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Male di Grace-”tutto è come sembra”


Ascolto sempre con  grande interesse “lavori “ di musicisti che non conosco, meglio ancora se rappresentano novità-anche anagrafiche- della scena musicale. Tra le ovvie pieghe dell’inesperienza e dell’immaturità, è bello ricercare le potenzialità, le idee nuove, l’impegno ed il talento. Il mondo della musica è cambiato ed emergere risulta ormai  impresa titanica, ma spesso gli sforzi prolungati, accompagnati da corrette skills, portano a toccare l’obiettivo.
Undici sono i brani che compongono “tutto è come sembra”, primo album del “Male di Grace”.
Titolo amaro, realista, “deluso”, che si riversa sulle liriche, rigorosamente in lingua italiana.
Dovendo obbligatoriamente dare una collocazione stilistica direi che “l’aera di competenza” è il rock, un rock d’autore che spazia da una certa durezza zeppeliniana ad una psichedelica che appartiene a situazioni più remote.
L’elemento che caratterizza  “Male di Grace” è la ricercatezza dei testi, la necessità e preoccupazione che siano ben compresi, il tutto condito con ritmi e riff oscillanti tra l’hard e il soft, ma con un buon denominatore comune che è l’energia.
Le ospitate d’autore -vedere intervista a seguire- hanno giovato a questi ragazzi, sia dal punto di vista della motivazione che da quello del apprendimento tecnico.
Non resta che vederli da vivo per completare un quadro che, già da ora, appare degno di nota.



L’INTERVISTA

Domanda apparentemente banale, ma esiste quasi sempre un motivo serio che lega il nome della band alla musica che si decide di proporre. Perché “Il Male di Grace?”.
In realtà non c’è stato un motivo particolare. Stavamo lavorando sulle primissime idee, e tra queste c’era un pezzo con un riff che ci ricordava “Precious and Grace” degli ZZTop, mentre la linea vocale riportava a “Male di miele” degli Afterhours. Scherzando, intitolammo il brano “Male di Grace”.  In seguito abbiamo abbandonato il pezzo, ma il titolo è diventato il nome del gruppo. “Male di Grace” suonava bene alle nostre orecchie, e ci sembrava potesse racchiudere in sé la rabbia e il malessere che traspare nella maggior parte delle nostre canzoni.
Detto questo però, ci teniamo a dire che non vogliamo risultare necessariamente un gruppo triste o serioso, semplicemente esterniamo le nostre emozioni in base alle esperienze che la vita ci ha dato fino ad oggi.

Come e quando avete incontrato la musica? Che tipo di cultura musicale avete alle spalle?
Bene o male da ragazzini, a parte Henrico che ha iniziato a suonare già da piccolo. Come tanti altri nostri coetanei, abbiamo cominciato a rapportarci con la musica ascoltando un sacco di gruppi rock degli anni 90’. Comunque amiamo la musica in tutte le sue forme, dal rock alla psichedelica, dal folk all’elettronica, basta che ci emozioni. Se ci mettessimo a fare nomi non finiremmo più. Possiamo dirti che un gruppo che tutti e quattro stimiamo molto, sono i Jesus Lizard. Abbiamo avuto anche la fortuna di vederli a Torino due anni fa, ed è stato davvero un concerto pazzesco.

Ogni nuovo gruppo che decide di intraprendere un progetto legato alla musica rock si trova di fronte al dilemma della lingua da utilizzare. La vostra scelta di cantare in italiano è legata all’esigenza di far capire perfettamente i testi? Quanto sono importanti per voi le liriche?
L’italiano è stato scelto per arrivare diretti alle orecchie dell’ascoltatore; non si può nascondere che sia più dura far entrare nella metrica rock la nostra lingua rispetto all’inglese, ma dopotutto siamo in Italia, e visto che si suona in Italia davanti a ragazzi italiani mi sembra giusto che la gente capisca al volo quello che si vuole esprimere. I testi sono importanti, ma devono comunque essere visti all’interno del pezzo, non abbiamo velleità poetiche per cui uno scritto estrapolato dal brano può perdere quell’ impatto che gli dona la parte sonora, spesso i nostri testi nascono insieme alla musica, quindi è insieme che si reggono l’un l’altro.

Autoprodursi, nel vostro caso, è una scelta o una necessità?
Una via di mezzo. Se avessimo trovato qualcuno che ci avesse dato seriamente una mano, l’avremmo accettata volentieri. Purtroppo le poche proposte ricevute non ci hanno convinto e alla fine abbiamo preferito autoprodurci in tutto e per tutto. La cosa che ci ha veramente amareggiato è che solo poche etichette si sono dimostrate veramente interessate alla musica e all’ascolto. Comunque sia, siamo contenti di essercela cavata da soli.
Come è avvenuto l’incontro con Mario Lalli?
Qualche mese dopo aver registrato la prima demo, abbiamo ricevuto un messaggio su myspace dai Fatso Jetson. Era Mario Lalli che si complimentava con noi per i pezzi. Siamo rimasti a dir poco increduli! Dopo aver seguito e ascoltato tutti e quattro un sacco di gruppi di quella scena musicale, come Kyuss, Yawning Man, Fatso Jetson, QOTSA, Brant Bjork e molti altri ancora, ricevere un complimento da una persona che è uno dei tuoi riferimenti musicali è stata davvero una bellissima sorpresa. Probabilmente la più bella da quando suoniamo.  Quando poi è giunto il momento di registrare il disco, abbiamo provato a contattarlo chiedendogli se era disposto a collaborare su un paio di brani strumentali. Sinceramente non avevamo alcuna aspettativa, anzi. Invece dopo poco tempo ci ha risposto entusiasta. Non ci credevamo, siamo stati felicissimi di averlo avuto come ospite nel nostro primo disco. Ci ha anche scritto che in futuro vorrebbe fare qualche data insieme, non crediamo accadrà, ma a questo punto, mai dire mai!

