi è convincente,  fa a cazzotti con la pretesa (coerente: è così da oltre trent’anni per Apple e Jobs) di fare parte di un ecosistema chiuso.  E, se ci entri, sarai libero dal porno. Una risposta bigotta a una domanda capziosa e mal posta, ma sempre una risposta bigotta. Avrei trovato il modo di rispondere qualcosa di più rock and roll, magari con la promessa di un porno tecnicamente migliore…

Bob Dylan, se oggi avesse vent’anni, si chiamerebbe Robert Zimmermann e avrebbe qualche problema di carriera in più. Invece ne ha 69 ed è diventato una vecchia rockstar scrivendo canzoni folk di protesta contro situazioni più drammatiche della violazione della privacy. Anche Steve Jobs è una rockstar, non è più un giovane hacker sprezzante che voleva cambiare il mondo (e un po’ lo sta facendo). La sua comunicazione aziendale è efficace perchè tocca le corde della rievocazione, usa il rock come metafora e come colonna sonora che funziona a due livelli:  è ricordo e associazione per i più attempati,  mentre intriga come ‘vintage’ per i downloaders.  Ma basta così, senza prendersi sul serio.

Altrimenti mi costringi a chiederti:  “Ma se Keith Richards o John Lydon avessero vent’anni oggi credi veramente che vorrebbero che un iPad li liberasse dal porno?”.

(non rispondere, Steve).

Bluto’s Music Barbecue
(chi la vuole cotta, chi la vuole cruda)