Gli U2 riformati da Nelson Mandela
Novembre 25th, 2009 in Uncategorized by Giampiero Di Carlo
Bono ha da tempo messo in conto che il ruolo di rockstar più autorevole del secolo non potrà non attrargli critiche, strali e sberleffi. Il suo impegno contro la povertà nel pianeta, però, resta incessante, genuino e molto appassionato; a tratti efficacissimo: quando bacchetta i capi di stato, solitamente guadagna la solidarietà e il plauso della gran parte della pubblica opinione, mentre suscita contrarietà in una significativa minoranza irritata dallo strano mix rock-business-politica-solidarietà.

Bono e Nelson Mandela
Ma c’è una critica che muove da anni nei confronti del Bono politico, sintetizzabile nel consiglio: “Ma pensi a cantare, che gli U2 ormai sono una macchina da rock obsoleto”. Perchè, allora, non ribaltare lo schema della solidarietà? Perché non può essere la politica ad occuparsi della musica? Perché, addirittura, non riformare gli U2 con l’aiuto delle menti più brillanti dell’Africa dilaniata dall’Aids e dal debito? E’ il punto di vista di William Easterly, esimio professore alla Facoltà di Economia della New York University e, in particolare, autore del saggio “White Man’s Burden”. Easterly, in un post geniale, ha annunciato che una commissione di esperti formata da leader dei paesi africani ha stilato un piano per “la riforma completa degli U2″. Le misure urgenti invocate dalla commissione sarebbero tese ad arrestare il declino verso una crisi incipiente della band, la quale “ha perso contatto con le proprie radici africane”.
Fantastico il presunto monito di Nelson Mandela, che sembra coniato per funzionare a diversi livelli: ”I nostri giovani oggi sono in pericolo a causa della bassa qualità della musica: presteremo agli U2 musicisti africani per ristrutturare il loro suono per soddisfare i bisogni urgenti e crescenti di forme di intrattenimento alternative in un periodo di crisi globale per la musica e i servizi finanziari”. A chi parla il vecchio Nelson? A qualcuno fischiano le orecchie?