Cosa amate delle performance live e quanto della situazione”studio”?
Registrare in studio è sicuramente una gran bella esperienza, dopo tanto tempo ed energie dedicate a produrre musica, finalmente si possono sentire le proprie idee concretizzate su nastro. Questo però per quanto ci riguarda non può competere con l’adrenalina e l’impatto che si incontrano presentando il tuo lavoro davanti ad un pubblico, una performance live è uno scambio di energia tra chi è sopra e sotto il palco, e non c’è soddisfazione più grande per un musicista che vedere i ragazzi sotto il palco divertirsi grazie a qualcosa che hai creato tu.

Vivere di sola musica è per voi un obiettivo, un’utopia, un sogno o cos’altro?
Quando abbiamo iniziato a suonare assieme nei Male di Grace, per un breve periodo dopo la prima demo (accolta da buone recensioni), il sogno di riuscire ad ottenere qualcosa di concreto a livello monetario non ti nascondo che ce l’abbiamo avuto. Purtroppo in poco tempo il sogno si è trasformato in utopia, perché ci siamo scontrati subito con il sistema in uso qui in Italia per quanto riguarda la musica rock; anche nel circuito “indipendente” e nei locali cosiddetti “indipendenti” regna una lobby ristretta di amici che si sostengono a vicenda, se sei fuori, sei fuori. Questo, sommato al fatto che qui gli spazi per concerti rock sono sempre meno e non ci sono soldi per sponsorizzare e pubblicizzare le band, ci ha fatto prendere la decisione di usare la vecchia filosofia punk, D.I.Y.

Che idea avete del mondo dei Talent show  e dei protagonisti- da entrambi i lati della barricata- che lo popolano?
No comment.

Non vi spaventa avere scoperto che “Tutto è come sembra”?
Hai colto nel segno, perché “Tutto è come sembra” lo si può interpretare come una disillusione, il passaggio obbligato che a un certo punto ti porta nel mondo reale, mondo che oggi, senza retorica, non ti da più nulla per cui sperare. Non è comunque da ritenersi una sconfitta, anzi deve essere la spinta per darsi da fare e migliorare quello che ancora per fortuna di buono c’è.

Ed ora un sogno musicale… cosa vorreste realizzare nell’arco dei prossimi tre anni?
Principalmente due cose. Cercare di suonare in giro il più possibile, e riuscire a fare un secondo disco che ci convinca. Non è facile visto che tutti e quattro lavoriamo, e il tempo da dedicare alla musica purtroppo non è quello che servirebbe per comporre nel migliore dei modi. Però se siamo ancora insieme dopo quattro anni un motivo c’è. Amiamo la musica, e suonare ci diverte e ci fa stare bene. Come vedi non abbiamo chissà quali aspettative. Invece, parlando di un vero e proprio sogno musicale, diciamo che se un giorno dovessimo suonare insieme ai  Fatso Jetson, magari nel deserto californiano, non sarebbe affatto male!

Biografia

“Male di Grace” è un progetto nato nel 2007 dalla volontà di quattro persone che si sono unite spinte da un’esigenza comune, fare musica. Il gruppo in breve tempo ha iniziato a lavorare ad un proprio repertorio di inediti che poi si è trasformato nella prima demo, bene accolta dagli addetti ai lavori. Questo ha dato la spinta e l’entusiasmo per proseguire negli intenti, dopo un bel po’ di tempo dedicato alla composizione nel gennaio 2012 è uscito il primo lavoro sulla lunga distanza.
L’album si intitola “tutto è come sembra”, è totalmente autoprodotto e composto da undici tracce che proseguono la strada aperta dalla demo, un rock alternativo che spazia da pezzi tirati a dilatate escursioni psichedeliche. Il tutto è cantato in italiano per arrivare diretti all’ascoltatore e condito dalla particolare alternanza dei componenti al basso e alle voci. “Male di Grace” inoltre ha avuto l’onore di avere come ospite in una traccia l’artista americano Mario Lalli, musicista che milita e ha collaborato con band della scena desert californiana che il gruppo ama e stima da tempo.”


Line up

Henry (Batteria, Voce)
Dave (Chitarra,Voce,Basso)
Vale “The Badass” (Chitarra,Basso)
Dott. Dado (Chitarra,Basso).
Immagine anteprima YouTube

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